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Scandalo abusi, Papa: “Rimediare ai fallimenti”

Scandalo abusi, Papa: “Rimediare ai fallimenti”

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“In Irlanda c’è gente di fede ma sapete una cosa: ci sono poche vocazioni al sacerdozio. Come mai? Per questi problemi, scandali”. Papa Francesco, all’udienza generale in piazza San Pietro, torna a parlare della piaga della pedofilia. E ripercorre il dolore e l’amarezza per le sofferenze causate dal clero in Irlanda da dove è appena tornato: “Questa mia visita in Irlanda, oltre alla grande gioia, doveva anche farsi carico del dolore e dell’amarezza per le sofferenze causate in quel Paese da varie forme di abusi, anche da parte di membri della Chiesa, e del fatto che le autorità ecclesiastiche in passato non sempre abbiano saputo affrontare in maniera adeguata questi crimini. Un segno profondo ha lasciato l’incontro con alcuni sopravvissuti; erano otto”.

“A più riprese – dice il Papa – ho chiesto perdono al Signore per questi peccati, per lo scandalo e il senso di tradimento procurati. I Vescovi irlandesi hanno intrapreso un serio percorso di purificazione e riconciliazione con coloro che hanno sofferto abusi, e con l’aiuto delle autorità nazionali hanno stabilito una serie di norme severe per garantire la sicurezza dei giovani. E poi nel mio incontro con i Vescovi, li ho incoraggiati nel loro sforzo per rimediare ai fallimenti del passato con onestà e coraggio, confidando nelle promesse del Signore e contando sulla profonda fede del popolo irlandese, per inaugurare una stagione di rinnovamento della Chiesa in Irlanda”. Il Pontefice ha invitato fedeli e pellegrini in piazza San Pietro a pregare per avere sacerdoti santi: “Dobbiamo pregare perché il Signore invii sacerdoti santi in Irlanda, nuovi sacerdoti. Lo faremo insieme pregando un’Ave Maria alla Madonna di Knock”.

Macron: “Sì, sono io l’avversario di Salvini e Orban”

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“Non cederò niente ai nazionalisti e a coloro che difendono i discorsi di odio. Se vogliono vedere in me il loro avversario principale, hanno ragione”. Così il presidente francese Emmanuel Macron risponde alle parole del leader della Lega Matteo Salvini e del primo ministro ungherese Viktor Orban che ieri, durante il loro incontro a Milano, lo hanno chiamato in causa come “guida di una forza europea che sostiene l’immigrazione“.

“Se ritengono che la Francia sia il nemico del nazionalismo, della politica dell’odio, dell’Europa che deve pagare quello che ci piace e che non imporrebbe alcuna forma di responsabilità e solidarietà, allora hanno ragione, sono il loro oppositore principale“, ha detto il presidente francese rispondendo ai giornalisti durante la sua visita in Danimarca.

Macron ha poi ricordato che “nei prossimi giorni e nei prossimi mesi dovremo prendere delle decisioni approfondite per trattare i temi delle migrazioni”. “Questo implica serietà e senso di responsabilità, rimanendo attaccati ai nostri valori, quali il diritto d’asilo, con una vera politica nei confronti dei paesi di origine e all’interno. Che non è quello che propongono Orban e Salvini”, ha precisato il capo dell’Eliseo.

Un Consiglio europeo si terrà il 20 settembre a Salisburgo su questo dossier che divide i 27. “C’è una forte opposizione tra nazionalisti e progressisti” in Europa, ha continuato il leader francese, che proprio dal suo viaggio in Danimarca e Finlandia inizierà a cecare alleati per costruire un “arco progressista” in Europa contro i governi nazionalisti e populisti.

Salvini parla così oggi del numero uno dell’Eliseo: “Il principale avversario di Macron, sondaggi alla mano, è il popolo francese. Anziché dare lezioni agli altri governi spalanchi le proprie frontiere, a partire da quella di Ventimiglia. E – sottolinea – la smetta di destabilizzare la Libia per interessi economici’’.

Orban, il duro di Budapest

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E’ sempre più saldo l’asse in Europa in tema di immigrazione tra Matteo Salvini e Viktor Orban. Dopo l’incontro ieri a Milano, tra le proteste della piazza, il premier ungherese ha definito il leader della Lega “un eroe” sottolineando come dipenda dal successo della sua politica la sicurezza dell’intera Europa. Salvini da parte sua ha detto, parlando di Orban, che è possibile “unire energie diverse con un obiettivo comune”, poi, affrontando tempi economici, ha elogiato il basso tasso di disoccupazione, l’alta crescita e la flat tax in vigore in Ungheria. Ma chi è Viktor Orban?

