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Salvini sfida Malta

Salvini sfida Malta

cms_9420/migranti_Afp44.jpg#Chiudiamoiporti“. E’ con questo hashtag, accompagnato da un tweet con una foto che lo ritrae a braccia incrociate e con lo sguardo deciso, che il vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, conferma la decisione di non accogliere nei porti italiani la nave Aquarius, con oltre 600 migranti a bordo.Il Viminale non vuole autorizzare lo sbarco, ritenendo che, trovandosi l’imbarcazione a 43 miglia da Malta, sia la capitale La Valletta “il porto più sicuro”. Poco prima il leader della Lega aveva annunciato sempre sui social, prima su Facebook e poi con un cinguettio: “Da oggi anche l’Italia comincia a dire NO al traffico di esseri umani, NO al business dell’immigrazione clandestina. Il mio obiettivo è garantire una vita serena a questi ragazzi in Africa e ai nostri figli in Italia”.

“La nostra capitaneria di Porto ha scritto reiteratamente all’autorità de La Valletta affinché, per la prima volta dopo molto tempo, Malta fosse messa di fronte alle sue responsabilità. Ed è nostra intenzione che risponda ufficialmente alla nostra richiesta di apertura dei suoi porti per il salvataggio delle centinaia di naufraghi presenti sulla nave Ong Aquarius”. E’ quanto scrivono in una nota congiunta il ministro dell’Interno Matteo Salvini e quello delle Infrastrutture Danilo Toninelli. “L’isola – continuano i due ministri – non può continuare a voltarsi dall’altra parte quando si tratta di rispettare precise convenzioni internazionali in materia di salvaguardia della vita umana e di cooperazione tra Stati. Il Mediterraneo è il mare di tutti i Paesi che vi si affacciano e non si può immaginare che l’Italia continui ad affrontare questo fenomeno gigantesco in solitudine. Ecco perché chiediamo al governo di La Valletta di accogliere la Aquarius per un primo soccorso ai migranti a bordo. Noi continueremo a salvare vite umane, altri restano nel torto”.

LA REPLICA– Malta non sembrerebbe voler accogliere l’invito dell’Italia. Non c’è ancora una risposta ufficiale alla lettera, ma in una prima reazione, affidata a ’Malta Today’, un portavoce del governo maltese avrebbe chiarito: “Il salvataggio è avvenuto nell’area di ricerca e soccorso libica ed è stato coordinato dal centro di coordinamento di soccorso a Roma, Malta non è né l’autorità coordinatrice né competente in questo caso“.

L’OFFERTA DI NAPOLI E DI PALERMO – “Se un Ministro senza cuore lascia morire in mare donne incinte, bambini, anziani, esseri umani, il porto di Napoli è pronto ad accoglierli” twitta il sindaco di Napoli Luigi de Magistris. “Noi siamo umani, con un cuore grande. Napoli è pronta, senza soldi, per salvare vite umane’’. Dopo la proposta partenopea arriva anche quella di Palermo. “La città che a partire dal proprio nome è ’tutta un porto’, è stata e sarà sempre pronta ad accogliere le navi, civili o militari che siano, impegnate nel salvataggio di vite umane nel Mediterraneo – dichiara Leoluca Orlando -. Quelle navi e quegli uomini che rispettano la legge del mare e la legge internazionale, sottraendo alla morte uomini, donne e bambini che alcuni vorrebbero consegnare nelle mani della criminalità internazionale. A violare la legge internazionale, quella che impone come priorità assoluta il salvataggio delle vite umane, è il ministro dell’Interno italiano che, qualora ce ne fosse stato bisogno, ha dato ulteriore dimostrazione della natura culturale dell’estrema destra leghista’’.

L’APPELLO DEL PD – “Il presidente Conte assuma un’iniziativa di fronte a quello che sta accadendo dopo le scelte di Salvini’’ scrive Facebook il segretario reggente del Partito democratico Maurizio Martina. ’’Il nostro Paese sino a qui ha saputo unire sicurezza e accoglienza – ha scritto Martina – Gli sbarchi si sono ridotti dell’80% dall’anno scorso, non c’è nessuna emergenza ora. L’Italia non va lasciata sola e oggi più che mai non servono drammatici braccio di ferro tra Paesi ma soluzioni coordinate. Chiudere i porti in questo modo può portare solo a gravi rischi umanitari”.

