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Salgono a 96 i medici uccisi dal virus in Italia (Altre News)

Coronavirus, salgono a 96 i medici uccisi dal virus in Italia

Nuova vittima fra i camici bianchi, primo medico di famiglia morto in Sardegna per Covid-19. Si tratta di Nabeel Kahir, medico di Tonara, nel nuorese. Lo conferma la Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo). Il totale dei medici uccisi dal coronavirus sale così a 96.

Nabeel Khair, che esercitava in alcuni Comuni del Nuorese, era risultato positivo al coronavirus circa un mese fa. L’uomo, 62 anni, era anche il rappresentante della Comunità Palestinese in Sardegna.

Coronavirus, Gallera: “238 morti in Lombardia”

Cala il numero dei decessi in Lombardia, sono 238 in un giorno, facendo arrivare il totale delle persone morte a 9.722 dall’inizio dell’emergenza coronavirus. Lo ha detto l’assessore al Welfare, Giulio Gallera, facendo il punto sull’emergenza sanitaria. Quanto al numero dei pazienti dimessi e in isolamento domiciliare si assesta a 15.147, di cui 649 con almeno un passaggio in ospedale. Il numero totale dei tamponi effettuati sale invece a 167.557. “E’ un dato che ogni giorno si riduce progressivamente – ha spiegato Gallera – un ultimo dato negativo che si sta dimensionando costantemente. Siamo molto vicini a un momento in cui il primo tempo della nostra battaglia è finito. Il traguardo è molto vicino e vogliamo raggiungerlo a tutti i costi. Non dobbiamo allentare l’attenzione adesso e trascorrere una Pasqua in casa’. “Dovremo stare attenti – ha spiegato Gallera – secondo gli esperti potrebbero esserci altre ondate, dovremo cambiare le nostre abitudini di vita per evitare che altre ondate possano avere la stessa forza delle ultime 7 settimane. Dobbiamo fare tesoro dell’esperienza ed essere contenti del grande sforzo messo in campo. Il risultato è vicino ma non si può allentare l’attenzione adesso, dobbiamo essere determinati”.

LA ’BOMBA ATOMICA’ – “In queste settimane abbiamo sentito da molti fare paragoni sull’emergenza sanitaria tra Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Ma non si possono fare paragoni tra quello che è successo qui e quello che è successo nelle altre due regioni: in Lombardia c’è stata una bomba atomica, il virus ha girato indisturbato per almeno 20 giorni prima di essere individuato, nelle altre regioni questo non è avvenuto”. “In Veneto – ha sottolineato Gallera – il focolaio è stato subito individuato a Vo’ Euganeo e non ha visto il virus muoversi in modo indisturbato, quindi subito si è riusciti con tempestività a tamponare. L’Emilia è stata toccata particolarmente solo nella zona di Piacenza. Il paragone non è possibile per la diversa modalità di diffusione dell’infezione e chi lo fa non lo fa con onestà intellettuale”.

I TEMPI – “Penso che ancora per una o due settimane dobbiamo rimanere in questa situazione per essere certi di aver ridotto la capacità e la contagiosità del virus” ha detto nella tarda serata l’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera, ospite a ’Stasera Italia Speciale’ su Rete Quattro. “Poi – ha spiegato Gallera – bisogna ripartire per gradi e in queste due settimane ripensare la quotidianità, probabilmente bisogna distanziare le scrivanie negli uffici, ridurre i posti a sedere nei ristoranti, usare le mascherine, queste due settimane serviranno a quello”.

