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Scandalo pedofilia

Australia, 1976. La nazionale di rugby locale, (i “wallabies”) ha da poco sconfitto a Sidney l’Inghilterra di Brian Ashton al termine di un match destinato a passare alla storia. Gli scaffali delle librerie sono pieni dei romanzi postmoderni di Patrick White, da poco divenuto il primo australiano a vincere il premio Nobel per la letteratura, e la nazione, più in generale, sembra sotto shock a causa di una forte crisi istituzionale destinata a portare alla caduta dei laburisti e alla salita al potere del conservatore Malcolm Fraser. Ebbene, mentre l’intero popolo australiano sembrava completamente rapito e forse perfino ipnotizzato da questa incredibile sequenza di eventi, in un piccolo e caldo paesino orientale di neppure 70.000 anime, Maitland, accadeva un evento apparentemente meno significativo, un evento al quale la gente, presa com’era da ben altre faccende, non avrebbe dato inizialmente alcuna importanza. Non per questo, però, tale evento sarebbe stato destinato a finire nel dimenticatoio.

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Accadde che un giovane ragazzino del nuovo Galles del Sud, Peter Creigh, si recò dal più rampante e ambizioso esponente della chiesa cattolica australiana, l’Arcivescovo Philip Wilson, con lo scopo di raccontargli di alcuni abusi sessuali subiti da un prete di cui si fidava. Un gesto coraggioso: non è mai semplice denunciare una violenza subita, in particolar modo quando questa è stata perpetrata da uno stimato esponente della chiesa. Non è facile rivolgere pesanti accuse a un membro del clero, soprattutto quando ti trovi a vivere in una reazionaria e cattolica cittadina di campagna. Il rischio di subire ripercussioni o pregiudizi è elevato, così com’è elevato il senso di vergogna causato dal dover ripercorrere un evento traumatico come questo. Eppure, Peter Creigh non si tirò indietro ed ebbe il coraggio di fare la cosa giusta, ebbe il coraggio di fare quello che qualunque persona al suo posto avrebbe dovuto fare: denunciare. Raccontò nel dettaglio ciò che gli era capitato, in quali posti e per quante volte le molestie erano state perpetrate ma soprattutto ebbe il coraggio, cosa per nulla scontata, di fare il nome del suo carnefice: James Fletcher.

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Alcuni di voi si chiederanno perché a distanza di oltre quarant’anni stiamo raccontando ancora questa storia. Forse, immaginerete che nel giro di pochi mesi Fletcher sarebbe stato arrestato e giustizia sarebbe stata fatta, lasciando che quest’episodio, com’era giusto che fosse, divenisse solo un brutto e triste ricordo.

Niente di più lontano dalla realtà. Non solo Peter Creigh non ebbe giustizia, ma non venne neppure ascoltato; l’Arcivescovo Philip Wilson si rifiutò di credergli, tentò in tutti i modi di evitare che la verità venisse a galla e fece tutto ciò che era in suo potere, per tutelare James Fletcher da quello che sarebbe stato un equo processo.

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Quest’ultimo, dal canto suo, non venne denunciato e riuscì a farla franca. Ma una persona che non viene rieducata è quasi sempre una persona destinata a ripetere i propri crimini. Fletcher violentò infatti altri bambini: bambini innocenti, bambini destinati a vedere la propria vita rovinata dalla concupiscenza di un uomo, bambini che probabilmente sarebbero rimasti illesi, se solo Fletcher fosse stato denunciato per tempo. Dovettero passare oltre 15 anni prima che il pedofilo venisse finalmente scoperto; quindici anni durante i quali, secondo la magistratura australiana, il prete ebbe modo di violentare sistematicamente alcuni dei suoi chierichetti, spesso anche per diversi anni consecutivi.

Nel 2006, Fletcher è morto all’età di 65 anni in un penitenziario statale, dove avrebbe dovuto scontare altri sette anni per pedofilia. Ad ogni modo, il processo e la conseguente incriminazione da lui subita hanno generato nell’opinione pubblica australiana una semplice domanda, giunta forse con colpevole ritardo: possibile che nessuno sapesse nulla?

Immediatamente, sono stati in molti ad interrogarsi sul ruolo di Philip Wilson, già all’epoca uno degli esponenti più importanti della chiesa cattolica australiana. Eppure, questi negò con assoluta convinzione qualunque coinvolgimento nella vicenda… prese le distanze dagli atti peccaminosi del suo collega, ma al contempo negò di esserne mai venuto a conoscenza, se non ovviamente dopo la condanna in tribunale di quest’ultimo. Ebbene, proprio quando sembrava che la posizione di Wilson fosse ormai stata definitivamente chiarita, ecco entrare nella vicenda un inatteso e decisivo protagonista: Peter Creigh. Non era più l’innocente e spaventato bambino di molti anni prima; ora era un robusto omaccione dagli occhi scuri e la testa calva. Eppure, nei suoi occhi vi era ancora quello stesso desiderio di giustizia e di verità, un desiderio che neppure lunghi anni di silenzi e di paure erano riusciti a placare. Creigh, denunciò le omissioni di Philip Wilson, raccontò che in quel lontano giorno del ‘76 gli aveva detto tutto senza che questi avesse la benché minima reazione e lo accusò, infine, di aver sistematicamente coperto un pedofilo per anni.

cms_9293/5v.jpgEbbene, grazie alla sua testimonianza in questi giorni l’arcivescovo è stato dichiarato colpevole dal tribunale di Newcastle, il medesimo tribunale il 19 giugno comunicherà la pena da infliggere a Wilson, il quale ora rischia fino a due anni di reclusione. Inutile è stato l’intervento dei suoi avvocati, i quali hanno sostenuto che il proprio assistito meritava l’assoluzione in quanto affetto affetto da Alzheimer, una malattia che, pur essendo stata dimostrata dai referti medici, non è stata ritenuta sufficiente per giustificare la condotta di Wilson.

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Non era mai capitato nella storia che un membro così influente della chiesa Cattolica venisse condannato per un simile reato. L’imputato, infatti, oltre ad essere divenuto negli ultimi anni Arcivescovo presso l’arcidiocesi di Adelaide, era stato da poco nominato vicepresidente della conferenza episcopale australiana. Tale episodio apre una discussione all’interno della chiesa, una discussione inevitabile se consideriamo che solo tre settimane fa, sempre in Australia, il Cardinale Pell (prefetto dell’economia vaticana) è stato rinviato a giudizio per presunti abusi sui minori nell’ambito di un ulteriore scandalo. Naturalmente, è normale che nel mondo esistano persone in grado di compiere atti deplorevoli e vergognosi, ma quanto più stupisce è che il più delle volte queste persone agiscano nel silenzio generale. Non solo la loro condotta non viene sistematicamente punita ma alcune volte, addirittura, gli artefici di questi orribili crimini si ritrovano a ricoprire ruoli di potere di assoluta importanza. Forse pensare di arrestare qualunque pedofilo è utopistico, ma pensare che essi debbano costantemente essere denunciati, e pensare che una volta scoperti debbano essere allontanati da qualunque ruolo di potere, beh, questo non solo non è utopistico, ma è perfino necessario.

Data:

26 Maggio 2018