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Scintille governo-Boeri

Scintille governo-Boeri

cms_9745/boeri_tito_ftg.jpgIl decreto dignità provoca scintille tra il presidente dell’Inps, Tito Boeri e il governo. ’’Affermare che le relazioni tecniche esprimono un giudizio politico significa perdere sempre più contatto con la crosta terrestre’’ ha detto Boeri, in audizione nelle commissioni Finanze e Lavoro della Camera, rispondendo alle dichiarazioni del ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, secondo cui la stima contenuta nella relazione tecnica che accompagna il dl dignità, sulla perdita di 8.000 posti di lavoro, è una valutazione politica.

Durante l’audizione, Boeri ha spiegato che affermare che le relazioni tecniche esprimono un giudizio politico, significa ’’mettersi in orbite lontane dal nostro pianeta”. “E’ un esercizio molto pericoloso – ha osservato Boeri – perché, prima o poi, per spiegare perché si fanno certe cose e non si possono farne altre, bisognerà spiegare ai cittadini quali sono i vincoli di cui è costellato il mondo reale’’.

Parole che, secondo quanto filtra da fonti di palazzo Chigi, hanno suscitato forte irritazione per i toni e i contenuti. Fonti vicine al premier Giuseppe Conte hanno parlato di ’’toni inaccettabili e di espressioni fuori luogo’’, a maggior ragione se arrivano da una figura che dovrebbe mantenere un profilo squisitamente tecnico. Anche Luigi Di Maio, su Facebook, ha puntato il dito contro il presidente dell’Inps. “Boeri dice a me di aver perso il contatto con la realtà – ha scritto il vicepremier -. La verità è che oggi si è seduto sui banchi dell’opposizione. Non è la prima volta, speriamo sia l’ultima”.

Nei documenti dell’Inps si legge che le stime ’’possono apparire addirittura ottimistiche se si tiene conto che ai lavori in somministrazione vengono estese tutte le restrizioni stabilite dal decreto per i contratti a tempo determinato”. Quella degli 8.000 posti di lavoro in meno è stata una stima inviata al ministero del Lavoro il 6 luglio alle 12.23 ma ’’bisogna almeno sfogliarla per capirne i contenuti’’ ha detto Boeri, ripercorrendo le tappe della relazione tecnica nei giorni precedenti alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, da cui si evince che “la stima dell’impatto occupazionale negativo è pervenuta al ministero una settimana prima della trasmissione del provvedimento alla presidenza della Repubblica’’.

Il ministero del Lavoro, il 2 luglio, aveva mandato una richiesta da cui ’’si evince che già aveva messo in conto una riduzione dell’occupazione a tempo determinato per effetto del decreto legge dignità’’ ha spiegato in audizione il presidente dell’Inps che ha consegnato il carteggio delle mail scambiate tra l’Istituto e il ministero, per avvalorare le sue dichiarazioni sui tempi di consegna della relazione tecnica che contiene la stima di 8.000 posti di lavoro in meno.

Dalla ricostruzione, ha detto Boeri, si evince che l’Inps ’’ha condotto le stime su dati quasi interamente forniti dal ministero del Lavoro (comunicazioni obbligatorie) e ha avuto due giorni a disposizione per effettuare le stime, una volta ricevuti i dati dal ministero’’. Inoltre, la relazione tecnica con la stima dell’impatto occupazionale negativo ’’è pervenuta al ministero una settimana prima della trasmissione del provvedimento alla presidenza della Repubblica’’.

Mentre la Rgs, in questo lasso di tempo, ’’ha richiesto chiarimenti all’Inps, che hanno poi portato a una nuova versione della relazione tecnica con stime dell’impatto del provvedimento sulla spesa per Naspi. Analoghe richieste non sono pervenute dal ministero del Lavoro’’, osserva Boeri. Il presidente dell’Inps ha quindi precisato: ’’Io personalmente non sono affatto contrario allo spirito’’ del decreto legge dignità. ’’Ma questo non mi esime dal fare i conti con la realtà che, spesso, ci impone delle scelte fra avere più di una cosa desiderata e meno di un’altra in qualche modo auspicabile’’.