I NUMERI DI MILANO – Nella provincia di Milano si contano 12.039 positivi al coronavirus, con un incremento di 252 unità (ieri erano stati 249). Nella sola città di Milano, si è registrato un aumento di +80 rispetto a ieri, toccando quota 4.824. “Il dato è stabile – ha detto Gallera – la linea dei contagi a Milano è quella più alta di tutte le altre province anche se la città ha una popolazione di 1,3 milioni di abitanti, e paragonati alla densità della popolazione i numeri sono più contenuti”. Tuttavia, “su Milano l’attenzione deve rimanere più forte che altrove” ha precisato Gallera, spiegando che si è comunque in una “fase discendente”. A Bergamo e Brescia, così come a Lodi e Cremona, ha spiegato l’assessore, “la linea si sta piegando verso il basso”. A Bergamo il numero dei positivi è di 9.931 (+63), a Brescia 9.909 (+315), a Como 1.542 (+17). A Cremona i positivi sono 4.422 (+49), mentre a Lecco 1.755 (+24). A Lodi si contano 2.347 casi (+26), mentre nella provincia di Monza e Brianza 3.264 (+58). Mantova tocca quota 2.216 positivi (+74), Pavia 2.823 (+88), Sondrio 636 (+16) e Varese 1.348 (+22).

IL NODO DEI DATI E DEI TAMPONI – “Mi ha molto stupito, oltre che amareggiato, la nota del 6 aprile nella quale la Federazione degli Ordini dei medici della Lombardia formula un vero e proprio atto d’accusa verso la Regione per la gestione dell’emergenza Covid. E’ davvero sorprendente che professionisti dai quali ci si attende la piena comprensione di quanto è accaduto, oltre che la fattiva collaborazione in un momento così difficile, si limitino ad elencare, in modo poco produttivo e accademico, presunte mancanze che sono totalmente smentite dai fatti”. Inizia così la missiva che l’assessore lombardo al Welfare Giulio Gallera ha indirizzato al presidente FROMCeO, Gianluigi Spata. “E la sorpresa è ancora maggiore se le accuse provengono da chi, come giustamente ricordate, è un organo sussidiario dello Stato e non già una sigla sindacale. E ciò, aggiungo, senza che sia stata espressa alcuna considerazione sull’enorme lavoro che il sottoscritto e l’intera Direzione Generale Welfare hanno fatto e stanno ancora facendo dal primo istante di questa emergenza”, aggiunge Gallera “confermando il massimo apprezzamento per tutti gli operatori sanitari lombardi per l’abnegazione e l’umanità con cui stanno affrontando questo terribile momento”. La speranza è che, “d’ora in avanti, possiate abbandonare questo sterile atteggiamento accusatorio ed essere realmente al nostro fianco”, conclude l’assessore.

“Mi limito a ricordare che nelle fasi iniziali dell’epidemia i tamponi sono stati eseguiti anche ai contatti stretti di caso asintomatici” replica Gallera ai medici lombardi che gli contestano l’”esecuzione dei tamponi ai soli pazienti ricoverati”. Successivamente la Direzione generale della Prevenzione sanitaria del Ministero della Salute, con circolare 6337 del 27 febbraio 2020 ha modificato le linee guida raccomandando l’effettuazione del test ai soli sintomatici, proprio per la necessaria finalizzazione delle risorse in un contesto epidemiologico assai impegnativo”. Così l’assessore lombardo al Welfare Giulio Gallera replica alle accuse dei medici lombardi che gli contestano l’”esecuzione dei tamponi ai soli pazienti ricoverati”. Nella lettera di risposta indirizzata a Gianluigi Spata, l’assessore sottolinea che “In ogni caso, è stata sempre tenuta alta l’attenzione sull’isolamento dei soggetti interessati, sia sintomatici, sia contatti stretti di caso”, richiamando la nota della Direzione Generale Welfare del 3 marzo 2020 “che sottolinea anche il ruolo fondamentale del medico di medicina generale per il monitoraggio delle condizioni dei soggetti in isolamento”.

“La sorveglianza epidemiologica, meglio detta contact tracing, è stata, effettuata sin dai primi contagi, su direttiva della Direzione generale Welfare, da parte dei Dipartimenti di Igiene e Prevenzione Sanitaria delle Ats, che, a seguito di comunicazione di caso sospetto da parte del medico e di conferma del test positivo, hanno proceduto – e procedono tutt’ora – alla ricerca dei ’contatti stretti’ mediante interviste mirate; i contatti vengono poi a loro volta intervistati, così da ottenere informazioni circa il loro stato di salute, nonché per prescrivere, ove necessario, il regime di quarantena e le relative modalità di svolgimento”.

