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Rezza: “Italia ora uno dei Paesi più sicuri nel mondo”(Altre News)

Rezza: “Italia ora uno dei Paesi più sicuri in Europa e nel mondo”

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“Non mi piace parlare di seconda ondata. In Italia abbiamo interrotto la prima ondata di Covid-19, che però potrebbe riprendere, anche se non sappiamo quando”. Lo sottolinea il direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza, intervenendo al webinar ’Anziani, fragili, vaccinati: se non ora quando? Scelte e soluzioni operative per la prevenzione vaccinale al tempo del Coronavirus’. “Certo, questo è stato un anno difficile, ma il lockdown ha avuto effetti importanti. E ora, facendo i debiti scongiuri, l’Italia è uno dei Paesi più sicuri in Europa e nel mondo”.

Ma in caso di una ripresa di potenza del virus, “sarebbe importante togliere di mezzo l’influenza, non solo per una diagnosi differenziata, ma anche perché l’influenza sovraccarica i sistemi sanitari. E per ora l’unico vaccino che abbiamo per contenere Covid-19 – dice Rezza – sono i comportamenti adeguati”.

Gori attacca la Lombardia sui dati, Regione risponde

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L’accusa alla Lombardia arriva via Twitter, e a lanciarla è il sindaco di Bergamo Giorgio Gori. Per il primo cittadino, la Regione avrebbe infatti ’secretato’ i dati di decessi, guariti e positivi per provincia. Il motivo? Divergenze sui numeri delle vittime, più di quelle ’ufficiali’ per Gori. Ma dal Pirellone arriva la secca smentita. La diffusione dei dati, sostiene con forza la Regione, è “sempre la stessa”

“Leggo che in Lombardia ieri ci sono stati 32 decessi per Covid. Non si sa però dove, in quale provincia, perché la Regione non comunica più i dati divisi. Da quando abbiamo segnalato che i decessi reali erano molti di più di quelli ’ufficiali’, hanno secretato i dati per provincia”, aveva scritto stamane il sindaco di Bergamo sul social, che in un altro ’cinguettio’ aggiungeva: “Neppure i dati sui guariti vengono più comunicati, e sì che sarebbero importanti per capire che oggi le persone ammalate sono poche. Spero che il nuovo Dg della Sanità Marco #Trivelli parta da qui, dai dati e dalla #trasparenza”. “Aggiungo – ha poi twittato qualche ora più tardi – che non vengono comunicati neanche i dati dei positivi #Covid divisi per singolo comune. Il tema comunque non è nuovo e già @ilpost lo aveva spiegato bene con questo articolo, circa un mese fa”.
“Quanto scrive il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori – la replica di Regione Lombardia in una nota -, non corrisponde al vero ed è privo di qualsiasi fondamento. La diffusione dei dati relativi al Coronavirus da parte di Regione Lombardia verso le autorità sanitarie e verso i mezzi di informazione non e’ cambiata e continua a essere la stessa”. “Sostenere, per alimentare la polemica politica e senza alcun riscontro veritiero, che la Regione ’secreti’ i dati non fa onore a chi rappresenta le istituzioni”, la conclusione.

Ma Gori insiste e in un nuovo post su twitter replica: “La Regione Lombardia smentisce, ma io mi permetto di confermare. I dati sui decessi per province sono stati accessibili fino al 26 aprile, collegati ad una mappa sviluppata con il software ArcGis. Dopo l’inchiesta di InfoData sulle Rsa, del 24 aprile, è stato fatto sparire tutto”.

“Dopodiché – conclude il sindaco di Bergamo – dite voi se è normale che questi dati non vengano normalmente comunicati, e se ancora oggi i sindaci lombardi siano del tutto all’oscuro sul numero dei positivi #Covid dei loro comuni”.

Giustizia, al via il processo penale telematico

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Parte ufficialmente il processo penale telematico. E’ stato pubblicato il decreto ministeriale, firmato dal ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, che consente il deposito telematico di memorie e istanze delle difese presso il pubblico ministero che abbia concluso le indagini preliminari.

Grazie a questo provvedimento – si legge in una nota del ministero della Giustizia – l’ufficio che ha avanzato richiesta per l’attivazione del deposito digitale potrà per la prima volta in Italia ricevere, con valore legale, per via telematica le memorie e le istanze successive alla conclusione delle indagini preliminari e gli avvocati potranno operare tali depositi senza produrre e depositare ulteriormente il cartaceo. Il primo ufficio a chiedere l’attivazione è stata la Procura della Repubblica di Napoli.

Il deposito telematico degli atti, che al momento è facoltativo, avrà valore legale a partire dal 25 giugno prossimo. Il Processo Penale Telematico è un obiettivo fissato dal legislatore per massimizzare la funzionalità del sistema e da tempo il ministero della Giustizia è impegnato per realizzare le infrastrutture necessarie e per diffondere capillarmente la cultura del digitale, grazie anche allo sforzo profuso dal personale degli uffici giudiziari e della Direzione Generale dei Sistemi Informativi e Automatizzati (Dgsia).

La diffusione su tutto il territorio dell’esperienza pilota della Procura della Repubblica di Napoli, che il ministro Bonafede ringrazia per la disponibilità, con i successivi decreti che a breve seguiranno e con l’ampliamento della digitalizzazione a ulteriori settori del procedimento e del processo penali, rappresenteranno i successivi passi di un percorso ormai irreversibile.

