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RUSSIA, L’OMICIDIO TATARSKY E IL TERRORISMO INTERNO

Lo scorso 2 aprile il corrispondente militare Vladlen Tatarsky, all’anagrafe Maksim Fomin, è stato ucciso da un ordigno consegnatogli da una ragazza mentre si trovava in un bar a San Pietroburgo.

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Oltre ad aver ucciso Tatarsky, l’esplosione ha causato danni alla facciata dell’edificio e ferito oltre 50 persone.

L’omicidio di Vladlen Tatarsky è l’ennesimo caso di terrorismo interno in Russia. Maksim Fomin era un noto blogger ultra nazionalista russo, famoso per le sue posizioni filo-Putin ed il suo appoggio totale all’invasione Ucraina. Tatarsky ha raggiunto la notorietà dopo una lunga esperienza militare nel Donbass al fianco dei separatisti del Donetsk, divenendo uno dei blogger militari più seguiti nel Paese. La sua fama gli ha permesso di essere omaggiato dal ministero degli Esteri russo e di essere invitato al Cremlino per la cerimonia di annessione delle quattro regioni ucraine del Donbass (Donetsk, Lugansk, Kherson e Zaporizhzhia) lo scorso settembre.

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Subito dopo l’accaduto, l’Fsb e il Comitato investigativo della Federazione Russa hanno iniziato le indagini che hanno portato fin qui all’individuazione di due responsabili dell’attentato. Poche ore dopo l’esplosione è stata arrestata Daria Trepova, che avrebbe consegnato la statuetta carica di esplosivo, ricevuta a un indirizzo di Mosca da un corriere. Oltre ciò, la donna ucraina avrebbe risposto ripetutamente a richieste pubbliche per attività sovversive dei dirigenti della Fondazione anti corruzione di Aleksei Navalny, Leonid Volkov e Ivan Zhdanov. In tal senso, per i servizi di sicurezza interni russi, anche la Fondazione di Navalny sarebbe co-responsabile dell’omicidio insieme anche ai servizi speciali ucraini.

Nella giornata di ieri le autorità russe hanno identificato un complice di Daria Trepova, il cittadino ucraino Yuriy Denisov, che avrebbe fatto reperire l’ordigno. Denisov sarebbe arrivato in Russia attraverso la Lettonia, salvo poi, dopo l’attacco a Tatarky, volare in Turchia passando per l’Armenia. Mosca, oltre ad aver ricostruito tutti questi avvenimenti, ha fatto sapere che è stata avviata una procedura per inserire Denysov nella lista dei ricercati internazionali.

L’omicidio di Vladlen Tatarsky ha riaperto il dibattito sul terrorismo interno presente in Russia e sulle sue conseguenze nel breve termine. Sono molteplici gli esempi di terrorismo interno, aggettivato molto spesso come ‘rivoluzionario’. Il fine ultimo che hanno avuto tra il XIX secolo e l’inizio del XX era quello di creare situazioni di caos che anticipavano l’avvicinarsi appunto di una rivoluzione. Ciclicamente, però, il contesto russo, dopo una serie di attentati terroristici interni, diveniva una situazione confusionaria e terra fertile per corruzione trasversale, partendo dai poliziotti fino ai rivoluzionari stessi, continue morti, illegalità e clandestinità. Il tutto, inoltre, non destabilizzava in alcun modo amministrazione e potere russo.

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Oggi, secondo molti storici ed esperti, in Russia la situazione è analoga a tanti altri episodi del passato, e la situazione generale del Paese su questa tematica si aggrava sempre di più. Al momento avvenimenti come l’esplosione sul ponte di Crimea, l’omicidio di Daria Dugina e quello di qualche settimana fa di Vladen Tatarsky, incendi dolosi degli uffici di arruolamento ed esplosioni sui binari ferroviari, sono tutti fenomeni che provocano malcontento, critiche e rappresentano una minaccia per il governo russo. A tali avvenimenti le autorità russe rispondono in egual misura, aumentando ancor di più la violenza interna a cui partecipano rivoluzionari, chi vuole e chi non vuole la guerra, popolo e autorità stesse.

Un contesto del genere non è altro che una forma ibrida e deviata, derivante dal terrorismo interno russo protratto nel tempo e che non porta ad una rivoluzione.

Data:

13 Aprile 2023