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Rating, cosa rischia l’Italia

Rating, cosa rischia l’Italia

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Incubo declassamento per il debito pubblico italiano. Dopo l’avvertimento di Fitch , che ha espresso dubbi sulla manovra, e il nervosismo sui mercati con lo spread anche oggi sopra quota 300 in avvio, cresce la preoccupazione per i giudizi delle agenzie di rating Moody’s e S&P che arriveranno a fine mese. Attualmente il nostro Paese si trova due gradini sopra la soglia del non investment grade (Baa2 per Moody’s e BBB per Fitch e S&P). Ma quali sarebbero i rischi per l’Italia nel caso dovesse arrivare un doppio downgrade del rating?

Un eventuale declassamento avrebbe come conseguenza l’aumento dello spread ma per arrivare al livello ’spazzatura’ le agenzie di rating “dovrebbero addirittura declassarci di due livelli, cosa che in genere non accade”, spiega all’AdnKronos Giuseppe Di Taranto, professore emerito della Luiss e docente di storia della Finanza e dei sistemi finanziari. In quel caso “i nostri titoli diventerebbero ’trash’, cioè non sarebbero più collocabili facilmente sul mercato e non sarebbero più acquistati dalla Bce. Lo spread quindi salirebbe molto”. Il professore sottolinea però come fino a fine dell’anno la Bce spenderà non più di 15 miliardi al mese e poi nel 2019 reinvestirà tutti i titoli che sono in scadenza. L’Italia, come tutte le nazioni europee, è quindi “coperta per tutto il 2019”.

Quando lo spread sale ad essere in difficoltà sono soprattutto le banche perché hanno moltissimi titoli nel loro asset. “Lo spread abbassa il valore del titolo – spiega Di Taranto – tanto è vero che aumenta il tasso di interesse. La capitalizzazione delle banche tende così a diminuire”. Gli istituti di credito proprio per cercare di aumentare la capitalizzazione “danno meno credito a imprese e famiglie e ad un tasso più elevato. Quindi – osserva il professore – anche i mutui, se tutto questo meccanismo si mette in moto, raggiungono tassi più elevati”.

Di Taranto sottolinea però come “siamo già passati per spread molto elevati” per di più durante “una crisi mondiale da cui oggi per fortuna siamo in uscita” e “non è accaduto nulla”. Il professore ricorda che “durante il governo Berlusconi, quando lo spread arrivò a 575, il livello 500 si superò 4 volte e durante il governo Monti ben 19 volte. Poi – continua – si rimase in una fascia di oscillazione tra i 410 e i 464 fino al famoso annuncio di Mario Draghi di un piano organico anti-spread”. Non è accaduto nulla, spiega l’esperto, perché “il nostro debito pubblico è sostenibile“. I fattori che lo rendono sostenibile sono due. “Abbiamo, unici in Europa, una ricchezza privata che è più del doppio del nostro debito pubblico e i due terzi del debito pubblico italiano sono in mano di residenti in Italia“, fa notare il professore, che sottolinea: “Noi non siamo la Grecia“. “A me sembra – nota – che il dibattito sullo spread di questi giorni sia diventato più di carattere politico-ideologico che non tecnico-economico”.

“Elemento fondamentale – aggiunge Di Taranto – sono poi gli investimenti“. Commentando la cabina di regia che si è riunita ieri, il professore dice: “Avremmo una fortissima spinta agli investimenti perché dovremmo avere circa 20 miliardi in 5 anni dalle partecipate, a cui si andrebbero ad aggiungere 5 miliardi all’anno già stanziati dal governo per le infrastrutture”. “Gli investimenti – nota – hanno un effetto moltiplicativo sul reddito” e “se le agenzie ci declassassero farebbero un enorme sbaglio perché guarderebbero solo a questi mesi e non avrebbero una visione completa del futuro visto che gli investimenti danno frutti non nell’immediato”. Per Di Taranto le agenzie rating sono “non interpretative ma distorsive dei mercati. Fino a qualche anno fa, prima che fosse vietato – ricorda -, addirittura davano il loro rating a mercati aperti, quindi sostanzialmente – conclude – agevolavano enormemente la speculazione”.

