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Salvini: “Premier? Né io né Di Maio”

Salvini: “Premier? Né io né Di Maio”

cms_9224/salvini24_afp.jpgSciolti “tutti i nodi tra M5S e Lega” sul contratto di governo, resta ancora aperta la partita sulla premiership. Il premier? “Né io né Di Maio“, assicura Matteo Salvini ai microfoni di SkyTg24 da Aosta. “Ci sono due movimenti diversi votati da milioni di italiani – spiega poi a Rainews24 – stiamo cercando una sintesi“. ’’L’identikit del premier? Una persona seria’’, dice il leader della Lega che aggiunge: ’’il premier se ci sarà, sarà il garante dell’attuazione di questo programma, non diamo pacchetti chiusi a nessuno’’.

Per Luigi Di Maio il premier non sarà un problema“. “Vi dico che sono molto fiducioso”, assicura il capo politico M5S, che aggiunge: “Adesso stiamo ragionando”, è una cosa che “dobbiamo ancora dirimere, ma sono sicuro che troveremo una soluzione”. Bisognerà quindi aspettare ancora per la scelta del nome da portare a Palazzo Chigi, come lascia intendere lo stesso Di Maio che non si sbilancia quando gli chiedono se lunedì salirà insieme a Salvini al Quirinale: “Non vi do scadenze”.

Il capo politico dei Cinque stelle assicura che “sono stati fatti notevoli passi avanti” e una volta appianate tutte le differenze con il leader della Lega “sul contratto, adesso ci si può concentrare sul premier”. Il contratto potrebbe essere pubblicato presto anche online. “Spero domani”, le parole di Di Maio. “C’è tutto, c’è anche il conflitto di interesse nel contratto – riferisce il leader pentastellato – Il conflitto di interesse c’era in tutte le bozze e quindi ci sarà” anche nella versione definitiva.

Da Aosta Matteo Salvini dice che “entro fine settimana ci sarà la chiusura. Se chiudiamo, chiudiamo lunedì e comunque vada la parola lunedì torna a Mattarella“.

“Abbiamo fatto un enorme lavoro, ce l’abbiamo messa tutta in un tempo limitatissimo, altro tempo non ne vogliamo portar via”, sottolinea il leader della Lega. E a chi gli chiede se è ottimista come Di Maio replica: “Io sono ottimista per natura, quindi non posso essere che ottimista ma bisogna anche essere realisti”. “Ci sono delle scelte che dipendono da noi e ci sono scelte che dipendono da altri”, prosegue, ribadendo ancora: “Se chiudiamo, chiudiamo lunedì, altrimenti avremo fatto un grande lavoro di cui qualcuno ci sarà grato”. Domani, dice, un altro incontro con Di Maio a Milano non è in programma.

Salvini parla anche del centrodestra. “Siamo e rimaniamo nell’alleanza – sottolinea – Se c’è qualcuno che vuole rompere lo dica, non sono io perché ci hanno offerto ministeri su ministeri, posti su posti, abbiamo sempre detto di no. Se qualcuno nel centrodestra ha detto ‘fate se ci riuscite bravi bene’, se qualcuno del centrodestra si rimangia la parola e vuole fare casino non ha che da dirlo, noi siamo qui per costruire il futuro di questo Paese”. E aggiunge: “Diciamo che alcune parole eccessive di alcuni alleati che non conoscono quello che stiamo facendo se le potrebbero risparmiare. Noi siamo rimasti in un’alleanza con alcuni partiti, penso a Forza Italia che ha sostenuto governi che hanno massacrato gli italiani. Qui c’è qualcuno che polemizza per una settimana di lavoro giorno e notte sulle cose da fare per il Paese”.

BOZZA ’CORRETTA’ – I tecnici sono al lavoro sulla nuova bozza uscita dall’incontro tra Salvini e Di Maio. A quanto apprende l’Adnkronos è in arrivo un nuovo capitolo con le misure per il Meridione. Nella bozza ’corretta’ dai leader (LEGGI) dopo il vertice di stamani alla Camera, sono confermate le due aliquote Flat tax del 15 e 20%, ma viene meno quella del 15 per le società; via l’obbligo di prediche in lingua italiana; reddito di cittadinanza ’a tempo’, ovvero con il limite temporale di 2 anni (resta confermato come nella precedente bozza). Mentre nella misura a sostegno delle famiglie per i nidi gratis viene meno l’elargizione per quelle “straniere residenti in Italia da almeno 5 anni“. In sintesi, sgravi solo per gli italiani.

