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Regeni, Conte: “Con Al-Sisi troveremo modo di confrontarci”

Regeni, Conte: “Con Al-Sisi troveremo modo di confrontarci”

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“Con il presidente Al-Sisi, certo, ci siamo salutati essendo lui l’ospite, abbiamo scambiato qualche parola, confidiamo di poter scambiare altre parole nel corso del summit”. Così Giuseppe Conte a margine del vertice Ue-Lega Araba in corso a Sharm el Sheik, rispondendo a una domanda sul caso Regeni. “Troveremo il modo di confrontarci per trasmettere le premure del governo e dell’opinione pubblica italiana“, ha assicurato il premier. A quanto apprende l’Adnkronos si stanno definendo tempi e modalità per un incontro tra Conte e il presidente egiziano.

A margine del vertice il presidente del Consiglio ha parlato della situazione in Libia. “Ho sempre detto, non pensate che con una conferenza si risolve tutto, che la soluzione è dietro la porta domattina”, “dobbiamo prevenire un’escalation di violenza, un conflitto civile sempre dietro l’angolo” ha affermato il premier spiegando che sono in corso monitoraggi dei “movimenti significativi, soprattutto da parte di Haftar”. “Ho parlato con Serraj, avrò presto un aggiornamento con Serraj”, ma la “soluzione non può che passare per un dialogo, per trovare un compromesso”. La “situazione libica è strategica per l’Italia” ha sottolineato, ricordando che dopo la conferenza di Palermo è stata studiata una road map, presentata anche alle Nazioni Unite, ma è una “road map che non è facilissimo rispettare”.

“L’Italia è sempre a favore del dialogo, un avamposto del dialogo. Ho favorito molto questo primo summit, spero sia una tappa storica per un partenariato tra Ue e Lega Araba” ha poi aggiunto Conte. In questo rapporto, la “sicurezza è fondamentale: abbiamo la minaccia di Daesh, che sta diventando più liquida” e il rischio che i foreign figthers si spargano in Europa.

Nel punto stampa in Egitto Conte ha poi confermato che il governo non ha intenzione di mettere una tassa patrimoniale. “Non è che questa mattina la escludo e oggi pomeriggio cambio idea… è esclusa la patrimoniale assolutamente”, ha ribadito il premier.

Rafforzare la cooperazione su migrazione, terrorismo e commercio. Questi gli obiettivi del summit Ue-Lega Araba iniziato oggi a Sharm el Sheik. Lavori aperti dal presidente egiziano Abdel-Fattah Al-Sisi con un appello per un’azione più dura contro il terrorismo. Nelle sue osservazioni di apertura, Al-Sisi ha suggerito che l’Ue e i Paesi arabi cooperino su una migrazione ’sicura’. “È necessaria la cooperazione – ha sottolineato – per garantire una migrazione sicura e legale in modo da soddisfare i diversi interessi comuni. Questo dovrebbe andare di pari passo con la lotta alla tratta di esseri umani come parte della lotta al crimine organizzato transfrontaliero”.

“Dobbiamo lavorare insieme, Paesi di origine, transito e destinazione per rompere il modello di business che ruota attorno ai migranti a partire dai trafficanti che attirano le persone in pericolosi viaggi e alimentano la schiavitù dei nostri giorni”, ha detto il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, durante i lavori del summit. Tusk ha anche chiesto una cooperazione più stretta tra l’Ue e i Paesi arabi.

Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, dal canto suo ha sottolineato che l’Unione europea è interessata a rafforzare la cooperazione con i Paesi arabi. “È un incontro molto importante – ha osservato – e in quanto tale è già un messaggio per il mondo”. Parlando poi della questione dei diritti umani in molti stati arabi, Juncker ha detto di sentirsi preoccupato.

L’annuncio di May che fa infuriare i laburisti

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La premier britannica Theresa May promette “un voto significativo” in Parlamento entro il 12 marzo sull’accordo con la Ue sulla Brexit. “La mia squadra sarà di nuovo a Bruxelles la prossima settimana. Di conseguenza non ci sarà un voto significativo in Parlamento questa settimana, ma assicureremo che accada entro il 12 marzo“, ha detto May durante il viaggio alla volta dell’Egitto, per partecipare al summit Ue-Lega Araba. L’annuncio di May pone il voto sull’accordo molto vicino alla scadenza del 29 marzo fissata dalla Gran Bretagna per lasciare l’Ue. La premier è accusata da più parti di allungare i tempi per costringere i deputati ad approvare l’accordo pur di evitare un ’no deal’.

Dura la reazione dei laburisti all’annuncio della premier che il voto non si terrà la settimana prossima. “Questa decisione di rinviare un voto tanto importante è il colmo dell’irresponsabilità“, ha dichiarato Keir Starmer, portavoce del partito laburista per la Brexit. “Theresa May – ha aggiunto – sta perdendo tempo in maniera temeraria nel tentativo disperato di obbligare i deputati a una scelta fra il suo accordo e nessun accordo. Il Parlamento non può permettere che questo accada”.