Alitalia allo Stato, Fs in campo

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Il governo stringe sul dossier Alitalia e punta a tagliare il traguardo del 31 ottobre prossimo, giorno in cui scade la procedura di vendita, con una soluzione per il futuro della compagnia in amministrazione straordinaria. Soluzione che vedrà l’ingresso dello Stato nel capitale della newco, il coinvolgimento di altre aziende pubbliche, Fs in primis e Cdp, e l’arrivo di un partner industriale internazionale. Proprio di oggi pomeriggio è l’ufficializzazione da parte di Fs Italiane della presentazione di una manifestazione di interesse per Alitalia “necessaria – spiega la società – per analizzare al meglio il dossier”, ma non vincolante in questa fase.

L’obiettivo del governo non è solo quello del salvataggio, ma del rilancio di Alitalia che, ha detto il vicepremier Di Maio, è “una compagnia che ci deve permettere di andare a prendere i turisti nel mondo”. L’esecutivo punta a fare dell’ex compagnia di bandiera una leva di attrazione turistica salvaguardando i livelli occupazionali, con la previsione di un investimento complessivo fino a 2 miliardi di euro. A tracciare la rotta da seguire sono stati il premier Giuseppe Conte e i due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini in vista delle prossime cruciali scadenze per l’aviolinea. Ma sul ruolo del Mef in questa partita, arriva la presa di posizione del ministro del Tesoro, Giovanni Tria. “Penso che delle cose che fa il Tesoro ne debba parlare il ministro dell’Economia e io non ne ho parlato”, precisa da Bali. In un’intervista, Di Maio aveva spiegato che “il ministero dell’Economia convertirà in equity parte del prestito con cui coprirà la quota del 15% di partecipazione nella Newco”. Nessun contrasto, ma piena sintonia, comunque, precisa in serata il vicepremier Di Maio che, interpellato su un presunta divergenza con Tria sulla vicenda, ha fatto notare che è “nel contratto di governo”. “Si andrà avanti – spiega – perché siamo d’accordo come ministri, come forze politiche, il presidente del Consiglio sostiene questa ipotesi, quindi avremo tutto il modo per arrivare all’obiettivo senza alcun tipo di scontro o di controversie“. “Io so quello che c’è scritto nel contratto di governo – aggiunge -, dove è chiaro ed evidente che abbiamo sempre detto che Alitalia non va svenduta a pezzettini per farne uno spezzatino, Alitalia va rilanciata per riuscire a fare politiche turistiche senza perdere soldi dello Stato”.

Nell’atteso incontro al Mise con le organizzazioni sindacali confederali, rappresentate ai massimi livelli, le federazioni di categoria e le associazioni professionali Di Maio ha illustrato oggi la direzione di marcia sul dossier. Molte le carte che rimangono ancora coperte sui dettagli dell’operazione che, nelle sue grandi linee, sembra ormai impostata. Il primo punto fermo è quello dei tempi: “Il termine della procedura è quella del 31 ottobre e vogliamo rispettare questa scadenza. Attendiamo l’arrivo entro quella data di un’offerta vincolante”, dice Di Maio.

L’architettura della nuova governance di Alitalia è ancora “da definire e da chiarire” ma uno dei capisaldi è quello della presenza dello Stato nel capitale della nuova con la conversione in equity del prestito ponte. A questo si aggiungono il ruolo strategico di Fs spa, auspicabilmente, sottolinea il ministro, “anche finanziario” e il ruolo di Cdp per il finanziamento della flotta.

