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Salvini: “O si parte o si vota”

Salvini: “O si parte o si vota”

cms_9301/salvini_micr6_fg.jpgO il governo parte nelle prossime ore e si inizia a lavorare o tanto vale tornare a votare e prendere la maggioranza assoluta”. Il leader della Lega, Matteo Salvini è netto e dal palco della festa del partito a Martinengo, trasmesso via Facebook, dice a chiare lettere: “La squadra di governo che stiamo discutendo col presidente del Consiglio incaricato penso sia la migliore possibile per il cambiamento. Spero che nessuno metta i bastoni fra le ruote o dica dei no”.

DI MAIO – E da Terni, il leader del M5S, Luigi Di Maio, intervenendo al comizio di chiusura della campagna elettorale del candidato-sindaco 5Stelle, scandisce: “Abbiamo già perso troppo tempo, o si chiude entro 24 ore e siamo messi nelle condizioni di poter cominciare a lavorare o lasciamo perdere“.

SALVINI – “Sicuramente non si tira a campare, non sono nato per tirare a campare” dice Salvini replicando a chi gli chiede se c’è davvero il rischio di un ritorno alle urne nel caso in cui il Quirinale non dovesse accettare l’intera lista dei ministri presentata da Lega e M5S. “O si parte oppure noi basta – avverte – Mi rifiuto di andare avanti per giorni o settimane a trattare, a disfare, a discutere anche perché i mutui, la benzina, gli sbarchi non aspettano. O siamo in condizioni di lavorare bene e subito oppure qualcun altro si prenderà la responsabilità e farà altre scelte”.

SAVONA– Il vero nodo resta il nome del ministro dell’Economia. “C’è una squadra, c’è un’idea di Italia messa insieme da due forze politiche diverse che hanno fatto un lavoro di sintesi. Speriamo che non ci siano altri ostacoli, che nessuno abbia dei ’no’ nei cassetti. Riteniamo di aver scelto il meglio per l’Italia. Io – dice Salvini – l’avrei fatto anche ieri il governo”.

Il leader del Carroccio conferma la ferma volontà di difendere la nomina di Paolo Savona alla Guida del Mef: “Non vediamo l’ora di metterci a lavorare, noi siamo pronti e la Lega entrerà in un governo solo se questo governo farà gli interessi dei cittadini. Fare gli interessi degli italiani non è una colpa. Ci dicono: ’no quello non può fare il ministro perché ha detto prima vengono gli italiani, poi le regole europee. Quello non può fare il ministro perché vuole che l’Europa cambi, perché vuole cambiare i Trattati o perché si è permesso di dire che l’euro è una moneta che ha aiutato solo l’economia tedesca’. Uno che la pensa così e che dice queste cose è il mio ministro“.

Fuori dalla sede di via Bellerio a Milano, ai microfoni di SkyTg24 e dei giornalisti presenti, oggi il leader della Lega aveva tenuto a sottolineare che “passi indietro la Lega ne ha già fatti abbastanza: abbiamo già fatto tutto quello che potevamo fare“. Ed ha avvertito sul “rischio” di “un’ulteriore frattura tra i palazzi del potere e il popolo”.

LISTA MINISTRI – “Già stasera – ha annunciato – daremo al presidente del Consiglio incaricato i nomi della Lega che sono pronti a fare i ministri e lavorare per il bene dell’Italia”. “Non ne faccio una questione di nomi e cognomi, ma di rispetto del voto degli italiani”, ha scandito il segretario federale. La Lega “è a disposizione degli italiani con il meglio che possiamo mettere a disposizione, con delle personalità esterne ai partiti che rappresentano il meglio di questo Paese – ha rimarcato Salvini – Se qualcuno, però, ci rimproverasse che qualcuno dei nostri indicati ministri fa troppo l’interesse italiano e troppo poco l’interesse di qualche lobby europea, allora no. Io passi indietro ne ho già fatti abbastanza”.

E, dopo aver messo in chiaro su Facebook che non sarà scelto come ministro del Tesoro un amico di Berlino, ha rincarato: “Come nessuno in Italia ha mai eccepito su un ministro tedesco, belga o francese, è altrettanto chiaro ed evidente che i ministri che rappresentano gli italiani non devono necessariamente avere il gradimento dei tedeschi, dei francesi o di chiunque altro”.

