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REGENI, LA PROCURA EGIZIANA: “PROCESSO IMMOTIVATO”

“Attualmente non esiste una base per procedere con un procedimento penale sull’omicidio, il rapimento e l’omicidio di Giulio Regeni, il quale durante la sua permanenza in Egitto assumeva un comportamento non consono al suo ruolo di ricercatore. I sospetti e le accuse mossi dalle autorità italiane non sono accompagnati da prove”. Con questa nota, che si commenta da sola, la Procura del Cairo è riuscita a sputare ancora una volta sulla morte del giovane ricercatore italiano, e, di conseguenza, sul nostro stesso Paese. La Procura egiziana ha fatto sapere inoltre che non fornirà a quella italiana i nomi di tutti gli stranieri che sono stati arrestati o fermati dalla polizia del Cairo dalla notte della scomparsa di Giulio Regeni al giorno in cui è stato ritrovato il suo cadavere. E non sarà nemmeno soddisfatta la richiesta della procura italiana di svelare le identità delle persone che erano presenti nelle cinque stazioni metropolitane della capitale la notte della scomparsa del ricercatore friulano e che sono state identificate tramite i loro cellulari.

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Nonostante le evidenze ormai schiaccianti, validate da anni di difficili (per via dell’ostruzionismo egiziano) indagini da parte della Procura italiana, il Governo egiziano continua a non assumersi la benchè minima responsabilità, riuscendo addirittura a fare del vittimismo di fronte a una tragedia così terribile. E non solo: si arriva addirittura alle teorie del complotto. Da parte egiziana si ritiene, infatti, che i “veri” assassini di Giulio Regeni avrebbero sfruttato il tutto per rovinare i rapporti diplomatici tra i due Paesi. Un’ipotesi delirante, soprattutto perché non è meglio specificato chi sarebbero, e cosa vorrebbero ottenere, questi fantomatici “sabotatori” di relazioni internazionali. La Farnesina ritiene che quanto affermato dalla Procura generale egiziana sia inaccettabile. Essa, nel ribadire di avere piena fiducia nell’operato della magistratura italiana, continuerà ad agire in tutte le Sedi, inclusa l’Unione europea, affinché la verità sul barbaro omicidio di Giulio Regeni possa finalmente emergere.

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Le accuse della Procura italiana verso i quattro 007 egiziani ritenuti responsabili dell’accaduto rientrano nell’articolo 415bis, oltre al reato di sequestro di persona pluriaggravato, concorso in omicidio aggravato e concorso in lesioni personali aggravate. Nel frattempo, però, come denunciato tramite social media dall’Onorevole Laura Boldrini, l’Italia “ha consegnato il 23 dicembre una fregata all’Egitto”. Si tratta della fregata Schergat, consegnata tra l’altro senza alcun comunicato ufficiale da parte del Governo, tanto che si è appreso della cosa solo dopo alcuni giorni. È vergognoso che, mentre il governo di Al-Sisi calpesta quotidianamente il corpo defunto di Giulio Regeni, ed i diritti umani fondamentali dello studente di Bologna Patrick Zaki, l’Italia continui a fare finta di niente e ad intrattenere normali rapporti commerciali con l’Egitto, addirittura con la consegna di forniture militari ad una delle peggiori dittature del Mondo. È arrivato il momento, ora che la Procura di Roma ha fatto finalmente luce sull’accaduto, di reagire, in maniera pacifica ma durissima, alle azioni vergognose dello Stato egiziano. L’ottava potenza economica mondiale non può farsi soggiogare così da una dittatura feroce e sanguinaria come quella di Al-Sisi, che nulla ha a che fare con il 21° secolo e con la civiltà.

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31 Dicembre 2020