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RILEGGENDO POESIA – ALFONSO GUIDA

cms_30579/poesia.jpgLa rubrica Cantiere Poesia, curata da Maria Grazia Calandrone, fu inaugurata nel 2010 e trattava poeti giovani, il cui lavoro era ancora in fieri. Tra diverse proposte, non tutte interessanti in verità, ci colpiscono i versi di Alfonso Guida: Tutta la pianta del morire, pubblicati nel febbraio 2011 (n. 257).

“Lo scenario di Alfonso,” scriveva M. Grazia Calandrone, “[che prima] detonava all’interno, in una cella di penitenza e amori fermi e portava sui palmi il veleno di una ferocissima nostalgia per il presente, […] era un fatto di lacrime e dissipazione.” Pezzo magistrale, ancorché i nostri lettori ne possano percepire un’interrogata perplessità. Pezzo magistrale e difficilmente riassumibile. Proseguiva così: “ora Alfonso si è fatto uomo, ha preso il posto del padre e ha smesso la pena esclusiva per i propri fantasmi, ha liberato l’occhio […] crocifisso ai suoi endecasillabi e settenari.” “Io so fare solo questo,” affermava il poeta nato a San Mauro Forte (Matera) nel 1973.

Ecco il suo curriculum. Alfonso Guida (1973) vive a San Mauro Forte. Legato alle figure di Beppe Salvia, Dario Bellezza, Amelia Rosselli e Paul Celan, suoi testi sono apparsi, tra le altre, sulle riviste Poesia e Forum Italicum. Ha vinto i premi: Dario Bellezza per l’opera prima con la raccolta Il sogno, la follia, l’altra morte (1998); Montale con la plaquette Le spoglie divise [15 stanze per Rocco Scotellaro] (2002). Tra le sue pubblicazioni: le raccolte poetiche Il dono dell’occhio (Poiesis 2011); Irpinia (Poiesis 2012); Ad ogni passo del sempre (Aragno 2013); L’acqua al cervello è una foglia (LietoColle 2014); Poesie per Tiziana (Il Ponte del Sale 2015); Luogo del sigillo (Fallone Editore 2016); il diario in prosa “Diario del transito” disponibile in rete; le plaquette: Via Crucis, Note di terapia, Nous ne sommes pas les derniers. Cura la rubrica “Golpe” per la rivista Avamposto.

https://www.poesiadelnostrotempo.it/conversari-di-alfonso-guida/, il link è del 2021 quindi abbastanza aggiornato. Leggiamo ora quanto scrive Antonio Bux, premettendo che sottoscriviamo in toto le sue parole https://antoniobux.wordpress.com/2014/06/17/alfonso-guida-a-ogni-passo-del-sempre-aragno-editore-2013/.

Posso dire che tanti scrittori di versi li leggo. E alcuni mi piacciono, li leggo volentieri. Sanno lavorare coi versi, aprire spazi. Ma pochi sono poeti. Uno di questi poeti è Alfonso Guida, lucano quarantenne, insegnante di professione e sensibilissimo autore segnato da una vita profondamente inquieta e piena di peripezie, che la sua biografia attesta ampiamente. Ma non vorrei soffermarmi sulla storia di Alfonso, dato che è tutta nei suoi splendidi versi. Appunto la biografia di Guida è la sua poesia e viceversa (d’altronde anche Barthes ci dice che la biografia è l’unica storia possibile e confutabile). E la poesia di Alfonso Guida è marchiata da una profonda umiliazione, da apparire così nuda e così splendida in questo suo umiliarsi, in questo suo arrendersi alla terra, per l’appunto, che è impossibile non essere scossi da questo moto ondoso dal quale traspare una vicenda umana sensibile e mistica. Pare un uomo d’altri tempi, Alfonso Guida. Rinchiuso nei suoi dogmi, così profondi e radicati, tanto da fare di se stesso una statua potente, un monumento del pensiero. Dalle sue scelte di vita, di sradicato anche essendo sempre rimasto nel suo habitat naturale (la lucania, san mauro forte, il suo paese natale, dove tuttora vive) pare evidente la condizione di esiliato, di straniero nella propria terra. Ma questo esilio il poeta lo vive come una condizione necessaria, come una missione alta, e non come una condanna auto-inflitta. E, anzi, diventa il suo “essere esterno”, radice per l’interno che si nutre e da cui ne viene nutrito. I richiami a molti maestri in Guida sono evidentissimi; dalla Rosselli a Bellezza, da Celan alla Cvetaeva o ancora la Achmatova, la Sexton. Ma anche dei corregionali tanto amati in passato, quali Scotellaro (a cui fu dedicata una sua prima plaquette) e Beppe Salvia. È la sua regione, la sua terra, quindi, che traspare come un respiro dominante in molti dei versi di Guida. I suoi libri sono veri, pulsano di vita e di bagliori, di immagini paurose e precise. La poetica di Alfonso Guida si è nel frattempo evoluta, ora non è più avvinghiato così ferocemente ai suoi endecasillabi, e forse la sua affermazione di allora “io so fare solo questo” non era neppure un vezzo, ma una necessità. Avvertiamo l’urgenza di affermare – con Antonio Bux – che Guida è poeta vero. Se è vero che sa fare solo quello, non è poco. Sa farlo molto bene.

Non avrai niente. Solo un po’ di cielo,

la quieta solitudine dei vetri.

Non potrai prendere un treno, dormirai

sui cespugli, tra i ginepri, mangiando

fichi, succhiando gocce di acqua fresca

dall’angolo delle pietre. Vuoi vivere

di poco, ascoltare la pace farsi

flutto e sapore di croco, avrai scarpe

cucite con lo spago e i chiodi, il guado

del mondo non ti appartiene, stai fermo

proprio adesso che la pioggia ha sfiorato

la tua testa e il Nulla, tra le ossa nere

dei fiori morti, indietreggia, oscurando

la tua storia, i tuoi giorni, è questo che vuoi?

Data:

22 Maggio 2023