May ha sempre ribadito di non voler spostare la data della Brexit, ma tre ministri del suo governo minacciano di presentare una mozione in Parlamento per chiedere un rinvio. La Gran Bretagna rischia di trovarsi in difficoltà anche se l’accordo con l’Ue verrà approvato in Parlamento. Rimarrà infatti pochissimo tempo per approvare in aula i provvedimenti legislativi necessari per un’uscita ordinata dall’Ue.

Venezuela, avvelenato deputato opposizione

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Il misterioso avvelenamento di un deputato dell’opposizione venezuelana e la morte del suo assistente crea ulteriore tensione in Venezuela, nel pieno del braccio di ferro sull’ingresso di aiuti umanitari nel Paese. Freddy Superlano è stato ricoverato sabato sera in gravi condizioni dopo aver mangiato in un ristorante della città colombiana di Cucuta assieme al suo assistente e cugino Carlos José Salinas, che è morto. Secondo quanto denuncia su Twitter il loro partito Voluntad Popular, i due sarebbero strati avvelenati con la ’burudanga’, ovvero la scopolomina, un alcaloide allucinogeno noto anche come ’Respiro del diavolo’.

Sostanza incolore e inodore che può essere sciolta in acqua, la burudanga viene anche usata in Sudamerica per stupri e rapine. Provoca alterazioni di coscienza, allucinazioni e amnesie, ma può anche causare la morte se presa in forti dosi. “Aspettiamo le indagini della autorità colombiane per chiarire i fatti” si legge in una dichiarazione diffusa su Twitter da ’Voluntad Popular’, lo stesso partito dell’autoproclamato presidente venezuelano Juan Guadò.

L’avvelenamento è avvenuto a Cucuta la città di frontiera colombiana dove una folla di dimostranti pro Guaidò ha tentato di far entrare in Venezuela camion carichi di aiuti umanitari. Il regime di Nicolas Maduro ha schierato le forze dell’ordine al confine, che hanno caricato la folla e incendiato i camion.

BOGOTÀ CHIUDE CONFINE – Le autorità colombiane hanno annunciato la chiusura oggi e domani di tutti i valichi di confine con il Venezuela nella regione del Norte de Santander per “valutare i danni alle installazione governative” dopo gli scontri di ieri durante il tentativo di consegnare aiuti americani al Paese vicino. Il provvedimento riguarda i ponti Simon Bolívar, Francisco de Paula Santander, la Union e la Unidad. Durante la chiusura, spiega un comunicato di Migracion Colombia, l’autorità per l’immigrazione, saranno effettuate necessarie riparazioni. Sono 258 le persone rimaste ferite ieri negli scontri avvenuti in diversi punti della frontiera fra Colombia e Venezuela.

FARNESINA – Intanto “il ministro degli Esteri Enzo Moavero esprime il più sentito cordoglio ai famigliari delle vittime delle violenze alla frontiera del Venezuela. Insieme agli altri Stati Ue, l’Italia chiede cessazione violenze e immediata distribuzione aiuti umanitari alla popolazione venezuelana” si legge in un tweet della Farnesina.

CONTE – “Insieme agli altri Paesi dell’Ue, condanniamo i tentativi di ostacolare l’ingresso di aiuti umanitari per il popolo venezuelano e di reprimere con violenza il dissenso e le pacifiche manifestazioni di protesta – scrive poi su Twitter il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte -. Vogliamo presto nuove elezioni presidenziali: libere e democratiche”.

Aereo dirottato in Bangladesh

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Un aereo della Biman Bangladesh Airlines è stato costretto a un atterraggio d’emergenza all’aeroporto bengalese di Chittagong dopo essere stato dirottato da un giovane armato. L’aereo, partito da Dacca e diretto a Dubai, è atterrato a Chittagong alle 17.40 ora locale dove è stato circondato dalle forze di sicurezza che hanno fatto irruzione a bordo, dopo che erano scesi tutti i passeggeri, e hanno ucciso il dirottatore.

Il giovane, un 25enne bengalese di cui non è stato reso noto il nome, ha reagito in maniera aggressiva quando le forze di scurezza sono salite a bordo, ha detto SM Matiur Rahman, generale dell’esercito del Bangladesh. A questo punto, ha spiegato il militare, gli uomini del commando hanno aperto il fuoco. Il dirottatore, ferito, è stato arrestato, ma è morto poco dopo. “Non abbiamo avuto il tempo di negoziare. I nostri commandos hanno dovuto agire in fretta”, ha commentato. Al momento non sono chiare le motivazioni del 25enne che, dopo aver dirottato l’aereo, aveva chiesto di parlare con il primo ministro del Bangladesh, Sheikh Hasina.

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25 Febbraio 2019