Nella bozza, in possesso dell’Adnkronos, spunta inoltre un affondo sul jobs act del governo Renzi. “Particolare attenzione – si legge infatti in un passaggio del contratto che non figurava nella bozza di ieri – sarà rivolta al contrasto della precarietà, causata anche dal ’jobs act’ per costruire rapporti di lavoro più stabili e consentire alle famiglie una programmazione più serena del loro futuro”. Via poi la sospensione dei lavori dell’alta velocità Torino-Lione: si va verso una revisione del progetto, che per i due capi politici va rimesso in discussione, ma non si parla più di uno stop ai lavori della Tav come risultava dal testo circolato ieri.

Ancora, nella bozza resta una “seria riforma della prescrizione dei reati“, passaggio del capitolo giustizia nella precedente bozza evidenziato in rosso perché sottoposto all’attenzione dei due capi politici. Nel nuovo documento la dicitura è rimasta invariata. Via invece ogni riferimento alla moneta unica. Nel documento sottoposto all’attenzione dei due capi politici c’era un accenno alla “politica monetaria unica” riguardo all’impianto della governance economica europea. Nella bozza corretta dai due leader si legge solo “politica monetaria”, senza riferimento alcuno dunque all’euro.

Quanto alla sanità, sembra orientata al superamento del decreto Lorenzin la politica vaccinale del futuro governo M5S-Lega. A differenza di quanto annunciato ieri, nella bozza sottoposta stamani a Di Maio e Salvini non figura un capitolo ad hoc sui vaccini, anche se potrebbe essere inserito in corso d’opera dal tavolo tecnico a lavoro a Montecitorio. Per ora l’unico accenno è nel capitolo sulla sanità, dove si legge testualmente: “Con l’obiettivo di tutelare la salute individuale e collettiva, garantendo le necessarie coperture vaccinali, va affrontata la tematica del giusto equilibrio tra il diritto all’istruzione e il diritto alla salute, tutelando i bambini in età̀ prescolare e scolare che potrebbero essere a rischio di esclusione sociale”.

Pd, le 48 ore decisive

cms_9224/nazareno_pd_sede.jpgNessuna mediazione in casa Pd. In vista dell’assemblea le posizioni, al momento, restano cristallizzate tra la linea dei renziani per il congresso in autunno (senza eleggere un segretario) e quella del fronte che va da Dario Franceschini a Andrea Orlando, passando per Paolo Gentiloni e Nicola Zingaretti, che sostiene invece la proposta di Maurizio Martina: l’assemblea di sabato all’Ergife elegga Martina segretario e sia quindi l’attuale reggente a guidare la fase congressuale.

Matteo Renzi, oggi a Roma, ha fatto il punto della situazione con i suoi. “Congresso”, è la linea confermata al termine delle riunioni che si sono susseguite in giornata. E l’ipotesi di Lorenzo Guerini segretario? “No, non c’è -spiega un big renziano- salvo provocazioni insostenibili…”. Insomma, se Martina andasse avanti portando la sua candidatura in assemblea, i renziani sarebbero pronti a contrapporgli Guerini.

Una conta che rischia di essere potenzialmente lacerante. Al momento i numeri, secondo i renziani, sarebbero questi: “Renzi parte con oltre il 60% dei componenti” dell’assemblea “contro il 40% delle minoranze, compreso Franceschini”. Il risultato, comunque vada, sarebbe quello di un Pd diviso a metà. Ed è per questo che i pontieri sono al lavoro per evitare uno scenario del genere. “Mentre Lega e 5 Stelle vanno ai gazebo a votare il contratto, noi ci dividiamo in assemblea su chi fa o non fa il segretario per qualche mese? Ma su…”, dice un big impegnato in prima persona nella mediazione.

Una delle ipotesi su cui si sta ragionando sarebbe quella di confermare la reggenza Martina, senza eleggerlo segretario, e quindi convocare una nuova assemblea per indire il congresso. Una soluzione che non sembra soddisfare Andrea Orlando: “Il Pd è chiamato a fare un’opposizione da subito al governo di Lega e M5S. Per farlo serve un segretario eletto in assemblea, nel pieno dei poteri. Chi parla sennò a nome del Pd? I diversi candidati al congresso?”.

