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SANTA ANGELA DA FOLIGNO

In un mondo sconvolto dalle guerre, dall’odio e dall’intolleranza, assistiamo al ritorno del sacro. Sempre più persone si sentono spinte a colmare il loro vuoto esistenziale attraverso la fede, la meditazione e le opere di bene.

Anche la mistica ritorna con prepotenza tra gli esseri umani, come lo fu nei tempi antichi.

Santa Angela da Foligno ne è un’esponente esemplare.

Ma prima di esplorare la vita di questa incredibile donna, cosa si intende per MISTICA?

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Santa Angela da Foligno

La mistica non deve essere identificata con i fenomeni che spesso l’accompagnano (estasi, stigmate, levitazione, bilocazione o altro). Prima di tutto perché non sempre si verificano e, in secondo luogo, perché il loro verificarsi non è sempre riconducibile a delle esperienze mistiche. La mistica, infatti, presuppone l’unione intima con Dio.

Così recita il Catechismo della Chiesa Cattolica: «Il progresso spirituale tende all’unione sempre più intima con Cristo. Questa unione si chiama “mistica”. Dio ci chiama tutti a questa unione intima con lui, anche se soltanto ad alcuni sono concesse grazie speciali o segni straordinari di questa vita mistica, allo scopo di rendere manifesto il dono gratuito fatto a tutti».

Ma la mistica non è appannaggio del solo Cattolicesimo: ne parlano anche l’induismo, il buddhismo, l’ebraismo e l’islamismo.

In ognuna di queste correnti, l’atteggiamento del mistico è il medesimo: ci troviamo di fronte ad un essere unito a Dio, la cui quotidianità è animata da una luce intima trascendente. Non di quando in quando, ma nei più piccoli dettagli del “banale quotidiano”. Forse abbiamo avuto la fortuna di conoscere prone così, che sembrano brillare di luce propria e le cui parole risuonano nella nostra anima come un suono di campane.

Che sia chiaro, il mistico non è un “alienato”, non è un essere fuori dal mondo. Al contrario – e la storia lo dimostra – egli è più nel mondo di qualunque altro, attento alle sfide del suo tempo e alle necessità del suo prossimo.

Il teologo tedesco Joseph Sudbrack, così scrive: «L’umanità dei mistici viene come potenziata dall’incontro del mistico stesso con Cristo: attraverso l’esperienza di Cristo egli plasma ulteriormente il proprio profilo umano… Ne risulta sempre che l’incontro personale con il Dio-Uno in Gesù Cristo non sminuisce la personalità ma la rafforza».

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La città di Foligno

Questa lunga premessa per comprendere meglio la figura di Santa Angela da Foligno, mistica umbra, contemporanea di Dante Alighieri.
Angela nasce a Foligno nel 1248 da genitori benestanti. Cresce nell’agio, coccolata e viziata dalla madre che soddisfa tutti i suoi capricci. Si sposa giovanissima, conducendo – secondo le sue stesse parole – una vita “selvaggia, adultera e sacrilega”.

Angela è consapevole di vivere “nel peccato”, ma la vergogna è tale da impedirle di confessare le proprie mancanze. Vive nel tormento e negli scrupoli per molti anni finché, una notte, San Francesco le appare in sogno rassicurandola che avrebbe conosciuto la misericordia di Dio. Ciò accade quando trova la forza di fare una confessione generale: è il 1285. Il cambio vita è istantaneo: inizia da se stessa, modificando il proprio aspetto, il vestiario, il cibo. Poi si mette al servizio del prossimo, in particolare dei suoi concittadini affetti da lebbra. La madre, il marito e i figli le remano contro ma il richiamo del Cristo povero e crocifisso è troppo forte.

Nel 1291, dopo aver perso – come Santa Rita da Cascia – il marito e i figli, distribuisce tutti i suoi beni ai poveri ed entra nel Terzo Ordine Francescano, conducendo una vita di preghiera e di penitenza sull’esempio del Poverello d’Assisi.

Si reca in pellegrinaggio ad Assisi e durante il viaggio si ferma dall’abbadessa del monastero di Vallegloria, sua amica, che la invita a rimanere con loro. «Il mio posto è nel mondo», risponde Angela, pensando al piccolo gruppo di «filioli» che la accompagnano nei suoi spostamenti. Ma anche perché vuole fare penitenza nella città in cui ha tanto peccato.

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La “comunione mistica” di Sant’Angela da Foligno

Il 1291 è un anno fondamentale per il suo cammino spirituale. È un anno spartiacque che vede, da un lato, la perdita di tutti i suoi affetti, dall’altro lo sbocciare delle esperienze mistiche. Che cosa accade? Durante il viaggio per Assisi, Angela ha un’esperienza mistica di Dio Trinità. Lo racconta lei stessa al suo confessore, che poi lo scrive nel “Memoriale”: «E poiché io – frate scrittore – qui le chiedevo e le dicevo: “Cosa hai visto?, essa rispose, dicendo: “Ho visto una cosa piena, una maestà immensa, che non so dire, ma mi sembrava che era ogni bene. (…) Dopo la sua partenza, cominciai a strillare ad alta voce (…) dicendo questa parola, cioè: “Amore non conosciuto perché mi lasci?».

La sua fama, ma soprattutto la sua bontà e le sue buone opere attirano proseliti: si riuniscono attorno a lei dei piccoli gruppi di “figli” che la scelgono quale madre e guida spirituale.

Cosa insegna Angela da Foligno ai suoi “figli”? Che «Dio è tutto Amore e perciò ama in modo totale». E che, per servirlo degnamente, bisogna agire nei confronti del prossimo come Lui agisce nei nostri. Chiaro, semplice, senza fraintendimenti.

La vita mistica, la comunione con Dio non è un’utopia o un’esperienza riservata a pochi privilegiati. È una possibilità offerta a tutti che, però, può essere ostacolata dalla nostra inconsapevolezza e da uno stile di vita non adeguato. Per questo motivo, Santa Angela batte il chiodo sulla penitenza, non tanto per mortificare la natura, quanto per elevarla ad una amore più puro.

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Il corpo incorrotto di Santa Angela da Foligno – Foligno, chiesa di San Francesco

L’Eucaristia centro e sole della sua vita, è la manifestazione concreta dell’Amore che si dona. Un amore che, non soltanto si manifesta nelle opere ma che, addirittura, si fa pane per nutrire l’anima.

È la contemplazione di questo mistero la fonte della sua spiritualità: «Questo è il segno del vero amore: che chi ama non trasforma parte di sé, ma tutto sé nell’Amato».

Angela da Foligno torna a Dio il 4 gennaio 1309, all’età di sessantuno anni.

Beatificata da Papa Innocenzo XII nel 1693, è stata proclamata Santa da Papa Francesco il 9 ottobre 2013.

“Maestra dei teologi”, di lei ci rimangono il “Memoriale” – la sua autobiografia spirituale dove mostre i trenta passi che l’anima compie raggiungendo l’intima comunione con Dio – e le “Instructiones” – le le lettere che scriveva ai suoi figli spirituali.

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Data:

10 Gennaio 2023