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Rigopiano. Un miracolo che si chiama “Italia”

Sono vivi dopo oltre 40 ore al buio, isolati dal cielo da almeno cinque metri di neve. Sono vivi quando già all’inizio si temeva il peggio. Sono vivi, grazie a chi, per raggiungere Rigopiano, ha sfidato il tempo e le intemperie, non esitando nemmeno un minuto. È un miracolo, certo, e si chiama “Italia”, quella macchina fatta di soccorritori che, muniti di micro telecamere, si sono infilati nella neve, spingendosi giù per captare anche il minimo accenno di respiro. Di vigili del fuoco, protezione civile, volontari, di donne e uomini del servizio sanitario. Della gente tutta. Perché Nazione è anche e soprattutto questo: il senso di appartenenza che ci fa sentire fratelli e che ci ha trascinato in un impeto di gioia nel veder riemergere quella prima testolina castana. Che ci tiene svegli di notte col cuore in gola a parlare con Dio, affinché non soffochi il flebile alito di coloro che, là sotto, vogliamo immaginare ancora coscienti. È una lotta contro il tempo, da combattersi con braccia forti e passi felpati poiché ogni minima vibrazione può farsi fatale. È ancora quel sentirci italiani che ci ha fatto versare lacrime amare nell’aver appreso che il ghiaccio, o forse l’urto, hanno addormentato per sempre sei persone. Scivolare nel vuoto pensando al piccolo Edoardo, in ospedale senza mamma e papà. Percepire la rabbia dilatare le vene nell’aver udito che i mezzi, per rimuovere la neve, non c’erano. Siamo l’Italia. Anche quella che ha l’obbligo di indagare sulle cause, per rendere giustizia a chi dall’inferno di ghiaccio non è più risalito. Per far si che mai più si verifichino tragedie simili. E se è vero che lì, all’incrocio dei due canaloni, a 1200 metri, di slavine non ne avevano viste da decenni, è vero pure che a guardarla, quella montagna, vengono i brividi. I dispersi sono ancora tanti. Troppi. Le speranze di trovarli vivi sempre più fievoli. Ma l’Italia, quella che non si arrende, va avanti, sfidando il gelo e il pericolo di ulteriori valanghe. Per salvare qualcuno si fa questo ed altro.

Data:

22 Gennaio 2017