E comunque, sottolinea Orlando invitando a trovare una sintesi, “sarebbe davvero strampalato che il Pd sabato si dividesse in assemblea su chi deve fare il segretario per qualche mese” fino al congresso. Intanto oggi le varie componenti che sostengono Martina hanno pubblicamente manifestato il loro appoggio al reggente dem. A partire da Nicola Zingaretti. “La proposta Martina a me sembra ragionevole e condivisibile. Eleggere un segretario in assemblea e fare il congresso. Nei prossimi mesi dovremo certo discutere e decidere ma anche lottare, batterci, fare opposizione in Parlamento e nei territori”.

“Con il governo che si sta formando mi sembra difficile sia possibile farlo sotto la guida di una commissione congressuale. Dobbiamo salvare il Pd e questa io credo sia la priorità assoluta”, scrive il presidente della regione Lazio su Fb. Stessa linea del veltroniano Walter Verini: va chiesto a “Martina di gestire da segretario eletto il cammino verso un congresso ravvicinato”.

Per Areadem di Dario Franceschini parla Marina Sereni: “Martina ha avanzato ieri una nuova proposta. Vedo risposte burocratiche del tipo ’ma lo Statuto prevede che si scelga tra elezione del segretario in assemblea e congresso’. Ma la politica che ci sta a fare?”. E ancora: “Non possiamo non avere un segretario pienamente legittimato che ci porti al Congresso in tempi rapidi”. Mentre per l’area Emiliano c’è Francesco Boccia: “Mi auguro che sabato in Assemblea venga confermato Maurizio Martina per portare il Pd verso un congresso condiviso che possa celebrarsi in tempi adeguati”.

Il portavoce Pd, Matteo Richetti, apre all’ipotesi ma con un paletto preciso: “Martina puo’ essere il traghettatore di questo partito se non sara’ candidato al congresso. Puo’ essere una ’safety car’ ma non in corsa”. Un congresso che, per Richetti, è “indispensabile”: “Non c’e’ bisogno di posizionarsi tra renziani e anti renziani per vedere che e’ un elemento indispensabile nel riposizionamento del Pd, nell’elaborazione del profilo di partito, nella definizione di alcuni temi chiave nella nostra proposta politica. Non può essere oggetto di divisione che si faccia a ottobre, novembre o febbraio”.

Intanto Martina, impegnato oggi in campagna elettorale in Val d’Aosta, a chi gli chiede se ci sia un rischio di scissione nel Pd ribatte. “L’assemblea deve essere un momento di discussione e di chiarezza, ma anche di unità”. Non è escluso che domani Martina convochi un ’caminetto’ per fare il punto alla vigilia dell’assemblea.

Tim, 4.500 esuberi

cms_9224/tim_afp_2.jpgE’ circa 29mila il totale dei dipendenti Tim coinvolti dalla cigs, che avrà validità di un anno e di cui oggi l’azienda ha annunciato l’avvio. A quanto apprende l’Adnkronos al termine dei 12 mesi (in partenza dal prossimo giugno) gli esuberi individuati potrebbero essere circa 4.500 che l’azienda intenderebbe comunque gestire, almeno in parte, con “strumenti non traumatici” (per esempio uscite incentivate ed ex art.4 della legge Fornero).

A quanto emerge dall’indicazione data dal ceo Amos Genish agli analisti nel corso di una conference call, l’impatto finanziario della cigs di 12 mesi di cui Tim ha avviato la procedura è equivalente al costo di 2.800 dipendenti in meno nel corso dell’anno. La cigs, ha detto il manager, “ha l’obiettivo di ridurre 2.800 esuberi ’full time’”. “Stiamo cercando, ovviamente, di risolvere questo problema con tutte le parti rilevanti il più in fretta possibile”, ha sottolineato il ceo.

cms_9224/infografica_conti_-telecom.jpgCon un confronto iniziato a gennaio scorso il gruppo di tlc aveva proposto ai sindacati un piano di uscite volontarie pari a 6.500 unità nel triennio 2018-2020. Di pari passo Tim aveva proposto di ricorrere a un programma di solidarietà espansiva, strumento al suo debutto e che avrebbe comportato assunzioni per circa 2.000 unità. Tim aveva accantonato in bilancio circa 700 milioni per incentivare gli esodi.

