Traduci

Renzi: “Berlusconi? Lo vorrei candidato contro di me”

cms_7775/renzi_porta_130314_adn.jpgMi piacerebbe se Berlusconi potesse candidarsi, e candidarsi contro di me, visto che parlano di accordi segreti“. Ospite a ’Porta a Porta’ il segretario del Pd, Matteo Renzi, parla di elezioni e lancia la sfida a Di Maio: “Ovunque decida di candidarsi, lui che è il capo dei Cinquestelle, noi metteremo un giovane o una giovane ricercatore o ricercatrice. Perché noi siamo dalla parte della scienza, non delle bufale, delle scie chimiche e del no ai vaccini”.

“Il candidato premier del Pd – ribadisce comunque il segretario rispondendo alla domanda se sia disponibile a farsi da parte per la premiership in nome della coalizione di centrosinistra – lo scelgono gli elettori delle primarie del Pd, il premier lo sceglie il Presidente della Repubblica dopo le elezioni”.

E proprio sulla coalizione di centrosinistra, Renzi si augura di “fare un’alleanza larga. A sinistra del Pd ci sono 29 sigle. Spero che con alcune di loro si possa fare un discorso serio”. Gli elettori, spiega, “avranno un sacco di bella gente sulla scheda”.

EMA – Sull’Ema persa al sorteggio “c’è da mangiarsi le mani”, “forse le regole andavano scritte diversamente”. Renzi aggiunge che Macron lo ha ringraziato per le Olimpiadi, “che valgono due o tre Ema ma che sono un esempio di come farsi del male da soli quando un’amministrazione di una grande città come Roma dice no”.

ARTICOLO 18 – Ripristinare l’art. 18? “No. Lo diciamo da sempre. Niente abiure. Altra cosa è se ci mettiamo a un tavolo per discutere come aumentare i lavoratori e i lavori a tempo indeterminato, è qualcosa che possiamo affrontare per il futuro”.

MANOVRA – “Quando Ap chiede il bonus bebè, io sono più d’accordo nel metterlo che nel lasciarlo fuori” dalla manovra, dice il leader Pd. Riguardo poi all’abolizione del superticket proposto da Campo progressista, “sono pronto a farmi carico della richiesta”.

Pensioni, Cgil dice no: “Troppo poco”

cms_7775/industria_lavoratore_fg_1.jpgLa partita sulle pensioni si sposta in Parlamento e si lega a filo doppio con la legge di bilancio: il governo infatti presenterà un emendamento con cui trasferire nella manovra, in discussione in Parlamento, l’esenzione per circa 15-20 mila lavoratori impegnati in attività gravose dall’innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni dal 2019, un diverso e meno impattante calcolo dell’incidenza delle aspettative di vita sull’età pensionabile e un ampliamento alle nuove categorie di attività gravose, dal 2018, della platea dell’Ape social. Si chiude così il lungo confronto con Cgil Cisl e Uil che non può vantare però un epilogo unitario.

Se Cisl e Uil apprezzano gli sforzi dell’esecutivo, non così la Cgil che boccia il documento finale del governo come “insufficiente”, per fare un deciso cambio di passo rispetto alla riforma Fornero e offrire una prospettiva diversa per giovani e donne, annunciando di voler tornare in piazza per una mobilitazione, il 2 dicembre prossimo.

Uno strappo quello della Cgil che non consente al governo di ’blindare’ in un certo senso il testo che dovrà così affrontare un dibattito parlamentare peraltro già burrascoso soprattutto a ridosso delle elezioni. Tanto più che la Cgil non intende gettare la spugna e, consapevole della ’trasversalità’ del tema pensioni, chiede ai presidenti di tutti i gruppi parlamentari incontri urgenti alla ricerca di una sponda politica per sostenere un nuovo pacchetto di interventi previdenza-lavoro in sintonia con quella ’piattaforma’ unitaria presentata ad inizio vertenza ma dall’esecutivo, secondo Corso Italia, del tutto disattesa.

Eppure il premier Gentiloni ci aveva sperato in un accordo sindacale a tutto tondo. “Speriamo di essere più fortunati dell’ultima volta” aveva scaramanticamente esordito per rompere il ghiaccio ad inizio incontro ribadendo come il pacchetto a cui il governo ha messo mano fino alla fine, fosse “un buon risultato, importante e sostenibile” e come “pur con risorse limitate viene incontro a numerose esigenze sociali espresse dal mondo del lavoro“. Ma anche il richiamo “all’importanza del dialogo con le parti sociali, un dialogo che è forte quando produce risultati” non è servito a chiudere unitariamente la partita.

