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Salvini: “Per clandestini è finita la pacchia”

Salvini: “Per clandestini è finita la pacchia”

cms_9353/salvini_serio_giornalisti_2_fg.jpg“Il modo migliore di festeggiare, dopo aver restituito speranza agli italiani, sarà passare dalle parole ai fatti. Ora sono in ufficio, stasera in Veneto, a Vicenza e a Treviso, e domani in Sicilia, la nostra frontiera. Difesa dei confini e rimpatri, riprendiamoci il nostro Paese”. Così scrive su Facebook il neo vice presidente del Consiglio e ministro dell’Interno, Matteo Salvini.

“Per gli immigrati clandestini – ha detto poi il ministro nel corso di un incontro in piazza a Vicenza – è finita la pacchia, preparatevi a fare le valigie, in maniera educata e tranquilla, ma se ne devono andare”.

“Sappiano gli uomini e le donne delle forze dell’ordine – ha aggiunto dal palco – che il ministro e 60 milioni di italiani sono con loro e guai a chi mette le mani addosso a un uomo o una donna in divisa”. “Sono stufo dei delinquenti che sono impuniti”, ha tuonato il ministro.

“Martedì – ha spiegato Salvini ai microfoni di Sky in diretta dall’incontro – ci sarà la riunione dei ministri dell’Interno europei, con la pazzesca proposta all’Italia di accogliere altre 100mila persone, noi diremo no. Ho idee chiare su come portare il problema all’attenzione mondiale”, ha avvertito.

“Ora c’è poco da applaudire la bandiera dell’Europa, lo farò quando l’Italia tornerà protagonista e non con il cappello in mano”, ha affermato il ministro dell’Interno ricordando la battuta di un giornalista che gli ha detto di non aver applaudito la bandiera europea durante la sfilata di questa mattina ai Fori imperiali. “Per ora ho applaudito i soldati, gli alpini che sfilavano”, ha sottolineato.

“Sulle Ong – ha aggiunto il leader del Carroccio – stiamo lavorando, ma quello che è certo è che gli Stati devono tornare a fare gli Stati e nessun ’vice scafista’ deve attraccare nei porti italiani. Domani vado a Pozzallo dove nelle ultime ore sono sbarcati ospiti non desiderati”, ha poi annunciato.

Di Maio: “Jobs act va rivisto”

cms_9353/dimaio_stampa_estera_afp.jpg“Il jobs act va rivisto, c’è troppa precarietà”. Così Luigi Di Maio in una diretta Facebook, dall’interno del ministero dello Sviluppo economico: “La gente non è che non ha più certezze per sposarsi, non ha più certezze neanche per prenotare le vacanze“, sottolinea il vicepremier. “Se vogliamo dare più forza all’economia dobbiamo ridurre la precarietà” e uno dei responsabilità di questa precarietà è il jobs act“, afferma.

“Da questi ministeri”, Mise e Lavoro, “partono i nostri cavalli di battaglia”, continua Di Maio nel videomessaggio elencando una serie di iniziative a suo giudizio prioritarie. “Via spesometro, via redditometro, via gli studi di settore“, sottolinea il vicepremier

In merito alla riforma dei centri per l’impiego (contenuta nel contratto di governo stipulato tra M5S e Lega) aggiunge: “I centri per l’impiego sono di competenza regionale. Non sono qui per prendermi i meriti… vorrà dire che metterò insieme tutti gli assessori al lavoro delle regioni italiane: faremo un tavolo e cominceremo a lavorare per migliorare i centri per l’impiego, che hanno bisogno di più personale, più risorse e una filosofia di pensiero diversa nel dare lavoro alle persone”.

Ho chiesto al ministero dello Sviluppo Economico – ha aggiunto – di aprirmi le porte, nonostante il giorno di festa, e di cominciare a lavorare almeno con il mio staff per riuscire a mettere in piedi i provvedimenti che devono migliorare la qualità della vita degli italiani”.

