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Regionali, Mattarella firma legge su parità di genere(Altre News)

Regionali, Mattarella firma legge su parità di genere

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato la legge di conversione in legge del decreto-legge 31 luglio 2020, n. 86, recante disposizioni urgenti in materia di parità di genere nelle consultazioni elettorali delle regioni a statuto ordinario.

Coronavirus, Conte: “Misure precauzionali minime fino al 7 settembre”

Con il nuovo Dpcm ci sarà “la proroga fino al 7 settembre delle misure precauzionali minime che sono attualmente in vigore”. Lo ha detto in conferenza stampa il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. “Ci sarà ancora l’obbligo delle mascherine nei luoghi chiusi accessibili al pubblico – ha spiegato – il distanziamento rimane di un metro, il divieto di assembramento rimane. E ovviamente la raccomandazione di lavarsi e disinfettarsi le mani costantemente”.

“Con il nuovo Dpcm, in perfetta coerenza con i provvedimenti attuati fino ad oggi, abbiamo introdotto misure proporzionate, adeguate alla situazione attuale. Siamo in sostanziale stabilità della curva epidemiologica con lievi segnali di ripresa dei contagi. Stiamo facendo bene, anche meglio di altri Paesi” ha osservato il premier, sottolineando che l’Italia “è stato il primo Paese occidentale colpito dal virus ma siamo usciti dalla crisi più acuta prima degli altri”. “Riceviamo attestati da tutto il mondo ma è merito di voi cittadini perché è col vostro comportamento responsabile che otteniamo risultati – ha aggiunto – Non vogliamo nuove restrizioni”.

Ma “bisogna essere accorti ed intelligenti, non possiamo tornare indietro e vanificare tutti gli sforzi fin qui fatti. Capisco che questo è il periodo più caldo dell’anno, capisco i giovani che hanno desiderio di movide, però attenzione: bisogna muoversi in modo responsabile, dobbiamo preoccuparci della salute dei nostri cari e soprattutto delle persone più fragili, più vulnerabili”.

NAVI DA CROCIERA – Nel nuovo Dpcm “abbiamo previsto la ripartenza delle navi da crociera dal 15 agosto e la ripresa di alcune attività economiche come quelle fieristiche”, ha poi annunciato il presidente del Consiglio, con gli allestimenti che “possono partire subito” e “le fiere vere e proprie dal primo settembre”.

VERBALI CTS – Interpellato sulla desecretazione dei verbali del Cts, Conte ha sottolineato che “il governo si è assunto sempre la responsabilità politica delle sue decisioni”.

“Man mano che vengono pubblicati i verbali del Cts ci sarà il giochino per dire su quale misura il governo è stato più o meno restrittivo. Le nostre sono state sempre valutazioni complesse” ha scandito il premier.

“Non vi riferisco quel che ho detto ai pubblici ministeri che stanno investigando a Bergamo, ho il vincolo del segreto istruttorio” ma posso dire che “del verbale Cts del 3 marzo vengo a conoscenza il giorno 5”, quando “perviene al segretario generale della Presidenza del Consiglio” ha riferito Conte.

“A margine del Cdm del giorno 5, fermandomi con i ministri competenti, facciamo una valutazione su questa proposta di adottare una cintura rossa per i piccoli comuni di Alzano e Nembro. A quel punto maturiamo la convinzione che sia opportuna una interlocuzione con il Cts. Lo chiede il ministro della Salute al professor Brusaferro, il quale molto velocemente, la sera del giorno 5 elabora un parere e lo manda al ministro della Salute, che a notte inoltrata lo manda anche a me. Io e il ministro ci confrontiamo: gli anticipo che sarei andato io al Cts per confrontarmi con gli esperti. Avevamo predisposto per la zona rossa ma avevamo comunque un dubbio: in una situazione ormai compromessa dal punto di vista della evoluzione epidemiologica, che senso ha introdurre una cintura rossa solo per Alzano e Nembro?”, ha proseguito il presidente del Consiglio.

