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Salgono a 130 i medici morti in Italia(Altre News)

Coronavirus, salgono a 130 i medici morti in Italia

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Si aggrava il bilancio dei medici morti per coronavirus in Italia, che sale a 130 vittime dall’inizio dell’emergenza Covid-19. L’ultimo medico a perdere la vita, segnalato dalla Federazione nazionale Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri (Fnomceo), è stato Elfidio Ennio Calchi, iscritto all’Ordine di Rimini.

Altre 2 vittime anche fra farmacisti, che registrano così in tutto 10 decessi. Si tratta, rende noto Federfama, di Camillo Alinovi, Varese Ligure (SP), non più titolare da due anni, e Fernando Marcantonio, fratello del vicepresidente di Federfarma Lombardia, titolare a Mariano Comense (CO). Secondo l’associazione titolari di farmacie, sono oltre 400 i farmacisti contagiati dal coronavirus.

“No a fughe in avanti su riaperture”

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“In questi giorni e nelle ultime ore circolano numerose ipotesi, con tanto di date, sulle possibili riaperture nel Paese. In alcuni casi si tratta di ipotesi che non hanno alcun tipo di fondamento, in altri di ipotesi che sono ancora allo studio e quindi non possono essere in alcun modo considerate definitive”. Lo precisano fonti di Palazzo Chigi.

“In questo momento il governo, coadiuvato dal comitato tecnico scientifico e dalla task force di esperti – proseguono le stesse fonti – sta lavorando per la fase due e solo quando avrà terminato i lavori comunicherà in maniera chiara i tempi e le modalità di allentamento del lockdown, così da dare agli italiani un’informazione certa. Anticipazioni, indiscrezioni e fughe in avanti – in un momento tanto delicato – rischiano di alimentare caos e confusione. In questi momenti invece è indispensabile la collaborazione responsabile di tutti”.

Fontana: “Se scienza dice di chiudere, Lombardia chiude”

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“Se la scienza ci dirà che dobbiamo stare chiusi, staremo chiusi”. Sono le parole di Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia, in vista della data del 4 maggio. “Credo che si sia voluto interpretare in modo malevolo in mio intervento. La condizione ineludibile per parlare di riapertura è il via libera della scienza e degli esperti e di chi sa interpretare l’evoluzione epidemiologica del virus. Se la scienza ci dirà che dobbiamo stare chiusi, staremo chiusi. La riapertura comporterà una serie di cambiamenti sostanziali nei comportanti, dobbiamo farci trovare pronti se l’evoluzione dell’epidemia dovesse andare in senso positivo, se ci fossero le condizioni di riaprire il 4 maggio dovremmo essere pronti. La riapertura non dovrà prescindere dalla salute e dalla sicurezza di cittadini e lavoratori”, dice a Mattino Cinque.

“Se non ricordo male, domani c’è la cabina di regia con il governo. Ogni regione deve presentare il proprio progetto e le proprie idee e ci deve essere un confronto. E’ la stessa cosa che avviene oggi nel tavolo che ho convocato con tutte le componenti della nostra regione: ascolteremo le esigenze di tutti e faremo la sintesi. Bisogna ragionare sugli interventi che regione e stato dovranno promuovere per favorire la ripresa economica, sono tanti gli argomenti da affrontare”, aggiunge.

“Fino ad oggi ho utilizzato l’unico test riconosciuto valido dalla scienza, dall’Istituto superiore” di sanità “e dalla scienza. Non ho intenzione di correre dietro a test che poi sono processati da laboratori che vengono chiusi per truffa”, dice facendo riferimento ai test sierologici.

Nel mirino della magistratura sono finite le case di riposo. “Aspetto con estrema serenità l’esito”, dice Fontana riferendosi alle indagini. “Noi abbiamo fatto una delibera proposta dai nostri tecnici, i nostri tecnici ci hanno detto che a determinate condizioni -con reparti indipendenti dal resto della struttura e con addetti dedicati esclusivamente ai malati Covid- si poteva fare”, dice.

