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RIFORME,MELONI A OPPOSIZIONI:”STOP INSTABILITA’,SPERO CONDIVISIONE”

cms_30435/1.jpg“Sì al dialogo sulle riforme” con una apertura (poi ridimensionata) sulla Bicamerale, ma si deve risolvere il problema della “fortissima instabilità” del sistema politico italiano. Dopo la giornata di incontri con le forze di opposizione, il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha chiaramente posto a Pd, M5S, Azione, Italia Viva e alle forze minori di opposizione il suo obiettivo: fare le riforme, trovando un forma istituzionale che rinnovi il paese, senza mettere – per ora – paletti sull’architettura che dovrà essere adottata. “Possiamo immaginare un modello italiano, noi non siamo innamorati di un modello in particolare”, infatti dice il premier chiudendo la giornata di fronte ai giornalisti quando sono quasi le 21. Obiettivi sono la governabilità (su cui sembra sfondare una porta aperta) e maggiori poteri all’esecutivo, su cui invece registra la frenata di tutte le forze, ad eccezione del Terzo Polo che le offre la prima sponda.

Al M5S, la prima delegazione a salire al secondo piano della Camera per l’incontro, Meloni ha introdotto il tema ’politico’: “Abbiamo – fa notare il premier a Conte come farà poi con Calenda, Schlein e agli altri leader – sempre avuto governi che duravano uno o due anni e ai nostri tempi, al repentino cambio di governo fa seguito spesso un repentino cambio di maggioranza”. Per Meloni non avere una guida stabile al comando del paese è un problema “che ci indebolisce anche a livello internazionale. Il Presidente Conte si rende conto, come me, del fatto che quando ci sono incontri internazionali gli interlocutori si pongono il problema di capire per quanto tempo tu sarai il loro interlocutore”.

Poi si chiede l’intervento del ministro per le Riforme, Elisabetta Casellati, che entra nel merito ’tecnico’ dei presidenzialismi. Ai pentastellati, per esempio, contesta la contrarietà all’elezione diretta del premier o del capo dello Stato “visto che voi siete stati sempre apostoli della democrazia diretta”. A chi prova a mettere in campo il cancellierato alla tedesca ricorda il rischio di un sistema “che di fatto indebolisce il capo dello Stato”. Dubbi li esprime anche al Terzo Polo che ribadisce l’opzione del monocameralismo. Con lei al tavolo anche i due vicepremier, Matteo Salvini e Antonio Tajani e il costituzionalista di palazzo Chigi, Francesco Saverio Marini che avrebbe ascoltato gli interventi senza intervenire.

Sulla via da percorrere Meloni riflette sulle parole di Conte sulla commissione ad hoc. La Bicamerale è vista come una sorta di contenitore che secondo la premier, però, rischia di essere una gabbia che allunga i tempi, una sorta di tela di Penelope che potrebbe far arenare su un binario morto il progetto riformista. Meloni sul tema prima sembra aprire (“Valuteremo anche la proposta che avete fatto sulla legge ad hoc relativa alla procedura delle riforme”) poi però frena, ribadendo che “la sede propria” per approvare le riforme “esiste già, è il Parlamento, è la Commissione affari costituzionali, che questo lavoro fa e ha sempre fatto”. Dando così un riconoscimento al parlamentarismo e al ruolo del potere legislativo.

Sui modelli di riforma presidenziale invece Meloni lancia la palla in campo avversario: “Io non arrivo qui con la soluzione, voi sapete le proposte che abbiamo presentato quando eravamo all’opposizione”. Sul tavolo, solamente abbozzate restano tre ipotesi: “Il presidenzialismo in senso stretto, con l’elezione diretta del Presidente della Repubblica, che è anche capo del governo, il semipresidenzialismo sul modello francese, quindi l’elezione diretta del Presidente della Repubblica che nomina un capo del governo, oppure c’è l’opzione dell’elezione diretta del presidente del Consiglio che in questo caso mantiene in capo al Parlamento l’elezione del Presidente della Repubblica, che mantiene il suo ruolo di personalità super-partes e di contrappeso”. Resta fuori dal dibattito il modello tedesco, che potrebbe essere attrattivo, sia per il Pd che per il M5S.

Ora tocca a voi dirci “quale ritenete possa essere la forma migliore e piano piano si scende nei contenuti. Questo è l’approccio del governo: vorrei cercare un dialogo, provare a vedere se ci sono punti di contatto”, è l’invito finale di Meloni. Che ha fine giornata rileva come “l’ipotesi dell’elezione diretta del premier è sicuramente, all’esito del dibattito, l’ipotesi che incontra una minore contrarietà”. “Se c’è un margine per trovare una sintesi anche con le forze dell’opposizione – è il ragionamento conclusivo – bene, altrimenti ciò non vuol dire che la riforma, che vogliono i cittadini che ci hanno votato, non si farà perché non è condivisa”.

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10 Maggio 2023