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SANT’ANGELA MERICI

La vita e la storia di Sant’Angela Merici si svolge in uno dei periodi storici più incredibili e sofferti ad un tempo: il Rinascimento.

Il Rinascimento, che va dalla fine del XIV a tutto il XVI secolo, fu l’inizio della civiltà moderna, dove i piatti della bilancia oscillano tra guerre (pensiamo al tristemente famoso “Sacco di Roma” del 6-17 maggio 1527) e rinnovamento culturale ed artistico. Di questo periodo storico fanno parte grandi nomi quali Michelangelo, Raffaello, Masaccio, Donatello, Brunelleschi, e molti altri.

L’essere umano torna ad essere il centro di interesse sotto tutti i punti di vista e tale rinascita tocca tanto l’ambito materiale quanto quello spirituale. Non per nulla sorgono numerose congregazioni religiose, dai Gesuiti di Sant’Ignazio di Loyola ai Fatebenefratelli di San Giovanni di Dio o ai Preti dell’Oratorio di San Filippo Neri. In seno alla cristianità si inserisce anche la Riforma Protestante di Martin Lutero.

In questo quadro si inserisce l’opera di Angela Merici, che porta in ambito femminile l’attenzione alla formazione culturale e spirituale fino ad allora riservata agli uomini.

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Sant’Angela Merici

Nata a Desenzano del Garda il 21 marzo 1474, da Giovanni Merici e da Caterina Biancosi, Angela è la secondogenita di tre o quattro fratelli e sorelle.

Il padre Giovanni, uomo molto istruito, ama leggere alla sua famiglia i primi libri di devozione stampati a Venezia ed è proprio ascoltando queste letture che la bimba sviluppa la sua devozione alle due sante martiri che diventeranno i suoi punti di riferimento: santa Caterina d’Alessandria e sant’Orsola e compagne.

Rimanendo orfana all’età di dieci anni, si trasferisce con la sorella più piccola a casa dello zio nella vicina città di Salò. Pochi anni dopo la sorellina muore prematuramente senza aver ricevuto gli ultimi sacramenti. Questo evento le lascia in cuore una certa angoscia, che non troverà pace fino al pieno compimento della sua vocazione. Nel frattempo, nella casa dello zio, inizia a frequentare gli ambienti mondani, cosa che le fa acquisire una certa naturalezza nel trattare con l’alta società. Questo le sarà molto utile in seguito, quando dovrà frequentare le dame della borghesia e della nobiltà.
D’altro canto, disapprova la rilassatezza dei costumi di tale ambiente e, per questo motivo, decide di diventare Terziaria Francescana, trovando questa forma di vita la risposta al suo desiderio di una vita più austera, anche per la pace dell’anima di sua sorella. La leggenda racconta che Angela, tormentata sullo stato dell’anima di sua sorella, riceve una visione in cui la vede circondata dagli angeli, in Paradiso.

Angela ha vent’anni quando muore lo zio; lascia, dunque, Salò per tornare a Desenzano del Garda – alla cascina delle “Grezze” – conducendo una vita pia, votata alle opere di misericordia spirituali e corporali.

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“La visione della scala” di Pietro Rizieri Calcinardi – Cappella di S. Angela Merici, Duomo di Desenzano

Angela, infatti, è intimamente convinta che una delle urgenze del suo tempo sia quella di dare una migliore istruzione religiosa alle ragazze. Per fare questo, trasforma la sua casa in una scuola dove riunisce quotidianamente le bambine di Desenzano insegnando loro le basi del Cristianesimo. Oltre a questo, suor Angela – così si fa chiamare da quando ha preso l’abito del Terz’Ordine – si occupa anche del lavoro dei campi ed è qui che ha la consolazione di una visione celestiale. Rapita in estasi, vede il cielo aprirsi e una processione di angeli e vergini che suonano e cantano. Tra loro la sorella defunta che le preannuncia che sarà la fondatrice di una Compagnia di vergini.

Questa visione rimarrà alla base dell’iconografia della santa che, come l’antico patriarca Giacobbe, ebbe la fortuna di godere della stessa visione. Come è scritto nel Vangelo di Giovanni: «In verità, in verità vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell’uomo». (Gv 1,51)
Nel 1516 i superiori francescani le chiedono di trasferirsi a Bergamo per assistere la vedova Caterina Patendola, e lei accondiscende, certa che la volontà del Signore si sarebbe manifestata nell’obbedienza.