“Noi abbiamo fatto una proposta e le case di riposo che avevano queste condizioni hanno aderito. Non bisogna dimenticare che è stata fatta una scelta perché non c’era più posto negli ospedali e non poteva essere curata a casa. Sono stati i nostri tecnici a fare la proposta e a valutare le singole case di riposo, noi ci siamo adeguati”. La responsabilità del controllo sulle case di riposo e sulle condizioni è della regione? “E’ dell’Ats che si è recata sul posto e ha valutato se ci fossero le condizioni. Su 705 case di riposo in Lombardia solo 15 avevano le condizioni e hanno accettato”. Come numero di decessi, queste strutture “sono leggermente sotto la media”.

Coronavirus, De Luca: “Pronto a chiudere confini Campania”

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La Campania chiuderà i suoi confini se le regioni del Nord faranno una “corsa in avanti” verso la riapertura pur avendo ancora “una presenza massiccia del contagio”. Lo ha detto il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca nel corso di una diretta Facebook.

“Ho ascoltato posizioni di altri colleghi presidenti di Regione, soprattutto del Nord ma anche del Sud – ha detto De Luca – che premono per affrettare la ripresa di tutto. Io credo che dobbiamo avere grande senso di responsabilità, partendo dai dati concreti. In Lombardia, ancora ieri, abbiamo registrato circa mille nuovi contagi. Nel Veneto, che sta messo meglio, abbiamo registrato quasi 400 nuovi contagi. Nel Piemonte abbiamo registrato 800 nuovi contagi. Questa è la realtà che abbiamo di fronte a noi. Se una regione d’Italia con situazione epidemiologica assolutamente non tranquillizzante accelera in maniera non responsabile e non coerente con i dati del contagio, rischia di rovinare l’Italia intera”.

Ecco perché, ha spiegato De Luca, “se avessimo una corsa in avanti da parte di regioni nelle quali abbiamo il contagio presente in maniera così forte, la Campania chiuderà i suoi confini. Faremo un’ordinanza con la quale vieteremo l’ingresso in Campania di cittadini provenienti da regioni con il contagio pienamente in corso. Possiamo fare anche la corsa a riaprire tutto, l’isolamento dei cittadini, la limitazione alla mobilità, sono cose che pesano. Ma la cosa più drammatica sarebbe un’altra: riaprire le attività economiche in maniera indifferenziata e poi, dopo due settimane, il tempo di sviluppo del contagio, essere costretti a richiudere tutto. In questo caso sì, noi non reggeremmo più e crollerebbe l’Italia”.

Sulla situazione nella Regione da lui governata, De Luca ha affermato: “Devo dire con estrema convinzione che noi abbiamo salvato la Campania, l’abbiamo salvata avendo assunto decisioni in qualche caso due settimane prima del Governo nazionale”. “Non era scontato – ha aggiunto – lo abbiamo fatto con scelte difficili, con il senso di responsabilità dei nostri concittadini. In Campania abbiamo registrato un tasso di decessi che, in relazione alla popolazione, è il più basso d’Italia insieme con quello della Basilicata e credo della Sicilia. Ma è evidente che abbiamo pagato un prezzo anche noi”.

De Luca ha sottolineato che “c’è ancora qualcuno in Italia che tenta di screditare e sporcare la nostra immagine. Non perdiamo tempo con queste miserie. La verità è che abbiamo dimostrato di essere un modello di efficienza amministrativa, di capacità operativa e di concretezza. Se continueremo così la Campania sarà la prima regione d’Italia a uscire dal tunnel”.

“A scanso di equivoci, la posizione della Campania è estremamente chiara” scrive su Facebook il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca. “L’apertura totale di una regione deve essere decisa a livello centrale sulla base di decisioni scientifiche, ed è una decisione che coinvolge tutto il resto del Paese. Per questa ragione e per evitare commenti stupidi, per quanto riguarda la Campania, per evitare il diffondersi dell’epidemia, dovrà andare in quarantena chi arriva da regioni dove c’è un livello altissimo di contagio, e ancora riduzione del numero dei treni provenienti da quei territori e controlli rigorosi alle stazioni ferroviarie”.

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18 Aprile 2020