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Renzi al Lingotto: “Sfida è tra noi e 5 Stelle”

Renzi al Lingotto: “Sfida è tra noi e 5 Stelle”

cms_8176/renzi_lingotto5_fg.jpg’’Non è importante il nome di chi andrà a Palazzo Chigi, l’importante è che sia del Pd. Noi siamo una squadra’’. Così Matteo Renzi al Lingotto. “E’ una partita di squadra – ha ribadito Renzi – è importante che a Palazzo Chigi vada il Pd, non per il Pd, ma per l’Italia perché se ci vanno gli altri abbiamo visto cosa hanno fatto”.

SFIDA CON M5S – “La sfida non è tra noi e il centrodestra, ma tra noi e i 5 Stelle” ha detto Renzi facendo riferimento alle prossime elezioni politiche. “Lo dico ai moderati che hanno paura dei 5 Stelle – ha aggiunto – l’alternativa non è il centrodestra, ma il Pd. Perché o arriviamo prima noi o arrivano prima i 5 Stelle“.

L’incompetenza è il nostro avversario da battere alla prossime elezioni politiche del 2018“, ha spiegato l’ex premier, aggiungendo che “noi siamo gli unici a poter mettere in sicurezza il Paese”. In merito al centrodestra, invece, ha commentato: “Il centrodestra si presenta come un’alleanza solida ma è l’alleanza dello spread”.

ROMA – “A me di Spelacchio non interessa granché – ha spiegato Renzi – Il punto non è se è bello o brutto, ogni spelacchio è bello a mamma sua. Il punto non è se è bello o brutto ma che se costa il doppio di altri alberi è un problema di incompetenza”.

PD – “Siamo la forza e il coraggio di questo Paese – ha affermato – quindi andiamo a vincere queste elezioni, andiamo a giocare questi 50 giorni all’attacco e non sulla difensiva”. “Possiamo fare un appello al voto utile alla sinistra, così come possiamo farlo sui moderati – ha spiegato Renzi – i moderati lo vedono il bicchiere mezzo pieno e lo sanno che quelli che oggi tornano come fosse niente e promettono miracoli sono gli stessi che hanno governato per decenni senza risolvere nessuno dei problemi. Noi siamo quelli che possono mettere in sicurezza i loro figli. Ma non possiamo fare la campagna elettorale solo sul voto utile”.

SONDAGGI – ’’I leader i sondaggi li cambiano non li inseguono – ha rimarcato Renzi – Guardate le ultime elezioni: nel 2013 Bersani, nel 2008 Veltroni, nel 2006 Prodi, nel 2001 Rutelli. Anche nei 50 giorni prima delle elezioni del 2013 i sondaggi dicevano cose totalmente diverse, ci davano 11 punti in più di quelli presi… ma se ci si crede le cose si cambiano”. “Per cambiare, però, bisogna alzare il livello della discussione’’ ha concluso.

Vaccini, fisco e lavoro: chi vuole abolire cosa

cms_8176/seggi_elezioni_ftg.jpgMeno di due mesi alle elezioni politiche in Italia, previste il 4 marzo. E la campagna elettorale è partita già a pieno regime, con i leader dei vari schieramenti che hanno portato al centro del dibattito numerosi temi, a suon di abolizioni e proposte.

Il Movimento 5 Stelle ha aperto le danze attraverso le parole del candidato premier Luigi Di Maio, sostenendo di voler abolire spesometro, redditometro e split payment. La Lega Nord di Matteo Salvini ha rilanciato sui vaccini mentre, sulla riforma Fornero, il dibattito interno al centrodestra è ancora aperto.

DI MAIO – “Noi proponiamo l’abolizione dello spesometro, uno strumento inutile” ha affermato Di Maio, lanciando il portale ’LeggiDaAbolire.it’. Il progetto del Movimento 5 Stelle è di abolire 400 leggi una volta al governo. Tra queste: via spesometro, split payment, redditometro e la legge che prevede gli studi di settore.

“Già lo so – ha aggiunto il leader 5S – che i miei avversari diranno che con queste proposte noi vogliamo favorire l’evasione fiscale: io invece mi assumo la responsabilità di dire che è semplificando che aumenta il gettito fiscale dello Stato ed è semplificando che ridurremo la pressione fiscale, togliendo oneri burocratici”.

SALVINI – Via Twitter il leader della Lega ha annunciato di voler cancellare le norme Lorenzin: “Vaccini sì, obbligo no”. Forza Italia ha però bocciato senza riserve Salvini in versione ’no-vax’ e ha respinto al mittente la proposta di abolire l’obbligatorierà delle vaccinazioni. “Come Forza Italia – ha detto Paolo Romani – abbiamo lavorato in Parlamento per migliorare il testo proposto dal ministro Lorenzin sull’obbligatorietà delle vaccinazioni, riducendole anche da 12 a 10. Riteniamo comunque necessario mantenere l’obbligo almeno fino a quando non sarà raggiunta l’immunità di gregge capace di tutelare la salute di tutti i cittadini e in particolare dei bambini’’.