“Io sono qui – ha spiegato – per fare i fatti, insieme a una squadra di governo che non ha indagati e condannati, un unicum dal 1994“. “Ho chiesto di essere ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro – ha aggiunto – perché il datore e il dipendente non devono essere nemici. Non devono essere due realtà staccate. Nelle pmi ci sono i datori, che sono prima di tutto dipendenti, e i dipendenti, che sono un po’ imprenditori”.

Poi i complimenti, sempre in diretta, a Marchionne: “Bene Marchionne, mi fa piacere sapere che Fca, investirà diversi miliardi di euro sull’auto elettrica. E’ un cambio di pensiero che accolgo senza ironia e con soddisfazione”.

Nella diretta c’è spazio anche per un annuncio sulla squadra di governo: “L’imprenditore Bramini – dice – sarà qui come consulente, glielo avevo promesso e lo farò. Non riusciva più a pagare i dipendenti e i costi e lo Stato gli ha pignorato pure la casa”, ha ricordato Di Maio.

Di Maio sposta poi il discorso al G7, vertice in programma il prossimo fine settimana: il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, spiega, “nei prossimi giorni già sarà impegnato a preparare il G7 in Canada. L’Italia siede a un tavolo importante come quello del G7: avremo modo di far conoscere anche a livello internazionale questo governo e cosa vuole raggiungere“.

Fontana: “Famiglie gay non esistono”

cms_9353/fontana_lorenzo_fermo_facebook.jpgPerché esistono le famiglie Arcobaleno?“. Con Alessandra Arachi, che lo intervista per il Corriere della Sera, il neo ministro della Famiglia, Lorenzo Fontana, taglia corto. Le famiglie gay, spiega, “per la legge non esistono in questo momento“. Questa la posizione del ministro, cattolico praticante, alla sua prima intervista ufficiale e criticato nei giorni scorsi dalle associazioni Lgbt per le posizioni in tema di omosessualità e aborto definite “oscurantiste”.

“Ho tanti amici omosessuali, del resto – si difende, smentendo quanti affermano sia “contro i gay” – ho vissuto a Bruxelles tanti anni dove ci sono anche nelle istituzioni. E poi la questione non è nel contratto di governo, non me ne occuperò“. Contro chi si scagliava, allora, nelle dichiarazioni che hanno sollevato un polverone? “Contro un modello culturale relativista. Un modello della globalizzazione – risponde – fatto dai poteri finanziari che disegna un mondo dove non esistono le comunità, e quindi la famiglia che è la prima e più importante comunità della nostra società”. Quale la priorità del suo dicastero? “La natalità. Voglio lavorare per invertire la curva della crescita che nel nostro Paese sta diventando davvero un problema”.

Anche l’aborto, tema ancora caldissimo a 40 anni dall’approvazione della legge 190, finisce nell’intervista. Cosa pensa di fare il ministro contro l’aborto? “Hanno detto anche che io avrei dichiarato che le donne non possono abortire. Non l’ho mai detto… Voglio intervenire per potenziare i consultori così di cercare di dissuadere le donne dall’abortire. Sono cattolico, non lo nascondo. Ed è per questo che credo e dico anche che la famiglia sia quella naturale, dove un bambino deve avere una mamma e un papà“.

SALVINI PRENDE LE DISTANZE – Dalle parole di Fontana prende subito le distanze Matteo Salvini. “Io personalmente ritengo che il nostro paese debba ancora avere alcuni principi, come che la mamma si chiama mamma e il papà si chiama papà e il bambino viene al mondo se li ha e viene adottato se ci sono un papà e una mamma”, ha poi chiarito il ministro dell’Interno, in piazza a Vicenza per un incontro elettorale.

“L’amico Fontana ha detto oggi una cosa che mi sembra normale”, ma “sono cose fuori dal contratto di governo e non perderemo tempo su questo”. “Gli unici che devono aver voce in capitolo su cura, educazione, devono essere solo il papà e la mamma”.

