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SAN BIAGIO

Si sa poco di San Biagio di Sebaste, ma è da tutti conosciuto come protettore della gola e protagonista di una singolare usanza.

Nato in Armenia, nel III secolo, è stato medico e Vescovo della sua città. Proprio a causa della sua fede, fu catturato dai Romani, picchiato, scorticato vivo con i pettini di ferro che venivano usati per cardare la lana e, infine, decapitato. Un martirio cruento che dimostra di cosa è capace l’essere umano: da un lato l’amore incondizionato, dall’altro la più pura crudeltà. Questione di scelte.

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San Biagio – sullo sfondo i sentieri di Maratea

Le poche fonti biografiche del Santo sono state tramandate prima oralmente e poi raccolte in agiografie, tra cui quella di Camillo Tutini, del 1637. Nel “Narratione della vita e miracoli di S. Biagio Vescovo e Martire”, si legge: «Nel tempo della persecuzione di Licinio, imperatore perfido, san Biagio fuggì, ed abitò nel monte Ardeni o Argias; e quando vi abitava il santo, tutte le bestie dei boschi venivano a lui ed erano mansuete con lui, egli le accarezzava; egli era di professione medico, ma con l’aiuto del Signore sanava tutte le infermità e degli uomini e delle bestie ma non con medicine, ma con il nome di Cristo. E se qualcuno inghiottiva un osso, o una spina, e questa si metteva di traverso nella gola di lui, il santo con la preghiera l’estraeva, e sin da adesso ciò opera; se alcuno inghiotte un osso, o spina, col solo ricordare il nome di S. Biagio subito guarisce dal dolore.»

Sappiamo, inoltre, che la sua vita è costellata di miracoli. Il più conosciuto è quello del salvataggio di un ragazzo da una lisca di pesce conficcata nella trachea. Da qui nasce la consuetudine di rivolgersi a San Biagio per qualunque problema di gola.

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Rito della benedizione della gola

Ancora oggi il culto di questo Santo è molto sentito, tant’è vero che, durante la liturgia del 2 febbraio, è consuetudine procedere alla benedizione delle candele, simbolo della luce di Cristo. Una volta benedetti, i ceri assumono una connotazione taumaturgica e vengono avvicinati alla gola del fedele, incrociando due candele (anticamente si usava olio benedetto) per benedirla e proteggerla da ogni malattia o incidente alimentare.

San Biagio è uno dei quattordici “santi ausiliatori”, così chiamati perché invocati per la guarigione di mali particolari.

Gli altri tredici sono: Sant’Acacio (emicrania), Santa Barbara (fulmini, febbre e morte improvvisa), Santa Caterina d’Alessandria (malattie della lingua), San Ciriaco (tentazioni e ossessioni diaboliche), San Cristoforo (peste e uragani), San Dionigi (dolori alla testa), Sant’Egidio (attacchi di panico e pazzia), Sant’Erasmo (dolori addominali), Sant’Eustachio (incidenti col fuoco), San Giorgio (infezioni della pelle), Santa Margherita di Antiochia (parto), San Pantaleone (infermità di consunzione), San Vito (idrofobia, letargia e epilessia).

San Biagio ha un legame particolare con la città di Milano. Una delle guglie del Duomo, infatti, gli è dedicata e, ancora oggi, è usanza conservare fino al 2 febbraio il panettone di Natale che, benedetto durante la funzione religiosa, viene consumato a colazione il giorno della sua festa, come auspicio di protezione dalle malattie della gola.

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San Biagio e il panettone

San Biagio abbandona le sue spoglie mortali il 3 febbraio 316, e il suo corpo viene deposto nella cattedrale di Sebaste.

Nel 732 una parte delle sue reliquie vengono imbarcate alla volta di Roma, ma una tempesta obbliga l’equipaggio a fermarsi a Maratea, in provincia di Potenza, dove il “sacro torace” e altre parti del corpo si trovano tutt’ora.

I fedeli si rivolgono a san Biagio nella sua qualità di medico, in particolar modo per le malattie di gola; per questo è anche il patrono degli otorinolaringoiatri.

La sua memoria liturgica cade i 3 febbraio.

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Data:

3 Febbraio 2024