Headlines

Traduci

REDDITO DI CITTADINANZA: PROMESSA MANCATA?

Il reddito di cittadinanza nasce come misura di sostegno alla povertà, volta a contrastare il disagio economico delle famiglie meno abbienti tramite interventi non assistenziali. Il provvedimento prevede l’inserimento nel campo del lavoro, simile a quella già istituito in diversi Paesi europei, al fine di sostenere economicamente le persone prive di reddito o con reddito esiguo. Si garantiscono politiche di ricerca attiva del lavoro, percorsi di riqualificazione professionale e inclusione sociale. Tutto questo, come accennato, è già attivo e a fruizione di altre realtà europee da diversi anni.

cms_9536/2.jpg

Nell’atteso Documento di economia del 19 giugno scorso, non si accenna in maniera esplicita alla misura relativa al reddito di cittadinanza. Quello che era stato il fiore all’occhiello della campagna elettorale del Movimento Cinque Stelle, che ci ha condotti verso il governo del cambiamento, ora sembra aver perso i suoi connotati e la sua iniziale validità. Si cerca di tenere in piedi questo progetto (già pensato e sognato nel lontano 2013) riformulandolo in chiave diversa e, in un certo senso, snaturandolo. L’idea di Luigi Di Maio è quella di trasformarlo in beneficio economico, da scambiare con prestazioni di lavoro al comune di residenza. “E’ un modo come un altro per far capire al cittadino che il reddito di cittadinanza non dovrà essere inteso come un sussidio per stare sul divano senza far nulla, ma come incentivo nell’attesa di un lavoro stabile: otto ore a settimana di lavoro a servizio della comunità, da impiegare per svolgere servizi socialmente utili” ha spiegato il Vicepresidente del Consiglio dei ministri.

cms_9536/3.jpg

Proposta già sentita nei lontani anni ‘80, inventata dai governi pentapartito: una formula di assistenzialismo che, all’epoca, non ebbe molto successo. Dopo qualche anno, infatti, i lavoratori socialmente utili avevano avanzato la pretesa di essere stabilizzati a vita. Il reddito di cittadinanza dovrebbe rappresentare un contributo destinato a chiunque sia in età lavorativa, con un reddito al di sotto della soglia di povertà stabilita dall’Istat, pari a 780 euro. Questa era l’idea della formazione di Palazzo Chigi, guidata da Lega e Movimento 5s, che aveva, tra gli obiettivi precipui, quello di realizzare un sussidio statale a favore di chi non ha lavoro e stabilità economica, con l’obiettivo di smantellare tutti i provvedimenti come lo spesometro e il redditometro.

cms_9536/4.jpg

In tutta Europa sono in vigore forme di sostegno per i lavoratori disoccupati, tranne che in Italia e in Grecia. Il modello scandinavo è basato sull’assistenza sociale. I soggetti beneficiari abili al lavoro sono obbligati a cercare un’occupazione, pena la sospensione del diritto. In Germania vi è l’aiuto per il sostentamento, con un contributo di durata illimitata ai pensionati e ai lavoratori con ridotte capacità lavorative. Il Regno Unito agisce mediante uno schema rivolto a fornire aiuto a chi non ha un lavoro a tempo pieno e vive al di sotto della soglia di povertà, garantendone la continuità a vita.

Non dobbiamo invidiare i nostri vicini dell’Unione europea, sebbene si rivelino più innovativi di noi sotto molti aspetti. Possiamo valutare la possibilità di trasferirci, se non temiamo troppo il freddo, nella lontana Alaska: ai poveri disoccupati, e a chi è disposto a trasferirsi, lo Stato assegna ben 350 dollari al mese!

Per tutti quegli italiani, invece, disposti a credere nei sogni, resta la consolazione di vivere nel Belpaese, dove la speranza che le cose cambino davvero resta il primo pensiero al risveglio, prima del caffè.

Autore:

Data:

25 Giugno 2018