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Reddito e quota 100, Mattarella firma

Reddito e quota 100, Mattarella firma

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Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha firmato ed emanato il cosiddetto ’decretone’ contenente le misure sul reddito di cittadinanza e quota 100 riguardante il sistema pensionistico.

Dopo la firma del capo dello Stato, arriva il commento entusiastico del vicepremier Luigi Di Maio che, sul suo profilo Facebook, scrive: “Bentornato Stato Sociale!”.

“Ora aspetto il momento in cui, grazie al lavoro di deputati e senatori, firmerà la legge con cui taglieremo lo stipendio di tutti i parlamentari e finalmente potremo dire ADDIO PRIVILEGI! Il 2019 – conclude Di Maio -sarà un grande anno!”.

Lega a 5S: “Processo a Salvini è processo al governo”

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La Lega rompe gli indugi sul caso Diciotti. Aspettando le mosse di Matteo Salvini e dei Cinque Stelle. Sia chiaro, dice il partito del ministro dell’Interno, che far finire alla sbarra il nostro leader equivale a processare tutto il governo. Una posizione che viene messa nero su bianco con una nota dei due capigruppo di Senato e Camera, Massimiliano Romeo e Riccardo Molinari. “Processare chi, nell’esercizio delle sue funzioni di ministro dell’Interno, ha contemporaneamente agito nel pieno rispetto delle leggi e della Costituzione e ottemperato al mandato ricevuto dagli elettori, significa inequivocabilmente tentare di processare il governo”.

Nel frattempo, in tanti tra i suoi, a quanto si apprende, si stanno convincendo che sarebbe meglio che fosse il leader stesso a chiedere ai suoi, intanto, di esprimere in Aula, al Senato, un voto contrario all’autorizzazione. Non mancano i big del partito che suggeriscono al leader di lasciar da parte “la giusta rabbia e l’orgoglio”, preferendo una “mossa politica”, che porti i suoi 58 senatori a votare compatti per il no all’autorizzazione. “Non credo che davvero voglia farsi processare”, aggiunge un altro parlamentare.

“Si tratterebbe di riportare le cose alla loro realtà – spiega una fonte del Carroccio – : a un atto politico come quello del nostro leader nei confronti della Diciotti, deve corrispondere in Senato la difesa politica della sua attività”. Una strategia che costringerebbe inoltre Di Maio e i Cinque Stelle a fare un discorso più chiaro sul via libera annunciato in Senato a procedere contro Salvini. “Non potrebbe più dire che non vuole fare un dispetto a Salvini”, maligna qualcuno nel Carroccio. E poi finire a processo non è mai una bella cosa, neanche per un ministro forte come Salvini”. Per ora il leader della Lega tira dritto e non scoglie la riserva: “I 5 stelle decidano con coscienza, non impongo nulla a nessuno, io non ho bisogno di aiutini“.

Il leghista Claudio Borghi, presidente della Commissione Bilancio della Cameraa sottolinea: “Il Senato non vota su Salvini in quanto persona ma per dire se l’azione sia stata compiuta per pubblico interesse. Dato che tutti i ministri – osserva – hanno già affermato che erano tutti d’accordo nel tenere quel corso di azioni mi pare evidente che si sta parlando di un’azione che era ritenuta di pubblico interesse“. Per Borghi votare no “significa sconfessare il governo e affermare che il Governo (tutto) non agisce per pubblico interesse”.

IL TIMORE DEL M5S – Per i pentastellati il timore è di pagare un conto salatissimo. Con il M5S che arranca sulla vicenda migranti e che potrebbe implodere sul caso Diciotti e la richiesta del tribunale dei ministri di Catania di processare il capo del Viminale per ’sequestro di persona aggravato’ e per aver ’abusato dei suoi poteri privando della libertà personale 177 migranti’ lasciati in balia del mare a fine agosto. Su questo Luigi Di Maio è stato chiaro: il M5S voterà sì alla richiesta di autorizzazione a procedere contro il ministro dell’Interno. Chiaro con l’elettorato ma anche con l’alleato di governo, al quale ha spiegato che votare contro ogni forma di immunità è una regola aurea dei 5 Stelle.