Paladino della sovranità nazionale, protagonista di feroci scontri con l’Unione europea e strenuo oppositore dell’immigrazione, il primo ministro ungherese, 55 anni, è stato alla guida del Paese dal 1998 fino al 2002 per poi tornare al potere stabilmente dal 2010. Lo scorso aprile si è imposto con una ampia maggioranza con il suo partito Fidesz conquistando il terzo mandato consecutivo e tornando alla guida del governo per la quarta volta. Da quando è al potere è oggetto di polemiche e denunce. I critici in Ungheria e nell’Unione europea lo accusano di un sistematico smantellamento delle istituzioni democratiche e di corruzione.

Nato nel 1963 a Szekesfehervar, una città a 60 km a sud di Budapest, Orban, il maggiore di tre fratelli, è cresciuto a Felcsut e Alcsutdoboz. Dopo il servizio militare, come scrive la Bbc in un profilo del premier ungherese, si è trasferito all’inizio degli anni ’80 a Budapest per studiare Giurisprudenza presso l’Eotvos Lorand University. Nel 1986, all’età di 23 anni, ha sposato Aniko Levai , dalla quale ha avuto 5 figli. Ha formato con un gruppo ristretto di compagni il nucleo di Fidesz, che da movimento giovanile si è trasformato in partito politico.

Nel 1998 ha vinto per la prima volta le elezioni formando un governo di coalizione. E’ tornato al potere più di dieci anni dopo, nel 2010, trovando un Paese piegato per gli effetti della crisi economica globale. Da quel momento è rimasto stabilmente alla guida dell’Ungheria. Nel corso della crisi migratoria europea 2015 è stato protagonista di un duro scontro con Bruxelles in seguito alla decisione di innalzare una barriera anti migranti alla frontiera. Oggi Orban è l’uomo forte del gruppo Visegrad (Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia), blocco di Paesi con una linea molto dura contro la gestione dei migranti in Europa.

Diciotti, Ue: “Serve consenso migranti per Albania”

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Per inviare in Albania una parte dei migranti sbarcati dalla nave Diciotti, come annunciato dalle autorità italiane, occorrerà il consenso degli interessati, che dovrebbero essere una ventina. Lo ha spiegato la portavoce della Commissione Europea Natasha Bertaud, durante il briefing con la stampa a Bruxelles.

“Come i nostri colleghi hanno detto nei giorni scorsi – ha affermato – quando si tratta di accordi tra uno Stato membro e un Paese terzo occorre rivolgersi in primo luogo a loro, in questo caso alle autorità italiane. Evidentemente, seguiamo da vicino la situazione e continueremo a farlo”.

“La legislazione Ue si applica, com’è evidente, anche in questo caso – ha proseguito – ci sono più elementi di cui tenere conto, in particolare la questione del consenso delle persone, se sono o meno richiedenti asilo. In questo contesto ci sono due leggi europee che rilevano, in particolare la direttiva sulle procedure d’asilo, la quale dice che se una persona fa domanda di asilo” in uno Stato Ue “bisogna dargli accesso alle procedure nello Stato Ue in questione”.

Rileva anche la direttiva sui rimpatri, che stabilisce “in quale caso è possibile rinviare o meno qualcuno che non ha chiesto asilo, o che ha ripetuto la sua richiesta, o che ha seguito una procedura di asilo e si è stabilito che non ne ha diritto, in quali circostanze può essere inviato in un Paese terzo. Tutte queste leggi sono applicabili”. In generale, una persona non può essere mandata in un Paese terzo, come l’Albania, contro la propria volontà, a meno che non abbia un legame con quel Paese o vi sia transitato.

La Commissione, “che è il guardiano dei trattati, si assicura che queste leggi siano in vigore negli Stati membri, che è il caso dell’Italia: per l’applicazione concreta, spetta alle autorità nazionali assicurarsi che le leggi, che fanno parte dell’ordinamento italiano, siano rispettate”.

In altre parole, spiegano fonti Ue, “c’è un problema di consenso”, il che vuol dire che le persone sbarcate dalla Diciotti “non potranno essere mandate” in Albania “contro la loro volontà”. Se i migranti in questione dovessero essere ugualmente inviati a Tirana, senza il loro consenso, toccherebbe alle autorità italiane, in questo caso alla magistratura, intervenire per far rispettare le leggi della Repubblica. La Commissione interverrebbe solo se le leggi in questione venissero modificate in senso contrario al diritto Ue o se violazioni di legge di questo tipo dovessero diventare sistematiche.

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30 Agosto 2018