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Saluto fascista fra alcuni studenti

È libertà di espressione rievocare capitoli bui della nostra storia attraverso gesti che un tempo avevano un significato, ma che adesso non lo hanno più. Gli educatori sanno quanto sia giusto e sano che gli alunni conoscano ogni pagina della storia, e se capita loro di rievocare azioni, gesti o storie riprese dal passato questo non significa certo che si stia facendo apologia. Rievocare, raccontare, rappresentare certo non significa propagandare. Il pugno chiuso fra compagni è un gesto che richiama un’ideologia, e potrebbe provocare atteggiamenti violenti che mettono in pericolo l’ordine pubblico, così come la mano tesa nel saluto fascista. Ma vediamo cosa è successo in una scuola pubblica di Roma.

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Si è parlato in questi giorni di un episodio che ha destato critiche da parte di una rappresentanza giovanile legata ai valori della nostra Costituzione. È accaduto infatti che nel Liceo romano “Socrate”, nel quartiere Garbatella, un gruppo di studenti avesse inneggiato al saluto fascista durante l’orario scolastico. La dirigente non ha voluto drammatizzare, appellandosi al fatto che gli studenti, mentre compivano quel gesto, sorridevano, dunque non sarebbe da considerarsi reato. Ciò è quanto la preside ha rilasciato alla stampa: “Visto che i ragazzi erano sorridenti e in posa (non avevano dunque volontà di violenza) né hanno testimoniato la volontà di ricostituzione di organizzazioni fasciste in relazione al momento e all’ambiente, il saluto fascista va inquadrato tra le libertà di espressione e di manifestazione del pensiero costituzionalmente garantite”.

Il caso tuttavia è stato sollevato da un gruppo di studenti antifascisti, i quali si sono palesemente opposti alla dirigente che, a loro avviso, ha lasciato passare un “gesto deplorevole, fatto con leggerezza e senza cognizione di causa, che non può essere giustificato da un pubblico ufficiale su carta intestata con l’emblema della Repubblica e liberalizzato all’interno di un luogo pubblico di formazione”.

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Sta di fatto che, per il capo d’istituto, un simile gesto non debba considerarsi reato se commemorativo e non violento. La Corte suprema di cassazione, che rappresenta il giudice di legittimità di ultima istanza delle sentenze emesse dalla magistratura ordinaria, nel febbraio di quest’anno, ha emesso infatti una sentenza che sancisce il fatto che il saluto romano non costituisce reato se compiuto come «atto commemorativo».

Data:

11 Giugno 2018