Ma col passare delle ore crescono dubbi e timori nelle file grilline. In particolare, se al principio Salvini ha detto chiaramente di volersi far processare, c’è chi nel Movimento teme ’piroette’ dell’ultimo minuto, con il numero uno della Lega pronto a chiedere una mano all’alleato di governo. “A quel punto la spaccatura sarebbe cosa facile, facilissima“, dice un big di governo M5S all’Adnkronos. Il timore è palpabile, tant’è che la nota dei capigruppo della Lega di Camera e Senato diramano per sottolineare come processare Salvini equivalga a processare tutto il governo rimbalza in tempo reale sui telefonini dei vertici del Movimento.

IN GIUNTA BLOCCHI DI PARTENZA IN FAVORE DEL SI’ – Riguardo al processo a Salvini fra i senatori il refrain è quello di prammatica: voglio prima vedere le carte. Ma sulla richiesta del Tribunale dei ministri nei confronti del ministro dell’Interno i componenti della Giunta delle elezioni e delle immunità di palazzo Madama presieduta da Maurizio Gasparri (Fi) dovranno votare a scrutinio palese. E sarebbe un miracolo se si discostassero dalle indicazioni di gruppo. Ma il voto è ancora di là da venire. La Giunta si riunirà per la prima volta per affrontare la richiesta mercoledì prossimo alle 11. Fra i 23 membri della commissione, compreso il presidente, Salvini può certamente contare, a suo favore, sul fatto che i voti di Fi e Fdi si aggiungeranno a quelli della Lega, per un totale, però, di soli 9 voti. Il Pd oggi ha definito “seria” la richiesta e non ha preso formalmente una decisione, ma a palazzo Madama si dà per scontato che sarà a favore dell’autorizzazione a procedere.I 4 voti insomma con tutta probabilità si sommeranno ai 7 favorevoli M5S (come annunciato da Di Maio e anche Di Battista), per un totale di 11.

L’ex presidente del Senato Pietro Grasso non si è ancora pronunciato, anche se la settimana scorsa ha eloquentemente postato una prima pagina di ’Libero’ dell’agosto 2018 in cui Salvini si diceva pronto a rinunciare all’immunità e ad affrontare i processi. Restano in sospeso, ma non necessariamente in bilico, l’ex M5S Gregorio De Falco e Meinhard Durnwalder (Svp-Autonomie, che si è astenuto sulla fiducia ma ha votato contro la manovra) che vogliono rendersi conto della situazione una volta esaminati i documenti e tutte le carte del caso. In sintesi, la fotografia del momento registrerebbe Salvini a processo per 12 voti contro 9, con due senatori incerti.

RENZI – Matteo Renzi intanto ha annunciato su Twitter che dopo aver letto le carte “con attenzione e senza alcun pregiudizio ideologico” voterà a favore della richiesta di autorizzazione a procedere.

Deputati Pd su Sea Watch, Orfini: “Io e Martina indagati”

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Maurizio Martina e Matteo Orfini sono saliti oggi sulla nave Sea Watch per incontrare i 47 migranti che si trovano a bordo dell’imbarcazione della ong battente bandiera olandese. Il senatore Davide Faraone è rimasto, invece, sulla barca che ha portato i deputati sulla nave. Alla Capitaneria di porto c’era anche il deputato Fausto Raciti. Al rientro Orfini ha scritto su Twitter: “Io e Maurizio Martina siamo appena rientrati in porto. Ora stiamo facendo l’elezione di domicilio perché a quanto pare siamo indagati per essere saliti sulla nave“.

Poi Orfini ha aggiunto: “I campi in Libia sono un inferno che non finisce mai, ci hanno detto i migranti sulla Sea Watch”. Martina al rientro ha raccontato: “Siamo stati sulla Sea Wacht. Basta guardare negli occhi quelle persone per capire che è disumano quello che stanno facendo. Fateli sbarcare, fateli sbarcare, fateli sbarcare”. L’ok a salire sulla nave è arrivato solo dopo un vertice che si è tenuto in Prefettura alla presenza dei vertici della Capitaneria di porto.

NON C’E’ IPOTESI SEQUESTRO – Parlando con i giornalisti, il Procuratore facente funzione di Siracusa, Fabio Scavone che ha aperto un fascicolo d’indagine, per ora senza reati né indagati, sulla nave, ha ribadito oggi; “Al momento non è presa in considerazione l’ipotesi di sequestro a carico del comandante della nave Sea watch”.