“Vediamo quale sarà la composizione dell’equity. Non mi voglio sbilanciare ma ci sono tre auspici: il primo è che ci sarà il Governo direttamente con una conversione di una parte del prestito, il secondo è una partnership strategica con le Fs, ed è auspicabile anche finanziaria, e il terzo è che, dal momento che dobbiamo cambiare la flotta, sono sicuro che Cdp ci possa dare una mano nell’operazione di finanziamento di acquisto o leasing di nuovi aerei”, spiega Di Maio che non vede ostacoli da parte della Ue. Con Bruxelles, “c’è un’interlocuzione in corso”, dice citando il caso della Francia dove lo Stato detiene il 14,8 % nella compagnia. E la Ue, intanto, avverte ancora una volta oggi: “L’intervento pubblico deve rispettare norme su aiuti Stato”.

Altro pilastro è il partner internazionale. Di Maio non fa nomi ma assicura che molte sono le compagnie interessate, anche europee. “Non vi dico nulla”, risponde, al termine dell’incontro, a chi gli chiede se tra i possibili partner industriali ci fosse una preferenza per quelli cinesi o nordamericani, come Delta. “Nessun pregiudizio” poi nei confronti delle tre compagnie che avevano presentato un’offerta nell’ambito della procedure, e cioè Lufthansa, Easyjet e Wizzair. “Dico solo -precisa subito – che chi vuole partecipare al progetto non deve pensare a come fare guerre di posizione sulle rotte ma a un piano industriale capace di rilanciare il turismo dell’Italia nel mondo”.

Sul fronte ’caldo’ dell’occupazione da Di Maio arrivano altre rassicurazioni. Per Alitalia, infatti, ha prospettato il ’modello Ilva’, caro ai sindacati. “Se si farà una bad company, questa non riguarderà i lavoratori. questo voglio dirlo chiaramente. L’obiettivo – dice – è salvaguardare i livelli occupazionali. Lavoriamo a un piano di rilancio che vuole ambire a nuove assunzioni di personale tecnico qualificato“. Insomma, sintetizza Di Maio, “abbiamo un piano ambizioso non solo per salvare ma per rilanciare la compagnia, non ragioniamo su una linea di galleggiamento. Se vogliamo trattare Alitalia come un pacco di cui disfarci, allora facciamo tornare i governi di prima. Ma, siccome i cittadini il 4 marzo ci hanno chiesto di avere idee ambiziose e rivoluzionarie, per noi Alitalia deve essere l’occasione, senza doverci mettere altri soldi pubblici, per dimostrare la volontà di un Paese di saper sfruttare le opportunità che ha”.

E il premier Conte, che definisce “ottimo” il lavoro svolto da Di Maio, assicura: “C’è massimo impegno da parte del governo per rilanciare Alitalia e il suo ruolo strategico per l’offerta del turismo in Italia” e “creare una partnership tra Fs e uno o più aziende partecipate dello Stato va in questa direzione”. “Oggi la competitività dell’impresa turistica è affidata alla possibilità di raggiungere le mete a costi accessibili e orari intelligenti – aggiunge – L’ingresso di Ferrovie, in questo senso, permetterebbe ad esempio di lavorare al biglietto unico treno-aereo: un turista, quando arriva in Italia, potrebbe spostarsi in tutto il Paese”.

Di “compagnia di bandiera al servizio del Paese, serve un’Alitalia sempre più competitiva ed efficiente”, parla il vicepremier Salvini. “Nessuna svendita a compagnie straniere, nessuno spreco come in passato, nessuno spezzatino ma una serio piano di rilancio come quello preparato dal governo. Avanti così”, dice. “Il rilancio di Alitalia ha bisogno di un approccio di sistema”, afferma poi il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Danilo Toninelli. “Fs può dare un contributo decisivo a quella integrazione modale che serve per raggiungere in modo sostenibile e valorizzare le bellezze del nostro Paese”.

Positive le prime reazioni dei sindacati, che ora attendono fatti concreti. “I tempi sono molto stretti ed entro fine mese è tardi, la lettera non può arrivare il 31 ottobre ma nelle prossime ore e giorni”. E’ la sollecitazione che arriva dal numero uno della Cgil, Susanna Camusso. “Il giudizio è positivo sull’attenzione ai lavoratori, sul resto l’impegno è importante ma bisogna che si concretizzi davvero”.

