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Salvini chiama Di Maio…Di Maio: “Vogliamo presidenza della Camera”

Salvini chiama Di Maio

Di Maio: “Vogliamo presidenza della Camera”

cms_8685/salvini_profilo_afp.jpgTelefonata tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini. A quanto apprende l’Adnkronos il leader della Lega, come annunciato oggi davanti alla stampa estera, ha chiamato il leader del M5S Luigi Di Maio per parlare della questione relativa alla elezione dei presidenti di Camera e Senato. Il leader della Lega e quello del M5S hanno dato il via nel tardo pomeriggio di oggi ai contatti tra le forze politiche per l’indicazione dei presidenti di Camera e Senato.

Dopo aver chiamato Di Maio, Salvini,”come leader del centrodestra e secondo il mandato ricevuto dagli alleati”, riferiscono fonti della Lega, “ha poi sentito Maurizio Martina e Pietro Grasso ai quali ha espresso l’intento di rendere operativo quanto prima il Parlamento“.

cms_8685/dimaio_auto_fg.jpg“Poco dopo le ore 20 ho ricevuto una telefonata da Matteo Salvini” scrive in un post su Facebook il leader del M5S Luigi Di Maio. “Mi fa piacere raccontarvi cosa ci siamo detti perché voglio che tutto avvenga nella massima trasparenza. Ho ricordato a Salvini che il MoVimento 5 Stelle è la prima forza politica del Paese, con il 32% dei voti, pari a quasi 11 milioni di italiani che ci hanno dato fiducia, e che alla Camera abbiamo il 36% dei deputati. Per noi questa volontà è sacrosanta e vogliamo che venga rispecchiata attraverso l’attribuzione al MoVimento della presidenza della Camera dei Deputati“. “Questo – conclude Di Maio – ci permetterà di portare avanti, a partire dall’Ufficio di Presidenza, la nostra battaglia per l’abolizione dei vitalizi e tanto altro. Così come Salvini ha riconosciuto il nostro straordinario risultato, anche io ho riconosciuto il successo elettorale ottenuto dalla Lega”. “Non è in programma nessun incontro” con il leader della Lega Matteo Salvini, aggiunge Di Maio sul post. “Nessun incontro tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio mercoledì prossimo” conferma anche la Lega. “Domani i nostri capigruppo Giulia Grillo e Danilo Toninelli si confronteranno anche con le altre forze politiche – annuncia Di Maio sul blog – . L’interlocuzione sulle presidenze delle Camere, come abbiamo già detto, è slegata da ciò che riguarderà la formazione del governo”.

Istat: disoccupazione 2017 cala all’11,2%

cms_8685/acciaieria_afp.jpgNel 2017 è continuata la riduzione del numero dei disoccupati (-105 mila, -3,5%), più intensa rispetto al 2016, dovuta agli ultimi tre trimestri dell’anno, e questo andamento ha portato a un calo del tasso di disoccupazione di 0,5 punti (dall’11,7% del 2016 all’11,2 del 2017). Lo evidenzia l’Istat nel suo rapporto sul mercato del lavoro, spiegando come il calo della disoccupazione riguarda sia le persone in cerca di lavoro da almeno 12 mesi (-46 mila, -2,7%) sia, a ritmi più intensi, i disoccupati di breve durata. Per tale ragione – continua l’istituto – aumenta l’incidenza delle persone in cerca di lavoro da almeno un anno sul totale disoccupati (57,8%, +0,5 punti).

Inoltre nel 2017 il numero di inattivi diminuisce per il quarto anno consecutivo ma in misura meno marcata dell’anno precedente (-242 mila, -1,8%). Il calo interessa soprattutto le forze di lavoro potenziali (-213 mila, -6,4%). Nel 2017, per il terzo anno prosegue la riduzione, sostenuta, del numero degli scoraggiati (-104 mila, -6,0%).

Il 2017 “si caratterizza per un nuovo aumento dell’occupazione” che cresce per il quarto anno consecutivo (+1,2%, 265 mila) mentre il tasso di occupazione sale al 58,0% (+0,7 punti), sebbene rimanga 0,7 punti al di sotto del picco del 2008, sottolinea l’Istat. L’aumento continua a interessare soltanto i lavoratori alle dipendenze (2,1%, +371 mila) e torna a riguardare quasi esclusivamente quelli a tempo determinato (+298 mila in confronto a +73 mila permanenti).