LA RISPOSTA A SALVINI – Boeri ha poi risposto indirettamente alle dichiarazioni del ministro dell’Interno, Matteo Salvini. ’’Se nelle sedi opportune mi venisse chiesto di lasciare il mio incarico anticipatamente, perché ritenuto inadeguato a ricoprirlo, ne trarrei immediatamente le conseguenze’’, ha affermato il presidente dell’Inps, ma ’’non posso prendere neanche in considerazione richieste di dimissioni online e le minacce da parte di chi dovrebbe presiedere alla mia sicurezza personale’’. ’’L’esecutivo che mi ha nominato – ha scandito – non mi ha mai chiesto di giurare fedeltà al suo programma, né io avrei mai accettato di farlo. Chiedo lo stesso rispetto istituzionale a questo esecutivo, non tanto per me stesso, quanto per la carica che ricopro’’.

LA REPLICA DEL MINISTRO DELL’INTERNO – A stretto giro è arrivata la replica di Salvini: “Minacce a Boeri? Ma quando mai – ha detto -. Il presidente super-attaccato alla poltrona dimostra ancora una volta grande fantasia, come quando chiede più immigrati per pagare le pensioni, o quando difende la legge Fornero. Se vuole fare politica con la sinistra che l’ha nominato si candidi, altrimenti lavori per migliorare la qualità dei servizi offerti dall’Inps ai cittadini”.

Fico: “Salvare vite in mare sempre”

cms_9745/migranti_barcone5_ipa_fg.jpgSalvataggio delle vite in mare sempre e comunque, essere duri con l’Europa”, perché “l’Italia non va lasciata sola”. Il presidente della Camera, Roberto Fico, lo scandisce nel corso della tradizionale cerimonia del Ventaglio, a proposito della questione migranti.

L’Italia non si è mai tirata indietro e mai lo farà – ribadisce Fico – ha avuto un ruolo umanitario centrale. Come ha detto il ministro Toninelli, in mare non esiste razza, sesso, religione, colore della pelle. Il Mediterraneo in questi anni è stato un luogo di dolore molto grande e molto forte, di ricerca della speranza. Non c’è dubbio che l’Italia è stata lasciata sola, che approdare in Italia non è significato approdare in Europa. Da molto tempo si chiedono delle quote, la responsabilità di tutti i Paesi di intervenire, una politica europea chiara e trasparente nei confronti dell’Italia e di aiuto per risolvere la situazione in Libia con tutti gli attori circostanti. Ogni Paese deve prendersi le sue responsabilità fuori dagli egoismi nazionali“.

UE: RICEVUTE LETTERE DI CONTE – L’Europa oggi ha riferito di aver ricevuto le missive del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. “Abbiamo ricevuto due lettere” dal premier italiano, ha reso noto la portavoce della Commissione per le migrazioni, Natasha Bertaud, durante il briefing con la stampa a Bruxelles, “una indirizzata al presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker e l’altra al presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk: le lettere fanno riferimento alla necessità di dare seguito alle conclusioni” dei capi di Stato e di governo del 28 e 29 giugno in materia di gestione dei flussi migratori. Un alto funzionario della Commissione “è stato a Roma nei giorni scorsi” per lavorare su questo e “in linea generale noi condividiamo il senso di urgenza dell’Italia e siamo determinati a dare seguito alle conclusioni del Consiglio Europeo” ha detto Bertaud.

La portavoce del Seae, il Servizio Europeo per gli Affari Esteri, Maja Kocijancic, durante il briefing con la stampa a Bruxelles, ha spiegato che le “implicazioni” e le “conseguenze” dell’annuncio dell’Italia riguardo la sua intenzione di non accettare più automaticamente nei propri porti lo sbarco di migranti soccorsi in mare dalle navi dell’operazione EuNavFor Med o Sophia, della quale ha il comando, devono essere “attentamente valutate” e il Comitato Politico e di Sicurezza, riunitosi ieri, si riunirà ancora domani per continuare la discussione sul punto.

