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SANTA GEMMA GALGANI

«Se tutti gli uomini si studiassero di amare e conoscere il vero Iddio, questo mondo si cangerebbe in un paradiso.» Questo è quanto riferisce Gemma Galgani, a seguito di una delle sue estasi.

Nata a Camigliano il 12 marzo 1878 da Aurelia Landi e dal farmacista Enrico Galgani – discendente di una delle più antiche famiglie lucchesi -, Gemma fu insignita di tali e tanti doni mistici da renderla une delle figure più straordinarie degli ultimi tempi.

Santa Gemma Galgani

Particolarmente legata all’Ordine dei Passionisti – senza mai appartenervi – ne è tutt’oggi la rappresentante più illustre. Tutta la sua vita, infatti, è caratterizzata dalla devozione alla Passione di Cristo che ha rivissuto in se stessa, tanto nello spirito quanto nel corpo.

Fin da piccolissima, Gemma mostra una devozione intensa per Gesù Cristo e uno spirito di preghiera assai sviluppato. Le insegnanti della scuola materna testimoniano anche la sua spiccata consapevolezza: «…mostrò sviluppato l’uso della ragione ed un’intelligenza precoce, perché potemmo insegnarle subito le orazioni che duravano venticinque minuti senza mai annoiarsi». Tant’è che, a soli 5 anni, sa leggere perfettamente il breviario per l’ufficio della Madonna e dei defunti.

Quando Gemma ha sette anni, sente nel cuore queste parole:  “Me la vuoi dare a me la mamma?”: “Sì – risposi – ma se mi prendete anche me”. “No – mi ripeté la solita voce – dammela volentieri la mamma tua. Tu ora devi rimanere con il babbo. Te la condurrò in Cielo, sai? Me la dai volentieri?”. Fui costretta a rispondere di sì.» (Autobiografia di Santa Gemma Galgani)

La mamma passa a miglior vita pochi mesi dopo, il 17 settembre 1886, stroncata dalla tisi.

Oltre a frequentare la scuola, la piccola Gemma si prepara a ricevere la prima Comunione.

Fondamentale l’incontro con suor Camilla Vagliensi, religiosa delle Oblate, che le spiega il Vangelo e, in particolare, la Passione di Cristo. La bambina ne è talmente impressionata da caderne malata: una forte febbre la costringe a letto per un giorno intero.

Durante il ritiro conosce Monsignor Giovanni Volpi che, in seguito, diventa il suo confessore e guida spirituale. Gemma ricorderà il giorno della sua Prima Comunione (17 giugno 1887) come il più bello della sua vita.

Due anni dopo frequenta, come studente, l’Istituto delle Oblate dove stringe amicizia con suor Giulia Sestini. Anche quest’ultima la introduce più profondamente alla meditazione dei dolori di Cristo durante la sua Passione e le insegna ad onorarla tramite l’umiltà e le piccole penitenze.

Gemma è anche allieva della fondatrice delle Oblate, la Beata Elena Guerra, che la  descrive  come “molto silenziosa e sempre obbediente”.

Da sinistra a destra: San Gabriele dell’Addolorata, Santa Margherita Maria Alacoque e Santa Gemma Galgani

Nel 1894 muore il fratello Gino, di due anni più grande, seminarista presso San Michele in Foro. Tre anni dopo è il turno del padre, che si spegne oberato di debiti. I creditori assaltano l’abitazione del defunto portando via tutto ciò che rimane ai suoi orfani.

Il giorno dopo la morte del padre, la sorella di questi, Carolina Galgani, prende in affido la diciannovenne Gemma e la tiene con sé poco meno di un anno. Fin da subito la ragazza avverte dolori lancinanti ai reni e alla testa: è affetta da osteite delle vertebre lombari e da un’otite media purulenta acuta con partecipazione della mastoide. Non riesce più a nutrirsi, può bere solo un po’ di brodo o di latte. La situazione precipita velocemente e le vengono somministrati gli ultimi sacramenti. Ma, durante la malattia, Gemma entra in “contatto” mistico con San Gabriele dell’Addolorata, la cui figura l’accompagnerà per tutta la vita. Le viene inoltre suggerito dal confessore di fare una novena a Santa Margherita Maria Alacoque; come avvenuto poco prima della morte della madre, avverte una locuzione interiore che le chiede se vuole guarire. Abbandonatasi alla volontà di Dio, si rimette ben preso in salute lasciando tutti sgomenti. Le viene ordinato di scrivere una relazione su ciò che ha visto o avvertito in quei giorni.

Una delle pagine dell’autobiografia di santa Gemma Galgani “bruciata dal diavolo”

In preparazione del Giubileo 1900, Gemma pronuncia i voti di povertà, castità e obbedienza e recita la preghiera che caratterizzerà tutta la sua vita: «Gesù, Gesù, fammi prender parte a tutti i tuoi dolori. Soffrire amando, soffrire per Gesù che si ama, e morire soffrendo per Gesù.»

In quegli anni conosce padre Germano Ruoppolo, sacerdote Passionista, che diventa suo confessore e padre spirituale. Per ordine di quest’ultimo, Gemma scrive – tra il febbraio e il maggio 1901 – la sua autobiografia: “Il quaderno dei miei peccati”.

A causa di questo manoscritto – che tanto avrebbe giovato alle anime – Gemma è tormentata dal demonio che la assale lasciandole sul corpo ferite e contusioni. Si dice che alcune bruciature presenti sulle pagine siano attribuibili al diavolo stesso. 

Nel 1902 Gemma si ammala di tubercolosi. Nell’agonia affronta un’estasi dolorosa la notte del Venerdì Santo, per poi lasciare il corpo il giorno seguente, 11 aprile 1903. Ha solo 25 anni.

Un angelo assiste Santa Gemma nel suo trapasso (foto dal web)

Tutta la vita di Gemma Galgani è costellata di visioni ed esperienze mistiche profonde. Nel corso delle sue estasi ha parlato con San Gabriele dell’Addolorata, la Vergine Maria e lo stesso Gesù. Ha vissuto l’agonia mistica, uno stato di estasi accompagnato da una profonda unione con la sofferenza di Cristo. Ha anche sperimentato le stigmate – visibili sul corpo – che si manifestavano durante la Quaresima e nei giorni precedenti la Pasqua.

Gemma ha anche affermato di essere stata assistita e confortata dagli angeli in diversi momenti della sua vita, ed è stata oggetto di esperienze di levitazione, durante le quali si sollevava da terra senza alcuna spiegazione razionale.

Gemma Galgani è canonizzata il 2 maggio 1940 dal Papa Pio XII che la definisce la “stella” del suo pontificato.

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Data:

13 Aprile 2024