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SANTA MADRE TERESA DI CALCUTTA

Premio Nobel per la Pace nel 1979, Madre Teresa di Calcutta è la seconda donna (naturalizzata) indiana ad aver ricevuto la massima onorificenza del Paese – il Bharat Ratna – nel 1980.

Madre Teresa si è distinta “per il lavoro compiuto nella lotta per vincere la povertà e la miseria, che costituiscono anche una minaccia per la pace”: questo è il sunto del discorso alla premiazione del Nobel che la piccola suora decide di accettare solo ed esclusivamente a nome dei “più poveri tra i poveri”.

Ammirata dal mondo intero per la sua attività sociale, è ancora oggi un esempio – forse poco seguito – di coraggio e di dedizione al prossimo.

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Madre Teresa di Calcutta

Madre Teresa di Calcutta, al secolo Anjezë (Agnese) Gonxhe Bojaxhiu, nasce a Skopje, in Albania, il 26 agosto 1910 ed è la quinta figlia di Nikollë Bojaxhiu e Dranafile Bernai.

Rimasta orfana di padre all’età di otto anni, viene cresciuta religiosamente dalla madre tanto che, a soli dieci anni inizia ad essere attiva in parrocchia. È lì che entra in contatto per la prima volta con l’India attraverso le lettere dei missionari Gesuiti. Questo Paese le entra a tal punto nel cuore che, otto anni dopo, entra come postulante tra le Suore di Loreto.

Dopo sei settimane passate a Dublino per familiarizzare con la lingua inglese, viene inviata nel Darjeeling – con una breve sosta a Calcutta – per completare la sua preparazione. Vi resta due anni per approfondire l’inglese e imparare il bengalese.

Il 24 maggio 1931 fa la professione temporanea, assumendo il nome di suor Maria Teresa, in onore di Santa Teresa di Lisieux.

Dopo la professione religiosa lascia Darjeeling per il convento-collegio di Calcutta dove, per diciassette anni, insegna storia e geografia alle figlie dei coloni britannici. Quanto a lei, impara la lingua hindi.

Come religiosa, non le è permesso di allontanarsi dal convento ma le sue alunne la mettono al corrente di com’è la vita là fuori, negli slum, in particolare in quello di Motijhil, il più vicino alla scuola.

Suor Teresa, intanto, prosegue il suo percorso religioso ed emette i voti perpetui nel 1937. Nel 1944 diventa direttrice del collegio.

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Madre Teresa quando era tra le Suore di Loreto a Calcutta

Due anni dopo avviene quella che, Madre Teresa, definisce “la chiamata nella chiamata”.

La sera del 10 settembre 1946 si reca in treno a Darjeeling per partecipare agi esercizi spirituali ed è proprio durante il viaggio che riceve “l’illuminazione” riguardo alla sua vita. Gli occhi dell’anima le si spalancano sulle reali condizioni del popolo indiano e, come lei stessa racconta, «quella notte aprii gli occhi sulla sofferenza e capii a fondo l’essenza della mia vocazione. Sentivo che il Signore mi chiedeva di rinunciare alla vita tranquilla all’interno della mia congregazione religiosa per uscire nelle strade a servire i poveri. Era un ordine, non un suggerimento». (Cit. in Renzo Allegri, Madre Teresa mi ha detto, ed. Ancora, Milano, 2010)

Ci vogliono ben due anni prima che la “chiamata” si concretizzi. Ovviamente la Congregazione delle Suore di Loreto è titubante nel lasciar andare una delle sue migliori reclute, ma non può più opporsi quando la religiosa ottiene l’autorizzazione dalla Santa Sede. Così, il 15 agosto 1948, Madre Teresa smette l’abito monastico per rivestirsi di un semplice sari bianco (colore della casta degli “intoccabili”) bordato di azzurro in onore della Vergine Maria.

La sua prima missione è quella di acquisire nozioni sanitarie: per questo motivo si ferma quattro mesi presso le suore di Patna. Qui si rende conto di quanto siano importanti l’igiene e una buona alimentazione, ed è da queste semplici basi che parte la sua “catechesi”. Prima il corpo, poi l’anima.

Con soltanto cinque rupie in tasca torna a Calcutta ed inizia ad insegnare e ad assistere i bambini poveri dello slum di Motijhil. Non tardano ad arrivare volontari, tra cui Michael Gomes, grazie al quale Madre Teresa può trasferirsi in una vera casa. Dopo la casa, arrivano “i figli”: nel marzo 1949 una sua ex allieva, Shubashini Das, decide di seguire le sue orme, gettando così le basi della futura Congregazione.