LA NOTA DEI VESCOVI – Sull’accoglienza dei migranti oggi è intervenuta anche la Conferenza episcopale italiana. “Non intendiamo né volgere lo sguardo altrove, né far nostre parole sprezzanti e atteggiamenti aggressivi – sottolineano i vescovi nella nota – Non possiamo lasciare che inquietudini e paure condizionino le nostre scelte, determino le nostre risposte, alimentino un clima di diffidenza e disprezzo, di rabbia e rifiuto”.

I 5 punti caldi del decreto dignità

cms_9745/lavoro_ftg_annunci.jpgStretta sulle imprese che si spostano all’estero, lotta al precariato e ai licenziamenti selvaggi, salvaguardia dei livelli occupazionali e contrasto della ludopatia. Sono alcuni dei punti chiave del decreto dignità approvato lo scorso 2 luglio e già finito al centro delle polemiche. A mettere in discussione il provvedimento firmato dal ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio è soprattutto Confindustria, che suggerisce l’eliminazione, o per lo meno la modifica, di alcune misure considerate dannose per imprese e lavoratori. Vediamo, di seguito, quali sono i 5 punti caldi del provvedimento al centro dello scontro.

CONTRATTI A TEMPO – Uno dei punti più controversi del decreto dignità è quello riguardante i contratti a tempo determinato. La durata dei contratti a termine viene ridotta da 36 a 24 mesi, la possibilità di prorogarli diminuisce da 5 a 4 e vengono reintrodotte le causali per giustificare il ricorso ad un contratto a tempo determinato piuttosto che ad uno a tempo indeterminato. Quest’ultimo rappresenta un “punto critico” per Confindustria, secondo cui le causali “non costituiscono un vero meccanismo di tutela, ma un onere e un rischio sia per l’impresa che per il lavoratore”.

E ancora, “il fatto che per contratti tra i 12 e i 24 mesi sia richiesto alle imprese di indicare le condizioni del prolungamento, esponendole all’imprevedibilità di un’eventuale contenzioso – si legge nella relazione tecnica sul decreto presentata alla Camera dall’associazione degli industriali – finisce nei fatti per limitare a 12 mesi la durata ordinaria del contratto a tempo determinato, generando potenziali effetti negativi sull’occupazione”.

DELOCALIZZAZIONI – Altro nodo sul tavolo è la stretta sulle imprese che si spostano all’estero. Il decreto dignità, per ostacolare la delocalizzazione delle imprese che hanno ottenuto dallo Stato aiuti per impiantare, ampliare e sostenere le proprie attività economiche, prevede che “l’impresa beneficiaria” dell’aiuto pubblico decada dal beneficio concesso e sia sottoposta a sanzioni pecuniarie “di importo da 2 a 4 volte quello del beneficio fruito”.

Una misura, però, fortemente contestata da Confindustria. “Il decreto dignità di fatto non distingue la delocalizzazione buona” da quella selvaggia “che va contrastata”, ha sostenuto il direttore generale Marcella Panucci, per la quale le misure contenute nel decreto “renderanno più incerto e più imprevedibile il quadro di regole in cui operano le imprese, disincentivando gli investimenti e limitando la crescita”.

INDENNIZZO PER LICENZIAMENTI – Altro nodo del decreto dignità è il maxi indennizzo previsto per i licenziamenti selvaggi, ossia l’aumento del 50% dell’indennizzo per i lavoratori ingiustamente licenziati. In caso di licenziamento senza giusta causa – prevede ancora il testo di legge – l’indennizzo per il lavoratore può arrivare fino a 36 mensilità.

Tali novità, secondo l’associazione degli industriali, “rendono più difficile l’applicazione di contratti a termine e scoraggiano quelli a tempo indeterminato”. Sarebbe opportuno, al contrario, “evitare brusche retromarce” sulle riforme già avviate mentre serve che il quadro delle norme sia assicurato da “stabilità e certezza”.

VOUCHER – Tra i temi caldi c’è poi quello dei voucher, i buoni lavoro impiegati per remunerare i lavori occasionali aboliti dal governo Gentiloni per disinnescare il referendum della Cgil. Sebbene non siano contenuti nel decreto dignità, Di Maio ha aperto alla loro reintroduzione – solo in alcuni settori e fissando dei paletti – dando così inizio a un acceso dibattito tra associazioni di categoria e sindacati.

