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RICONOSCIMENTO INTERNAZIONALE A GUAIDO’

La situazione del Venezuela si fa sempre più controversa. Scaduto l’ultimatum imposto al presidente Maduro dagli stati membri dell’Unione Europea, che avevano fissato la data del 3 febbraio come termine ultimo per esprimere la volontà di indire nuove elezioni presidenziali, il leader dell’Assemblea Costituente Juan Guaidò, autoproclamatosi presidente ad interim, ottiene il riconoscimento internazionale.

I primi ad affermare il sostegno a Guaidò sono alcune tra le grandi potenze europee: Francia, Regno Unito e Spagna, seguite nel corso degli ultimi aggiornamenti da Austria, Svezia, Danimarca, Germania, Lituania, Lettonia e Olanda.

cms_11716/2v.jpgL’Italia invece non si sbilancia. A pronunciarsi sulla questione è il Presidente Mattarella che dichiara: « responsabilità e chiarezza su una linea condivisa, con tutti i nostri alleati e tutti i nostri partner dell’Unione Europea ». Intanto ci si dimostra titubanti sull’approvazione di un testo controfirmato dai Ministri degli Esteri europei, riuniti in sede informale a Bucarest, nel quale era implicito il riconoscimento a Guaidò. A livello interno, sono state innumerevoli le critiche mosse dalle forze di opposizione nei confronti dell’ambiguità assunta dal governo sulla questione, si pensi all’assimilazione ad un sostegno implicito a Maduro, della linea espressa dal pentastellato Luigi Di Maio di creazione dei presupposti per arrivare alle elezioni presidenziali, senza essere costretti a riconoscere una figura che non è espressione legittima della volontà popolare.

cms_11716/3c.jpgIn realtà, è risaputa la posizione del movimento opposta alle interferenze occidentali nell’assetto politico dei paesi stranieri, così come al contrario è risaputa la linea guida del trarre vantaggio da situazioni di destabilizzazione politica, seguita per prassi nella disciplina dei rapporti internazionali da parte del paese tra i primi promotori della mobilitazione internazionale,gli Stati Uniti.

Naturalmente non è in alcun modo tollerabile l’ulteriore mandato di un presidente che avendo ereditato una delle più gravi crisi economiche del paese dovute ad un rischiosissimo modello economico a settore unico, non ha fatto altro che incrementare l’infrazione, affidare il sistema di importazione dei generi di prima necessità alla corruzione delle forze armate, permettendo in generale l’istituzione di un narco-stato, che come già denunciato tempo fa dalla Machado, esponente antichavista di Soy Venezuela : « ha cercato in maniera cosciente di sottomettere la società civile attaccando il settore produttivo per farci poveri e dipendenti dallo Stato; attaccando il settore universitario per silenziare le voci della dissidenza e del pensiero critico; attaccando i mezzi di comunicazione perché ci sia un solo pensiero, una sola verità”.

cms_11716/4.jpgPartendo da questo presupposto, è più che legittima la scelta dell’Italia di non farsi coinvolgere dall’ondata di impulsività che sta travolgendo le opinioni pubbliche internazionali e questo proprio per tutelare l’incolumità del Venezuela, considerando che il presidente Maduro dichiara sfacciatamente alle reti internazionali di essere pronto ad imboccare la strada della guerra civile, dunque della carneficina, avendo il sostegno della Guardia Nacional. Allo stesso tempo non è possibile abbassare la testa di fronte alle minacce di un dittatore, di fronte ad una situazione di crisi umanitaria e di violazione dello stato di diritto. É necessario quindi assumere posizioni cautelative, non astensioniste, che permettano di arrivare ad una svolta perdurando su accordi diplomatici e sull’apertura al dialogo, per il rispetto di quei principi democratici, che così come sono stati evidentemente violati per i vizi sopraggiunti dal punto di vista procedurale nel corso delle scorse elezioni presidenziali, allo stesso modo sarebbero violati qualora una qualsiasi figura ottenesse l’investitura del potere legislativo, anche se provvisoriamente senza permettere al popolo di esprimersi direttamente. D’altra parte è anche vero che il sostegno figurativo di buona parte dei venezuelani a Guaidò e il riconoscimento internazionale, lo porrebbero sotto i riflettori, vincolandolo alla specifica funzione di avviare un nuovo processo elettorale.

Data:

5 Febbraio 2019