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Russia: muore il capo dell’intelligence militare

All’inizio del 2016, alla guida del GRU vi era un esperto e astuto militare insignito del titolo di “Eroe della Federazione russa”. Il suo nome era Igor Sergun, e nessuno sembrava poter dubitare della sua autorevolezza e della sua leadership. In effetti, dirigere il Glavnoe razvedyvatel’noe upravlenie non è mai stato un compito semplice. Fondato nel 1918 da Lenin in persona, fin da subito il GRU è stato concepito come un organismo indipendente dai poteri militari e politici; in ormai un secolo di storia, l’organizzazione non ha dovuto svolgere solamente le “canoniche” operazioni di spionaggio e di controllo delle frontiere, ma ha anche dovuto salvaguardarsi dalle ingerenze esterne e, durante gli anni della guerra fredda, dalla spesso spietata concorrenza dei “cugini” del KGB.

cms_10939/2v.jpgCon Sergun, il GRU sembrava aver ormai trovato una propria definizione specifica, eppure il 3 gennaio 2016, all’età di 59 anni, il carismatico direttore è morto all’improvviso. Secondo il comunicato ufficiale sarebbe stato colpito da un infarto mentre si trovava a Mosca; secondo la BBC, viceversa, le circostanze della sua morte non sarebbero state chiare e sono da ricondurre alla sua fiera opposizione contro i tagli al personale voluto dall’alto.

Infine secondo la Stratford, una compagnia d’intelligence statunitense, Sergun sarebbe morto durante un’operazione segreta in Medio Oriente, rimasta tale anche dopo la sua morte. Ad ogni modo, a distanza di anni le circostanze del suo decesso non sono mai state definitivamente chiarite.

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Per sostituirlo venne scelto il colonnello Igor Korobov, un militare pluridecorato che già in passato aveva prestato servizio presso le forze aeree sovietiche. Proveniente da Vyazma, una piccola cittadina a pochi chilometri dalla capitale, Korobov non poteva sapere che di lì a poco non solo lui, ma l’intero GRU si sarebbe ritrovato a dover affrontare alcuni fra gli scandali più eclatanti della propria storia.

Nel mese di dicembre, il direttore venne sanzionato dal governo degli Stati Uniti con l’accusa di aver architettato attività di cyberspionaggio e di hackeraggio in vista delle elezioni presidenziale. A Korobov e a molti altri funzionari statali venne proibito di visitare gli Usa e, malgrado quest’ultima sanzione sarebbe stata in seguito revocata, la vicenda creò un clima di forte tensione e d’imbarazzo fra le due nazioni.

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Nonostante questo, il peggio doveva ancora venire… Il 4 marzo 2018, infatti, mentre il mondo sembrava concentrato sulle elezioni politiche in corso in Italia, in un centro commerciale di Salisbury, Regno Unito, un uomo e una donna vennero ritrovati distesi su una panchina con aria visibilmente dolorante. Immediatamente i due vennero condotti nell’ospedale più vicino, dove, malgrado la gravità della propria situazione e il successivo coma, riuscirono a sopravvivere. Fin qui nulla di particolarmente strano, se non fosse per il fatto che in seguito si scoprì che i due malcapitati non erano delle persone normali, bensì Yulia Skripal e suo padre Sergej. Quest’ultimo era in effetti un ex agente sovietico nonché ufficiale del GRU, reclutato nel ‘95 da una spia britannica (Pablo Miller) e che da quel momento in poi fino alla fine degli anni ‘90 aveva svolto attività di controspionaggio per gli inglesi, vendendo oltre ventimila documenti top secret all’estero in cambio di denaro. Una volta scoperto, ovviamente, Skripal era stato processato, condannato per alto tradimento e imprigionato in un penitenziario di massima sicurezza. Ben presto però, in seguito a uno scambio di prigionieri, l’agente venne liberato e, dal momento che la cittadinanza russa gli era ormai stata revocata, decise di trasferirsi in Inghilterra.

cms_10939/5v.jpgImmediatamente, nacquero i primi sospetti intorno alla vicenda, sospetti che crebbero sempre più quando Scotland Yard diffuse un rapporto secondo il quale, il malessere dei due era avvenuto in seguito alla contiguità con un gas nervino della classe Novichok, una sostanza che oltre ad essere incredibilmente letale (in occasione dell’avvelenamento di Skripal ben 21 persone si sentirono male solo per essere entrati a contatto con le micidiali tossine) è prodotta esclusivamente in Russia.

Immediatamente, Mosca negò qualunque coinvolgimento nella vicenda e si disse anzi pronta a collaborare con le indagini. Eppure, il governo britannico non sembrò credergli al punto da passare al contrattacco espellendo cento fra i più importanti diplomatici russi.

Come detto, l’organizzazione militare finì nell’occhio del ciclone e malgrado formalmente Putin abbia sempre difeso l’operato di Korobov arrivando a definirlo durante una cerimonia “un uomo con delle capacità uniche dimostrate anche nel corso di operazioni speciali”, secondo i beninformati in privato il Presidente avrebbe convocato il colonnello criticandone l’operato e attribuendogli la responsabilità della crisi diplomatica con il mondo occidentale, fino a quando un giorno, in seguito a un rimprovero particolarmente severo, Korobov avrebbe manifestato i primi sintomi di un non meglio specificato malessere che lo avrebbe portato alla morte nel giro di qualche mese. “Nella giornata di mercoledì il Capo del GRU è morto in seguito a una grave malattia” è tutto ciò che si legge nel comunicato ufficiale del ministero della difesa.

Non sappiamo ancora chi verrà nominato al suo posto ma per adesso, la guida del GRU è stata assunta ad interim dal vice ammiraglio Igor Kostyukov; di certo accettare un simile incarico non dev’essere affatto semplice vista la fine alla quale sembra destinato chiunque lo ricopra eppure, magari il successore del colonnello godrà di maggior fortuna.

Data:

24 Novembre 2018