Se da un lato la Coldiretti spinge per il ritorno dei voucher in agricoltura, al fine di assicurare “uno strumento che semplifichi la burocrazia” e “capace di garantire forme di integrazione del reddito alle categorie più deboli”, dall’altro la Uil ne scongiura la reintroduzione “in quei settori dove esistono già tipologie contrattuali che riescono a conciliare la richiesta di eccezionalità e temporaneità della prestazione con la piena tutela delle lavoratrici e dei lavoratori”.

STOP SPOT SUI GIOCHI – Un altro punto del decreto dignità finito nel mirino degli industriali è lo stop agli spot sul gioco d’azzardo. Il contrasto alla ludopatia è condivisibile “ma il divieto assoluto della pubblicità ci sembra eccessivo”, spiega il direttore Panucci. Il decreto dignità prevede infatti lo stop a “qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro” con l’esclusione di lotterie nazionali con estrazione dei vincitori differita.

In particolare, il divieto comprende la pubblicità di giochi e scommesse “comunque effettuata e su qualunque mezzo, incluse le manifestazioni sportive, culturali o artistiche, le trasmissioni televisive o radiofoniche, la stampa quotidiana e periodica, le pubblicazioni in genere, le affissioni ed internet”. Secondo Panucci quelle prese di mira dal documento “sono attività lecite che se troppo vincolate rischiano di dare spazio a quelle illecite”. “Si potrebbero immaginare meccanismi differenti, chiarendo meglio gli spot”, suggerisce il direttore di Confindustria, sostenendo che “la pubblicità ha un valore informativo”.

Salvini querela Saviano su carta intestata Viminale

cms_9745/salvini_saviano_ftg_ipa233.jpgIl ministro dell’Interno Matteo Salvini formalizza la querela nei confronti di Roberto Saviano che aveva già annunciato. Lo fa su carta intestata del Viminale ritenendo che i contenuti di alcuni post su Facebook, scritti dall’autore di ’Gomorra’, siano “inveritieri” e ledono “l’onore e la reputazione del sottoscritto e del Ministero dell’Interno stesso”. Nell’oggetto della querela per diffamazione a mezzo stampa si fa riferimento a un post pubblicato da Saviano il 12 giugno scorso. Un post, si legge nella denuncia di Salvini, “che prendendo le mosse dalla questione della gestione – da parte dell’Amministrazione dell’Interno – delle politiche migratorie e campi rom contiene affermazioni che coinvolgono l’attività dell’Amministrazione del Ministro assolutamente non rispondenti al vero”.

Il post “adombra l’ipotesi che il ministro – si spiega – ponga in essere la propria attività istituzionale al di fuori delle regole e degli schemi di buon andamento e di raggiungimento degli interessi cui l’Amministrazione dell’Interno stessa è deputata, piegandola a fini meramente politico personali tant’è che viene espressa meraviglia, nella circostanza, che gli alleati di Governo cittadini non si dissocino da detta linea”. “In questo contesto – si legge ancora nella querela – viene adombrata l’ipotesi – da parte del Saviano – che gli venga tolta la scorta quale motivo di ritorsioni politica e che ciò costituisca una minaccia da parte di chi viene definito ’… ministro della Malavita…’ che userebbe ’… parole da mafioso…’”.

Nella querela, Salvini spiega che l’attacco continua con un post datato 22 giugno in cui Saviano “continua a definirmi… ministro della Malavita…). Nella denuncia si fa notare come la questione abbia avuto “grande risonanza e immediata eco sugli organi di stampa nazionali ed internazionali” e che le dichiarazioni dello scrittore (si fa riferimento anche a una intervista in cui Saviano aveva adombrato uno “scandaloso patto di non aggressione tra ’Ndrangheta e ministero dell’Interno italiano’) siano al di fuori “di qualsivoglia esercizio lecito del diritto di critica”. Anzi vi è “una gratuita aggressione alla mia persona, infamante ed umiliante, travalicandosi palesemente il legittimo limite del dissenso sulle iniziative amministrative poste in essere dal Gabinetto a cui appartengo”. Alla denuncia sono allegati i post e l’intervista al Süddeutsche Zeitung con le affermazioni che Salvini ritiene “lesive dell’onore e della reputazione del sottoscritto e del Ministero dell’Interno stesso”.

