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Sangue e morte al confine di Gaza

Sangue e morte al confine di Gaza

cms_8821/gaza.jpgSangue al confine tra Israele e Gaza in occasione della ’Grande Marcia del Ritorno’. E’ di almeno 15 palestinesi uccisi e più di 1400 feriti il bilancio degli scontri con l’esercito israeliano.

La marcia, che segna l’inizio di 6 settimane di proteste, secondo gli organizzatori avrebbe dovuto essere non violenta. L’esercito israeliano ha accusato Hamas di utilizzare “i disordini per camuffare il terrore”.

Migliaia di palestinesi hanno marciato sventolando bandiere e hanno allestito tendopoli vicino al confine. Secondo l’esercito israeliano, dai manifestanti sarebbero partiti lanci di pietre e di bottiglie incendiarie. Alcuni, sempre secondo le forze armate d’Israele, si sarebbero avvicinati alla recinzione incitando i soldati ad aprire il fuoco sui ’’principali istigatori”. L’esercito, inoltre, afferma che due palestinesi sarebbero stati coinvolti in uno scontro a fuoco con i militari.

Ashraf al-Qedra, portavoce del ministero della Salute di Gaza, fa sapere che tra i feriti alcuni sono stati colpiti da proiettili, altri invece soffrono le conseguenze dell’inalazione del gas dei lacrimogeni lanciati dall’esercito israeliano. A perdere la vita sono stati uomini di età compresa tra i 18 e i 34 anni. Secondo l’esercito d’Israele, sarebbero stati uccisi almeno 2 affiliati ad Hamas.

Il presidente dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) Mahmoud Abbas ha proclamato per domani una giornata di lutto nazionale.

L’iniziativa della ’Marcia’ promossa da Hamas dovrebbe andare avanti per diversi giorni e il culmine della protesta dovrebbe essere il 15 maggio, che coincide con il ’Giorno della Naqba’, ossia la catastrofe, celebrato ogni anno dai palestinesi all’indomani dell’anniversario della nascita dello Stato ebraico. Le forze di sicurezza israeliane sono in stato di massima allerta.

La ’Grande Marcia del Ritorno’ inizia nel giorno in cui i palestinesi celebrano la ’Giornata della Terra’, ricorrenza dedicata alla commemorazione delle sei vittime degli scontri del 30 marzo 1976, scoppiati durante le manifestazioni convocate per protestare contro la politica israeliana di espropriazione delle terre della Galilea.

Russia espelle due diplomatici italiani

cms_8821/Mosca_ambasciata_Italia_Afp.jpgLa Russia ha espulso diplomatici di 23 Paesi, tra cui l’Italia, rispondendo agli analoghi provvedimenti adottati all’inizio della settimana in solidarietà con la Gran Bretagna per il ’caso Skripal’.

Il ministero degli Esteri russo ha diffuso l’elenco dei Paesi: Albania, Australia, Canada, Repubblica Ceca, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Macedonia, Moldova, Norvegia, Olanda, Polonia, Romania, Spagna, Svezia e Ucraina. La Russia, inoltre, sta valutando misure nei confronti di Belgio, Georgia, Ungheria e Montenegro.

All’ambasciatore britannico a Mosca è stata comunicata la richiesta di Mosca per una riduzione dello staff diplomatico in Russia allo stesso livello di quello di Mosca in Gran Bretagna.

Ieri la Russia aveva notificato la sua decisione di espellere 60 diplomatici americani e di chiudere il consolato a San Pietroburgo. La Farnesina ha confermato che all’incaricato d’affari all’ambasciata italiana a Mosca è stata notificata la decisione di espellere due funzionari dell’ambasciata italiana che dovranno lasciare il Paese entro una settimana.

Il presidente russo Vladimir Putin ha riunito il suo Consiglio di sicurezza nazionale per discutere delle contromisure adottate da Mosca.

“Aeroflot perquisito a Londra”, ira di Mosca

cms_8821/aeroflot_1_fg.jpgLa Russia denuncia la perquisizione, giudicata immotivata, di un Airbus 321 dell’Aeroflot atterrato all’aeroporto londinese di Heathrow e proveniente da Mosca. La Metropolitan Police britannica su Twitter smentisce categoricamente: “Siamo a conoscenza di una storia che circola sui social media.

La Metropolitan Police non sta effettuando controlli su un Airbus arrivato a Heathrow da Mosca”, si legge nel messaggio.

L’episodio, dai contorni ancora poco chiari, aumenta la tensione tra i due paesi in un clima già condizionato dalla vicenda legata all’avvelenamento dell’ex spia russa Sergei Skripal, avvenuto in Gran Bretagna, e la raffica di espulsioni reciproche in ambito diplomatico decise da Londra e Mosca.

“Le autorità britanniche hanno chiesto all’equipaggio, compreso il capitano, di abbandonare l’apparecchio. Il capitano ha suggerito che i controlli venissero eseguiti in sua presenza, visto che – secondo le norme – non può lasciare l’aereo”, ha detto Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri, all’emittente Russia 24. “Sollecitiamo le autorità britanniche affinché pongano fine a queste provocazioni e riportino la situazione all’interno della legalità”.

L’agenzia Tass, inoltre, cita una fonte della compagnia aerea: “La Gran Bretagna non ha fornito alcuna motivazione per la perquisizione. Dopo i controlli, l’aereo sarà esaminato ulteriormente dall’equipaggio e dagli impiegati dell’ufficio della compagnia, dal momento che la parte britannica ha costretto l’equipaggio a lasciare l’aereo durante la perquisizione”.

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31 Marzo 2018