STOP NAVIGAZIONE – La Capitaneria di porto di Siracusa ha deciso oggi lo stop alla navigazione nello specchio d’acqua all’interno della Baia di Santa Panagia, “per un raggio di mezzo miglio dalla posizione di ancoraggio della nave SeaWatch 3” a Siracusa. Nell’ordinanza, pubblicata anche sul sito della Capitaneria, si legge che “è interdetto, anche ai fini della tutela dell’ordine pubblico e sanità pubblica, alla navigazione, ancoraggio e sosta con qualunque unità, sia da diporto che ad uso professionale e ogni altra attività connessa agli usi civili del mare non espressamente autorizzata, lo specchio d’acqua nella Baia di Santa Panagia” e per “un raggio di 0,5 miglia nautiche dalla posizione della Sea Watch”.

IL NO DELL’OLANDA – I Paesi Bassi ribadiscono intanto il no alla richiesta italiana di accogliere i 47 migranti che si trovano a bordo della nave Sea Watch 3, al momento ancorata al largo di Siracusa dove le è stato negato lo sbarco. Lo ha reso noto il ministero della Giustizia e della Sicurezza olandese, spiegando che non accoglierà alcun migrante fino a quando non ci sarà un accordo a lungo termine sulla distinzione tra rifugiati e migranti economici. “Coloro che non hanno diritto alla protezione internazionale devono essere rimandati immediatamente fuori dall’Unione europea. Senza prospettive chiare per una tale soluzione strutturale, i Paesi Bassi non parteciperanno a misure una tantum per lo sbarco”, ha aggiunto il ministero.

Sea Watch Italia riferisce che ’’l’Olanda ha detto a SeaWatch che avrebbe valutato se la Tunisia poteva essere un porto rifugio. L’Olanda ha quindi richiesto alle autorità tunisine di verificare questa possibilità ma non ha mai ricevuto risposta a questa richiesta. E Sea-Watch non ha mai avuto risposta’’. I migranti sono stati salvati il 19 gennaio al largo della costa libica dalla nave Sea Watch 3, gestita da un’associazione umanitaria tedesca e battente bandiera olandese. Dopo diversi giorni nel Mediterraneo, l’imbarcazione è entrata nelle acque territoriali italiane per via del maltempo, ma non ha il via libera dal governo di Roma per attraccare.

GARANTE DETENUTI – Il garante per i diritti dei detenuti, Mauro Palma ha inviato un’informativa alla Procura di Siracusa e richiesto al ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, di consentire urgentemente lo sbarco. Palma denuncia che sulla nave Sea Watch si configura una situazione di “illecita detenzione”, per la condizione “di privazione di fatto della libertà dei migranti soccorsi” per i quali “è stato anche superato il limite massimo di 96 ore che la legge prevede per il fermo di una persona senza convalida giurisdizionale”.

A ROMA LA MANIFESTAZIONE ’NON SIAMO PESCI’ – Al grido di ’fateli scendere’ tra decine e decine di persone, nonostante la pioggia, si svolge davanti a Montecitorio la manifestazione ’Non siamo pesci’, convocata da Radicali Italiani e A Buon diritto. Sono presenti, tra gli altri, alcune delle personalità che hanno aderito all’appello lanciato da Luigi Manconi, tra cui Sandro Veronesi, Alessandro Bergonzoni, Sonia Bergamasco, Gad Lerner.

Dl semplificazioni, cosa resta e cosa salta

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Ci sono le trivelle e c’è l’ncc, insieme alle etichette degli alimenti e all’ires agevolato per il no profit. Sono alcune delle novità, inserite nel decreto legge semplificazioni, che si salvano dalla tagliola delle ammissibilità, elencate dal presidente del Senato, Elisabetta Casellati. Le commissioni Affari costituzionali e Lavori pubblici di palazzo Madama nei giorni scorsi hanno approvato una serie di proposte di modifica che però, spiega il presidente intervenendo in aula, non sono coerenti con il provvedimento e quindi vengono eliminate. Il drastico taglio al Senato agli emendamenti al decreto legge si è reso necessario per evitare che il testo approvato dal Parlamento arrivi al Quirinale stravolto rispetto a quello emanato inizialmente dal Capo dello Stato e trasformato in una sorta di provvedimento omnibus.
Complessivamente sono stati bocciati due emendamenti su tre, che erano stati inserti nel decreto legge semplificazioni dalle commissioni Affari costituzionali e Lavori pubblici del Senato. Il provvedimento, una volta approdato nell’aula di palazzo Madama, è stato sottoposto alle lente della presidenza che, su un totale di 87 proposte di modifica che erano state approvate, ne ha eliminate più di 60. L’aula andrà all’esame e al voto sugli emendamenti domani mattina, con inizio della seduta fissato per le 9 e 30.