Dopo oltre un mese di trattativa il piano non aveva ricevuto il via libera dei sindacati per i quali il principale scoglio era quello della solidarietà espansiva con cui contribuire al finanziamento delle nuove assunzioni e, a marzo, la concomitanza con il voto alle politiche che avrebbe reso difficile un ruolo di ’garanzia’ da parte del governo.

Buffon: “Sabato la mia ultima partita con la Juve”

cms_9224/buffon_champions_afp.jpg“Sabato sarà la mia ultima partita con la maglia della Juventus e credo sia il modo migliore per finire questa grandissima avventura, finirla con altre due vittorie veramente importanti e per finirla con la vicinanza e l’accompagnamento di tutto il popolo juventino”. Lo ha annunciato il portiere bianconero Gigi Buffon in conferenza stampa all’Allianz Stadium di Torino. Il 40enne capitano lascia il club bianconero dopo 17 anni.

JUVENTUS – “Ringrazio il presidente Agnelli che per me è qualcosa di più, con lui si è sviluppato un rapporto di vicinanza, condivisione, amicizia. I fattori sono quelli dell’onestà, la lealtà e la lotta feroce all’ipocrisia e questo è un dominante che ci ha unito in tutto. Il fatto che sia presente insieme alla dirigenza e a Chiellini che prenderà i gradi di capitano, per me è un grande onore e un grande piacere”.

“E’ una giornata ricca di emozioni, a cui arrivo con serenità ma anche con felicità e appagamento. Sentimenti figli di un percorso straordinario e bellissimo che ho avuto la fortuna di potere condividere con tante persone che mi hanno voluto tanto bene e io l’ho percepito giorno dopo giorno ed ho lottato e cercato di fare del mio meglio”, ha aggiunto Buffon.

La mia paura era arrivare alla fine della dell’avventura con la Juve da sopportato o da giocatore che aveva fuso il motore. Posso dire che non è così e sono veramente orgoglioso, fino a 40 anni, di aver potuto esprimere in campo sempre delle prestazioni all’altezza del mio nome e di quello della Juventus. E’ la più grande gratificazione, per questo arrivo a questo saluto felice e non è scontato per uno sportivo essere così longevo e preformante. Voglio ringraziare la famiglia Juventus e la Juve, che ha preso nel 2001 un talento straordinario, sono di parte – ha detto Buffon commosso e sorridente -, ma se questo talento si è tramutato in un campione è perché la Juve ha fatto in modo che ciò accadesse. Mi ha fatto fare uno step in convinzione, e se a 40 anni sono ancora qua è solo per merito della Juve e della sua mentalità, del suo approccio al lavoro diverso da tutto il resto del mondo, e questa mentalità l’ho fatta mia e sono sicuro che la adopererò nel dopo calcio, se dovesse servire. L’unico modo che conosco per arrivare a risultati è farlo con la felicità di aver sofferto, speso, essersi dannati e aver gettato il cuore oltre l’ostacolo e oltre ai risultati e coppe questo è il più grande risultato e ringrazierò la Juve per sempre”.

FUTURO – “Cosa farò? Sabato giocherò una partita e questa è l’unica cosa certa che so di fare. Con Andrea c’è un dialogo continuo ed è a conoscenza di tutto quello che sta accadendo intorno a me ed anzi è un consigliere del quale non voglio privarmi. Fino a 15 giorni fa era acclaratamente risaputo e certo che avrei smesso di giocare, adesso penso che sono arrivate delle proposte e delle sfide stimolanti, sia in campo che fuori dal campo, e la più importante fuori dal campo me l’ha fatta pervenire proprio Andrea. E credo che dopo questi tre giorni, che saranno pregni e densi di emozioni, la prossima settimana dopo due o tre giorni di riflessioni, in modo sereno prenderò la decisione definitiva e certa che alla fine sarà quella di seguire ciò che urla la mia indole e la mia natura” ha detto ancora Buffon. Poi, sempre riguardo al suo futuro, ha aggiunto: “Non se ne parla per l’Italia. Ci poteva essere un ritorno al Parma, ma sono cose romanzate, ma niente di più”.