MEDICI SENZA FRONTIERE – “La #Aquarius sta aspettando l’assegnazione di un porto sicuro”. E’ il tweet di Medici senza frontiere, che, in un successivo spiega di temere “che ancora una volta la politica degli Stati Europei sia posta al di sopra della vite delle persone. La priorità deve essere la sicurezza e il benessere delle persone a bordo”.

Di Maio: “Pace fiscale non è condono”

cms_9420/DiMaio.jpgLa pace fiscale ’’non è un condono. Si deve attuare ma non deve avere nessun carattere condonistico”. E’ quanto precisa il vicepremier Luigi Di Maio, ospite di ’In mezz’ora’, confermando la partecipazione al vertice a Palazzo Chigi con il premier Giuseppe Conte e l’altro vicepremier Matteo Salvini “per individuare” i viceministri e i sottosegretari del nuovo esecutivo. Nel vertice, precisa, “non si discuterà di Commissioni parlamentari”. Sulle deleghe, a cominciare da quelle sulle telecomunicazioni, “non faremo scelte da manuale Cencelli“. Quanto nello specifico al Copasir, specifica Di Maio, “per legge è espressamente dato all’opposizione’’. Anche Fdi viene considerata opposizione? ’’Lo deciderà il Parlamento’’, taglia corto il vicepremier pentastellato, che aggiunge: ’’Per la Vigilanza Rai c’è la prassi di affidarne la presidenza alla opposizione, ma la libertà del Parlamento la dobbiamo dimostrare qui’’.

LA SFIDA – “La nostra sfida è realizzare le cose promesse agli italiani” dice, aggiungendo che nei prossimi mesi “daremo risposte subito” e “nel breve-medio periodo altre”. “Se manterremo le promesse saremo diversi dagli altri, se no saremmo uguali agli altri”, sottolinea il ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro spiegando di essere fiducioso sulle coperture per finanziare le misure del contratto di Governo. “Stiamo sottovalutando le azioni che faremo per semplificare la macchina burocratica dello Stato, per favorire l’utilizzo degli investimenti e la spending review. Ci sono dei margini di bilancio da recuperare. Inoltre sono fiducioso sulla capacità di recuperare dei margini anche con i lavoro che faremo a livello Ue”. L’appuntamento più importante, rileva il ministro, “è la legge Di Bilancio. Il mio dovere è quello di fare prima tutti i provvedimenti a costo zero, come ad esempio l’abolizione dello spesometro, redditometro… Poi devo mettere in piede due fondi: il fondo per il reddito di cittadinanza e di un fondo per il superamento della legge Fornero. Nei prossimi mesi daremo subito risposte agli italiani e nel breve medio periodo faremo quindi il resto”.

IMMIGRAZIONE – “Il fenomeno della immigrazione in Italia è incontrollato perché si è fatto business – denuncia Di Maio -. Spero che il prima possibile che questo Governo possa introdurre la rendicontazione puntuale di tutti i fondi che si assegnano al meccanismo dell’accoglienza per sapere come si stiano spendendo: forse scopriremo che avremo bisogno di meno fondi di quelli che destiniamo. Quasi 4,5 miliardi di euro l’anno. Se inizieremo a fare questo per qualche cooperativa, albergo o per qualche associazione che è fittizia non tutte la pacchia è finita”.

LAVORO – “Negli anni i meccanismi di sfruttamento sono stati combattuti aumentando gli oneri sulle spalle degli imprenditori e il risultato è stato di continuare a fare prosperare i disonesti e a gravare sugli onesti – dice Di Maio commentando la vicenda di Sacko Soumayla -. Dobbiamo fare più controlli e ridurre la burocrazia. Per questo l’Ispettorato del Lavoro va potenziato per controllare ed evitare questi malfunzionamenti”.