Per il leader della Lega c’è poi una “tassa assurda” da eliminare: ovvero, quella sulle sigarette elettroniche.

BERLUSCONI – Capitolo Jobs Act: Silvio Berlusconi ha corretto il tiro ed escluso l’abolizione del riforma del lavoro: “Io non ho mai detto di voler abolire il Jobs Act. Penso che questa sia stata una cosa interna alla coalizione che oggi è superata” ha detto ai microfoni di ’Radio 105’.

Posizione chiarita poi in una nota diffusa dalla segreteria del presidente di Forza Italia in cui si afferma che le parole “sono state parzialmente fraintese”. Berlusconi, parlando in un’altra trasmissione, “si è limitato a constatare che il Jobs Act è sostanzialmente fallito perché non ha indotto le imprese a creare occupazione stabile, ma quasi esclusivamente lavoro precario. In ogni caso, è una norma che sta esaurendo i suoi effetti”.

Una volta al governo, prosegue la nota, “introdurremo strumenti più efficaci del Jobs Act per correggerne gli effetti distorsivi e incentivare le imprese a creare lavoro stabile”.

GRASSO – Non solo abolizioni o cambiamenti sul tema del lavoro. Il leader di ’Liberi e uguali’ Pietro Grasso, ospite ad ’Agorà’ su Rai Tre, ha infatti detto di voler ampliare l’applicazione dell’articolo 18: “La tutela del lavoro va posta in tutte le situazioni in cui c’è lavoro. Ho parlato con tanti imprenditori che mi hanno detto ’se abbiamo un impiegato bravo perché licenziarlo se non ci sono motivi particolari decisi da un giudice?’”.

“Il lavoro è un diritto universale – ha affermato – non possiamo non tutelarlo in tutte le sue forme anche nel caso di aziende con meno di 15 dipendenti’’.

RENZI – Per quanto riguarda il Pd, infine, il segretario Matteo Renzi ha iniziato a guardare avanti: “Ora la scommessa è più soldi in busta paga ai cittadini. Io ho inventato gli 80 euro ma non basta”.

“A favore dei figli – ha detto il segretario – il Pd farà una proposta a inizio campagna elettorale. Ci sono tre ipotesi: il sistema francese, l’assegno universale, un sostegno maggiore per ogni figlio. La priorità è mettere più soldi in tasca alle famiglie”.

Bollette a 28 giorni, ecco i possibili rimborsi

cms_8176/cellulare_smartphone_Afp.jpgOltre 1.160.000 euro: questo l’importo medio calcolato da SosTariffe.it che gli operatori Telco potrebbero dover sborsare (solo per i nuovi clienti 2017) applicando la decisione Agcom che impone ai provider di rimborsare quanto chiesto in più per la fatturazione ogni 28 giorni. Secondo il portale per la comparazione delle tariffe in media ogni utente ha pagato 2,09 euro al mese – ovvero circa 26,45 euro in un anno – in più. Il rimborso medio ottenibile potrebbe essere di quasi 19 euro a testa. Già in un precedente osservatorio, SosTariffe.it aveva calcolato un sovrapprezzo annuale, causato dal passaggio alla tariffazione ogni 28 giorni, del 10%.

La delibera Agcom (n. 498/17/CONS) afferma che gli operatori sono tenuti a “stornare gli importi corrispondenti al corrispettivo per il numero di giorni che, a partire dal 23 giugno 2017, non sono stati fruiti dagli utenti in termini di erogazione del servizio a causa del disallineamento fra ciclo di fatturazione quadri-settimanale e ciclo di fatturazione mensile”. Perché solo dal 23 giugno? La precedente delibera Agcom aveva imposto che il ritorno ai 30 giorni dovesse concludersi entro tale data. “Tuttavia nessuno dei provider interessati si è adeguato nei tempi richiesti, ecco perché la decisione di imporre lo storno di quanto fatturato in più ai clienti a partire da tale data”, spiega il portale.

SosTariffe.it ha quindi cercato di stimare a quanto potrebbe ammontare il rimborso che i clienti interessati riceverebbero in forma di storno in fattura. L’analisi ha riguardato le offerte attivabili nel 2017 ed il rimborso è stato calcolato tenendo conto solo dei nuovi utenti, che hanno sottoscritto un nuovo contratto per la linea fissa con Internet nel 2017. Secondo questi calcoli ogni utente potrebbe ricevere in media un rimborso di 18,83 euro una tantum per il periodo tra giugno 2017 e aprile 2018 (scadenza massima entro la quale i provider dovrebbero adeguarsi a questa normativa).

