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RANSOMWARE: CIFRA RECORD DEI RISCATTI OLTRE UN MILIARDO DI DOLLARI

cms_33457/0.jpgSecondo un recente report della società tecnologica Chainalysis, l’anno scorso i pagamenti totali dei riscatti per i ransomware sarebbero arrivati al livello più alto mai raggiunto: 1,1 miliardi di dollari estorti in cryptovaluta.

Nello specifico i ransomware sarebbero dei programmi informatici dannoso che possono “infettare” un dispositivo digitale bloccando l’accesso a tutti o ad alcuni dei suoi contenuti (foto, video, file, ecc…) per poi chiedere un riscatto (dall’ inglese, “ransom”) da pagare per sbloccarli.

Di base ne esistono due tipi: i Cyrpton, che rendono i file inaccessibili e i Blocker, che bloccano l’accesso al dispositivo infettato. Dal privato cittadino alle Big Tech, chiunque naviga sul web può finire nella pagina sbagliata, cliccare su un link ingannevole e aprire le porte dei propri pc o sistemi agli hacker.

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Infatti, secondo quanto affermato nel rapporto, nell’anno appena trascorso gli autori di ransomware avrebbero intensificato le loro operazioni prendendo di mira istituzioni di alto profilo e infrastrutture critiche. Nessuno è stato escluso: dagli ospedali, alle scuole, ma anche agenzie governative, compagnie aeree, giornali online e varie aziende che vanno dalla BBC alla British Airways. Il panorama dei ransomware non solo è prolifico ma è in continua espansione, rendendo difficile monitorare ogni incidente o tracciare tutti i pagamenti di riscatto effettuati in criptovalute. Nonostante questo, grazie agli sforzi congiunti dell’FBI e dell’Europol, si è riusciti nell’impresa di smantellare la rete di criminali informatici dietro al prolifico ransomware Hive, infiltrandosi nell’organizzazione, recuperando le chiavi di accesso e sventando richieste di riscatto per oltre 120 milioni di euro da 1500 vittime sparse in tutto il mondo.

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Ma dove finiscono i soldi dei riscatti? Nel rapporto Chainalysis fa un punto della situazione sottolineando che gli hacker utilizzano come lavatrici per il riciclaggio le piattaforme di scambio e anche servizi di gioco d’azzardo. Infine, anche l’intelligenza artificiale (e conseguenzialmente ChatGPT) sarebbe, seppur a sua insaputa, complice dell’incremento dell’attacchi, in quanto grazie all’IA sarebbe possibile scrivere e correggere al meglio i testi, riuscendo ad aggirare più agevolmente i filtri antispam. È quindi necessario un impegno congiunto delle forze dell’ordine, delle istituzioni e delle aziende tecnologiche per contrastare questa minaccia in continuo sviluppo e proteggere la sicurezza digitale globale.

Data:

8 Febbraio 2024