Sulla strada tra Desenzano e Padenghe ha una seconda visione: una processione di angeli e vergini, da cui emerge una voce che le rivela che la Compagnia sorgerà a Brescia e che dovrà fondarla “prima di morire”. In effetti, Angela indugerà fino ai sessant’anni prima di decidersi.

A casa di Caterina Patendola, conosce anche il nipote Girolamo, futuro fondatore dell’Ospedale degli Incurabili di Brescia, oltre a Giacomo Chizzola e Agostino Gallo, anch’essi impegnati nell’organizzazione dello stesso ospedale. Nasce tra i quattro un’amicizia che durerà tutta la vita.

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Sant’Angela Merici pellegrina (foto dal web)

Lasciata la casa dei Patendola, viene ospitata in altre case private di Brescia, dove si guadagna da vivere lavorando di cucito e come collaboratrice domestica. Frequenta sempre più assiduamente la Chiesa e coltiva un numero sempre crescente di amicizie femminili tant’è che, intorno a lei, si forma un nugolo di nobildonne e di popolane attratte dalla sua saggezza e disposte ad aiutarla nel suo apostolato.

È di questo periodo la parentesi dei suoi viaggi e dei pellegrinaggi. Il primo a Mantova nel 1522, per venerare la tomba della beata Osanna Andreasi. Poi al Sacro Monte di Varallo e, nel 1524, la Terra Santa. Durante quest’ultimo viaggio accade qualcosa di inaspettato: mentre la nave si approssima alla meta, viene colpita da una malattia agli occhi che le fa perdere improvvisamente la vista, che riacquista soltanto durante il viaggio di ritorno, davanti ad un crocifisso a Creta.

Nel 1525 si reca a Roma per il Giubileo e viene ricevuta da papa Clemente VII, che vuole trattenerla nella Capitale, avendo sentito parlare di lei e del suo successo come insegnante religiosa di giovani ragazze. Ma Angela, che aborre la pubblicità, torna in fretta e furia a Brescia.

Nel 1533 si reca per la seconda volta al Sacro Monte di Varallo, concludendo la serie dei suoi viaggi.

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Il primo gruppo di Orsoline (foto dal web)

Finalmente arriva l’anno 1535 e, dopo tanto tentennare, Angela decide di passare all’azione. Il 25 novembre di quell’anno sceglie, tra le donne che l’accompagnano, ventotto vergini che costituiranno le fondamenta dell’Ordine delle Orsoline. Si tratta, in realtà, di una “Compagnia” (la “Compagnia delle dismesse di Sant’Orsola”), nome in uso a quel tempo per indicare una qualsiasi associazione religiosa di laici o di sacerdoti che, senza entrare in un Ordine religioso, vivono insieme il Vangelo e servono il prossimo con opere di carità.

Così finalmente, alla soglia dei suoi sessant’anni, Angela realizza la profezia ricevuta molti anni addietro durante le sue visioni.

Il nome della nuova comunità è alquanto curioso. Si chiamano “dismesse” perché non portano l’antico e nobile abito monastico; e “di Sant’Orsola”, perché, non vivendo in convento, devono restare fedeli a Cristo per rimanendo nel mondo, come la giovane principessa della Britannia. Quella delle Orsoline è la prima congregazione secolare femminile sorta nella Chiesa, e la sua Regola è all’origine di varie altre congregazioni religiose.

Il 18 marzo 1537 Angela venne eletta “Superiora e Madre Generale” a vita ma nel 1539 Angela è colpita da una malattia che la porterà, poco a poco, alla morte, il 27 gennaio 1540.

Nel suo “testamento spirituale” ritroviamo il cuore del suo impegno apostolico: “Vi supplico di voler ricordare e tenere scolpite nella mente e nel cuore, tutte le vostre figliole ad una ad una; e non solo i loro nomi, ma ancora la condizione e indole e stato e ogni cosa loro. Il che non vi sarà difficile, se le abbracciate con viva carità… Impegnatevi a tirarle su con amore e con mano soave e dolce, è non imperiosamente e con asprezza, ma in tutto vogliate essere piacevoli. Soprattutto guardatevi dal voler ottenere alcuna cosa per forza; perché Dio ha dato a ognuno il libero arbitrio e non vuole costringere nessuno, ma solamente propone, invita e consiglia…”.

Sant’Angela Merici è stata canonizzata da Papa Pio VII il 24 maggio 1807 e il suo corpo riposa in un’urna di vetro nella chiesa di Sant’Angela Merici a Brescia.

La sua memoria liturgica è il 27 gennaio, giorno della sua dipartita.

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Data:

27 Gennaio 2024