La Regione Lombardia “ha raccolto tutti i dati possibili che hanno costituito la base per i provvedimenti man mano adottati (tra cui l’ordinanza per la zona rossa nel basso lodigiano e la proposta, non accolta, di analoga zona rossa nella bergamasca)”. L’assessore Gallera replica così all’accusa di “mancanza di dati sull’esatta diffusione dell’epidemia”, avanzata dalla Federazione degli Ordini dei medici della Lombardia. In una mail di risposta indirizza al presidente FROMCeO, Gianluigi Spata, l’assessore Gallera, sottolinea come “i dati sono raccolti secondo l’impostazione indicata dalla Protezione civile nazionale e sono quotidianamente inviati alla stessa Protezione civile oltre che all’Istituto Superiore di Sanità”. Ai dati può accedere chiunque, collegandosi a un apposito sito, “con una trasparenza che, probabilmente, è unica nel panorama mondiale”. “Aggiungo che la Direzione generale Welfare – sottolinea Gallera -, non paga della metodologia di raccolta dei dati indicata dalle Autorità nazionali, ha avviato, mediante l’Osservatorio epidemiologico Regionale, una specifica indagine sui dati di mortalità di questo periodo, proprio al fine di cogliere la reale portata degli effetti del Covid sul territorio regionale”.

“Ancor più di ’matrice mediatica’ è l’accusa relativa alla mancanza di dispositivi di protezione individuale, accusa che, come organo sussidiario dello Stato, dovreste indirizzare altrove, magari rileggendo l’articolo 117 della Costituzione e la competenza, dallo stesso prevista, in materia di profilassi internazionale”. “In ogni caso, mi piace ricordare che Regione Lombardia, che non ha titolo (né giuridico né finanziario) per dotazioni straordinarie di dispositivi, ha ordinato oltre 300 milioni di mascherine di varia tipologia delle quali 15 milioni già acquisite e distribuite; mentre dalla Protezione civile nazionale sono giunte circa 7 milioni di mascherine delle quali la metà è risultata priva dei requisiti di conformità”, scrive nella lettera con cui replica ai medici. “Aggiungo che Regione ha anche affiancato e agevolato la conversione della produzione di alcune aziende del nostro territorio, che adesso assicurano una disponibilità di 900.000 pezzi al giorno . Tralascio, poi, gli acquisti di tutto ciò che è servito a raddoppiare i posti di terapia intensiva negli ospedali e a decuplicare i posti di subintensiva e, da ultimo, ad assicurare una adeguata sorveglianza territoriale mediante telemonitoraggio. Insomma, anche in tal caso, Regione Lombardia ha fatto e sta facendo la sua parte”.

GLI OSPEDALI- “La pressione creatasi sugli ospedali è solo la conseguenza delle gravi condizioni cliniche dei tanti pazienti ai quali è stata sempre offerta assistenza, modificando, in pochi giorni, l’assetto degli ospedali e moltiplicando i posti disponibili, sia di degenza che di terapia intensiva e subintensiva” replica Gallera ai medici lombardi che gli imputano “un mancato governo del territorio”. “Un vero e proprio miracolo, reso possibile grazie al lavoro dell’Unità di crisi regionale, delle Direzioni strategiche e dei tanti operatori sanitari che hanno addirittura accettato di svolgere attività diverse da quelle di stretta competenza per fare ciò di cui vi era e vi è ancora bisogno”. “Risulta davvero difficile capire come si possa paragonare la situazione lombarda a quella di altre realtà: paragone che denota, ancora una volta, la incapacità, si spera solo colposa, di leggere e interpretare i dati e di comprendere le azioni intraprese. Azioni che – mi preme evidenziare – sono state oggetto di apprezzamento da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che ha chiesto alla Direzione generale Welfare di redigere un apposito compendio che possa essere di ausilio ad altri Paesi”, sottolinea l’assessore. (segue) Quanto alla lamentata carenza di protocolli di terapia sul territorio, “è sufficiente leggere la nota della Direzione generale Welfare del 3 aprile che, oltre a fornire indicazioni ai medici di medicina generale per l’assistenza dei pazienti Covid in collaborazione con le Usca, contiene specifiche disposizioni, nell’allegato 3, anche sui protocolli prescrivibili sul territorio dal Mmg/Pls. Tale nota consegue alla Dgr 2986 del 23 marzo 2020 che, come noto, delinea il ruolo fondamentale del medico medicina generale nella sorveglianza e nella presa in cura territoriale”.

