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Rigopiano: i retroscena di una “tragedia annunciata”

È trascorso quasi un anno da quel “maledetto” 18 febbraio in cui persero la vita 29 persone, sepolte dalla valanga che travolse una struttura alberghiera nel comune di Farindola, in provincia di Pescara. Come spesso accade, numerose sono state le polemiche che hanno riguardato il tragico evento e ancora oggi non sono del tutto placate, nonostante siano stati individuati i responsabili, o presunti tali, dell’accaduto.

Purtroppo però non è tutto: “la madre degli imbecilli è sempre incinta”, recita un vecchio detto popolare, e anche in questo caso non sono mancati episodi deprecabili di stupidità umana. Così, accanto alle polemiche su “quel che si sarebbe potuto fare” onde evitare la “tragedia annunciata”, sono oggi emersi, grazie a delle intercettazioni, i retroscena riferiti alle telefonate in cui si richiedeva l’intervento di squadre specializzate.

«E insomma, mica deve arrivare a Rigopiano? Perché se dobbiamo liberare la spa, al limite ci andiamo a fare pure il bagno». Queste le parole pronunciate al telefono dal dipendente dell’Anas, Carmine Ricca, alle 15.35 di quel drammatico giorno, poco più di un’ora prima che una valanga travolgesse l’hotel. Ricca era a colloquio con il responsabile del settore viabilità della Provincia, Paolo D’Incecco, che rideva della battuta del suo interlocutore.

Risate e battute chiaramente inopportune, come evidenziava il consigliere regionale Lorenzo Sospiri al colloquio con l’allora segretario del Presidente della Regione Luciano D’Alfonso,affermando: «La gente sta morendo e voi non vi rendete conto».

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Dello stesso tenore della frase di Sospiri, quella di Giuseppina Manente, ufficio stampa della Provincia di Teramo, territorio in piena emergenza in quei giorni. «Qui conteremo i morti per carenza di soccorsi, forse non vi state rendendo conto», scriveva in un sms inviato alle 21,45 allo stesso Ruffini, delegato da D’Alfonso per seguire tutte le operazioni. Il ruolo di Ruffini è ben evidenziato nell’informativa: “Deve essere rimarcato che il presidente Luciano D’Alfonso aveva delegato Claudio Ruffini alla gestione dei mezzi spazzaneve e delle cosiddette ‘turbine’”.

La suddetta informativa ricostruisce le conversazioni avvenute a livello di dirigenza regionale nelle giornate del 17 e 18 gennaio, fino alle prime ore del 19 gennaio. La data di stesura della relazione è del 7 febbraio, 20 giorni dopo la tragedia. Quando infine il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, nel pomeriggio del 18 gennaio chiamò Ruffini, questi non rispose né richiamò: «Nessun commento è necessario a evidenziare ulteriormente come Ruffini non abbia né risposto né richiamato il sindaco di Farindola quando questi aveva tentato di contattarlo ben prima della terribile nota slavina», sono le considerazioni finali rilevate dall’informativa.

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Auspicando che non vi sia un rimpallo di responsabilità, confidiamo nella Magistratura, affinché faccia il suo corso e renda giustizia ai familiari di coloro i quali, a causa dell’irresponsabilità di chi doveva intervenire per tempo, sono morti, sepolti vivi, all’interno dell’Hotel.

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Data:

29 Novembre 2017