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SAN GIUSEPPE MOSCATI

Giuseppe Moscati – uno dei medici più conosciuti della Napoli d’inizio Novecento – nasce a Benevento il 25 luglio 1880 dai coniugi Francesco Moscati e Rosa De Luca. Settimo di nove figli, il padre è giudice al tribunale di Cassino, nonché presidente del tribunale di Benevento e consigliere di corte d’appello di Ancona e di Napoli, mentre la madre appartiene alla nobile famiglia dei Marchesi di Roseto.

La famiglia si trasferisce a Napoli quando Giuseppe ha quattro anni per via del lavoro del padre, e lì trascorre tutta la sua esistenza.

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San Giuseppe Moscati

L’8 dicembre del 1888, “Peppino” – questo il suo soprannome – riceve la Prima Comunione.

Dopo il conseguimento del diploma di maturità classica, si iscrive alla facoltà di Medicina, rompendo così la tradizione familiare. Infatti, tanto il padre quanto il nonno, hanno studiato Giurisprudenza. Il motivo di tale decisione è probabilmente dovuto al fatto che, ogni giorno, dalla finestra della nuova casa, osserva l’Ospedale degli Incurabili, cosa che gli suscita sentimenti di grande compassione.

Nel 1892 il fratello Alberto si infortuna gravemente cadendo da cavallo. Questo evento mette Giuseppe di fronte alla caducità della vita, consolidando ancora di più il suo proposito di diventare medico. Professione che, a dire del suo biografo, vive come un vero e proprio sacerdozio.

Dunque, nel 1897 si iscrive all’Università e conclude brillantemente i suoi studi di medicina – con lode e diritto di pubblicazione – il 4 agosto 1903, con una tesi sull’urogenesi epatica. Giuseppe presta servizio presso l’Ospedale Riuniti degli Incurabili di Napoli dapprima come semplice medico e, in seguito, come primario. Si distingue subito per le sue abilità diagnostiche e gli studenti affollano l’aula per seguire le sue lezioni.

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Giuseppe Moscati (al centro) con i suoi studenti

Medico e ricercatore, il suo interesse primario è il benessere del paziente. Lui stesso afferma di essersi iscritto a Medicina «unicamente per poter lenire il dolore dei sofferenti». La sua fama esce dai confini nazionali e i pazienti arrivano da ogni dove per farsi curare da lui. Non soltanto per le sue capacità professionali ma anche – se non soprattutto – per la sua profonda religiosità. Per Giuseppe Moscati Scienza e Fede sono imprescindibili, perché attraverso la medicina cerca di guarire le anime. Sostiene che non ci deve essere contraddizione tra le due perché entrambe sono al servizio dell’Uomo.

La sua bontà è conosciuta soprattutto nei bassifondi, perché il Moscati non solo non si fa pagare dai pazienti poveri ma regala loro denaro, medicine e cibo. Per lui, i poveri sono «le figure di Gesù Cristo, anime immortali, divine, per le quali urge il precetto evangelico di amarle come noi stessi». Per sostenere tanta carità si priva in prima persona del cibo e del sonno, arrivando addirittura a vendere i quadri di famiglia pur di aiutare i bisognosi.

Nel 1906 il Vesuvio erutta, mettendo in pericolo i pazienti ricoverati in una succursale degli Ospedali Riuniti. Giuseppe li mette in salvo poco prima del crollo della struttura.

Nel 1908 inizia a svolgere attività di laboratorio e di ricerca scientifica nell’Istituto di Fisiologia dell’Ospedale per malattie infettive Domenico Cotugno e diventa socio aggregato alla Regia Accademia Medico-Chirurgica.

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Scritto autografo di S. Giuseppe Moscati

Nel 1911 a Napoli scoppia un’epidemia di colera e il dr. Moscati, come sempre, si prende cura dei malati sprezzante del pericolo di contagio. Nello stesso anno diventa direttore dell’Istituto di Anatomia Patologica e collabora alla testata “La Riforma Medica“, fondata da Gaetano Rummo, il più ardito e antico pioniere del giornalismo medico.

Allo scoppio della prima guerra mondiale, Giuseppe Moscati fa domanda di arruolamento volontario ma gli viene respinta, perché la sua presenza è più utile all’ospedale per prestare soccorso ai soldati feriti. I registri dell’Ospedale degli Incurabili riportano ben 2524 visite.

Nel 1917 rinuncia alla cattedra universitaria e all’insegnamento, per continuare il lavoro in ospedale e, nel 1919, diventa Primario.

All’inizio degli anni Venti, Moscati si dedica ad alcuni importanti studi di storia della Medicina e quando, nel gennaio 1922, viene sperimentata l’insulina per curare il diabete, è tra i primi in Italia ad utilizzare tale terapia.

Il Martedì Santo, 12 aprile 1927, dopo aver come di consueto assistito alla Messa e assistito i suoi pazienti, verso le 15 del pomeriggio soccombe a un attacco cardiaco. Giuseppe Moscati ha soltanto 46 anni.

FOTO 4cms_32439/FOTO_4.jpga reliquia di san Giuseppe Moscati

La notizia della dipartita del buon medico arriva in tutte le case e, da subito, il popolo lo dichiara Santo.

Il processo canonico inizia nel 1931 e si conclude con la beatificazione il 16 novembre 1975, da parte di Papa Paolo VI e la canonizzazione il 25 ottobre 1987, per mano di Papa Giovanni Paolo II. Queste le parole del Pontefice nel corso della celebrazione: «Per indole e vocazione il Moscati fu innanzitutto e soprattutto il medico che cura: il rispondere alle necessità degli uomini e alle loro sofferenze, fu per lui un bisogno imperioso e imprescindibile. Il dolore di chi è malato giungeva a lui come il grido di un fratello a cui un altro fratello, il medico, doveva accorrere con l’ardore dell’amore. Il movente della sua attività come medico non fu dunque il solo dovere professionale, ma la consapevolezza di essere stato posto da Dio nel mondo per operare secondo i suoi piani, per apportare quindi, con amore, il sollievo che la scienza medica offre nel lenire il dolore e ridare la salute.»

La memoria liturgica di San Giuseppe Moscati cade il 16 novembre.

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14 Novembre 2023