Il 6 marzo il Comitato tecnico scientifico “si convinse che era necessario adottare misure più restrittive. Il parere del Cts è del 7 marzo. In poche ore ci confrontiamo con i ministri competenti, con i presidenti di tutte le Regioni e gli enti locali. Io personalmente, tra le due e le tre di notte, firmo il nuovo Dpcm: zona rossa per tutta la Lombardia”.

Consiglio dei Minitri,via libera alla riforma che rivoluziona le toghe

Aumento del numero dei consiglieri, per i togati elezioni a doppio turno e sorteggio se non si raggiunge il numero previsto di candidati per ciascun collegio e con rispetto della parità di genere; no ai laici provenienti da incarichi di governo, nelle Regioni e nelle province autonome, riorganizzazione delle procure con minore gerarchizzazione, regole rigide per le nomine per arginare il potere eccessivo delle correnti. Sono i punti principali della riforma del Consiglio superiore della magistratura. Il testo di quaranta articoli targato Bonafede varato dal Consiglio dei ministri è articolato per modificare radicalmente il mondo della magistratura finita ’sotto accusa’ con il caso Palamara e il caos Procure.

La legge delega contiene già tra le prime righe il punto nodale della riforma: la necessità di rimodulare, secondo principi di trasparenza e di valorizzazione del merito, i criteri di assegnazione degli incarichi direttivi e semidirettivi. Con il paletto che il “magistrato titolare di funzioni apicali, anche quando non chiede la conferma, non può partecipare a concorsi per il conferimento di un ulteriore incarico direttivo o semidirettivo prima di cinque anni”.

Aumenta il numero dei consiglieri, che passano da 24 a 30: i togati da 16 diventano 20 i laici, che attualmente sono 8, saranno 10. Per quanto riguarda il sistema elettorale, l’elezione dei consiglieri togati avverrà in 19 collegi con due turni di votazione: al primo turno si potranno esprimere 4 preferenze, con alternanza di genere. Ogni collegio deve selezionare 10 candidature, sempre rispettando la parità di genere. Se questo non accade, se non si raggiungono i dieci candidati e se non c’è alternanza, interviene il sorteggio: un ufficio elettorale procede in seduta pubblica all’estrazione dei candidati mancanti. Viene eletto al primo turno chi ha il 65% dei voti, oppure vanno al ballottaggio i quattro candidati che hanno ottenuto il maggior numero di preferenze. In caso di parità passa il candidato del genere che risulta meno rappresentato nel collegio. Tra i laici non può essere eletto chi proviene da incarichi di governo, nei due anni precedenti, nelle Regioni e nelle province autonome di Trento e Bolzano.

Novità significative anche sull’attività del Csm. Per arginare il potere delle correnti, la riforma introduce il divieto di costituire gruppi, prevedendo che ogni consigliere eserciti il proprio ruolo in modo indipendente e imparziale.

Altro punto fondamentale, l’attività di nomina ai vertici degli uffici giudiziari: rispetto rigoroso della cronologia della vacanza dei posti, obbligo delle audizioni dei candidati se almeno tre componenti della commissione lo richiedono e, per ridurre la discrezionalità nelle scelte, torna il criterio dell’anzianità, a parità di merito e attitudini, e nella valutazione, oltre ai pareri dei consigli giudiziari, entrano anche quelli degli avvocati. Nuove regole anche per evitare che l’attività al Csm diventi un volano per fare carriera: chi è stato consigliere non può ricoprire incarichi direttivi per i quattro anni successivi, e per due anni non può avere incarichi fuori ruolo. I componenti delle commissioni saranno sorteggiati, e non potrà fare parte della sezione disciplinare chi è membro di una delle commissioni che si occupano di nomine, di trasferimenti per incompatibilità funzionale e ambientale e di valutazioni di professionalità.

La riforma introduce nuove norme per l’organizzazione delle procure, riducendo il potere dei capi e la loro discrezionalità a favore di un maggiore controllo da parte del Csm che stabilirà i criteri per garantire omogeneità nella gestione degli uffici, indicando i principi generali per i progetti organizzativi.