“Tutti raccontano di un contratto di governo in cui i punti cruciali consistono nel fatto che Salvini mi chiedeva cose per Berlusconi su giustizia e telecomunicazioni. Invece, la realtà è di due forze che discutono di diritti sociali: tutte e due hanno avuto un mandato dai cittadini di recuperare i diritti sociali che, mi dispiace, la sinistra ha distrutto’’.

ILVA – “La soluzione sull’Ilva non la dico qui – dice sottolineando di essere ’consapevole’ delle scadenze che si avvicinano -. Si devono ascoltare i Commissari, i potenziali acquirenti, i sindacati, le associazioni che si occupano di tutela dell’ambiente a Taranto, il sindacato. Dopo questi incontri verificheremo lo stato dell’arte della trattativa e capiremo quali sono le soluzioni”. “Tutto sarà fatto con la massima responsabilità e per il bene del Paese”, sottolinea Di Maio.

TAV– “Nel contratto abbiamo scritto che vogliamo ricontrattare totalmente quest’opera. Significa che non sarà fatto in maniera unilaterale ma in maniera bilaterale. Parleremo con il nostro omologo del Governo francese e discuteremo di un’opera su cui il Governo Gentiloni stesso ha messo in evidenza che c’erano dei problemi nel rapporto costi e benefici. E’ stata progettata 10 anni fa e ci sono stati dei cambiamenti dei flussi di merci”. “Tutto sarà fatto, nell’ambito dell’Ue e dei trattati internazionali, con il massimo dialogo per arrivare all’obiettivo. Negli anni invece l’obiettivo era solo il massimo dialogo e questo ha provocato problemi”, sottolinea ancora Di Maio.

L’EUROPA – “Il nostro obiettivo è di andare ai tavoli europei per ottenere i margini necessari per fare investimenti in Italia e portare avanti le riforme strutturali”. “Non sto dicendo che tutti i soldi di cui abbiamo bisogno proverranno dall’Europa”. Ma in Ue, aggiunge Di Maio, “andremo ai tavolo con il massimo dialogo ma anche con fermezza chiedendo lo stesso trattamento degli altri. Siamo il secondo Paese manifatturiero in Europa e siamo uno dei Paesi fondatori”. E per ora “non ci stanno bene i parametri come stanno” in Ue.

Conte in visita lunedì ad Amatrice e Accumuli

cms_9420/Conte_giacca_afp.jpgIl premier Giuseppe Conte sarà in visita lunedì nelle zone terremotate del Centro Italia. Intorno alle 11.45 è atteso nel centro storico di Amatrice: il presidente del Consiglio si fermerà davanti alla chiesa di Sant’Agostino in corso di ricostruzione, poi si trasferirà al Parco Comunale, dove deporrà un cuscino di fiori ai piedi della lapide commemorativa delle vittime del sisma. A mezzogiorno vedrà i cittadini e in comune incontrerà gli amministratori locali.

Alle 13.40 Conte arriverà ad Accumoli e farà un sopralluogo nell’area rossa, poi deporrà cuscino di fiori nella piazza Vittime del Sisma. Verso le tre, si legge nel programma, andrà ad Arquata del Tronto, dove visiterà il villaggio Soluzioni abitative d’emergenza, area Borgo 1.

Il premier, a conclusione della sua visita, raggiungerà la frazione di Pescara del Tronto.

Boom di precari

cms_9420/Ragazza_lavoro_vetrina.jpgMeno disoccupazione, compensata da una ’fabbrica’ di lavoratori precari. Ora sono oltre 9,3 milioni gli italiani che non ce la fanno e sono a rischio povertà: è sempre più estesa l’area di disagio sociale che non accenna a restringersi. Dal 2016 al 2017 altre 128mila persone sono entrate nel bacino dei deboli in Italia: complessivamente, adesso, si tratta di 9 milioni e 293 mila soggetti in difficoltà”. E’ quanto emerge da uno studio di Unimpresa nel quale si sottolinea che “crescono soprattutto gli occupati-precari: in un anno, dunque, è aumentato il lavoro non stabile per 197mila soggetti che vanno ad allargare la fascia di italiani a rischio”.