Per Carmelo Barbagallo, “si sta partendo col piede giusto e ci auguriamo che si faccia di tutto per chiudere questa vertenza come fatto con Ilva senza esuberi ma con un piano di rilancio”. E. rileva poi, il segretario confederale della Cisl, Andrea Cuccello, “per la prima volta veniamo ad un incontro su Alitalia in cui non ci viene presentata una situazione di morti e feriti”.

I sindacati sono pronti a proseguire il confronto e a entrare nel merito del nuovo piano di Alitalia. Una nuova convocazione è attesa a breve, già la prossima settimana. Nei prossimi giorni dovrebbe partire il confronto al ministero del Lavoro nell’ambito della procedura per il rinnovo della cigs al 23 marzo prossimo.

FI, nasce la corrente ’Forza Salvini

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In Forza Italia c’è chi dice ’Forza Salvini’. La nuova corrente azzurra ha anche un logo e porta il nome del leader della Lega, inserito all’interno dello storico simbolo del partito fondato da Silvio Berlusconi. Promotore dell’iniziativa è l’avvocato Pietro Spizzirri che è stato sospeso dal partito.

Forza Salvini – aveva detto in conferenza stampa alla Camera – non è un’organizzazione separata da Fi. Noi vogliamo restare nel partito ma” allo stesso tempo “sostenere Salvini come leader del centrodestra. Lo chiedono i nostri elettori”. “Non metteremo in discussione il nostro presidente Silvio Berlusconi” ma “chiediamo a Forza Italia di fare un pausa riflessione e capire cosa vuole per il proprio futuro”, aveva rimarcato Spizzirri puntando il dito contro la classe dirigente forzista: “E’ da 20 anni sulla scena e non ha voglia di rinnovarsi”. Il promotore di Forza Salvini, accompagnato da alcuni amministratori locali azzurri che sostengono il progetto, aveva poi spiegato che la nuova corrente ha già raccolto “migliaia di adesioni” ma tra i nuovi iscritti non figurano parlamentari di Fi: “C’è chi ci guarda con attenzione ma preferiamo che la corrente resti confinata agli amministratori locali”.

Poi è arrivata la notizia della sospensione. “Il signor Pietro Spizzirri è stato sospeso in via immediata, ai sensi dell’articolo 59 dello Statuto, dal movimento politico Forza Italia – ha annunciato il responsabile organizzativo di Forza Italia, Gregorio Fontana – Nonostante l’invito a non utilizzare il simbolo di Forza Italia e a non porre in essere comportamenti che violino norme statutarie, il signor Spizzirri ha continuato ad assumere comportamenti inaccettabili”. “Con tale atto, sempre secondo quanto previsto dallo Statuto, è aperto d’ufficio nei suoi confronti – ha aggiunto l’esponente azzurro – un provvedimento disciplinare davanti al Collegio dei Probiviri“.

Poste, 7.500 assunzioni entro il 2019

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“Poste Italiane entro l’anno 2019 assumerà 7.500 persone. Un grande risultato reso possibile grazie alla riforma della Legge Fornero e ai cospicui investimenti previsti nella prossima legge di bilancio”. Lo dichiara in una nota il sottosegretario al lavoro Claudio Durigon.

“Da una parte infatti con la riforma delle pensioni libereremo nuovi posti di lavoro per i nostri giovani e dall’altra lavoriamo attivamente per incentivare le assunzioni. Non a caso infatti Poste sarà in grado di accelerare al 2019 i propri obiettivi assunzionali inizialmente previsti per il 2020 in seguito all’accordo dello scorso 3 giugno, con tutte le Organizzazioni Sindacali maggiormente rappresentative (Cgil, Cisl, Uil, Cisal-Failp, Confsal, Ugl). Migliori servizi per i cittadini e nuove assunzioni: il governo del cambiamento è di parola”.

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13 Ottobre 2018