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Salvini denunciato per istigazione a odio razziale

Salvini denunciato per istigazione a odio razziale

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’’Abbiamo denunciato il ministro dell’Interno Matteo Salvini per istigazione all’odio razziale (art. 604 bis, I comma, già legge Mancino)” con l’aggravante di averlo fatto ’’violando i doveri inerenti alla pubblica funzione di Ministro della Repubblica’’. Lo scrive in un post su Facebook, Luigi Calesso, uno dei firmatari della denuncia, presentata ieri alla Procura della Repubblica di Treviso.

I firmatari fanno riferimento a varie affermazioni di Salvini riportate dalla stampa: “Gli immigrati che campeggiano qui a pranzo e cena sono evidentemente troppi”; “Per gli immigrati clandestini è finita la pacchia, preparatevi a fare le valigie, in maniera educata e tranquilla, ma se ne devono andare”; “Gli immigrati hanno mangiato abbondantemente alle spalle degli altri per troppo tempo”. Salvini – si legge ancora nel post – ’’ha definito in modo palesemente diffamatorio la condizione dei richiedenti asilo che raggiungono l’Italia diffondendo, con le sue affermazioni, dall’alto della sua carica istituzionale, la convinzione che essa costituisca una condizione di privilegio mascherata da motivi umanitari, e promuovendo quindi l’ostilità dei cittadini italiani nei confronti di tali persone’’.

Per i firmatari le ’’affermazioni del Ministro, singolarmente e complessivamente considerate, hanno travalicato scientemente il limite del legittimo esercizio del diritto di manifestazione del pensiero previsto dall’art. 21 della Costituzione e non sono pertanto tutelate dalla libertà d’espressione’’. Una denuncia che – concludono – ’’è corredata (oltre che dalle copie degli articoli cui si fa riferimento e da una ’rassegna’ di commenti sui siti internet e su Facebook) da una ampia ed articolata giurisprudenza predisposta dall’Avv. Chiara Boschetti che ringraziamo per la preziosa collaborazione nella stesura della denuncia’’.

Duro scontro Di Maio-Boldrini

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Botta e risposta al veleno tra Luigi Di Maio e Laura Boldrini sul caso Diciotti. Il vicepremier, ospite di Agorà Estate su Rai Tre, ha detto di non accettare lezioni da chi “in questi giorni sta andando a fare le sfilate sul ponte della Diciotti e poi non s’è degnato neanche di venire ai funerali dei morti del ponte Morandi a Genova”. “Sto parlando – ha chiarito – di molti esponenti dell’opposizione che ci fanno la morale”. Poi Di Maio, assicurando di avere a cuore la salute dei migranti a bordo, ha citato direttamente la Boldrini, sottolineando che se l’ex presidente della Camera potuta “andare a fare le sfilate sulla Diciotti” è proprio perché la nave è stata portata al porto di Catania e non lasciata nel Mediterraneo.

Parole che fanno infuriare Boldrini. “Di Maio è patetico – scrive su Facebook -. Se le istituzioni sono presenti nei luoghi dei disastri fanno la passerella, se non vanno sono degli insensibili, distanti dal dolore delle persone. Una regola che, però, vale solo per gli altri, non per lui. Nella scorsa legislatura, infatti – ricorda -, sebbene fosse vicepresidente della Camera non l’ho visto in molti funerali dove sono morti tanti nostri connazionali o nelle ore più drammatiche del terremoto, quando ancora i vigili del fuoco scavavano tra le macerie per cercare persone ancora vive”. “Dov’era Luigi Di Maio? – chiede – Ma è ovvio, a fare le dirette Facebook sul nulla, la stessa cosa che continua a fare ora che è agli ordini di Salvini. Un ministro che usa questi argomenti per nascondere la sua inadeguatezza e quella dell’esecutivo deve fare solo una cosa: vergognarsi“, conclude.

Ponte Morandi, via capo ispettori. Lascia Brencich

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Roberto Ferrazza e Antonio Brencich via dalla commissione ispettiva del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che ha il compito di far luce sulle cause del crollo del ponte Morandi di Genova. Il professor Brencich ha rassegnato ieri ufficialmente le sue dimissioni. Il Ministero, come si legge in una nota del Mit, lo ha ringraziato per il lavoro svolto e per il gesto che mostra grande professionalità e sensibilità istituzionale.

Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, ha anche dato mandato per la revoca dall’incarico di presidente della stessa commissione per l’architetto Roberto Ferrazza, secondo “ragioni di opportunità” in relazione a tutte le istituzioni coinvolte nella vicenda.

“La mia decisione di dimettermi – spiega all’Adnkronos Brencich – è ufficiale. La questione del verbale di febbraio ha avuto non solo grande attenzione mediatica ma è diventata anche uno degli elementi di confronto politico e questo fa perdere serenità al lavoro della commissione. Ho ritenuto che il mio passo indietro, che avevo già discusso 3 giorni fa con il ministero, fosse necessario per riportare serenità. Queste decisioni – conclude – si prendono in accordo con l’ente e ci siamo confrontati”.

