Traduci

RILEGGENDO POESIA – SALVATORE TOMA

cms_31277/poesia.jpg“L’intensa ma purtroppo breve vita poetica di Salvatore Toma è raccolta in sei volumi pubblicati tra il 1970 e il 1983 da piccoli editori che ne permisero una conoscenza inizialmente locale e quasi regionale.

Solo nel 1999 la poesia di Toma ha potuto vedere la meritata diffusione nazionale grazie alla pubblicazione presso Einaudi della raccolta antologica curata da Maria Corti, Canzoniere della morte che ebbe il merito di aver reso la giusta luce all’opera di questo grande poeta.”

(Fiammetta Crivelli su POESIA, N. 282, maggio 2013: l’articolo era intitolato Il Caos e l’Assoluto).

In realtà non fu breve soltanto la sua vita poetica, ma la sua vita tout court.

cms_31277/salvatore_toma.jpgSalvatore Toma nasce a Maglie nel Salento nel 1951, da una famiglia di fiorai, e insieme a Antonio Verri e Claudia Ruggeri fa parte dei cosiddetti “poeti maledetti salentini”. Frequenta il liceo classico, ma non prosegue gli studi, anche se coltiva da autodidatta le materie che più gli interessano: letteratura e ovviamente poesia.

Vive nella tenuta dei genitori occupandosi della campagna e trascorrendo ore in un bosco di querce, “le Ciàncole”, appostato comodamente sui rami di un grande albero.

Pubblica (dal 1979 al 1983) sei raccolte di poesie, rispettivamente: Poesie, Ad esempio una vacanza, Poesie scelte, Un anno in sospeso, Ancora un anno e Forse ci siamo. La sua morte prematura, avvenuta quando aveva appena trentacinque anni viene, da alcuni, attribuita al suicidio, in realtà sembra sia sopraggiunta per un uso eccessivo di alcolici, per cirrosi epatica. La sua notorietà deriva dalla pubblicazione della raccolta di poesie Canzoniere della Morte (Einaudi 1999), a cura della filologa Maria Corti. Dopo la scomparsa della Corti, avvenuta nel 2002, la poesia di Toma rischiava di essere definitivamente dimenticata. Un folto gruppo di intellettuali meridionali promosse una raccolta di firme per chiedere la ristampa del volume al tempo esaurito, tentando anche di rilevare i diritti di autore per pubblicare il libro altrove. L’iniziativa provoca una vasta eco in tutta Italia e la casa editrice decide, di ristampare il Canzoniere.

(Da https://lombradelleparole.wordpress.com/tag/poesie-sulla-morte-di-salvatore-toma/).

In realtà Toma, dopo il Liceo Classico, abbandonò gli studi universitari intrapresi a Bologna. Tornato a Maglie si sposò, ebbe tre figli, gestì un allevamento di cani e frequentò assiduamente la biblioteca comunale.

cms_31277/3.jpg

L’alcol fu la sua maledizione, nonostante diversi tentativi di disintossicazione. Ecco come lo descrive Giorgio Linguaglossa. “Un poeta sconosciuto e disconosciuto come Salvatore Toma (1951-1987), che vive nella lontana provincia salentina, scrive invece i versi più acuti e dolorosi del decennio a cavallo tra gli anni Settanta-Ottanta. Dinanzi alla sua disperata autenticità, scoloriscono e impallidiscono le scritture poetiche più scaltrite ma anche più professionali degli esistenzialisti milanesi e dei minimalisti romani. Recluso nell’isolamento della provincia, Toma scrive una poesia lontana anni luce dalla ideologizzazione neosperimentale e dalle poetiche che si andavano elaborando a Roma e a Milano; la poesia di Toma è quella di un ruminatore-visionario che accentra il discorso lirico, una sorta di primitivismo linguistico, intorno al problema della propria morte, con una versificazione basata sul verso libero, sulla percussione ritmica e su una imagery limitata e circoscritta a poche figurazioni di base dalle quali si diramano le variazioni ossessive della sua ruminazione interiore. Il discorso lirico diventa così la proiezione all’esterno delle sue ruminazioni interiori.” Ecco invece uno stralcio di un articolo apparso su Repubblica: “ingenuo, ribelle, polemico, feroce, leggero, favoloso. Per lui è stata riproposta la vecchia formula del poeta maledetto per cui dovremmo pensarlo come un Tristan Corbière in motorino per le strade di Maglie o un beffardo Rimbaud del profondo Sud che periodicamente inviava strampalate richieste di iscrizione ai Lions del suo paese e cartoline di insulti ad alcuni famosi poeti di Milano che per lui rappresentavano il potere editoriale.” Tutta l’opera di Toma è attraversata dall’idea della morte. Ha una visione totalizzante della scrittura, che scava fino al midollo e sa essere sfogo, conforto, verità, speranza o disillusione. Ecco perché sarebbe giusto dare maggiore visibilità e prestigio anche alle figure poco in auge, forse sommesse, ma ricche nelle tematiche, nell’uso dello stile, nel linguaggio, nei messaggi. Difficile pensare che lo facciano quei “famosi poeti di Milano” cui aveva indirizzato improperî formato cartolina. Eppure – e nonostante questi eccessi – la poesia dovrebbe praticare maggiormente qualche gesto d’indulgenza e di generosità nei confronti di un autore che, come altri del resto, non merita l’oblio. Nel nostro piccolo noi ci proviamo.

Non pensare alla morte…

Non pensare alla morte
in un giorno così riuscito
di sole e di nostalgia
ma pensa al domani
che così incredibilmente risorgerà
e non ti parrà vero.
Pensa agli animali
al buio luminoso della campagna
alla volpe
felino di caccia e d’allegria
e dormi con essa
il conforto di un sonno animale
dove anche la morte
diventa una questione d’olfatto.

Data:

23 Luglio 2023