“FONTANA CI ASCOLTI” – “Le affermazioni del neoministro leghista Lorenzo Fontana sulla non esistenza di altre famiglie che non siano quelle tradizionali sono del tutto sbagliate esattamente come il nome del suo dicastero che dovrebbe chiamarsi ’ministero di tutte le famiglie’”. Così Franco Grillini direttore di Gaynews.it.

“Fontana forse vive in un mondo a parte di qualche secolo fa – sottolinea Grillini – , sarebbe meglio che si svegliasse e si rendesse conto che esiste la modernità dove ognuno costruisce, spesso faticosamente, la propria vita familiare contribuendo così alla coesione sociale e al benessere collettivo. Ogni famiglia di ogni tipo è un bene per la società”.

“Si studi – chiede Grillini – il ministro la sentenza cosiddetta ’Oliari’ (dal nome di uno dei ricorrenti) del 21 luglio 2015 con cui la ’Corte europea dei diritti umani’ all’unanimità ha condannato l’Italia per violazione dell’articolo 8 della Convenzione dei diritti dell’uomo, quello sul “diritto al rispetto della vita familiare e privata”. E ha stabilito che lo Stato dovrà versare a ognuno dei ricorrenti 5 mila euro per danni morali. Se l’Italia non rispetta la ’vita familiare’ delle coppie lgbt dovrà risarcire i danni morali e materiali”.

Per l’ex parlamentare bolognese, da sempre paladino dei diritti degli omosessuali “un ministero della famiglia dovrebbe cercare in tutti i modi di allargare il concetto di vita familiare perché viviamo in un mondo dove ci si sposa sempre di meno e dove i nuclei familiari sono sempre più ristretti. Che senso ha escludere e discriminare tutti coloro che non sono eterosessuali, che non sono sposati o che non hanno figli? Una follia, peraltro molto minoritaria nella società. Si ricordi Fontana che appena qualche giorno fa in Irlanda le sue posizioni sono state clamorosamente sconfitte da ben il 68% della popolazione”.

“In Italia a fine 2018 avremo 10 mila coppie unite civilmente. Io stesso in giugno farò il celebrante per due coppie gay. Forse Fontana non sa che gli stessi sindaci leghisti sono stati costretti a celebrare le unioni civili assistendo a cerimonie commoventi con decine e decine di persone, familiari compresi. Noi lanciamo una sfida al neoministro: ci riceva e ascolti le nostre ragioni, che sono quelle dei diritti universali delle coppie omosessuali, dei conviventi etero e gay, della coesione sociale e del bene comune. Attendiamo una risposta”, conclude Grillini.

TORINO PRIDE – “Mai in silenzio di fronte ad attacchi chiari e netti verso la comunità Lgbt”. Cosi’ il Coordinamento Torino Pride, che in una nota, rivendicando la lontananza “anni luce” da “tifoserie politiche”, sottolinea: ”Abbiamo atteso a esprimerci in merito alla situazione nazionale e a ciò che fino a qualche giorno fa era solo una sgradevole sensazione ma oggi non è più tempo di tergiversare”. “Le prime parole del neo ministro degli Interni, Matteo Salvini, ci proiettano immediatamente in un’apprensione importante – prosegue nella nota il Coordinamento – abbiamo fatto piccoli passi in avanti e non possiamo accettare che il ‘faro’ della parità e dell’eguaglianza venga spento”.

Quanto alle dichiarazioni del neo ministro alla Famiglia, Lorenzo Fontana, osserva ancora il coordinamento, mirano a cancellare la nostra comunità e le nostre tradizioni”. “Siamo cittadini e cittadine libere e pretendiamo gli stessi diritti di tutti gli altri senza se e senza ma”, conclude il Coordinamento, chiedendo a “coloro che credono nei valori di libertà, parità, eguaglianza, laicità e accoglienza di sottoscrivere il manifesto che lancia il Piemonte Pride 2018 e alle istituzioni del territorio di affiancarci senza tentennamenti perché il futuro appare tempestoso e oscuro per tutti e tutte”.

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3 Giugno 2018