“Noi non vediamo l’ora di cominciare a lavorare – ha sottolineato – spero che questa settimana finalmente si cominci. Noi siamo pronti, tempo da perdere non ce n’è”. Per Salvini “l’economia ha bisogno di risposte”, eppure il nome di chi guiderà il ministero dell’Economia resta il vero nodo in vista della formazione del governo giallo-verde, “c’è bisogno di interventi” sul fronte degli immigrati, “di messa in sicurezza del Paese. Speriamo che nessuno abbia niente da eccepire su nessuno di questi nomi che secondo noi rappresentano al meglio l’interesse degli italiani. Avere dei ministri che vanno in Italia, in Europa e nel mondo a difendere l’interesse dei cittadini italiani è un valore, un pregio, un orgoglio”.

I nomi “li consegnerò al presidente del Consiglio che li discuterà con il Presidente della Repubblica. Secondo noi la squadra che parte è quella che risponde ai sentimenti, alle necessità e alle speranze dei cittadini italiani”.

Poi, ai giornalisti che gli chiedevano se sia disposto a fare un passo indietro sull’indicazione di Paolo Savona, il leader del Carroccio ha replicato: “Noi facciamo solo passi avanti, la gente ci chiede di correre, non di passeggiare”.

Se ieri il segretario del Carroccio si diceva “arrabbiato”, oggi l’umore è cambiato. “Sono determinato. La gente mi dice ’non mollare, tieni duro e partite’, io sono prontissimo a partire. Passi indietro ne abbiamo fatti 18, la Lega credo sia stata la più responsabile, che ha rinunciato a tutto quello a cui poteva rinunciare, non rinunciamo alla dignità e alla difesa dell’interesse nazionale”, ha messo in chiaro.

“RISCHIO FRATTURA CON IL POPOLO” – “L’unico rischio che vedo è un’ulteriore frattura, separazione, distanza tra i palazzi del potere e il popolo – ha aggiunto – Il popolo ci dice vi abbiamo votato, andate, fate, migliorate, se qualcuno rallentasse ancora questo processo di cambiamento e facesse saltare un lavoro che ci è costato 15 giorni di impegno e sacrificio, tornerei ad essere arrabbiato“.

RENZI – Salvini ha parlato anche di Renzi: “E’ stato archiviato dagli italiani. Chi ha devastato l’economia italiana negli ultimi cinque anni dovrebbe avere il pudore di tacere. Chi ha devastato il sistema bancario, chi ha svenduto le aziende pubbliche e private agli interessi internazionali e alle multinazionali dovrebbe avere il pudore di tacere. Parlo di Renzi e di tutti quelli che si stanno scannando nel Pd per arrivare a fare il segretario di un partito morto”.

CONTE AL LAVORO – Al termine di una giornata di lavoro iniziata questa mattina poco dopo le 11, il presidente del Consiglio incaricato Giuseppe Conte ha lasciato la Camera (come sua abitudine a bordo di un taxi), dove nel pomeriggio ha incontrato per una mezz’ora l’ambasciatore Luca Giansanti, la cui destinazione alla Farnesina, ipotizzata da diversi giorni nel totoministri, prenderebbe sempre più concretezza. Secondo fonti del M5S, domani Conte potrebbe nuovamente salire al Quirinale, Giro d’Italia permettendo, visto che il centro storico della Capitale è off limits per la conclusione della gara ciclistica.

Questo pomeriggio Conte ha ricevuto una telefonata dal presidente francese Emmanuel Macron, che “ha formulato i Suoi migliori auspici per il Governo che stiamo formando in Italia – ha scritto su Fb il presidente del Consiglio incaricato – Questa conversazione ha costituito l’occasione per un proficuo scambio sulle principali prospettive delle politiche economiche e sociali europee che coinvolgono i nostri due Paesi”. E “ci siamo lasciati con l’auspicio di poterci incontrare il prima possibile per discutere in dettaglio le varie questioni di comune interesse”.

Toto ministri, gli ultimi rumors

cms_9301/palazzo_chigi_adn_pomeriggio_.jpgMatteo Salvini non molla su Paolo Savona ed è pronto a far saltare il banco se non dovesse cadere il veto del Colle sull’economista euroscettico indicato dalla Lega e condiviso con i 5 Stelle. Forte di quello che considera un sostegno pieno da parte di Luigi Di Maio, il ’Capitano’ potrebbe convocare nelle prossime ore a Milano – probabilmente nella sede di Via Bellerio – lo stato maggiore del partito per ribadire la ’linea del Piave’: da qui non si passa, o Savona o si ritorna al voto.

Continuano intanto a circolare indiscrezioni sulla composizione della squadra di governo. Oltre all’Economia, a quanto si apprende da fonti parlamentari, le caselle dell’esecutivo in quota Lega potrebbero essere riempite così: Stefano Candiani alle Infrastrutture; Gian Marco Centinaio al Turismo e all’Agricoltura; Manuela Lanzarin al ministero della Famiglia e della Disabilità; Lorenzo Fontana agli Affari Regionali; Giancarlo Giorgetti sottosegretario unico alla Presidenza del Consiglio.