Il Mit ha annunciato che sarà a breve aggiunto all’organico della commissione ispettiva Alfredo Principio Mortellaro. Dirigente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, Mortellaro rappresenta una figura professionale di altissimo livello e con una esperienza trentennale alle spalle. Peraltro, nell’ambito dei molteplici compiti istituzionali, ha anche lavorato al collaudo di opere come il Terzo Valico.

24 agosto 2016: “Amatrice non c’è più”

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’’Il paese non c’è più’’. Sono le prime ore di mercoledì 24 agosto 2016, è ancora buio e la voce del sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi è tra le prime a rimbalzare su televisioni e radio. Alle 3.36, un boato nel centro Italia. Terremoto di magnitudo 6.0 nella zona tra Lazio, Marche e Umbria. La terra trema per 142 interminabili secondi, devastando i paesi di Accumoli (Rieti), Amatrice (Rieti), Arquata del Tronto e la frazione di Pescara del Tronto (Ascoli Piceno).

Dopo meno di un’ora, alle 4.33, un’altra scossa di magnitudo 5.3 farà tremare Norcia, la cittadina di San Benedetto. In attesa dei soccorsi, le dirette televisive danno voce ai sindaci dei paesi più colpiti. ’’C’è gente sotto le macerie, al momento la cosa più importante è sgomberare le strade di accesso per far arrivare i mezzi di soccorso’’, è l’appello del sindaco di Amatrice . ’’Vedo crolli dappertutto, siamo inermi, non abbiamo mezzi, c’è gente sotto le macerie’’, dice con voce rotta il sindaco di Accumoli, Stefano Petrucci.

Dopo poche ore, le immagini dall’alto dei Vigili del Fuoco mostreranno senza scampo tutta la devastazione provocata dal sisma. Interi borghi dell’Appennino ridotti a macerie. Aggiornato di minuto in minuto, il bilancio arriverà a sfiorare i 300 morti (299), con oltre 4000 sfollati e 238 persone messe in salvo. Un ’’terremoto severo’’ lo definirà a caldo l’ex capo della Protezione civile Fabrizio Curcio, quando ancora non si osa fare previsioni sul numero delle vittime.

Un terremoto tale da provocare, come documentato dai satelliti Cosmo-SkyMed, un abbassamento del terreno di 18 centimetri nell’area della Piana di Castelluccio di Norcia, la perla dei Monti Sibillini famosa per la spettacolare fioritura delle lenticchie. La scia sismica andrà avanti per giorni. Ma non saranno solo scosse di assestamento.

A ottobre la terra del centro Italia torna a tremare. Si comincia il 26 ottobre quando alle 19.10 una scossa di magnitudo 5.4 colpisce Castelsantangelo sul Nera (Macerata). Poco dopo, alle 21.18 magnitudo 5.9, tocca ad Ussita (sempre nella zona di Macerata). Fino ad arrivare al 30 ottobre quando alle 7.40 un terremoto di magnitudo 6.5 metterà in ginocchio Norcia. La scossa, la più forte registrata in Italia negli ultimi trent’anni, provocherà altri danni, altri crolli ma fortunatamente non altre vittime.

I primi funerali delle vittime marchigiane si tengono il 27 agosto nella palestra comunale di Ascoli Piceno. Davanti alle 35 bare, il vescovo Giovanni D’Ercole si chiede: ’’’Che si fa ora?’. In molti me lo hanno chiesto. Questa notte ho rivolto questa domanda a Dio, gli ho presentato l’angoscia di tante persone, queste persone strappate da loro famiglie, sventrati dal terremoto. Che faranno?”. Da qui l’invito a ’’non perdere il coraggio, perché solo col coraggio potremo ricostruire le nostre case e le nostre chiese. E ridare la vita alle nostre comunità’’.

Tra le 35 bare, anche due piccole casse bianche. Sono quelle di Giulia, che facendo scudo con il suo corpo è riuscita a salvare la vita alla sorellina di 4 anni, e Marisol, le bambine di 9 anni una e 18 mesi l’altra rimaste sotto le macerie. ’’Ciao piccola, scusa se siamo arrivati tardi, purtroppo avevi smesso di respirare. Ma voglio che tu sappia da lassù che abbiamo fatto tutto il possibile per tirarti fuori di lì. Ciao Giulia, anche se non mi hai conosciuto ti voglio bene. Andrea”, è la lettera deposta sulla bara da un vigile del fuoco.

Il 30 agosto tocca ad Amatrice dare l’ultimo addio, sotto la pioggia, ai suoi morti. Funerali solenni sotto un maxi tendone allestito dai volontari della Protezione civile. Davanti alle 28 bare i familiari delle vittime tra lacrime e sguardi persi nel vuoto. Un passo indietro, le cariche dello stato e i politici. “Il terremoto non uccide, uccidono le opere dell’uomo”, dice nell’omelia il vescovo di Rieti Domenico Pompili, aprendo la celebrazione con la lettura, per otto minuti, dei nomi di chi non ce l’ha fatta. Poi l’appello: “La ricostruzione non sia una querelle politica o sciacallaggio, ma faccia rivivere la bellezza di cui siamo custodi”.

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25 Agosto 2018