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RASSEMBLEMENT NATIONAL E MARINE LE PEN – ‘Dalle stelle alle stalle’

Dalle stelle alle stalle. Questa la parabola che ha vissuto in poche ore Marine Le Pen, passata dalla grande soddisfazione del primo turno delle elezioni legislative, in cui il suo Rassemblement National era risultato il primo partito, alla profonda delusione per l’esito finale, che lo ha visto diventare la terza forza politica del paese. Come se non bastasse, ora è coinvolta anche in una nuova inchiesta relativa ad alcuni finanziamenti illeciti nella precedente campagna elettorale.

Marine Le Pen, leader dell’estrema destra in Francia, ha già affrontato problemi simili in passato, relativi a spese e finanziamenti delle campagne elettorali. La procura ha ipotizzato i reati di appropriazione indebita nell’esercizio di funzioni pubbliche, truffa e falso. In Francia, infatti, le spese per l’esercizio dell’elettorato passivo hanno un tetto massimo e, in parte, vengono rimborsate dallo Stato. Oggi, ancora una volta, alcune spese sostenute non quadrano.

Lo scorso giugno, il Rassemblement National è stato definitivamente condannato per spese dichiarate, risultate poi non veritiere, relative alle elezioni legislative del 2012. Questo episodio è stato seguito da varie altre inchieste, fino al rinvio a giudizio in prima persona di Marine Le Pen per distrazione e uso improprio di fondi pubblici europei. Il suo legale, Rodolphe Bosselut, ha dichiarato che Le Pen è oggi “bersaglio di una campagna mediatica alla quale non può neppure rispondere, dalla quale non può difendersi, visto che non ci sono accuse precise portate a sua conoscenza, così da poter rispondere in modo circostanziato”.

Secondo le incriminazioni, Marine Le Pen e altri eurodeputati, collaboratori e assistenti, tra il 2004 e il 2016 avrebbero utilizzato denaro destinato agli stipendi degli assistenti parlamentari europei per pagare collaboratori del partito, che all’epoca si chiamava Front National, attraverso un sistema orchestrato “in maniera concertata e deliberata”. Questa operazione, non solo vietata, avrebbe costituito un ingiusto vantaggio economico per il partito. Il Parlamento Europeo si è costituito parte civile e, in caso di condanna, Marine Le Pen rischierebbe fino a dieci anni di carcere.

A livello politico, all’interno del Rassemblement National è iniziata un’analisi della sconfitta per individuare i responsabili del fallimento. Il primo a pagare è stato Gilles Pennelle, l’ideatore della strategia elettorale. Le sue scelte e la lista dei candidati presentati non si sono rivelate vincenti e, dopo essere stato al fianco del padre di Marine, Jean-Marie Le Pen, sin dal 1987, ha presentato le dimissioni. Jordan Bardella, nome indicato da tutti come premier per il caso di vittoria, ha ammesso mestamente: “In alcune circoscrizioni le scelte che abbiamo fatto erano sbagliate”.

L’agenzia AFP aveva descritto i candidati del Rassemblement National come aventi “background talvolta atipici, persino controversi”, includendo filorussi, no-vax e complottisti. Jonathan Riviere, su tutti, è stato al centro di polemiche per aver condiviso su Facebook video che sostengono teorie complottiste sugli attentati dell’11 settembre e sulla missione lunare.

La strada per il partito e per Marine Le Pen sembra ora in salita, in un contesto politico francese molto incerto. Nessuna coalizione ha la maggioranza assoluta e non c’è ancora un chiaro candidato per la formazione di un nuovo governo.

Data:

11 Luglio 2024
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