Traduci

RIFIUTI TOSSICI NEL PARCO DEL GARGANO

L’ennesimo attentato ad una terra sola e dimenticata da tutti in primis dalle istituzioni che, nonostante l’insediamento della Direzione Investigativa Antimafia in terra di Capitanata, non riesce ancora a venirne a capo. L’intera provincia di Foggia diventa sempre più una zona martoriata e inabitabile. Le recenti scoperte degli sversamenti di rifiuti tossici, delineano tragicamente il profilo di un territorio molto simile alla “terra dei fuochi” campana. Indubbiamente a farne le spese sono i semplici cittadini, attanagliati nella morsa di una criminalità non più dedita solo ai furti, al racket e allo spaccio di stupefacenti. Il nuovo business della malavita foggiana e, in particolare, garganica, è rappresentato dai rifiuti. In una nostra precedente inchiesta, eravamo andati nella zona di Cerignola a documentare la combustione dolosa di rifiuti di tossici – come l’eternit – abbandonati in aree a vocazione agricola. Questa volta, invece, è la zona adiacente al parco del Gargano a essere interessato a questo fenomeno criminoso. Stiamo parlando di un territorio “gioiello” ricco di vegetazione, che rischia seriamente di scomparire a causa di rifiuti di ogni genere.

cms_16196/2.jpg

Ma, fortunatamente, non sempre il “crimine paga”. L’ennesimo scempio ambientale, stavolta, è stato sventato dai Carabinieri del Nucleo operativo ecologico (Noe) di Bari e dal comando provinciale di Foggia, che ha portato a ben sei arresti tra cui Giuseppe Bergantino, ritenuto il presunto basista dei 4 omicidi avvenuti a San Marco in Lamis. Precisamente, si stava costruendo un Bed and breakfast su un terreno pieno zeppo di amianto, smaltito illegalmente in un’area protetta del Parco del Gargano in località Conte di Troia. Tra gli altri rifiuti presenti nel terreno, si è accertata la presenza di oltre 70 tonnellate di rifiuti speciali come, materiali ferrosi, mattoni e bidoni di plastica. I fatti evidenziati dai pm della Dda di Bari Renato Nitti e Marco D’agostino risalgono al periodo dal 2017 al 2019, dove grazie ai filmati si è riusciti a risalire ai soggetti colpevoli.

cms_16196/3.jpg

Infatti, oltre a Giuseppe Bergantino gli inquirenti hanno arrestato Antonio Mastromattei, Lorenzo Rocco, Michele Silvestri, Francesco e Angelo Pio Rinaldi. La stessa procura avendo accertato il reato, ha istituito una commissione per accertare il costo della bonifica, che si aggira intorno ai 170mila euro. Inoltre, gli stessi carabinieri hanno confiscato l’area e i mezzi da lavoro per un valore di 300mila euro circa. Tutta questa vicenda ha del drammatico, poiché ci sono in ballo la salute degli esseri viventi e l’integrità, sempre più fragile, di un territorio che basa la propria economia sul turismo e sull’agricoltura. Al momento, purtroppo, sono poche le soluzioni da mettere in atto per staccare dalle fondamenta della società e delle istituzioni fenomeni di malcostume, criminalità e corruzione molto radicati da nord a sud dell’Italia.

(Foto dal Web)

Data:

19 Febbraio 2020