“Il club che mi ha contattato cosa mi deve offrire per convincermi? Si va in base a percezioni, ciò che ti trasmette, l’importanza – spiega Buffon -che puoi avere in un certo progetto, gli stimoli che potresti avere e poi il mio stato di forma fisica. Sono tante riflessioni che io devo fare senza lasciarmi condizionare dall’impeto e dall’esaltazione del momento. Sicuramente non sono uno, come dicevo tanto tempo fa, che pensa sia giusto andare a finire la carriera in chissà quale campionato di terza o quarta fascia perché sono un animale da competizione e sinceramente in quel contesto io non potrei vivere e non mi sentirei a mio agio”.

Il portiere al momento di cambiare vita viene accostato anche a ruoli in Figc, Fifa e Juve. “Sicuramente mi inorgoglisce, ma per il tipo di carattere che ho non voglio dare delusioni a chi ha fiducia in me. Il giorno in cui avrò la certezza di intraprendere un altro ruolo lo voglio fare con la pienezza di avere le conoscenze che servono per farlo nel migliore dei modi. Sento forte il senso del dovere e la responsabilità di non tradire gli altri e la loro fiducia”.

Se anche dovesse continuare a giocare un altro anno, a Buffon piacerebbe restare nella famiglia Juve. “Che la Juve per me rappresenti famiglia penso sia sotto gli occhi di tutti. Che io possa essere onorato di essere percepito come uno della famiglia in questi anni e in queste ultime ore credo che Andrea me lo abbia fatto sentire con tanta forza. Però devo anche dire che la Juventus è una società che programma il futuro e che il suo futuro è come il presente e come il passato: un futuro vincente – ha aggiunto il portiere -. Se un giorno dovrò essere considerato un elemento sul quale fare affidamento perché posso spendermi e posso dare qualcosa alla causa è chiaro che per me la Juve ha la precedenza su tutto. Però non deve essere un’imposizione o qualcosa che devo sentire di diritto perché la Juve con me è pari. Mi ha dato talmente tanto che un qualcosa in più sarebbe un ulteriore gesto di generosità nei miei confronti”.

“La prossima settimana sarà la settimana delle decisioni definitive per capire se farò un altro anno. Decisioni che non cambieranno il mio umore e il mio stato. Io fino a 15 giorni fa ero un ex giocatore e l’avevo accettato con serenità, quindi qualunque cosa capiti sarò felice e sereno, perché per me l’importante era non intaccare questa mezza vita con la Juve e deludere le aspettative loro e di chi ha creduto in me. Io credo che avendo fatto mio il modus ’operandi’ e ’ragionandi’ della Juve e avendo condiviso insieme per tutto l’anno le nostre impressioni, io sono fermamente convinto che la Juve essendo una società seria debba programmare il suo futuro. E io che sono stato giocatore per quasi 20 anni e capitano per 7-8 sono il primo che lo capisce e che ho pensato fosse giusto continuare così”, ha proseguito Buffon.

“Per me era giusto concludere nel miglior modo possibile, poi la Juve non scordiamoci che ha un valore di portiere eccelso almeno quanto il mio e che ha 13 anni in meno di me. Se è la Juve più grande di sempre non posso dirlo perché mancherei di rispetto a chi ha vinto qualcosa di più importante di noi. Che sia la Juve più solida, testarda e continua quello probabilmente sì, perché lo dicono i risultati”, ha proseguito il portiere bianconero che sta vivendo tante emozioni. “Una grande gratificazione. L’essere gratificato, sentire tutta questa vicinanza da parte della società, dei miei ex compagni e delle persone vicine a me. Per il futuro devo dire che non ho paura. Un po’ di incertezza come succede a chi fa grandi cambiamenti. Ma come ho detto prima vivo per questo, vivo per uscire dalle zone di comfort e andare a misurarmi in avventure più complicate. Questo è un modo per pesarsi maggiormente e misurarsi. Le sfide non mi hanno mai fatto paura, anzi stimolato”.

NAZIONALE – “La Nazionale? Io ho detto che se Buffon era diventato un problema tre mesi fa non oso pensare cosa possa essere tre mesi dopo. Quindi poi ipoteticamente sei mesi dopo, un anno dopo eccetera. Diventerebbe qualcosa di complicato da gestire, qualcosa – spiega – dal quale voglio tenermi lontano perché non penso di meritarlo. E poi penso che la Nazionale abbia già dei grandi e giovani portieri che hanno bisogno di fare le loro esperienze”.