LE PAROLE DI SALVINI – In un post pubblicato su Facebook, Salvini sottolinea di aver “querelato Saviano, come promesso”. “Accetto ogni critica – rimarca il titolare del Viminale – ma non permetto a nessuno di dire che io aiuto la mafia, una merda che combatto con tutte le mie forze, o di dire che sono felice se muore un bambino. Quando è troppo, è troppo”. Quindi chiude il post con l’emoji che lancia un cuore con un bacio.

LA REPLICA DI SAVIANO – A stretto giro, su Facebook, arriva la replica di Saviano: “Il Ministro della Mala Vita si è deciso a querelarmi – osserva lo scrittore -. Non ho avuto alcuna comunicazione ufficiale, quindi non so ancora chi sia il magistrato incaricato delle indagini, ma posso assicurare che appena lo saprò chiederò di essere interrogato”. “Oggi – prosegue Saviano – non bisogna arretrare di un passo davanti a un potere che ha il terrore delle voci critiche, che ha il terrore dei testimoni oculari delle nefandezze che si consumano ogni giorno nel Mediterraneo e, in definitiva, ha il terrore di chi ogni giorno afferma con forza che incutere paura è l’arma nelle mani di chi vuole restringere le libertà personali. Non l’ho mai fatto, ma vi chiedo di essere oggi con me in questa battaglia: dietro l’angolo c’è la Russia di Vladimir Putin, modello del ministro della Mala Vita che, come è noto, ha spesso portato alle estreme conseguenze il contrasto al dissenso”.

“Tocca agli uomini di buona volontà prendersi per mano e resistere all’avanzata dell’autoritarismo – conclude lo scrittore -. Anche di quello che, per fare più paura, usa la carta intestata di un Ministero, impegnando l’intero governo contro uno scrittore. E sono sicuro che in questo ’governo del non cambiamento’ nessuno fiaterà, aggrappati come sono tutti al potere. Io non ho paura”.

Persi contatti con Airbus 330, scatta allarme

cms_9745/Eurofighter_Spagna_Afp.jpgAirbus 330 senza contatto radio, scatta l’allarme. Una coppia dicaccia Eurofighter dell’Aeronautica Militare si sono alzati in volo intorno alle 13 dalla base aerea di Istrana (Treviso) – sede del 51° Stormo – per intercettare un velivolo della American Airlines, in volo da Atene a Philadelphia, che aveva temporaneamente perso i contatti radio con gli enti del traffico aereo.

I due caccia sono intervenuti su ordine del Caoc (Combined Air Operation Center) di Torrejon (Spagna), ente Nato responsabile per la sorveglianza dei cieli nell’area, che ha ordinato il decollo immediato su allarme – in gergo tecnico ’scramble’ – per intercettare il velivolo in difficoltà e verificare la natura del problema. Dopo pochi minuti dal decollo, i due caccia hanno stabilito il contatto visivo con il velivolo civile, accertando che non si trovasse in condizioni di emergenza. Una volta ripristinate le comunicazioni, lo stesso ha continuato sulla rotta prestabilita mentre i due Eurofighter, cessato l’allarme, sono rientrati alla base.

L’Aeronautica assicura la sorveglianza dello spazio aereo nazionale 365 giorni all’anno, 24 ore su 24, con un sistema di difesa integrato con quello di altri Paesi Nato. Il servizio è garantito – per la parte sorveglianza, identificazione e controllo – dall’11° Gruppo D.A.M.I. di Poggio Renatico (FE) e dal 22° Gruppo Radar di Licola (NA); relativamente all’intervento in volo, dal 4° Stormo (GR), dal 36° Stormo (BA) e dal 37° Stormo (TP), tutti equipaggiati con velivoli caccia Eurofighter.

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20 Luglio 2018