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RILEGGENDO POESIA – FERDINANDO FALCO

cms_32162/poesia.jpg“L’8 luglio (2016, NdA, n. 323 del febbraio 2017) è morto un grande poeta italiano, Ferdinando Falco, per lo più ignorato dalla nostra società letteraria. Di lui proponiamo qualche testo, per testimoniarne il valore, assieme a una nota critica, utile a inquadrarne il lavoro.”

L’articolo di cui abbiamo appena citato uno stralcio era a cura di Mario Melis e s’intitolava: Ferdinando Falco – Così malato di parole. Melis affermava che per Ferdinando Falco “il tempo è un unicum e lo spazio un continuum, segnato dalla presenza delle immagini: oggetti in un eterno presente, che senza queste proliferazioni testuali rischierebbe la metafisica. Eterno presente perché ridotto alla struttura della naturale fisicità. Si tratta in generale di un universo complesso, che svela un versante lirico, in qualche caso persino elegiaco, versante scarsamente rilevato dalla critica, oppure negato del tutto. […] Il fatto è che questo lirismo particolare sfugge ai canoni tradizionali e, perciò, anche a una definizione sintetica.” L’articolo è lungo e piuttosto complesso, non è possibile una qualsivoglia sintesi. Possiamo invece conoscere meglio questo autore prendendo spunto da www.poetidelparco.it e integrando le scarse note con qualche altra informazione, dal momento che il post fu pubblicato nel 2018 senza che fosse inserita almeno la data della morte.

cms_32162/Ferdinando_Falco.jpgNato nel 1936 da modesta famiglia originaria di Caivano (NA) ma presto trasferitasi a Roma, dopo gli studi classici intraprende la carriera militare come ufficiale di fanteria, mantenendo inalterato l’interesse per le lettere. Redige, con Mario Melis, Angelo Ricciardi e Achille Serrao, il periodico Il disordine. Dopo un lungo esercizio preparatorio pubblica nel 1974 la prima e coerente raccolta di testi lirici, Tecnica di settembre in cui rifiuta la prosodia classica.

Nel 1980, pubblica La bardana del greco (edizioni Barbablu, Siena), in cui ritorna temporaneamente all’uso della misura classica.

Collabora alle riviste Forum Italicum, Altri termini, Carte Segrete, Origine. Parti consistenti di un suo romanzo provvisoriamente intitolato Profane agiologie (poi divenuto Agiografie profane) sono pubblicate su Carte Segrete (39/79) e Altri termini (3,4,5/85 e 86). Nel 1982 vede la luce L’ampiezza a dimora pubblicata nei Quaderni di Messapo (Siena) con prefazione di Cesare Milanese, in cui abbandona di nuovo la prosodia scolastica tradizionale. È di allora la sua collaborazione con Achille Serrao e Vanni Rinaldi per la realizzazione della cartella di poesia e grafica Scacco al Re – mosse per versi e per immagini (Grafica Campioli, Monterotondo, 1988).

Risale a questo periodo anche un’attività pubblicistica che si sviluppa per Quadrante (rivista per le Forze Armate), Occidente, Marguttone, Ore 12, e l’Agenzia Internazionale Stampa Estera (AISE). Nel 1989 pubblica i Sonetti in forma di poesia, con prefazione di Achille Serrao. Dal 2002 si dedica alla prosa pubblicando i romanzi Uneide, Agiografie profane, Triedro, Resti umani e le prose di Carte a perdere. Nell’ottobre 2004 prende parte ad un ciclo di lezioni presso la facoltà di Letteratura dell’Università di Tor Vergata di Roma, aprendo il seminario con una lezione su Ugo Foscolo, poi inclusa, assieme alle altre del ciclo, nel volume “Poeti che leggono poeti: rassegna dell’Otto-Novecento”, a cura di Gabriele Scalessa (Cofine, Roma 2005). Nel 2012 torna al sonetto pubblicando il Trattatello dell’anima e dell’ombra. Era quindi naturale, per quanto riguarda l’articolo citato, che fosse Melis a firmarlo, dal momento che lavorarono gomito a gomito, con Serrao e con Ricciardi, a Il disordine, periodico citato in biografia. Ora, affermare, come ha detto Melis, che Ferdinando Falco fu un grande poeta è la cosa più facile del mondo: non costa nulla e fa fare a tutti bella figura. Bisogna controllare anche la seconda affermazione, che è invece incontrovertibile: Ferdinando Falco non è stato quasi mai preso in considerazione dalla critica. Perché? Forse la carriera militare che intraprese (fu ufficiale di fanteria) fece storcere il naso a qualcuno? O forse fu un certo linguaggio alto, aulico a volte, talora in funzione parodistica o come memoria di una norma perduta, alternato ad altre composizioni, con registri bassi, informi, proprii della sua meridionalità, dove la commistione di individuale e di collettivo raffigura il presente, anzi, un eterno presente. Ferdinando Falco ha pubblicato sette raccolte di poesie e cinque romanzi. Almeno un convegno, una tesi di laurea, uno studio sistematico della sua opera gli sarebbe dovuto. Opera che è molto più complessa di quanto non si creda.

Che pomeriggio…

che pomeriggio e che giardino tetro

con musa di maniera avresti detto

e quanti rami intricano sul vetro

Ma né l’oscura spezzata del tetto

sarà per la memoria un giusto metro

né il melo sfiorirà nel grigio letto

del marciapiede illuminando il retro

solitario di questo palazzetto

quando mani chirurgiche entreranno

con le dita di uranio e di cobalto

a liberare gli atomi rinchiusi

nella lampa che ignari strofinammo

e questo mondo perderà il suo smalto

e saremo negati a tutti gli usi

Data:

21 Ottobre 2023