PIO ALBERGO TRIVULZIO – Sulla vicenda del Pio Albergo Trivulzio di Milano, dove secondo alcune denunce si sarebbe registrato – come in altre case di riposo in Lombardia – un numero anomalo di decessi di anziani per coronavirus, ha detto Gallera, ospite a ’Stasera Italia’ su Rete Quattro, “abbiamo fatto una commissione di verifica per accertare se tutte le procedure sono state attuate nella maniera più corretta possibile e lo si verificherà”. “Il Pio Albergo Trivulzio – ha aggiunto Gallera – è un ente autonomo, i cui organi sono nominati dal Comune di Milano e da Regione Lombardia. Il Comune ha nominato tra i suoi componenti Gherardo Colombo, la Regione Giovanni Canzio. Sono persone autorevoli che verificheranno” quanto accaduto. Quindi ha ribadito: “La Regione sul Trivulzio e sulle Rsa ha un compito di sorveglianza, sono realtà gestite da privati, da fondazioni o dai Comuni, che devono aver seguito le nostre indicazioni. Poi è chiaro che il virus ha spazzato via le classi sociali più fragili lo ha fatto negli ospedali, sul territorio ed evidentemente anche nelle Rsa”.

Coronavirus, D’Amato: “’Continua frenata nel Lazio”

“Oggi nel Lazio registriamo un dato di 117 casi di positività. Si conferma la frenata con un trend al 2,8% e c’è un’inversione di tendenza tra coloro che escono dalla sorveglianza domiciliare (13.936) e coloro che sono entrati in sorveglianza (12.604). Ora non bisogna mollare e continuare a tenere alto il livello di attenzione”. Lo afferma l’assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato, dopo l’odierna videoconferenza della task-force regionale per Covid-19 con i direttori generali di Asl, Aziende ospedaliere, Policlinici universitari e ospedale Pediatrico Bambino Gesù. “A Frosinone si regista il primo caso di ictus con Covid trattato, mentre Roma città – aggiunge – continua il rallentamento con 31 casi. Proseguono i controlli nelle case di cura e le Rsa su tutto il territorio. E’ stato emanato il Programma di potenziamento delle cure primarie con le Unità di continuità assistenziale regionale e l’assistenza proattiva infermieristica. Presto – annuncia l’assessore – arriveranno 580 infermieri nei Distretti per le attività di sorveglianza, monitoraggio e domicilio. E’ stato inoltre istituito il coordinamento Covid in ogni distretto sanitario. Questa mattina insieme al presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, abbiamo visitato l’ospedale San Camillo e in particolare il laboratorio per le analisi dei test Covid-19, che era stato oggetto di un sabotaggio proprio alla vigilia della sua attivazione”. “Oggi il laboratorio è a pieno regime e abbiamo voluto ringraziare tutti gli operatori che in questi giorni stanno lavorando al massimo per contrastare la diffusione del virus. La rete dell’assistenza anche durante l’emergenza Covid non si è mai fermata, nell’ultimo mese infatti – segnala DAmato – l’ospedale San Camillo ha portato a termine 14 trapianti, un numero eccezionale. Sono in continua crescita i guariti che salgono di 28 unità nelle ultime 24h arrivando a 574 totali, i decessi nelle ultime 24h sono stati 6 e sono stati eseguiti oltre 55 mila tamponi”. Infine la nuova app della Regione ’LazioDrCovid’, in collaborazione con i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta, ha già registrato oltre 85 mila utenti che hanno scaricato l’applicazione e 2.200 medici di famiglia e 310 pediatri di libera scelta collegati.