L’istituto evidenzia come “da sette anni prosegue la diminuzione del numero di lavoratori indipendenti (-105 mila, -1,9%), più intensa rispetto al 2016″. Inoltre per il terzo anno cresce il lavoro a tempo pieno, in maniera più forte rispetto al recente passato (+231 mila, +1,3%); si attenua invece la crescita del part time (+34 mila, +0,8%) che per la prima volta non riguarda la componente involontaria: l’incidenza del part time involontario scende al 61,0% (-1,6%) sul totale del tempo parziale e all’11,4% sul totale degli occupati (-0,3 punti).

In una analisi per fasce di età emerge come prosegua per il secondo anno l’aumento del numero degli occupati di 15-34 anni (45 mila, +0,9%) a cui si associa la crescita del tasso di occupazione a un ritmo analogo a quello dell’anno precedente (+0,7 punti). Invece per i 35-49enni alla riduzione del numero di occupati si accompagna l’aumento del tasso di occupazione (+0,6 punti). Persiste infine la crescita dell’occupazione e del relativo tasso per gli ultracinquantenni. La riduzione della disoccupazione è più forte per i più giovani in confronto ai 35-49enni mentre per gli ultra 50enni aumenta sia il numero di disoccupati sia il tasso di disoccupazione.

Nel 2017, aggiunge l’Istat, l’occupazione è aumentata più per le donne, sia nei livelli (+1,6% rispetto a +0,9% degli uomini) che nel tasso (+0,8 e +0,6 punti, rispettivamente). La riduzione della disoccupazione e del relativo tasso riguarda invece più gli uomini (-4,8% e -0,6 punti) in confronto alle donne (-2,0% e -0,4 punti) mentre il calo dell’inattività è più consistente per la componente femminile.

A livello territoriale la crescita dell’occupazione è simile in tutte le ripartizioni mentre il calo della disoccupazione è più intenso nelle regioni settentrionali (-8,0% contro -3,7% nel Centro e -0,5% nel Mezzogiorno). La riduzione del numero di inattivi e del tasso di inattività è lievemente più forte nel Mezzogiorno; peraltro nel Nord e nel Centro il calo del tasso di inattività riguarda soltanto le donne mentre nel Mezzogiorno entrambe le componenti di genere.

Nel 2017 l’Istat ha registrato inoltre tra gli stranieri una maggiore crescita del tasso di occupazione (+1,1 punti in confronto a +0,7 gli italiani) e un calo più accentuato del tasso di disoccupazione (-1,0 rispetto a -0,4 punti). Nel quarto trimestre 2017 il tasso di occupazione per gli italiani si attesta al 57,9% mentre per gli stranieri è al 60,5% (con un livello record per i maschi al 73,2%). Il tasso di inattività per gli stranieri scende più tra gli uomini e per gli italiani più tra le donne.

“Rischiamo grosso”, l’urlo del made in Italy contro i dazi

cms_8685/Bottiglie_vino_Fg.jpgGuerra dei dazi tra Stati Uniti e Unione europea. La misura, definita “necessaria” da Trump, rischia di mettere in ginocchio molte imprese del nostro Paese. La voce ’export’ per il made in Italy, calcola la Coldiretti, ha toccato quota 40,5 miliardi, segnando nel 2017 il record storico con un aumento del 9,8% rispetto all’anno precedente. La politica dell’’America First’ rischia di costare caro all’Italia anche in campo alimentare. “Le esportazioni di cibo e bevande sono aumentare del 6% nel 2017 per un totale di circa 4 miliardi di euro, il massimo di sempre” spiegano dall’associazione dei produttori, sottolineando come sia “il vino sia il prodotto più gettonato dagli statunitensi, davanti a olio, formaggi e pasta”.