Stop alle porte girevoli tra toghe e politica: un magistrato che abbia ricoperto un incarico al parlamento italiano o europeo, o in una Regione per almeno sei mesi, o che abbia avuto incarichi di governo o in Comuni con oltre 100 mila abitanti non indosserà più la toga e potrà essere ricollocato come funzionario al ministero della Giustizia o in altri ministeri. Possono candidarsi i magistrati che siano in aspettativa da almeno due mesi, ma non nella circoscrizione in cui hanno esercitato negli ultimi due anni. Se non sono eletti, non potranno lavorare in quella circoscrizione elettorale, e per tre anni non potranno avere funzioni di gip, pm o avere incarichi direttivi.

La riforma prevede anche un argine ai cambi di funzione delle toghe, tra pubblico ministero e giudice: il passaggio potrà avvenire al massimo due volte e non più quattro. Più facile l’accesso in magistratura: con le nuove norme non è più necessario frequentare una scuola e chi ha conseguito la laurea in giurisprudenza dopo un corso di almeno quattro anni può partecipare direttamente al concorso.

BONAFEDE – “Ricostruiamo la credibilità della giustizia con un’ambiziosa riforma” del Csm, necessaria a prescindere dai “recenti scandali” ha detto il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, nella conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri.

Con la riforma del Csm si punta a “scardinare il correntismo”. I componenti della sezione disciplinare verranno scelti con sorteggio e non potranno far parte di altre commissioni e per le nomine per gli uffici giudiziari si vuole evitare “qualsiasi logica spartitoria”, con lo “stop delle nomine a pacchetto: si deve seguire un ordine cronologico, in modo da evitare che possano arrivare sul tavolo del Consiglio più nomine contemporaneamente, che possono assecondare logiche spartitorie che vogliamo superare” ha sottolineato Bonafede.

Con la riforma del Csm “viene accentuato e posto un confine una volta per tutte tra politica e magistratura” ha detto il ministro della Giustizia, spiegando che non sarà possibile eleggere tra i membri laici “persone che ricoprono in quel momento o hanno ricoperto negli ultimi due anni ruoli di governo a livello nazionale o a livello regionale. Inoltre chi è stato membro del Consiglio superiore della magistratura”, al termine del mandato “nel quattro anni successivi non può presentare domande per incarichi direttivi e semidirettivi”, per evitare “che il ruolo di membro del Consiglio superiore della magistratura possa rappresentare in qualche modo un vantaggio”.

“Finalmente si scrive nero su bianco”, ha aggiunto il Guardasigilli, che “il magistrato che entra in politica, ed è assolutamente libero di farlo, una volta eletto ha perso il requisito di terzietà, per questo non potrà più tornare alla magistratura a vita. Al momento della candidatura non può candidarsi nel territorio in cui esercita in quel momento o ha esercitato negli ultimi due anni”. In caso di mancata elezione “si stabilisce che il magistrato non possa esercitare le funzioni nei tre anni successivi né nel territorio in cui si è candidato, né in quello in cui stava esercitando le funzioni al momento della candidatura. Negli altri territori non potrà esercitare le funzioni di pubblico ministero o di giudice delle indagini preliminari”.

Infine i magistrati con incarichi all’interno dei ministeri e della presidenza del Consiglio “nei due anni successivi alla conclusione dell’incarico non potranno fare richieste per incarichi apicali”.

Salvini: “Conte merita processo per disastro senza precedenti”

“Ora emerge, dopo mesi di silenzi e di bugie, che il governo prima non chiuse le zone rosse colpite dal virus come richiesto, e dopo chiuse tutta Italia senza un valido motivo. Se io vado a processo per aver ritardato di qualche giorno lo sbarco di qualche immigrato, Conte e compagni dovrebbero rispondere del sequestro di milioni di italiani e di un disastro sanitario, sociale ed economico senza precedenti”. Lo dice il leader della Lega Matteo Salvini commentando le ultime notizie sui verbali desecretati del Comitato tecnico-scientifico.

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8 Agosto 2020