Secondo SosTariffe.it nel 2017, a causa della fatturazione ogni 28 giorni, in media gli utenti che hanno attivato un’offerta Adsl o Fibra hanno speso ogni mese 2,09 euro in più. Questo, stando alle analisi del sito di comparazione tariffe, ha portato nelle casse dei provider in media quasi 130.000 euro al mese. A livello annuale, invece, l’incremento per gli utenti che hanno attivato una tariffa per la connessione Internet nel 2017 è stato di 26,45 euro, pari a un introito di oltre 1.640.000 euro.

Se veramente i provider dovessero essere costretti ad erogare il rimborso, SosTariffe.it ha calcolato che l’operazione potrebbe gravare sulle casse delle compagnie in media per circa 1.168.345 euro (solo per quanto riguarda i nuovi contratti attivati nel 2017). Riguardo alla reale possibilità di richiedere e ottenere questi rimborsi, tuttavia, bisognerà attendere l’esito del ricorso al Tar presentato dalle compagnie telefoniche.

Contratto scuola, a che punto siamo

cms_8176/Classe_bambini_elementari_scuola_Fg-k3t--1280x960@Produzione.jpgTrattativa aperta e in salita per i rinnovi contrattuali della scuola, ovvero per oltre un milione di impiegati tra insegnanti e personale Ata. Procede invece con maggior speditezza il confronto all’Aran per i lavoratori della sanità, e ancora lungo si profila l’iter per i dipendenti degli enti locali. In ballo ci sono gli aumenti contrattuali di tre comparti, complessivamente per 3 milioni di impiegati pubblici.

Le distanze dunque, sono ancora lontane tra governo e sindacati per arrivare a un accordo per ’l’esercito’ della scuola, secondo quanto è emerso dal tavolo di giovedì scorso (11 gennaio all’Aran) che è stato aggiornata a lunedì prossimo, il 15 gennaio.

Pomo della discordia, la questione economica legata agli aumenti contrattuali di 85 euro medi lordi, ai quali si dovrebbe giungere come per gli statali. Serpeggia l’insoddisfazione di Cgil Cisl e Uil, e anche della Confsal, in quanto l’Aran, su questo punto, non avrebbe formulato una proposta dovendo ancora prendere visione delle annunciate integrazioni all’atto di indirizzo per gli stanziamenti aggiuntivi contenuti nella legge di bilancio 2018 e per la possibilità di riportare all’ambito negoziale parte delle risorse destinate al personale contenute nella ’Buona scuola’ la legge 107 del 2015 del governo Renzi, ministro dell’Istruzione Stefania Giannini.

Malumore da parte dei sindacati è stato espresso, anche su aspetti normativi, in particolare per l’obiettivo non ancora raggiunto di ricondurre al negoziato materie attinenti alla gestione del rapporto di lavoro, secondo quanto pattuito nell’accordo firmato il 30 novembre 2016 tra il ministro Marianna Madia e Cgil Cisl e Uil.

Intanto, il rinnovo del contratto degli statali, dopo la firma avvenuta il 23 dicembre nella notte, che riguarda 250 mila dipendenti dei ministeri, dell’Inps, Inail e delle Agenzie, ad oggi attende la bollinatura della Corte dei Conti e della Ragioneria generale dello Stato, per poi tornare all’Aran per la firma definitiva con tutte le sigle sindacali. Dunque, sembrano sfumare le ottimistiche previsioni di vedere i primi aumenti in busta paga a febbraio, in quanto l’erogazione dal parte del Tesoro, non potrà che avvenire a marzo o addirittura ad aprile.

Il contratto più avanzato è quello della sanità e si punta a chiudere presto. i sindacati sono convocati martedì 16all’Aran. Ma la prossima settimana si potrebbe giungere a un accordo per i 500 mila lavoratori delle forze armate, delle forze dell’ordine, di sicurezza ed i Vigili del Fuoco. La trattativa che sta conducendo direttamente il sottosegretario alla Pa Angelo Rughetti a palazzo Vidoni è infatti a buon punto.

All’orizzonte poi ci sono le elezioni delle nuove Rsu, che avverranno il 17-18-19 aprile. L’Unicobas Scuola porta avanti “l’arma” di queste prossima tornata affinché in ogni scuola ci possa essere una lista propria da contrapporre a Cgil Cisl e Uil, considerati “sindacati di partito” e si appella al voto agli insegnanti e del personale Ata per restituire “la titolarità di istituto”, per eliminare “la chiamata diretta” e “l’umiliazione del ’bonus’ discrezionale”, laddove gli aumenti del ’contratto’, secondo Unicobas “saranno persino inferiori a quelli già sottoscritti per parte del pubblico impiego (35 euro medi netti, anziché 45) e che con molta probabilità decorreranno (sempre se andrà ’bene’) da aprile (se non da maggio)”.

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14 Gennaio 2018