“Più sostegno il pacchetto avrà dalle forze sindacali, più sarà forte nel trovare spazio compiuto nella legge di bilancio”, aveva ammonito ancora Gentiloni per poi “prendere atto delle posizioni e delle valutazioni differenziate tra di voi. L’auspicio è che queste posizioni differenti rimangano in una dialettica non conflittuale perché ognuno è naturalmente padrone delle proprie scelte e decisioni”.

E’ una proposta insufficiente. Una nuova occasione persa dal governo. La vertenza previdenziale quindi per noi resta aperta e gli interventi fatti non chiudono il capitolo”, spiega Camusso a fine incontro. “La distanza tra la proposta di oggi e gli impegni assunti dal governo nel 2016 prima dell’avvio della fase due del confronto sono assolutamente evidenti, come è evidente che mentre l’obiettivo doveva essere un intervento per correggere l’iniquità del sistema previdenziale, il governo invece continua a muoversi per deroghe che rende incerto il sistema previdenziale”, prosegue articolando il concetto: “La scarsità di risorse non è un dato in sé ma figlio ed effetto di scelte precise. Se una legge di bilancio dunque presentata all’inizio di una ripresa economica non interviene su nodi strutturali, perde un’occasione”.

Diametralmente opposto il giudizio della Cisl, soddisfatta dell’esito del lungo confronto con il governo sulle pensioni come d’altra parte anche sulla legge di bilancio. “Abbiamo messo in sicurezza circa 30mila lavoratori che avrebbero visto l’adeguamento alle aspettative di vita”, spiega la leader della confederazione di via Po, Annamaria Furlan.

“Nessuno si aspettava oltre e a Babbo Natale, anche se si avvicina il periodo natalizio, francamente non ci crediamo più”, ironizza auspicando che in Parlamento “le risorse stanziate dal governo non vengano destinate ad altri interventi”.

Soddisfatta di una trattativa metro su metro anche la Uil di Carmelo Barbagallo. “Abbiamo messo a punto tutti i capitoli per intervenire. Evitiamo quindi il gioco al massacro di chi può fare di più e meglio. Siamo passati nel documento da 7 a 12 capitoli e se ci fossimo fermati prima non avremmo ottenuto quanto fatto”, rivendica ricordando peraltro come “nonostante le risorse esigue si sia aperta una breccia nella rigidità della riforma Fornero”. E guardando con una certa ansia al passaggio parlamentare avverte: “Il Parlamento è sovrano e se riusciranno a migliorare i capitoli mi fa piacere ma vigileremo anche a che non li peggiorino”.

Camusso interviene poi su Twitter per replicare a quanti associano l’opposizione del sindacato a un asse tra Cgil e Mdp e i partiti di sinistra, alternativo al Pd. “Ci sono commentatori e giornalisti che scambiano scelte sindacali Cgil su previdenza come sponda politica a favore di partiti. Nulla di più sbagliato – sottolinea – La Cgil è troppo grande per essere assimilata al solo centrosinistra figuriamoci a una sola formazione”.

Tari, rimborsi possibili dal 2014

cms_7775/ragazza_raccolta__differenziata_spazzatura_Fg.jpg“Qualora il contribuente riscontri un errato computo della parte variabile della tassa sui rifiuti effettuato dal Comune o dal soggetto gestore del servizio può chiedere il rimborso del relativo importo in ordine alle annualità a partire dal 2014, anno in cui la TARI è entrata in vigore“. Lo sottolinea il Ministero dell’Economia che ha diffuso una circolare in cui si illustra la corretta modalità applicativa della TARI, la tassa sui rifiuti.

In riferimento alle pertinenze dell’abitazione, inoltre, è “corretto computare la quota variabile una sola volta in relazione alla superficie totale dell’utenza domestica“.

Il chiarimento – ricorda il Mef – si è reso necessario a seguito del calcolo che alcuni Comuni hanno adottato, in base al quale la parte variabile della tassa è stata moltiplicata per il numero delle pertinenze. In questo modo sono risultati importi decisamente più elevati rispetto a quelli che sarebbero risultati applicando la quota variabile una sola volta.

Secondo quanto specificato nella circolare (disponibile sul sito del Ministero), quindi, in riferimento alle pertinenze dell’abitazione, è “corretto computare la quota variabile una sola volta in relazione alla superficie totale dell’utenza domestica”. “Un diverso modus operandi da parte dei comuni – è scritto nella circolare – non troverebbe alcun supporto normativo, dal momento che condurrebbe a sommare tante volte la quota variabile quante sono le pertinenze, moltiplicando immotivatamente il numero degli occupanti dell’utenza domestica e facendo lievitare conseguentemente l’importo della TARI”. Per ‘superficie totale dell‘utenza domestica’ si intende la somma dei metri quadri dell’abitazione e delle relative pertinenze.

Autore:

Data:

22 Novembre 2017