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Ricercatore italiano Oxford: “Qui rischio replica nostra epidemia”(Altre News)

Ricercatore italiano Oxford: “Qui rischio replica nostra epidemia”

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Se non vengono “presto prese misure più rigorose di controllo dei confini, il coronavirus rischia di replicare la propria storia italiana qui dagli inglesi”. Lo scrive Giacomo Gorini, oggi virologo ad Oxford in Gran Bretagna ed ex studente dell’Università S.Raffale di Milano, in una lettera pubblicata sul sito MedicalFacts.it fondato da Roberto Burioni.

“Pur avendo il contesto italiano a cui fare riferimento, gli inglesi stanno facendo quello che ritengo un grave errore, proprio dove l’abbiamo già fatto noi: il controllo delle frontiere – suggerisce Gorini – Se da una parte noi non facevamo abbastanza due settimane fa, il Governo inglese fa ancora di meno oggi: si limita a imporre la ’self quarantine’ a chiunque torni dalle aree affette, Italia inclusa. Ciò significa che lo Stato indica a quei viaggiatori di auto-isolarsi, ma non mette in atto misure per assicurarsene. Non c’è quindi nessuna misura che impedisca a un viaggiatore in stato di ’self-quarantine’ di trasgredire per andare a fare la spesa, vedere un film al cinema, o riunirsi con gli amici. Penserò male, ma fare leva sul buon senso del cittadino non è da sola una misura efficace per scongiurare il ripetersi di una situazione italiana da queste parti”.

“Io non possiedo la sfera di cristallo e spero di sbagliarmi, ma ritengo una misura così blanda di controllo delle frontiere sia come guidare senza freni. Se non capita l’incidente, sarà solamente grazie a pura fortuna. È un peccato – avverte il ricercatore – che gli inglesi prendano così poco esempio da ciò che è già accaduto da noi. Noi italiani, a danno fatto, possiamo riguardare indietro ai nostri errori con il senno di poi, mentre gli inglesi stanno già assistendo all’inizio di un’epidemia con il senno, tanto presente quanto ignorato, della sfortuna italiana”.

“Uno degli errori che il nostro Paese ha effettuato è probabilmente quello di avere bloccato solamente i voli diretti dalla Cina, ma non quelli indiretti. Questo vuol dire che, prima che l’epidemia si stabilizzasse in Europa, chiunque dalle zone colpite nella provincia di Hubei poteva prendere un aereo, fare scalo da qualche parte in Europa, e poi raggiungere l’Italia. In contrasto a chi avesse preso un volo diretto dall’Hubei sarebbe stato negato l’ingresso”, ricorda Gorini.

“È quindi probabile, anche se non abbiamo individuato il paziente zero, che sia proprio questa mezza misura ad avere permesso al virus di attraversare i nostri confini, forse anche in più di un’occasione. L’aumento dei casi da allora è stato rapido – rimarca il ricercatore – a fine febbraio abbiamo visto il numero di contagiati salire da due a cinquanta nel giro di ventiquattro ore. Nel giro di due settimane, il Paese si trova bloccato e a fare da ’cavia’ europea sulle misure da mettere in atto per gestire l’epidemia”.

“Quello che ci si augurerebbe è che, a sventura avvenuta, gli altri Stati europei ne prendessero esempio per elaborare le proprie risposte di contenimento. Temo che, purtroppo, ciò non stia succedendo da questa parte della Manica. Al 5 marzo, i casi riportati entro i confini del Regno Unito sono esattamente 90, di cui 37 individuati ieri. Ciò non può che rievocare la situazione in cui si trovava l’Italia proprio due settimane fa”, conclude Gorini.