Se il 4 giugno sarò in campo con la maglia azzurra per Italia-Olanda? No, non ci sarò. Come ho detto poc’anzi la Nazionale è un’altra parentesi che ha caratterizzato il mio percorso e la mia vita calcistica e le persone che hanno composto la dirigenza e la squadra il meglio di loro me l’hanno dato mentre combattevamo per i risultati. Non ho bisogno di altri attestati di stima, affetto e celebrazioni varie. Le persone, come ho detto, vanno celebrate da vive e non da morte, se si ritiene lo meritino”, ha aggiunto Buffon.

CAMPIONATO – “Quest’anno è stata snervante, un’annata forte dal punto di vista emotivo, anche perché è iniziata presto. Di solito le emozioni vere arrivano a marzo, quest’anno già a novembre ci siamo fatti carico con Giorgio e gli altri del fallimento del Mondiale. Poi è stata una stagione con dei bassi clamorosi e inaspettati e dei picchi incredibili – ha proseguito Buffon -. Questo ha fatto sì che la razionalità a volte venisse meno e qualche perplessità dopo Juve-Napoli c’era. Dovevamo capire se eravamo ancora noi, se saremmo riusciti a ricompattarci o se questa sensazione di esserci dissolti e disuniti si sarebbe protratta. Invece per l’ennesima volta abbiamo dato una risposta incredibile”.

MADRID – La decisione della Uefa su quanto successo a Madrid? “Per quella che potrebbe essere una squalifica per il dopo Madrid penso sia anche giusto. In campo io credo che l’arbitro abbia decretato un’espulsione che a oggi non ho ancora compreso e con l’onestà intellettuale del caso credo che anche voi più che focalizzarvi sulle mie dichiarazioni dovreste porre un interrogativo su un’azione che non trova un riscontro coerente. Per quello che ho esternato fuori dal campo, l’ho detto qualche giorno dopo, è evidente che abbia trasceso e di quello ne sono estremamente dispiaciuto perché in 23 anni di Champions League non sono mai stato né espulso né squalificato, per cui penso anche di aver avuto sempre una condotta educata e sportiva con tutti”.

“Era sicuramente una situazione particolare e a distanza di giorni ho detto che il Buffon di quella sera con i sentimenti e l’animo dilaniato di quella sera, non poteva che dire quelle cose. Passati due giorni è chiaro che mi è dispiaciuto aver offeso l’arbitro. Perché l’arbitro fa un lavoro difficile, ma se l’avessi visto dopo due giorni l’averi abbracciato chiedendogli scusa, ma conservando il mio pensiero. Ma niente di più, non porto rancore e sono molto sereno in una situazione normale”, ha aggiunto Buffon.

AGNELLI – “Grazie di cuore per questi 17 anni a Gigi Buffon. E’ ambizioso, timido, leale, trasparente, sincero, onesto, un amico, il capitano. E’ stato in paradiso è sceso al’inferno ed è tornato in paradiso“. Così il presidente della Juventus Andrea Agnelli, ha introdotto lo storico portiere bianconero all’inizio della conferenza stampa. “L’anno prossimo il portiere della Juventus sarà Szczesny“, ha poi annunciato Agnelli, ricordando i numero di Buffon. “I suoi numeri sono pazzeschi, con la Juve ha vinto 26 trofei, giocato 17 stagioni straordinarie. Gigi ha proposte per ruoli fuori dal campo e anche per continuare a giocare. Gigi sa che ha il mio pieno supporto qualsiasi decisione prenderà, ci tengo solo a dire grazie di cuore per questi 17 anni straordinari e sabato goditi lo Stadium come lo Stadium si godrà te”.

Le bandiere esistono, Gigi Buffon – ha continuato Agnelli – lo è, e adesso passa il testimone a Giorgio Chiellini che ha 13 anni di Juventus e che si può già definire una bandiera della Juventus”. “Dei quasi 100 anni della storia della nostra famiglia alla Juventus, hai rappresentato circa il 20%”, ha detto Agnelli parlando al portiere.

Sull’offerta a Buffon, Agnelli ha anche spiegato: “Abbiamo ragionato su un percorso lontano dal campo di gioco. Per me qualunque ruolo passa da un percorso di lunga formazione. L’inizio quindi è stato prospettare un anno di seria formazione per avere competenza e consapevolezza del significato di gestione di un club a 360 gradi. Da lì poi si può capire qual è la direzione più giusta. Questo vale per Gigi ma anche per i dipendenti di qualsiasi società”, ha aggiunto Agnelli.

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Data:

17 Maggio 2018