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Rai, grandi opere e vaccini: i dossier che dividono

Rai, grandi opere e vaccini: i dossier che dividono

cms_9903/tav_ftg_ipa.jpgVaccini, grandi opere e manovra finanziaria. Sono questi alcuni dei temi che nelle ultime settimane hanno dominato il dibattito politico nazionale. Temi che, a due mesi dalla nascita del governo gialloverde, hanno acceso le prime tensioni all’interno della maggioranza. A partire dalle differenti opinioni sulla realizzazione delle grandi opere espresse dai due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Mentre il primo ne sottolinea l’importanza per il Paese, esortando il governo ad “andare avanti e non indietro” su Tav, Tap e Terzo Valico, il secondo frena, avanzando la necessità di costruire infrastrutture ancor prima di grandi opere.

Altro tema che provoca scintille nel governo Conte è quello dei vaccini, dopo le polemiche sollevate dall’approvazione in Senato di una proroga dell’obbligo vaccinale per l’iscrizione alla scuola dell’infanzia. Altro tema che rischia di dividere la maggioranza potrebbe essere la prossima Legge di bilancio, con entrambi i partner di governo, M5S e Lega, intenzionati a trovare le coperture per i loro cavalli di battaglia, rispettivamente reddito di cittadinanza e flat tax. E’ ancora stallo, invece, sulla nomina di Marcello Foa a presidente Rai dopo il non-voto di Forza Italia in Vigilanza che ha determinato lo strappo tra i leader del centrodestra Salvini e Berlusconi.

RAI – Tra i dossier che negli ultimi giorni hanno infiammato il dibattito politico c’è il caso di Marcello Foa, scelto dalla maggioranza di governo come presidente Rai ma bocciato in Vigilanza dal non- voto di Forza Italia, Pd e Leu. La mossa inaspettata degli azzurri ha rappresentato un vero e proprio tradimento per il leader del Carroccio e principale sponsor di Foa, Matteo Salvini, che ha accusato Berlusconi e i suoi di aver “scelto il Pd per provare a fermare il cambiamento”. Eppure il Cavaliere non è disposto a indietreggiare di un passo. Anzi, “l’eventuale riproposizione dello stesso nome alla Commissione di Vigilanza – ha sottolineato – presenta secondo il parere di autorevoli professionisti problemi giuridici non superabili” e pertanto “non potrà essere votata“. Salvini, dal canto suo, non molla e ha ribadito, ancora una volta, che “Foa è la persona giusta al momento giusto”.

VACCINI – Altro tema che negli ultimi giorni ha creato tensione all’interno della maggioranza di governo, e non solo, è stato il ’caso vaccini’. All’origine dello scontro la ’rivolta’ della senatrice pentastellata Elena Fattori, che ha annunciato il voto in dissenso dal suo Gruppo sull’emendamento al milleproroghe che fa slittare di un anno l’obbligo vaccinale per l’iscrizione alla scuola dell’infanzia. Una presa di posizione che ha diviso il Movimento e scatenato diverse polemiche, con tanto di appello dei medici rivolto al Parlamento, e che infine ha spinto il ministro della Salute Giulia Grillo a intervenire sulla questione. “Nessun passo indietro sull’obbligo vaccinale“, ha garantito il ministro, sottolineando che “i bambini dovranno continuare a essere vaccinati” e che farà “di tutto per la promozione attiva delle vaccinazioni’’.

GRANDI OPERE – A generare scossoni all’interno della maggioranza di governo c’è poi l’interruzione o meno delle grandi opere già in programma o in costruzione. Da un lato il ministro dell’Interno Matteo Salvini che non ammette alcun dietrofront dell’esecutivo sulle infrastrutture ma solo “fior di tecnici e di docenti” per valutare costi e benefici di pedemontane, terzo valico e Tap; dall’altro i colleghi ministri cinquestelle Di Maio e Lezzi che frenano sulle grandi opere appellandosi ai valori originari del Movimento. ’’Non abbiamo nessun pregiudizio sulle grandi opere – ha affermato stamane il vicepremier in diretta ad Agorà Estate – ma non si può fare la Torino-Lione e poi ignorare che alcune città hanno bisogno di rifare l’asfalto“. Linea condivisa dalla ministra per il Sud Lezzi che, in un post su Facebook, si appella direttamente a Salvini ribadendo la necessità di costruire infrastrutture ancor prima di grandi opere.