PRODUTTORI DI VINO A RISCHIO – “Siamo un settore ad altissima vocazione all’export e dobbiamo crescere ancora, quello che noi sogniamo è un mondo, dove i flussi commerciali si muovano più agevolmente possibile nel rispetto delle regole” dice all’Adnkronos Ottavio Cagiano De Azevedo, direttore generale di Federvini. “Dazi e barriere diventano problemi grossi, oggi immaginare che si blocchi o si rallenti pesantemente l’export verso gli Stati Uniti ci preoccupa perché è il primo mercato fuori dall’Unione Europea. Sono valori cospicui, nel 2017 abbiamo esportato negli Usa il controvalore di 1 miliardo e 858 milioni di dollari“. Gli effetti dei dazi potrebbero essere pesanti. “Se si interrompe un flusso di esportazione quel settore si blocca e non è uno scherzo. Nei primi tre mesi si rischia un impatto del 30-35% che, poi, si assesta al 10% perché piano piano si arriva a un equilibrio”. Nel sistema produttivo italiano, spiega Federvini, moltissime piccole e medie imprese hanno trovano nell’export motivo di sopravvivenza. “Potrebbero non avere la forza di ripartire – avverte il direttore generale . Se si blocca il primo mercato si inchioda l’economia, mettendo a rischio le Pmi del settore nel nostro Paese. Questi meccanismi, magari per aziende più strutturate sono complessi, dannosi, però gestibili. Per una piccola sono ingestibili”.

IL CASO AMARONE – “Stiamo guardando con preoccupazione a quanto sta succedendo. Sembra per ora orientarsi verso il comparto della meccanica e metallurgia, ma se il discorso si allarga all’agroalimentare il primo prodotto è sicuramente il vino e questo potrebbe diventare un grosso problema per la Francia, ma anche per l’Italia” dice all’Adnkronos Olga Bussinello, direttore del Consorzio Tutela Vini Valpolicella. “Gli Stati Uniti rappresentano per l’Amarone il primo mercato di sbocco extra Ue, con una quota di mercato sul totale export del 13%, pari a circa 20 milioni di euro in valore nel 2017″. “Le esportazioni di Amarone verso gli Usa hanno registrato un’ulteriore crescita in doppia cifra (+10%), incremento in valore più che doppio rispetto alla media nazionale del periodo. Per il Valpolicella la propensione all’export negli Stati Uniti è altrettanto forte, con un valore fissato nel 2017 per Valpolicella e il Ripasso di altri 18 milioni di euro. In totale le vendite di Amarone e Valpolicella hanno sfiorato nel 2017 quasi 40 milioni di euro negli Usa. Sono cifre importanti che è difficile pensare di poter dislocare in altri mercati“. Il problema più serio è per le aziende, che hanno già in essere contratti pluriennali di fornitura. “Se mi sono impegnato a consegnare un certo quantitativo di vino a un determinato prezzo – spiega il direttore del Consorzio -, facendo i calcoli senza i dazi, ora che mi ritrovo a pagarli, rischio di avere un costo in più che andrà a influire per la maggior parte sulla remunerazione finale”.

FEDERALIMENTARI – “Non è mai un fatto positivo quando la crescita del commercio mondiale viene ostacolata da dazi e neoprotezionismi” dichiara in una nota Luigi Scordamaglia, presidente di Federalimentare, esprimendo la sua “preoccupazione”. Nel ricordare che gli Stati Uniti sono il primo mercato del food italiano fuori dalla Comunità europea, Scordamaglia sottolinea che “bisogna tuttavia riconoscere che Trump ha ragione quando afferma la necessità di difendersi da quei Paesi che aumentano le proprie quote di mercato facendo dumping ambientale o sociale”. In caso poi di eventuali dazi Usa verso la Ue, non certo accusabile di dumping, conclude, “l’Unione europea reagisca rivedendo le proprie sanzioni verso la Russia e rilanciando un progetto di maggiore integrazione dei mercati tra Ue e la Federazione Russa”.

POSSIBILI EFFETTI SUI CONSUMATORI – L’associazione dei consumatori Codacons ipotizza che la guerra dei dazi porterà a “un rincaro dei prezzi al dettaglio in moltissimi settori”. “Le industrie italiane colpite dagli effetti delle politiche protezionistiche”, sostiene il presidente Carlo Rienzi, “dovranno aumentare i prezzi per recuperare i guadagni perduti, ma soprattutto eventuali contromisure da parte dell’Ue determineranno rincari a cascata dei listini di una moltitudine di prodotti di largo consumo, venduti in Italia e importati dagli Stati Uniti, come succo d’arancia, alcolici e dolciumi vari”.

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15 Marzo 2018