Ai “semplici” disoccupati, che hanno fatto registrare una diminuzione di 69mila unità, sostiene Unimpresa, “vanno aggiunte ampie fasce di lavoratori, ma con condizioni precarie o economicamente deboli che estendono la platea degli italiani in crisi. Si tratta di un’enorme “area di disagio”: ai quasi 3 milioni di persone disoccupate, bisogna sommare anzitutto i contratti di lavoro a tempo determinato, sia quelli part time (900mila persone) sia quelli a orario pieno (2 milioni); vanno poi considerati i lavoratori autonomi part time (722mila), i collaboratori (251mila) e i contratti a tempo indeterminato part time (2,68 milioni)”.

Questo gruppo di persone occupate, ma con prospettive incerte circa la stabilità dell’impiego o con retribuzioni contenute, “ammonta complessivamente a 6,55 milioni di unità”. Il totale del’area di disagio sociale, calcolata dal Centro studi di Unimpresa sulla base dei dati Istat, a fine 2017 comprendeva dunque 9,29 milioni di persone, in aumento rispetto fine 2016 di 197mila unità (+1,4%).

Ora il governo, sottolinea il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara, “deve dare risposte. È finito il tempo degli annunci ed è finita la campagna elettorale, come ha correttamente osservato ieri il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia. Servono misure concrete. Le aziende italiane hanno bisogno di risorse e incentivi per crescere e svilupparsi dunque per avere i presupposti necessari a creare nuova occupazione stabile”.

Per Ferrara, “c’è bisogno di più lavoro per gli italiani: in questo senso, vanno accolti con favore tutti gli strumenti e le misure volte a rendere meno onerose le assunzioni di lavoratori, meglio se si tratta di interventi strutturali e non di aiuti una tantum. Riteniamo sbagliato insistere con forme di sussidio, perché strumenti come il reddito di inclusione alimentano l’assistenzialismo e disincentivano, di fatto, la crescita economica. I poveri non vanno lasciati nella loro condizione”.

Il deterioramento del mercato del lavoro non ha come conseguenza la sola espulsione degli occupati, ma anche la mancata stabilizzazione dei lavoratori precari e il crescere dei contratti atipici. Una situazione di fatto aggravata dalle agevolazioni offerte dal Jobs Act che hanno visto favorire forme di lavoro non stabili. Di qui l’estendersi del bacino dei “deboli”. Il dato sui 9,29 milioni di persone è relativo al terzo trimestre del 2017 e complessivamente risulta in aumento dell’1,4% rispetto al terzo trimestre del 2016, quando l’asticella si era fermata a 9,16 milioni di unità: in un anno quindi 105mila persone sono entrate nell’area di disagio sociale.

Nel terzo trimestre del 2016 i disoccupati erano in totale 2,80 milioni: 1,53 milioni di ex occupati, 578mila ex inattivi e 693mila in cerca di prima occupazione. A settembre 2017 i disoccupati risultano in discesa di 69mila unità (-2,5%). Incide il calo di 139mila unità degli ex occupati, mentre crescono di 41mila unità gli ex inattivi; e salgono pure coloro che sono in cerca di prima occupazione, cresciuti di 29mila unità.

In salita il dato degli occupati in difficoltà: erano 6,35 milioni a settembre 2016 e sono risultati 6,55 milioni a settembre scorso. In totale 197mila soggetti in più (+3,1%). Una crescita dell’area di difficoltà che rappresenta un’ulteriore spia della grave situazione in cui versa l’economia italiana, nonostante alcuni segnali di miglioramento: soprattutto le forme meno stabili di impiego e quelle retribuite meno, favorite dalle misure inserite soprattutto nel Jobs Act, pagano il conto della recessione.

I contratti a temine part time sono saliti di 146mila unità da 754mila a 900mila (+19,4%), i contratti a termine full time sono cresciuti di 196mila unità da 1,80 milioni a 2 milioni (+10,9%), i contratti a tempo indeterminato part time sono calati dell’1,0% da 2,70 milioni a 2,68 milioni (-27mila). Scendono i contratti di collaborazione (-56mila unità) da 307mila a 251mila (-18,2%) e risultano in diminuzione anche gli autonomi part time (-7,9%) da 784mila a 722mila (-62mila).


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11 Giugno 2018