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SANT’ANDREA APOSTOLO

Conosciamo tutti la “croce di Sant’Andrea”, il segnale di pericolo che si trova nelle immediate vicinanze di un attraversamento ferroviario, in genere senza barriere. Ma perché questa particolare segnaletica si chiama così e cosa c’entra con Sant’Andrea?

Andiamo a vedere più da vicino la vita e, soprattutto, la morte di questo incredibile personaggio.

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Andrea – soprannominato anche “Protocleto”, cioè il primo chiamato – nasce a Betsaida, un’importante città sulla costa settentrionale del Mare di Galilea. Suo padre si chiama Giona (probabilmente diminutivo di Giovanni) e suo fratello è Simon Pietro.

Che sia effettivamente di Betsaida non vi è certezza assoluta: il nome di questa città significa, infatti, “casa del pescatore” e non è certo un caso che sia lui che suo fratello esercitassero questo mestiere.

Nasce probabilmente un decennio prima di Cristo ed è stato il primo a riconoscere in Gesù il Messia tanto atteso.

C’è da dire che Andrea si era formato ad una scuola di altissimo livello, quella di Giovanni il Battista, di cui era discepolo. Riconosciuto in Gesù “l’Agnello di Dio”, coinvolge con il suo entusiasmo e la sua fede ferma anche l’ostico fratello, meno incline ai facili entusiasmi e più propenso alle cose materiali.

Ci volle un vero miracolo – letteralmente – affinché quello che diventerà poi San Pietro, lasciasse cadere ogni dubbio sulla vera identità di Gesù.

Vale la pena rileggere il testo integrale.

«Mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Genesaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca. Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: “Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca”. Simone rispose: “Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti”. Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare. Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: “Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore”.
Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: “Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini”. E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.»
(vangelo secondo Luca 5,1-11)

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“La pesca miracolosa” – Duccio di Buoninsegna

Due personalità opposte, quelle di Andrea e del fratello Pietro: il primo è un entusiasta, un sensitivo, un uomo che agisce “di pancia”. Il secondo, tutto il contrario: poco incline all’entusiasmo, ha bisogno di vedere per credere. Tuttavia, una volta raggiunta la consapevolezza, non teme di mettere sul tappeto il proprio limite e di rendersi disponibile nello stravolgere il suo pensiero.

Dopo l’incontro con Gesù, sia Andrea che Simon Pietro sono tornati al loro lavoro di pescatori ma non hanno esitato a lasciare tutto – casa e famiglia compresi – quando questi li chiamò a seguirlo, promettendogli di farli diventare “pescatori di uomini” (vangelo secondo Matteo 4,18-20).

Facciamo un balzo in avanti. Siamo sul monte degli Ulivi e Andrea, insieme a Pietro, Giacomo e Giovanni interroga Gesù sui segni degli ultimi tempi. Il vangelo secondo Marco, al capitolo 13, ci riposta questa conversazione – il cosiddetto – “discorso escatologico” – in cui Gesù spiega come ci si deve preparare alla seconda venuta del Figlio dell’Uomo.

Troviamo, poi, il nome di Andrea nel primo capitolo degli Atti insieme a quelli degli altri apostoli diretti a Gerusalemme dopo l’Ascensione di Gesù. Dopodiché, scende il silenzio, quantomeno nei testi canonici.

I testi apocrifi, invece, raccontano che fu lui ad incoraggiare Giovanni a scrivere il suo Vangelo, mentre un altro testo riporta questa benedizione di Gesù ad Andrea: “Tu sarai una colonna di luce nel mio regno, in Gerusalemme, la mia città prediletta. Amen”.

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La Tradizione, poi, ci ha tramandato che Andrea predicò il Vangelo in Asia Minore, nella Russia meridionale e in Scizia d’Europa, l’attuale Ucraina. Si recò anche in altre terre, tra cui la Romania.

Spostatosi in Grecia, guidò la comunità cristiana di Patrasso. Ed è qui che subì il martirio per crocifissione, il 30 novembre dell’anno 60 d.C.

L’iconografia ci mostra che Andrea fu crocifisso a testa in giù su una croce in forma di X: la cosiddetta “croce di Sant’Andrea”. Si dice che fosse una sua scelta, in quanto non avrebbe mai osato eguagliare il Maestro nel martirio.

In seguito le sue reliquie vennero traslate da Patrasso a Costantinopoli per ordine dell’Imperatore Romano Costanzo II. Rimasero lì fino al 1208, quando vennero portate ad Amalfi dal Cardinale Pietro Capuano. Nel 1461, la testa e altre reliquie del Santo furono donate al Papa in cambio dell’impegno per una Crociata che aveva come scopo la riconquista di Costantinopoli. Papa Pio II accettò, promettendo di restituire le reliquie quando la Grecia fosse stata liberata. Fu Papa Paolo VI, nel 1964, ad inviarle nuovamente a Patrasso, dove sono tutt’oggi custodite nella chiesa di Sant’Andrea.

Sant’Andrea è patrono dei pescatori, nonché di Patrasso, di Luqa (Malta), di Amalfi, della Scozia, della Russia, della Romania e della Grecia.

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Data:

29 Novembre 2022