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Salvini: “Pm? Qualcuno ha simpatie politiche…”

Salvini: “Pm? Qualcuno ha simpatie politiche…”

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“No, non ho ricevuto nessuna telefonata. Ho tanti difetti, ma decido con la mia testa”. Il ministro dell’Interno Matteo Salvini, intervenuto questa mattina nell’’Indignato speciale’ su Rtl102.5, ha smentito di aver ricevuto una telefonata dal vice premier Di Maio dopo la polemica con i magistrati siciliani sull’indagine sulla ’Diciotti’.

“Non ho fatto né un attacco alla magistratura il giorno prima, né una retromarcia il giorno dopo – ha spiegato il vice premier -. Mi sono semplicemente detto sorpreso che una procura siciliana, con tutti i problemi di mafia che ci sono in Sicilia, stia dedicando settimane di tempo a indagare me, Ministro dell’interno, che ho fatto quello che ho sempre detto che avrei fatto e cioè bloccare le navi. È una decisione politica“.

“Per carità di Dio – ha aggiunto – non ce l’ho con i magistrati, come non ce l’ho con i dentisti o i tassisti. Se un tassista ti frega, non vuole dire che tutti ti fregano. Ma che ci sia qualche magistrato con chiare e evidenti simpatie politiche non svelo il mistero di Fatima“. Concetto poi ribadito sui social, con un post dedicato a Magistratura Democratica, che “sposa la campagna pro-immigrazione insieme, tra gli altri, a: Ong, Arci, Potere al Popolo, Rifondazione Comunista e coop varie (compresa la ’Baobab Experience’ dove si erano rifugiati gli sbarcati della Diciotti). Poi quello accusato di ledere l’autonomia dei magistrati – scrive – sono io…”.

“Io posso essere criticato su tante cose, ma che sia un delinquente e un sequestratore penso possa far ridere”, ha aggiunto in radio il vicepremier riferendosi all’indagine sulla Diciotti.

Salvini ha poi annunciato che si recherà in Tunisia “entro settembre, da lì ne sono arrivati più di 4mila e non c’è guerra, carestia, peste e non si capisce perché”, ha detto parlando di migranti. “Entro autunno stiamo lavorando per fare gli accordi di espulsione e rimpatrio volontario assistito con tutti i Paesi” di provenienza, ha aggiunto il vice premier spiegando: “Per ora l’unico che funziona è con la Tunisia, ne rimpatriamo 80 a settimana ma anche se ne espelliamo 100 ci mettiamo 80 anni”.

Ponte Morandi, arrivano i sensori

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Via libera della Procura per installare i sensori per il monitoraggio dei due tronconi del ponte Morandi. “Il nulla osta, contenuto in un documento inviato alla struttura del Commissario, da parte della Procura, era un passaggio indispensabile per far partire i lavori, visto che l’area era posta a sequestro” rende noto la struttura commissariale che si occupa dell’emergenza a Genova, parlando del via libera per l’installazione dei sensori sulle parti rimaste in piedi del viadotto Polcevera, che serviranno a verificare le condizioni attuali di stabilità dei due monconi che sovrastano la zona rossa e a capire se esista la possibilità di far accedere ancora una volta i residenti sfollati alle loro case per il recupero degli effetti personali.

La Commissione tecnica regionale ha già inoltre individuato la ditta che, per competenze e miglior offerta sul mercato, potrà eseguire il lavoro di monitoraggio. “Noi siamo pronti a partire – ha detto il presidente della Regione Liguria e Commissario per l’emergenza, Giovanni Toti -. E che tutto fosse già pronto è dimostrato dal fatto che la Commissione tecnica aveva già fissato, per lunedì, un incontro operativo con tutti i soggetti che dovranno partecipare alle operazioni per definire immediatamente tutte le fasi operative in dettaglio. Quindi non c’è stato nessuno ritardo. Stiamo solo seguendo le procedure previste dalla legge”.

Negozi aperti la domenica, “stop già nel 2018”

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“Sicuramente entro l’anno approveremo la legge che impone uno stop nei week end e nei festivi a centri commerciali ed esercizi commerciali, con delle turnazioni”. Ad annunciarlo, ritornando sulla proposta di legge presentata in Commissione Attività Produttive della Camera dalla maggioranza, è il vicepremier e ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro Luigi Di Maio, che ha parlato in diretta Facebook, a margine della Fiera del Levante di Bari.