Coronavirus, in Iran oltre 1.200 nuovi casi in 24 ore

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In Iran ci sono 1.234 nuovi casi confermati di coronavirus solo nelle ultime 24 ore. Lo ha riferito il portavoce del ministero della Sanità, Kianoush Jahanpour, durante una conferenza stampa trasmessa da Press Tv. Il ministero della Sanità iraniano ha riferito di altri 17 morti a causa del virus. Gli ultimi dati ufficiali parlano di 124 morti e 4.747 contagi nella Repubblica Islamica a causa della diffusione della Covid-19, dove si registrano anche 913 guarigioni. Le zone dell’Iran più colpite sono quelle di Teheran, Qom e Gilan

Coronavirus, primi casi in Togom,Perù e Camerun

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Il governo del Togo ha annunciato il primo caso di coronavirus, spiegando che si tratta di una donna di 42 anni che è stata in Germania, Francia e Turchia prima di rientrare nel Paese attraverso il vicino Benin. “Non c’è motivo di cedere al panico, sono state adottate tutte le misure possibili per evitare la diffusione del Covid-19”, ha assicurato Komi Selon Klassou, premier del Paese dell’Africa occidentale.

La donna è ricoverata in un centro per le malattie infettive, le sue condizioni non destano preoccupazioni e si stanno ricostruendo tutti i suoi recenti contatti. Il Togo si aggiunge alla lista di altri Paesi africani in cui sono stati registrati casi di coronavirus: Sudafrica, Egitto, Algeria, Camerun, Nigeria e Senegal.

Perù – Il presidente peruviano, Martín Vizcarra, ha annunciato il primo caso di coronavirus nel paese. Si tratta di un ragazzo di 25 anni, che era stato recentemente in Spagna, Francia e Repubblica ceca. Il paziente è in condizioni stabili. Il rischio che il virus raggiungesse il paese “è sempre stato latente”, ha affermato il presidente ricordando l’espansione del coronavirus in Asia ed Europa, ma anche in Ecuador, Brasile, Argentina e Cile. Vizcarra ha quindi esortato tutti a mantenere la calma, “confidare nelle capacità del nostro sistema sanitario e continuare con le misure di protezione come stiamo facendo”.

Camerun – Un primo caso di contagio da coronavirus è stato confermato in Camerun. A darne notizia è stato il ministro della Salute, precisando che il paziente è un cittadino francese di 58 anni arrivato a Yaoundé il 24 febbraio.

Coronavirus, primo morto in Olanda

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Un uomo di 86 anni contagiato con il coronavirus è morto oggi in Olanda, prima vittima dell’epidemia nel Paese. A renderlo noto è stato l’istituto nazionale di Sanità olandese precisando che il decesso è avvenuto in un ospedale di Rotterdam. L’Olanda ha riportato il primo caso di contagio il 27 febbraio. Ad oggi i casi confermati sono 82.

Coronavirus, Maldive chiudono a chi arriva dall’Italia

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Le Autorità maldiviane, nell’ambito delle misure adottate per la prevenzione del contagio da Covid-19, hanno annunciato il divieto di ingresso per i viaggiatori provenienti dall’Italia a partire dalla mezzanotte di sabato 7 marzo. Le autorità locali, si legge sul sito ’Viaggiare sicuri’ della Farnesina, hanno inoltre temporaneamente sospeso l’ingresso nel Paese per i cittadini stranieri che risultino aver soggiornato – o anche solo transitato – nella Repubblica Popolare Cinese. Tale misura viene applicata anche a coloro che risultino aver soggiornato nella Repubblica Popolare Cinese e che siano transitati successivamente in altri Paesi prima di arrivare alle Maldive. Le autorità locali hanno inoltre deciso di sospendere temporaneamente, fino a nuovo ordine, l’ingresso alle Maldive per i viaggiatori provenienti o in transito dai seguenti Paesi: Iran e Corea del Sud limitatamente alle aree colpite dalla diffusione del coronavirus. A questo riguardo, si raccomanda di contattare la compagnia aerea di riferimento. Le autorità locali hanno disposto inoltre il divieto di sbarco per le navi da crociera. I cittadini delle Maldive in rientro da aree affette dal coronavirus saranno invitati ad osservare un periodo di quarantena all’arrivo.

Attacco a Kabul, almeno 27 morti

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E’ di almeno 27 morti il bilancio dell’attacco che stamani ha riportato il terrore nella capitale afghana Kabul. Lo ha confermato il portavoce ministero degli Interni, Nusrat Rahimi, come riporta Tolo Tv. Almeno 29 persone sarebbero rimaste ferite nell’attacco che ha preso di mira una cerimonia in ricordo di un leader politico hazara a cui stavano partecipando anche diversi esponenti politici.

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7 Marzo 2020