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Russia: la crociata di Putin contro la musica rap

Ha venticinque anni, decine di milioni di visualizzazioni su YouTube e un amore per i testi di denuncia sociale e di protesta politica. Si chiama Dmitrij Kuznetsov, anche se al grande pubblico è noto col nome d’arte di Husky, è uno dei rapper della sua generazione più amati in Russia e, cosa più importante di tutte, rischia di aver dato vita senza volerlo al più grande conflitto tra musica e potere che si sia mai verificato negli ultimi anni.

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Già, perché lo scorso 21 novembre Husky, dopo che un magistrato aveva deciso di negargli il permesso di svolgere un regolare concerto a Krasnodar (“è troppo estremista” aveva detto), ha pensato che sarebbe stato assai scortese non regalare alla folla che si era radunata le sue tanto agognate prestazioni. Così, in assenza di altri luoghi, ha scelto di iniziare a cantare sul tetto della propria auto. Il rapper è stato arrestato per teppismo e condannato a dodici giorni di carcere; attualmente è di nuovo in libertà, ma il curioso incidente ha aperto un dibattito nazionale sull’opportunità o meno di incoraggiare, o quantomeno di lasciare libertà d’espressione, ai tanti “artisti” come Husky che amano provocare le autorità politiche, prendere in giro le forze di polizia e talvolta perfino incoraggiare l’uso di droghe e la frequentazione di prostitute. Kuznetsov non è infatti che l’ultimo di una lunga serie di rapper nazionalpopolari arrestati nel solo 2018; così come, nello stesso anno, ben quattordici concerti di differenti cantanti sono stati vietati per ragioni morali o di ordine pubblico. Una forma di censura che, condivisibile o meno, non poteva più essere ignorata.

Uno degli uomini più attenti alle vicende in questione sembra essere stato fin dal primo momento proprio il Presidente russo Vladimir Putin, già sensibile al tema della musica rap poiché spesso, in passato, alcuni dei suoi avversari politici (Navalny su tutti) avevano invitato ai propri comizi cantanti di questo genere accrescendo così in maniera esponenziale la propria platea. Non sappiamo se per ragioni etiche o per una cinica convenienza, ma ciò che è certo è che il Presidente sembra non avere dubbi sul fatto che bisogni porre un argine alla volgarità di un certo tipo di musica.

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Un altro leader politico, al suo posto, probabilmente avrebbe semplicemente censurato qualunque canzone rap sgradita al governo. Viceversa, Putin ancora una volta ha dimostrato, se non una lungimiranza, perlomeno un’astuzia che perfino i suoi avversari politici sono segretamente costretti ad invidiargli. È per questa ragione che il Presidente non ha deciso di proibire i vecchi brani ma… di sostituirli. “Se è impossibile fermare un fenomeno allora bisogna controllarlo” ha affermato al termine della riunione di stato che ha portato a maturare questa decisione.

La Duma ha dunque indetto un particolare concorso, al quale potranno partecipare tutti coloro che scriveranno canzoni rap in grado di esaltare le opportunità e le bellezze delle città russe, in modo da incoraggiare un dibattito propositivo su quanto vi è di affascinante nel Paese. Tali canzoni, nell’immaginario del governo, dovranno prendere il posto nel cuore dei giovani russi di quella che è l’attuale offerta musicale, la quale, dunque, ben presto potrebbe finire nel dimenticatoio.

Naturalmente l’impresa appare tutt’altro che scontata, dal momento che comporre un brano rap politicamente corretto può apparire quasi una contraddizione in termini: è possibile privare tale genere musicale della propria carica rivoluzionaria e pretendere al tempo stesso che continui ad essere ascoltato e amato? La risposta sembra essere negativa, a giudicare dal fatto che (solo per rimanere in Russia) tutte le popstar di maggior successo, da Allj fino a Jah Kahlib passando per Matrang e Monetochka, risultano aver proposto uno stile autorale ribelle e spavaldo, il quale viene evidentemente maggiormente apprezzato da gran parte del pubblico.

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Forse, dunque, prima di bandire o di tentare di combattere il rap e ogni altra forma d’arte “trasgressiva”, occorrerebbe cercare di cogliere gli aspetti positivi presenti in esse e riconoscere che, nonostante tutto, perfino alcuni dei tanto famigerati rapper contemporanei possiedono qualità vocali e interpretative non indifferenti. Potremmo a quel punto stupirci del fatto che le correnti musicali dominanti fra le generazioni più giovani non sono poi così squallide come alcuni credono… e, forse, i primi a stupirsi sarebbero proprio coloro che oggi vogliono censurarle.

Data:

18 Dicembre 2018