“L’orario degli esercizi commerciali non può più essere liberalizzato come fatto dal governo Monti perché sta distruggendo le famiglie italiane“, ha scandito Di Maio. “Bisogna ricominciare a disciplinare gli orari di apertura e chiusura” ha aggiunto il vicepremier.

“Accise benzina arrivano i tagli” e altre misure

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Una sforbiciata alle accise sulla benzina, il prima possibile. Questo quanto annunciato oggi dal sottosegretario all’Economia Massimo Bitonci, che in un’intervista al Messaggero ha parlato della cancellazione dei balzelli più vecchi che gravano sul costo del carburante. “Presenteremo martedì una proposta che, peraltro, Matteo Salvini già conosce. Ci sarà una misura sulle aliquote Irpef per il 2019. Poi per il 2020-2021, Salvini ci ha chiesto di preparare una flat tax”, ha spiegato il sottosegretario al quotidiano romano.

Ma cosa prevede la misura? “Ci sarà come detto un primo sfoltimento delle accise sulla benzina, cancelleremo quelle più datate nel tempo“. Ma per sapere di quanto saranno tagliate è ancora presto: “Stiamo ancora facendo i conteggi. Sarà un primo segnale”. Un primo passo quindi, rispetto a quanto scritto nel contratto di governo, dove si parla di cancellare tutte quelle voci “anacronistiche” che risalgono addirittura alla guerra di Etiopia e che valgono, secondo i calcoli dei consumatori, fino a 20 centesimi al litro. “È un tema – spiega Bitonci – che sta molto a cuore a Matteo Salvini”.

Ma non è tutto. Nella proposta “ci sarà un’altra misura molto importante per le imprese, una riduzione dell’Ires dal 24% al 15% per gli utili che vengono reinvestiti per l’acquisto di attrezzature e beni per lo sviluppo dell’attività. Una specie di nuova legge Tremonti. Proporremo di estendere questa misura anche alle assunzioni”.

Allo studio, annuncia ancora Bitonci, ci sono inoltre “due ipotesi, una ulteriore riduzione delle aliquote Irpef oppure una flat tax progressiva. Non lo abbiamo ancora stabilito”. Da cosa dipenderà? “Il Tesoro sta facendo delle simulazioni sul gettito”. E al giornalista che gli chiede se, come detto, il punto di arrivo dell’Irpef potrebbero essere tre aliquote (21%, 38% e 43%), Bitonci risponde: “Stiamo ancora valutando. Sul tavolo ci sarà comunque la proposta di una flat tax con più aliquote. Il punto di partenza resta il taglio del primo scaglione”.

Nel pacchetto è previsto inoltre “l’ampliamento del regime dei minimi. Applicheremo l’aliquota del 15% fino a 65 mila euro, poi cui sarà un’aliquota incrementale del 5% fino a 100 mila, si pagherà, cioè, solo sulla parte che supera i 65 mila euro”. Si parla di misure per 10 miliardi: “La quota parte della Lega è di 5 miliardi, altri cinque sono per le misure del Movimento 5 Stelle. Loro impiegheranno la loro parte per il reddito di cittadinanza”. Ma come sarà divisa la quota tra le varie misure? “La flat tax sui minimi circa 1,5 miliardi. Il resto andrà alla riduzione dell’ Irpef e alle altre proposte che presenteremo al tavolo martedì”.

E le coperture per i 10 miliardi necessari a finanziare il pacchetto? “Dovrebbe essere all’interno degli spazi di bilancio che verranno concessi dalla Commissione europea. Non credo che l’Europa ponga tutti questi vincoli. Primo perché c’ è un dato politico, il prossimo anno ci sono le elezioni europee e in questi passaggi le maglie sono sempre un po’ più larghe. E poi perché Germania e Francia questa flessibilità l’ hanno già utilizzata. All’Italia non può essere negato di portare avanti delle politiche di sviluppo”.

E alla domanda se il governo intende cancellare gli 80 euro di Renzi, Bitonci risponde: “Non servirà”.

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10 Settembre 2018