COSA SI SALVA:

TRIVELLE: Diciotto mesi di tempo per realizzare il ’Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee’. I canoni di concessione dei terreni vengono incrementati di 25 volte.
NO PROFIT: Torna l’Ires scontata al 12% per le organizzazioni no profit. L’aliquota è stata portata al 24% con le legge di bilancio 2019.

NCC: Entra nel decreto legge semplificazioni il provvedimento, varato in fretta e furia dal governo poco prima di Natale, che contiene la riforma del sistema delle auto da noleggio con conducente.

ETICHETTA ALIMENTI: Diventa obbligatorio indicare nell’etichetta l’origine di tutte le materie prime utilizzate negli alimenti di produzione nazionale.

ZES: Stop all’Iva nelle zone economiche speciali. E’ prevista l’istituzione delle ’’aree doganali intercluse ai sensi del Codice doganale europeo’’ dove sarà possibile ’’operare, per le merci importate e da esportare, in regime di sospensione dell’imposta’’ Iva.

ROTTAMAZIONE TER: E’ consentito l’accesso anche ai contribuenti che hanno aderito alla rottamazione bis ma non hanno versato entro il 7 dicembre 2018 le rate di luglio, settembre e ottobre.

RIGOPIANO: E’ autorizzata la spesa di 10 milioni di euro per quest’anno, in favore delle vittime di Rigopiano e di coloro che hanno subìto delle lesioni.

COSA SALTA:

XYLELLA– Stop alle norme che prevedono la distruzione delle piante colpite da Xylella e la reclusione da 1 a 5 anni per chi non rispetta le regole.

PONTE MORANDI– Salta la proroga della sospensione dei tributi e contributi, per i contribuenti colpiti dal crollo del ponte Morandi, fino al 2 dicembre 2019. Tra le vittime della tagliola c’è, appunto, la proroga della sospensione dei tributi per l’area interessata dal crollo del ponte.

SCONTI RC AUTO – Saltano gli sconti rc auto per chi accetta di installare la scatola. La norma eliminata avrebbe consentito di accedere agli sconti anche solo con la stipula del contratto che ne prevede l’installazione.

WEB TAX – Saltano le novità sulla web tax, che avrebbero fissato dei paletti per identificare chi non è tenuto a pagare il tributo. La norma prevedeva che non si considerano servizi digitali, e quindi non sono soggetti al pagamento dell’imposta, le ’interfacce’ il cui scopo principale è quello di fornire agli utenti servizi di comunicazione o servizi di pagamento.

FARMACIE – Salta la stretta sulle concentrazioni delle farmacie. La norma avrebbe portato dall’attuale 20% al 10% il tetto delle attività esistenti nella stessa regione che possono essere controllate da un proprietario.

Tridico al posto di Boeri?

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E’ Pasquale Tridico il nome del M5S per il post Boeri all’Inps. Quella del professore candidato ministro del Lavoro durante la campagna elettorale grillina in realtà, raccontano fonti autorevoli all’Adnkronos, sarebbe stata più un’autocandidatura che una carta calata dall’alto, attorno alla quale sarebbero maturati dei dubbi anche in seno ai 5 Stelle. Che, tuttavia, non avendo altri nomi da spendere starebbero seriamente valutando di puntare sul docente di Economia a Roma Tre.

Ma a ostacolare sul nascere la corsa di Tridico all’Inps, in una fase fondamentale per mettere in piedi la riforma del reddito di cittadinanza e di quota 100, sarebbe stata la Lega: “la vedo molto difficile possa spuntarla”, dice un big del Carroccio all’Adnkronos.

Anche la Lega ha un suo nome per la poltrona dell’Inps, carta che tuttavia al momento tiene coperta. Nelle file dei 5 Stelle si fa spazio anche il nome dell’ex direttore Inps Mauro Nori, che, raccontano, non dispiacerebbe alla sottosegretaria al Mef Laura Castelli. Al momento l’unica certezza sembra essere la fase commissariale: il prossimo numero 1 dell’Istituto verrà prima nominato commissario per poi assumere, successivamente, l’incarico ai vertici dell’Inps.

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29 Gennaio 2019