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SBLIND, IL SOCIAL TIME ETICO E SOSTENIBILE

cms_32736/1.jpgSecondo We are Social, nel suo ultimo Studio Inside Marketing 2023, passiamo più di 6 ore al giorno (o forse dovremmo dire quasi 7) connessi a una rete, che corrisponderebbero a circa 15 anni della nostra esistenza attaccati a un device. Ciò vuol dire che ormai siamo in piena emergenza da dipendenza dal nostro smartphone o comunque da qualsiasi altro strumento che ci permetta di essere connessi al web o a un social network. E’ necessario chiedersi se sia arrivato il momento di parlare anche per ciò che riguarda il variegato e spesso criticato mondo dei social, di ricorrere a parole come rispetto delle identità digitali e di sostenibilità. La sfida è stata raccolta da un nuovo soggetto nell’ambito delle piattaforme di condivisione, Sblind. Il nuovo “sustainable network” per cercare di raggiungere obiettivi etici e responsabili, non prevede algoritmi di mappatura e cookies pubblicitari, non cede dati a utenti terzi, non ha un modello di business legato direttamente all’utente e limita l’utilizzo della piattaforma a un massimo di 90 minuti al giorno per combattere le sempre più diffuse dipendenze digitali.

cms_32736/2_1702266793.jpgSblind inoltre riformula concetti ormai entrati a far parte del mondo social, come per esempio quello di influencer. Sblind per i suoi utenti propone invece un termine nuovo, “Lovers” ovvero le persone più importanti nelle nostre vite fino a un massimo di 100 per ogni utente, ponendo un limite alla spesso ipocrita raccolta di figurine, sotto forma di centinaia di persone da seguire, con le quali spesso non si ha un vero legame. Sblind propone inoltre un modello di social attento alle emissioni di Co2 nell’aria, offrendo la possibilità ai suoi utenti di calcolare e compensare le emissioni premiandoli e coinvolgendoli in azioni concrete per aiutare l’ambiente. Sblind dunque sembra rappresentare un social diverso dagli altri: è etico, green e non vende i nostri dati. Nato da una startup di imprenditori e manager bergamaschi, è privo dei fastidiosi e tirannici algoritmi di profilazione, non propone contenuti aggressivi, violenti o irrispettosi, lo si potrebbe definire insomma un social a km zero, sostenibile e rispettoso dell’identità digitale degli utenti. La sfida è importante e sapersi districare all’interno di colossi ormai radicati nelle vite di miliardi di persone, rappresenta un confronto quasi impari tra Davide da una parte e Golia dall’altra. La sfida però è soprattutto concentrata su noi utenti: siamo sicuri di essere pronti ad abbandonare certe pratiche e consuetudini di utilizzo dei social per abbracciare una svolta etica nel nostro comportamento digitale?

cms_32736/3.jpgL’uso che facciamo dei nostri device, al di là che non comporti un aumento delle nostre potenzialità, ci costa molto in termini cognitivi e relazionali, oltre che fisici e posturali. Sfuggire alle dinamiche di cattura e sfruttamento della nostra attenzione, a cui sono legate logiche per il raggiungimento di profitto determinate dalle potenti aziende della Silicon Valley, ci ha resi privi di ogni pensiero critico sull’uso che facciamo del nostro tempo sui social. Non lasciamo sedimentare e non ci chiediamo come utilizzare tutto il tempo trascorso tra immagini, commenti, video, ecc., traendone una forma di acquisizione in termini di sapere ed esperienza. Il tentativo di piattaforme come Sblind devono dunque sapersi incuneare prima di tutto in un vissuto di utenti ormai assuefatti a determinati scenari aperti da anni di social, abituati e assuefatti come sono a comportamenti e relazioni digitali che spesso favoriscono e fomentano tendenze violente e ispirate all’odio ad personam. Sfidare la colonizzazione dei dati da parte della tecnologia algoritmica è però un buon punto di partenza per sviluppare ciò che Miguel Benasayag chiamava “focolai di disfunzionamento”, ovvero «costruire esperienze e pratiche di ibridazione con la tecnica che rispettino il vivente e la cultura».

Data:

11 Dicembre 2023