“Si tratta di un passaggio fondamentale per l’ottimizzazione della giustizia e per la compressione dei tempi. Nei nostri piani, un avvocato, dal suo studio, potrà compiere tante di quelle azioni per cui prima doveva necessariamente recarsi in tribunale. Questo è ancora più significativo nell’ottica della nuova fase dell’emergenza Covid” ha commentato il ministro Bonafede

Pivetti: “Io interrogata oggi? Sono serena”

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“Sono molto serena, sono contenta che ci sia molto presto l’opportunità di chiarire bene tutto”. Lo dice all’AdnKronos Irene Pivetti, ex presidente della Camera, indagata per riciclaggio – insieme ad altre cinque persone – in una inchiesta milanese, coordinata dal pm Giovanni Tarzia, che oggi dovrebbe essere ascoltata dai pm. “Credo che sia molto importante la fiducia nella massima chiarezza e trasparenza anche di questo approfondimento”, dice ancora riferendosi alla convocazione dei magistrati inquirenti. “Da questo punto sono molto serena”, assicura l’ex terza carica dello Stato.

L’indagine in questione, diversa da quella che vede la Pivetti coinvolta per il caso mascherine, riguarderebbe alcune operazioni che sarebbero state realizzate attraverso due società , una riconducibile alla stessa Pivetti e un’altra invece non legata a lei. Al centro dell’inchiesta sembra esserci un’attività di import-export con la Cina.

Coronavirus, Comitato familiari vittime: “Pronte altre 150 denunce”

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(Vittoria Vimercati)- Il Comitato ’Noi denunceremo’ dei parenti delle vittime del Covid-19 non si ferma alle 42 denunce depositate in Procura a Bergamo, dove i magistrati stanno indagando per la mancata istituzione di una zona rossa a Nembro e Alzano, ma ha già pronte altre 150 denunce. “Ci sarà un altro ’Denuncia day’: ci sono arrivate altre 150 richieste di deposito denuncia: tra fine giugno e inizio luglio sceglieremo un altro giorno”, spiega all’Adnkronos Consuelo Locati, la coordinatrice del pool di sei avvocati che segue il Comitato nato a fine aprile.

’Noi denunceremo’ raggruppa per lo più familiari di vittime della bergamasca, ma si è esteso ad altre province della Lombardia. Da ieri, l’inchiesta è salita di livello, con un’audizione fissata per domani in cui sarà sentito il premier Giuseppe Conte. L’audizione del presidente del Consiglio “è un atto dovuto, in quanto persona informata sui fatti, così come è stato un atto dovuto l’audizione di Giulio Gallera e Attilio Fontana: rientra nella ricostruzione della catena di responsabilità che sta facendo la Procura. Era inevitabile, anche perché così l’indagine viene allargata a 360 gradi. Chiunque a livello dirigenziale è stato coinvolto deve essere sentito come persona informata sui fatti”, sottolinea l’avvocato.

Anche lei ha perso suo padre per colpa del coronavirus e, nella tragedia, è contenta di come stanno andando le cose sul piano giudiziario. “Ieri, il giorno in cui abbiamo depositato le nostre prime denunce c’è stata anche la notizia della nomina di un nuovo dg della Sanità lombarda: può essere un piccolo risultato che abbiamo ottenuto”. Poi, l’audizione del Governo (oltre a Conte saranno sentiti anche i ministri Roberto Speranza e Luciana Lamorgese, ndr) “per noi è un riscontro rispetto a quello che stiamo facendo”. Però, osserva l’avvocato, “da qui a dire che ci sono responsabilità solo governative e non regionali credo sia semplicemente un’interpretazione politica che non ha fondamento”. Per Locati e soprattutto per gli altri familiari delle vittime che hanno sporto denuncia, Regione Lombardia ha delle responsabilità per quanto accaduto.

“In tutte le denunce che abbiamo depositato – racconta – c’è una parte di diritto che abbiamo elaborato come avvocati in cui ricostruiamo le varie leggi e delibere che si sono succedute: c’è una mala gestio sanitaria che ha portato al collasso del sistema”. L’avvocato, in particolare, fa riferimento a una delibera del 23 marzo, “che impediva ai medici di base di uscire ad andare a visitare i pazienti con i sintomi: questa parte è inserita nelle denunce. Ha contribuito a peggiorare il quadro”. Così come sulla zona rossa, “c’è una legge, la 833 del ’78 che prevede la possibilità di un intervento da parte di Regione e sindaci per emanare ordinanze contingibili e urgenti. In Italia nello stesso periodo sono state fatte altre 117 zone rosse: in Lombardia sono stati troppo inerti”. L’inchiesta del pool di Bergamo “può far storia perché secondo me è la prima volta che i cittadini chiedono conto allo Stato delle proprie azioni e delle azioni che hanno posto in essere”.

Le denunce depositate raccontano storie drammatiche. “Non riguardano solo persone morte nelle Rsa. Ci sono tantissimi decessi negli ospedali per ricoveri dell’ultimo minuto, quando ormai non c’era più tempo, e tante morti in casa perché non c’era possibilità di ricovero per il collasso degli ospedali, che è la cosa più terribile”. Il Comitato, ci tiene a dire Locati, “non sta chiedendo risarcimenti economici né sporgendo denunce contro medici, ospedali, infermieri e sanitari. Come comitato riteniamo che i medici siano stati le prime vittime. E’ giusto che sia così”.

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11 Giugno 2020