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Missionarie della Carità

Nel 1950 nasce ufficialmente la Congregazione delle Missionarie della Carità, il cui scopo è quello di prendersi cura dei “più poveri tra i poveri”. Come ha modo di specificare in seguito, Madre Teresa non si riferisce unicamente alla povertà materiale ma anche a quella spirituale, che ritiene peggiore della prima.

La comunità cresce rapidamente e, nel 1953, si sposta dalla casa donata dal Gomes a quella offerta dall’arcidiocesi di Calcutta nella 54A Lower Circular Road, tutt’oggi casa madre delle Missionarie della Carità.

Qui, tanto la Madre quanto le Sorelle, vivono in grande povertà e austerità per sperimentare in prima persona – per quanto possibile – le sofferenze e i disagi delle persone di cui si prendono cura.

«Io non sono che una piccola matita nelle mani di Dio», suole dire. Ma questa piccola matita ha scritto pagine meravigliose di amore incondizionato. Va anche detto che Madre Teresa non si considera una suora di vita attiva ma «una contemplativa che vive in mezzo al mondo. La nostra vita deve essere una preghiera continua». Cristo è il centro della sua vita: il povero tra i poveri è la sua immagine sofferente sulla Terra.

Nel 1952 Madre Teresa inaugura Nirmal Hriday, un ostello abbandonato nei pressi del tempio della dea Kali, dove accoglie i malati terminali rifiutati dagli ospedali. Qui le persone vengono amorevolmente assistite e accompagnate sulla soglia dell’eternità, secondo i riti della propria fede.

Nel 1958 apre un centro per i malati di lebbra e, tre anni dopo, il governatore del Bengala le offre un vasto terreno sul quale la Madre fa edificare il villaggio di Shanti Nagar, la Città della Pace.

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Madre Teresa assiste i “poveri tra i poveri”

Ma la grande carità di Madre Teresa ha un prezzo.

Pochi sanno della sua prova spirituale, che la spinge fino alla “perdita di Dio”. Così recita nelle sue lettere: «Nella mia anima sperimento quella terribile sofferenza dell’assenza di Dio, che Dio non mi voglia, che Dio non sia Dio, che Dio non esista veramente». Un dolore intimo straziante che va ad unirsi a tutte le difficoltà burocratiche, economiche, nonché alle malelingue che fin dall’inizio l’hanno accompagnata. Oltre a ciò, i problemi di salute. All’artrite reumatoide, nel 1989 si aggiunge il primo infarto (con applicazione di un pacemaker), poi la polmonite nel 1991 e la malaria l’anno seguente. Va detto che Madre Teresa non è affatto una paziente disciplinata e non dedica alla cura del suo corpo che il minimo indispensabile.

Malgrado ciò non mancano le gioie. Nel 1965 Papa Paolo VI concede alle Missionarie della Carità il titolo di “congregazione di diritto pontificio”, dando loro la possibilità di espandersi fuori dall’India. Nasce anche un ramo contemplativo della Congregazione e, nel 1981, il movimento Corpus Christi per i sacerdoti diocesani.

Consolida la sua amicizia con Karol Wojtyla – Giovanni Paolo II – che la definisce pubblicamente una “santa vivente”. Sarà proprio lui ad elevarla all’onore degli altari poco più di trent’anni dopo.

Il 13 marzo 1997 Madre Teresa affida la guida delle Missionarie della Carità a Suor Nirmala Joshie, per spegnersi sei mesi dopo, il 5 settembre, all’età di 87 anni.

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Lo stendardo per la canonizzazione di Madre Teresa, presieduta da Giovanni Paolo II

La dipartita di Madre Teresa commuove il mondo intero. L’India le riserva i funerali di Stato e il segretario generale delle Nazioni Unite dice di lei: «Lei è le Nazioni Unite. Lei è la pace nel mondo».

Con una deroga speciale Giovanni Paolo II apre il processo di beatificazione dopo solo due anni dalla sua morte. Madre Teresa viene beatificata il 19 ottobre 2003 e canonizzata il 4 settembre 2016.

Il corpo della piccola Suora riposa presso la sede delle Missionarie della Carità, a Calcutta. Sulla sua tomba sono incise le parole dell’Apostolo Giovanni: «Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi.» (Gv 15,12)

La sua memoria liturgica è il 5 settembre.

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Data:

5 Settembre 2023