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SAMSARA

I grandi falò accesi dai contadini nelle campagne rappresentano un antico esorcismo contro la morte della natura, allontanando l’inverno in vista della rinascita, che giunge con l’arrivo ad ogni primavera. Il nostro è un mondo in continua trasformazione, ed anche la morte fa parte di questo processo. Tuttavia, non essendo abituati a ragionare in questi termini, non la accettiamo. Questo fatto causa l’ansia di vivere, mediante un attrito morale ed emotivo. Senza la morte non ci sarebbe il mondo, e non ci sarebbe ossigeno per l’atmosfera. Senza impermanenza non esisterebbe l’esistenza. L’elemento essenziale dell’esistenza è proprio il mutamento.Il concetto di rinascita dell’uomo era già presente nel cristianesimo originale; infatti, questa credenza fu trasmessa e professata da alcuni illustri padri della chiesa, i quali asserivano che ogni anima entra in questo mondo fortificata dalle vittorie o indebolita dai difetti della vita precedente. Il suo posto in questo mondo è determinato dai suoi precedenti meriti. Il suo operato pregresso determina il posto che essa avrà in una vita successiva.

cms_9219/2v.jpgIn occidente, nell’antichità, la rinascita era in grande considerazione di filosofi come Platone, Pitagora, Origene, che ne erano forti assertori. Nella rinascita credevano gli esseni, i farisei, gli ebrei, i rabbini fondatori della Cabala ed altri popoli. Nel concilio di Costantinopoli del 537, l’imperatore Giustiniano bandì gli insegnamenti del filosofo Origene della dottrina della chiesa cattolica romana. Tutti i riferimenti a questo argomento furono eliminati dalle scritture. Da questo momento in poi, si afferma che le anime, dopo la morte, sono dimenticate negli abissi infernali. La forma classica della dottrina della reincarnazione fu formulata in India, quando gli scritti vedici furono composti, teoria in seguito diffusa nel buddhismo e gianismo. Adottata anche dal taoismo cinese, non prima del terzo secolo dopo Cristo. Gli egizi nel libro dei morti descrivono il viaggio dei defunti, laddove non è previsto un ritorno sulla terra. Infatti, gli egiziani imbalsamavano i morti affinché il corpo potesse accompagnare l’anima nell’ultimo viaggio. Nei testi taoisti e buddisti, è menzionato il dio della morte Yama, che regnava sulle anime dei defunti, a cui le famiglie facevano doni e rituali per raccomandare i cari scomparsi. Vi era anche una giustizia divina amministrata da Yama, Soma e Indra (e non dal karma). La triade divina aveva il potere di gettare i malvagi in una fossa buia ed eterna, da cui non sarebbero potuti scappare.

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La parola nirvana, che ci fa pensare al paradiso, in realtà significa “estinzione della sofferenza”. In effetti, chi raggiunge il nirvana può dire concluse le sue pene sulla terra. Per liberarci dalla sofferenza, frutto dell’impermanenza, i buddhisti ci invitano a modificare il nostro modo di pensare e non a cercare di liberarci dal soffrire.

Ogni essere umano è infatti prigioniero del Samsara, illusorio per molti, causato dall’Avidya, ovvero uno stato di totale ignoranza metafisica. Per vivere e trapassare nel migliore dei modi, bisognerebbe comprendere pienamente che la sofferenza è dovuta a tutto quel che è transitorio. Questa è una formula che incontriamo sempre nei canoni buddisti. L’impermanenza prevede relazioni fra tutti i fenomeni, e quindi a questi si relativizzano.

Secondo la legge del karma, ogni azione compiuta procura un effetto. Il Samsara è formato dalla legge del karma, mediante una modalità automatica che non può essere infranta né aggirata. Seguendo le informazioni che la dottrina buddista ci consegna, sarebbe utile acquisire la consapevolezza di alcuni passaggi importanti, qui di seguito riportati, al fine di essere preparati ad affrontare una miglior vita, il più tardi possibile, ovviamente.

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Secondo la credenza buddista, vi è un intervallo di tempo che va dalla morte di un individuo alla sua reincarnazione, chiamato “stato di bardo”. Questo periodo post- mortem ha una durata di 49 giorni. Il defunto può scegliere se la luce che incontra alla fine del tunnel sia la sua strada, scegliendo di non tornare più a rivivere mediante una successiva reincarnazione. Se prosegue il cammino, è possibile che incontri la sua seconda luce, che diciamo potrebbe essere una sorta di tutor. Se il defunto è un cristiano, il tutor avrà l’aspetto di un santo o di Gesù Cristo. Se non vorrà seguire questa luce, il fu potrebbe subire proiezioni illusorie che dipendono dal suo pregresso vissuto. Sicché comincerebbe ad udire suoni e luci terrene e a vedere il suo cadavere e i parenti affranti. A questo punto avrà paura, ma tutto quel che vede è frutto del suo stato cosciente, che è ancora legato alle miserie terrene. Se il defunto non vorrà più tornare in terra, rinascerà come essere divino. Se invece avrà paura della luce, precipiterà nel buio in forme inferiori dell’esistenza. Le orribili proiezioni sono solo nell’immaginario del defunto, e se solo capisse questo, egli potrebbe risalire fino allo stato di luce. Progettando il nostro trapasso mediante una buona preparazione spirituale e logistica, avremmo assicurato un biglietto omaggio, destinazione nirvana, solo andata.

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Data:

17 Maggio 2018