MANOVRA – Altro tema caldo sul tavolo dell’esecutivo è poi quello della Legge di Bilancio 2019 che potrebbe creare tra i partner di governo qualche tensione sulle coperture finanziarie. Sebbene il premier Giuseppe Conte abbia assicurato che “la programmazione economico-finanziaria” è già pronta e verrà presentata nel mese di settembre, potrebbe infatti crearsi uno scontro tra i partner di governo al momento di inserire in manovra flat tax e reddito di cittadinanza, temi cari rispettivamente ai leghisti e ai pentastellati. Dal canto suo, il vicepremier Di Maio ha garantito: “Il nostro obiettivo è farle insieme nella legge di bilancio e porteremo avanti tutte le politiche di dialogo sia con l’Unione europea, sia tutte le politiche di spending review e di riorganizzazione della spesa pubblica”.

Ilva, Di Maio: “ArcelorMittal batta un colpo”

cms_9903/ilva_fg_ipa.jpgAncora nessun passo avanti sull’Ilva. “Non ci sono le condizioni per far ripartire il tavolo se ArcelorMittal non batte un colpo” sull’occupazione, “ArcelorMittal batta un colpo” ha detto il ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio, al termine del tavolo al Mise.

“Spero di poter riconvocare il tavolo in questa settimana se arriverà un’offerta migliorativa sull’occupazione da parte di ArcelorMittal. Non ha senso rivederci” se non cambia l’offerta, ha aggiunto Di Maio, annunciando che martedì “invieremo la richiesta del parere in autotutela all’avvocatura dello Stato sulla regolarità della gara“. Comunque, ha precisato, “se l’avvocatura mi dice che la gara è irregolare non è detto che in base a queste irregolarità ci siano i presupposti per ritirare la gara”.

L’incontro al Mise, fa intanto sapere Arcelor Mittal in una nota, “ha consentito la ripresa del dialogo” con “le organizzazioni sindacali e i ministeri interessati. Per questo lo riteniamo positivo. L’impegno è di dedicare i prossimi giorni all’approfondimento delle rispettive posizioni, alla verifica di questioni tecniche e legali e alla definizione di successive ipotesi di lavoro in modo da potersi incontrare nuovamente a breve su basi più efficaci”.

Il piano occupazionale presentato da ArcelorMittal, ha spiegato nel pomeriggio il vicepremier, “ho sempre detto che non è soddisfacente” e “i sindacati hanno detto chiaramente che non ci sono le condizioni per far ripartire il dialogo se ArcelorMittal non batte un colpo”. Da ArcelorMittal “è arrivata una disponibilità generica ma che non aiuta il dialogo. Bisogna entrare nei dettagli” ha sottolineato Di Maio. Questo “è stato un primo tentativo di ripartenza ma è chiaro ed evidente che quel piano occupazionale non può assolutamente soddisfare le nostre esigenze”. Al momento, dunque, “non ci sono passi avanti“.

L’auspicio del ministro è che “entro la metà di agosto si possa avere la risposta ai dubbi che ci sono sulla procedura di gara” e “spero che ci siano i presupposti per poter riconvocare questa settimana azienda e sindacati per favorire il dialogo”.

“Questa procedura non l’ho gestita dall’inizio – ha poi sottolineato – e so chi l’ha gestita prima. La gestione del caso Ilva è stata portata avanti da uno di quei governi con dentro quei partiti che in tutti questi anni non hanno mai fatto l’interesse della salute e del lavoro dei cittadini. Hanno sempre e solo governato per le grandi lobby di questo Paese che si sono sempre nutrite dei fondi pubblici e delle leggi ad personam”.