Nel Lazio è emergenza tute protettive. L’emergenza è stata “segnalata al commissario Arcuri: sono arrivate solo 200 tute su un fabbisogno di 20 mila”, fa sapere D’Amato. Per quanto riguarda i dispositivi di protezione individuale oggi sono in distribuzione presso le strutture sanitarie: 36.000 mascherine chirurgiche, 65.050 maschere Ffp2, 6.850 maschere Ffp3, 11.690 camici impermeabili, 25.290 calzari, 112.000 cuffie e 83.900 guanti.

Coronavirus, Dap: sono 58 i detenuti positivi

Sono in totale 58 i detenuti presenti negli istituti penitenziari italiani che attualmente risultano positivi al coronavirus. Lo riferisce il Dipartimento per l’Amministrazione penitenziaria.

Per loro, in gran parte asintomatici – sottolinea il Dap – si è provveduto a disporre l’isolamento in camera singola, come previsto dai protocolli del ministero della Salute nonché dalle disposizioni emanate dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. Undici di loro, invece, sono ricoverati presso strutture ospedaliere esterne.

E “il ministero della Giustizia, col Guardasigilli Alfonso Bonafede in prima linea, continua a seguire da vicino la situazione”, fa sapere ancora il Dap aggiungendo che “è prevista per domani una nuova riunione della task force ministeriale che farà il punto, tra le altre cose, anche sulla ricognizione dei braccialetti elettronici”.

E nonostante il presidente del Consiglio Conte oggi in un’intervista all’Osservatore romano abbia assicurato che “il governo non si gira dall’altra parte rispetto alla condizione delle carceri e alla tutela della salute dei detenuti”, continua il pressing su governo e Parlamento perché si agisca subito. A farlo è ancora una volta l’Unione delle Camere penali secondo cui bisogna “affrontare con senso di responsabilità, determinazione ed urgenza la situazione carceraria, adottando tutti i provvedimenti da tempo ripetutamente richiesti e indifferibilmente necessari”.

Coronavirus, Mit: porti italiani non sicuri, Germania si occupi di Alan Kurdi

Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti conferma “l’impossibilita di garantire porti sicuri in Italia a navi battenti bandiera straniera”. Così in una nota il Mit in merito alla richiesta di soccorso della nave Alan Kurdi.

“Attualmente, a causa dell’emergenza pandemica Covid19, i porti infatti – si legge nella nota – non presentano più i necessari requisiti sanitari richiesti dalla convenzione di Amburgo. È quanto stabilito nel decreto interministeriale firmato ieri anche dal ministro Paola De Micheli che aveva già assunto decisioni analoghe per le navi da crociera e le navi passeggeri battenti bandiera straniera”.

È un decreto, rileva il ministero, “ispirato ai principi di tutela della salute dei passeggeri e di eguaglianza di trattamento dei cittadini italiani ai quali le attuali ordinanze hanno impedito anche lo spostamento da un comune all’altro e dettato norme stringenti per il rientro dai Paesi esteri”.

Al governo tedesco, in qualità di Stato di bandiera, sottolinea il Mit, “è stato chiesto di assumere la responsabilità di ogni attività in mare, compreso il porto di sbarco, della Alan Kurdi che in questo momento, oltretutto, non è ancora entrata in acque territoriali italiane. Nella certezza che la Germania manterrà gli impegni assunti, l’esecutivo italiano è pronto a collaborare e il Ministero delle infrastrutture e dei Trasporti, di concerto con il Ministero della Salute, ad intervenire se necessario anche con l’utilizzo di mezzi propri, secondo i principi di solidarietà e fraternità con cui da sempre il Paese ha affrontato queste emergenze”.

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9 Aprile 2020