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RILEGGENDO POESIA – CRISTINA SPARAGANA

Il fatto che possiamo presentare ai nostri lettori Cristina Sparagana lo dobbiamo unicamente al mensile POESIA, che, nel giugno 2019 (n. 349) – quindi non molti anni or sono – ne pubblicava alcuni inediti intitolati A spasso negli specchi e una nota biografica che riproponiamo integralmente.

Nei vari siti da noi consultati, salvo errori o involontarie omissioni, di Cristina Sparagna non si parla affatto, se escludiamo www.literary.it, come vedremo.

“Cristina Sparagana è nata a Roma nel 1957. Poeta e traduttrice, ha trascorso nove anni in Cile dove ha insegnato letteratura italiana presso l’Università Cattolica di Valparaiso. Vincitrice del premio Montale inediti nel 2002, è stata lungo collaboratrice della rivista Poesia, per la quale ha tradotto importanti autori latino-americani. Nella primavera del 2006 è uscito presso le edizioni del Giano il suo libro di versi Il demone gentile curato da Plinio Perilli, cui ha fatto seguito Biografia della polvere, Pascal 2011, e Solo la terra, Passigli 2012, con la prefazione di Maria Luisa Spaziani. Nel 2012 Passigli ha pubblicato la sua traduzione de La barcarola di Pablo Neruda. Nel marzo dello stesso anno è uscito il volume Giordano al rogo e altri versi edizioni Neos, Torino che si è classificato secondo al Premio nazionale di arti letterarie città di Torino. Sue poesie sono comparse nell’antologia Senza tempo per sempre a cura di Eugenio Rebecchi edita da Blu di Prussia nel 2016; più recenti le pubblicazioni Strida a novembre e L’oscura controdanza entrambe del 2017.” Leggiamo dunque ora quanto scrive Paolo Carlucci su Cristina Sparagna su http://www.literary.it/dati/literary/c/carlucci_paolo/solo_la_terra.htm.

Dopo le incursioni nei colori dispersi della parola scossa dal vento globale, come efficacemente potrebbe sottotitolarsi il recente Biografia della polvere (Pascal edizioni), Cristina Sparagana prosegue ora il suo viaggio nel più lungo giorno della poesia, con questa nuova ed intensa opera Solo la terra. Qui la parola, sempre intesa come metafora, si riscopre visione e causa di luce. Veggente ed onirica, la voce poetante si rigenera nell’emozione del proprio bosco dell’anima. […] Sin dai primi versi di Fuoco d’estate, il testo che apre la raccolta, s’avverte come il martello anaforico del deittico questo, correlato per lo più al temine incendio, diventi non solo parola chiave, ma basso continuo di una singolare danza fonica, ricca di suggestioni che aprono al simbolo di una natura spessa e viva, in cui il corpo si fa coro e voce inquietante che dissacra e rigenera. […] Poesia che arde di simboli, quella di Cristina Sparagana, ma che pure rugiada ricordi e sente il ritmo del mondo nel sudore dei sogni. […] Il fine è quello di far riassaporare, nella poetica contemporanea, volta spesso a celebrare la liturgia delle sensazioni minime e di una troppa manifesta sensualità, la grammatica del grano, parafrasando Mistral, intrecciando spesso ansia di spiritualità e gemmate unghie di terrestrità. […] L’autrice, che ha nel proprio vissuto l’esperienza latino-americana, disegna in Partito parole migranti, viatico di riflessione sentimentale. C’è spazio per una moralità affettiva che, in parte, si riaggancia alle poesie civili di Biografia della polvere, ma qui più sentite e maturate rispetto agli esordi de Il demone gentile, in cui emergeva già potente la lingua più vera della Sparagana, quella del simbolo amoroso-naturale rigenerante. Il tema del sacre du parole caratterizza dunque la sua produzione, anche in composizioni fortemente teatrali, come nei versi performativi de la gestazione di lady Macbeth, atroce e potente intreccio di sangue e passione ed una delle massime esemplificazioni del tema del sacrificio catartico. Il che, come avverte Maria Luisa Spaziani nella sua premessa al volume, costituisce la massima audacia: quella di scardinare le vecchie strutture del mondo e di sconsacrarlo e riconsacrarlo insieme, a passi di colomba.

Una recensione importante, non si discute su questo: ne abbiamo omesso alcuni passaggi ma ne consigliamo la lettura integrale. Il problema è che nel web non troviamo altro. Quasi un oltraggio nei confronti dei suoi versi – (e non sono versi liberi, attenzione!) – che ora pubblichiamo, così nitidi, impeccabili, degni di nota.

Pioggia. Sole. Gelate.

Pioggia. Sole. Gelate.

Si accucciano le fate dove spira

la folata uniforme,

quell’enorme

spettacolo di pace

e di grani incolori.

Ma subito, la terra, coi suoi pori

mascherati di gelso,

leva il gomito immenso da un solario

di fuscelli e di crani.

Forse, già da domani, nei sepolcri,

il vento infilerà una cornamusa

sospirata, turchina.

Da un’anima spurgata sulla china

scenderanno,

invisibili,

gli spettri

e i recisi animali.

Un bacio sulle scale,

la gramigna

che ritarda a stupire,

la mano sprofondata tra le lire

e un fragile salterio,

la cicogna.

Data:

13 Gennaio 2024