Pensioni d’oro, taglio rinviato

cms_9903/inps7_fg_3-3-1219036830_3-3-1362716596.jpgTaglio delle pensioni d’oro rimandato a settembre. La proposta di legge sulla riduzione degli assegni più alti, ha annunciato stamane il ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro Luigi Di Maio in diretta dagli studi di Agorà Estate, sarebbe infatti “pronta e la calendarizzeremo a settembre, perché tra decreto dignità, decreto motovedette, milleproroghe, decreto ministeri, che sono stati provvedimenti importanti per affrontare il tema dell’immigrazione, del precariato e di altre crisi sociali, non siamo riusciti a portarla avanti nel dibattito parlamentare di questi primi due mesi”.

“Ma lo faremo da settembre, non solo – aggiunge – per i pensionati d’oro ex manager di Stato, i grandi pensionati che da quattromila euro in su non hanno versato i contributi e prendono pensioni anche di ventimila euro al mese, ma anche per i sindacalisti. Perché ci sono non pochi privilegi anche per i sindacalisti sulle pensioni. Quindi sarà un provvedimento a 360 gradi che ridarà alle pensioni minime e toglierà alle pensioni d’oro”.

Obbligo seggiolini salva bebè, c’è l’ok della Camera

cms_9903/Bimbo_seggiolino_auto_Fg-k4nD--1280x960@Web.jpgLa commissione trasporti della Camera ha approvato in sede deliberante la proposta di legge per l’obbligo di installare a bordo delle automobili seggiolini per bimbi con allarme anti-abbandono. Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti esprime grande soddisfazione. La pdl di iniziativa parlamentare, traducendo una delle priorità delle linee programmatiche del ministro Danilo Toninelli, rende obbligatoria, si legge in una nota del Mit, l’installazione di sensori anti abbandono sui seggiolini auto dei bambini. Un primo risultato importantissimo per tentare di evitare tante tragedie dovute a una banale distrazione.

Un segnale luminoso e uno acustico avviseranno i genitori della presenza del bambino in auto anche quando si spegne la macchina, così da evitare che i bimbi vengano dimenticati dentro l’abitacolo. Un piccolo dispositivo che può salvare tantissime vite. Il ministero auspica che la proposta di legge venga approvata in tempi brevissimi anche dal Senato, così da diventare legge a tutti gli effetti. Il ministro Toninelli ribadisce l’impegno ad assicurare incentivi congrui per l’acquisto dei sensori ’’salva bebè’’. In queste settimane e nei prossimi mesi il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti lavorerà in stretta collaborazione con il Ministero dell’Economia per trovare le adeguate coperture finanziarie, probabilmente già in legge di Bilancio.

“Sono estremamente orgogliosa che una legge per imporre la dotazione di sistemi acustici che impediscano di abbandonare i bambini in auto porti il mio nome. Se riuscissimo con questa norma a salvare anche solo la vita di un bambino, ci avrà ripagato e avrà dato un senso a tutto il nostro impegno politico”, commenta la leader di Fdi Giorgia Meloni.

Il Codacons plaude al via libera della Camera alla proposta di legge ma il provvedimento, avverte l’associazione, potrebbe dare vita a speculazioni a danno delle famiglie. “Negli ultimi 10 anni ben 8 bambini sono deceduti in Italia perché dimenticati in auto, e in tal senso misure per salvaguardare la salute dei minori sono assolutamente positive – spiega il presidente Carlo Rienzi – Tuttavia quando si introduce un obbligo si devono prevedere anche tutele per le famiglie: per questo chiediamo che i seggiolini siano totalmente gratuiti per i genitori, anche allo scopo di evitare ignobili speculazioni sull’esigenza di tutelare i bambini”. “La soluzione migliore sarebbe prevedere sistemi di allarme installati direttamente sulle auto di nuova produzione: in tal senso esiste già un dispositivo che il Governo può rendere obbligatorio, in grado di salvare non solo bambini ma anche cani o gatti dimenticati sui sedili posteriori delle auto, attraverso allarmi sonori e l’attivazione automatica dei sistemi di climatizzazione sulle vetture”, conclude Rienzi.

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7 Agosto 2018