Secondo gli ultimi boatos, la delega ai servizi segreti rimarrebbe in capo al premier incaricato Giuseppe Conte. Resta ancora aperta la partita delle telecomunicazioni, con ottime chance per i grillini di aggiudicarsi la delega. Tra i ministeri chiave c’è da sciogliere anche il nodo degli Esteri, mentre per Difesa e Giustizia rimarrebbero sempre salde le quotazioni di Elisabetta Trenta e Alfonso Bonafede in quota M5S. Per il Mibact, invece, sarebbe ritornato in pole il nome di Emilio Carelli.

Oggi l’ambasciatore Luca Giansanti ha incontrato a Montecitorio il presidente del Consiglio incaricato. All’uscita dalla Camera, Giansanti, la cui destinazione alla Farnesina, ipotizzata da diversi giorni nel toto ministri, prenderebbe sempre più concretezza, non ha voluto fare dichiarazioni, limitandosi a un laconico “buon weekend a tutti”.

Perché aumenta lo spread?

cms_9301/borsa_monitor_fg.jpgCon il rebus governativo e le incertezze legate al programma Lega-Cinquestelle l’incubo spread torna a turbare il sonno degli investitori. Il differenziale tra il rendimento dei Btp decennali e quello dei corrispondenti Bund tedeschi ieri ha superato quota 200 punti base, con un rendimento del 2,47%, tornando ai livelli segnati nell’aprile 2017. Ma da cosa dipende il flusso di vendite sui buoni del Tesoro?

PERCHE’ AUMENTA LO SPREAD? – “Lo spread aumenta perché gli investitori, cioè coloro che comprano i nostri titoli di Stato, il nostro debito pubblico, cominciano a pensare che l’andamento crescente che il debito pubblico ha continuato ad avere in questi anni non verrà invertito – spiega all’AdnKronos Veronica De Romanis, docente di politica economica europea alla Luiss e alla Stanford University di Firenze -. Quindi si domandano fino a che punto aumenterà e sono disposti a comprare i nostri titoli con rendimenti più elevati”.

CHE SIGNIFICA CHE AUMENTA? – “Significa che aumenta il rendimento che gli investitori vogliono per comprare il nostro debito pubblico – precisa De Romanis -. Quando lo spread è basso vuol dire che gli investitori si fidano”. Tuttavia, quello che è interessante analizzare in questo momento, sottolinea De Romanis, non è solo lo spread con la Germania (arrivato a 200 punti base) ma anche quello con la Spagna e il Portogallo. “La penisola iberica, tra l’altro, sta vivendo una grave crisi politica – dice De Romanis – eppure in questo momento il divario tra i Btp e i titoli spagnoli è di 100 punti. Ciò significa che gli investitori si fidano più della Spagna che dell’Italia”.

CHI CI PERDE? – A perdere maggiormente con il deprezzamento dei Btp, prosegue De Romanis, sono sicuramente le banche “perché sono quelle che hanno moltissimi Btp”. Seguono poi i risparmiatori, che hanno comprato il nostro debito (il 70%, ricorda la docente, è in mano agli italiani). Tradotto in termini pratici, se volessero venderlo, con lo spread che aumenta, il titolo stesso perderebbe valore.

MUTUI – Cosa cambia per i tassi di interesse sui mutui? Una risposta certa non c’è però qualcosa potrebbe effettivamente cambiare. De Romanis spiega che dipende dal tipo di investimento che è stato fatto. Se i tassi sono fissi o variabili.

ITALIA COME LA GRECIA? – Nonostante i timori generalizzati, però, l’Italia appare lontana da una crisi simile a quella vissuta dalla Grecia. “Lo spread sta aumentando in maniera veloce, è vero – osserva De Romanis – ma abbiamo diversi nuovi strumenti che sono stati messi in campo durante la crisi come il mes, il meccanismo di stabilità europeo (che il programma di governo al punto 20 propone di cancellare) e soprattutto il cappello della Bce, con gli attuali acquisti mensili da 30 miliardi di euro. E non vale solo per noi ma per tutti i Paesi dell’area euro ad eccezione della Grecia, ancora sotto il terzo programma di aiuti. Per ora abbiamo questa sorta di protezione”.

IL QE – “Certo – conclude De Romanis – il Quantitative Easing, come ha annunciato il governatore della Bce, Mario Draghi, dovrebbe finire in autunno. Ma potrebbe andare avanti, si vedrà. Ricordiamoci inoltre che a partire dall’anno prossimo ci sarà un nuovo presidente a capo della Banca Centrale Europea e non è detto che il QE verrà contratto in eterno”.

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27 Maggio 2018