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Scontri a Seattle, 45 arresti e 21 agenti feriti (Altre News)

Scontri a Seattle, 45 arresti e 21 agenti feriti

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Violenti scontri si sono registrati la notte scorsa tra la polizia di Seattle e i dimostranti che hanno scagliato contro gli agenti pietre, bottiglie, petardi ed altri esplosivi. Secondo la polizia della città dello stato di Washington, 21 agenti sono rimasti feriti da questo lancio di oggetti, mentre 45 persone sono state arrestate.

Sono stati anche vandalizzati edifici ed appiccati incendi, riferisce ancora la polizia che ha detto che i disordini della notte scorsa sono stati una vera “riot”, sommossa. Continuano quindi le tensioni nella città dopo che il primo luglio scorso la polizia ha sgombrato la zona che settimane prima il movimento nato per la protesta contro l’uccisione di George Flyod a fine maggio aveva occupato, la cosidetta Capital Hill Autonomous Zone.

Covid, primo caso ufficiale in Nordcorea

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Il leader nordcoreano, Kim Jong Un, ha convocato una riunione d’emergenza dopo che è stata fermata una persona sospettata di essere ammalata di Covid 19 che era entrata illegalmente dalla Corea del Sud. E’ quanto riportano il media di stato nordcoreani che comunicano così il primo caso di coronavirus ufficialmente riconosciuto Pyongyang che finora ha sempre sostenuto di non aver mai registrato contagi. Secondo l’agenzia Kcna, Kim ha anche imposto un lockdown preventivo nella città di confine di Kaesong. Secondo l’agenzia la persona “sospettata di essere stata contagiata dal virus” aveva disertato ed era scappata nel sud tre anni fa e questo mese era riuscita a varcare illegalmente il confine tra le due Coree pesantemente militarizzato.

Non viene comunque data la certezza che si tratti di un caso di Covid dal momento che “diversi controlli medici” avrebbero prodotto “risultati incerti”, prosegue l’agenzia che afferma che la persona è in stretto isolamento. Come lo sono tutte le persone con cui ha avuto contatti. E’ stata avviata un’inchiesta da parte dell’unità militare responsabile per la diserzione e “verranno prese le misure necessarie” e date “punizioni severe”, conclude l’agenzia. All’inizio di luglio, Kim aveva lodato lo sforzo di sei mesi contro l’epidemia come un “luminoso successo”. In realtà, si sa molto poco su quale sia la reale situazione sanitaria nel “regno eremita’ di Kim.

Incendio cattedrale Nantes, volontario diocesi confessa

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Il volontario ruandese, arrestato ieri sera per la seconda volta dalla polizia di Nantes, ha confessato ai magistrati di aver provocato l’incendio nella cattedrale la scorsa settimana. Lo riporta il giornale locale Presse Ocean, citando l’avvocato del 39enne rifugiato, Quentin Chabert, che conferma che l’uomo sta collaborando con gli inquirenti. Non è ancora chiaro però quale sia stato il suo movente.

L’uomo era stato arrestato una prima volta subito dopo l’incendio, sabato scorso, ma poi rilasciato, con gli inquirenti che avevano dichiarato che nulla lo collegava ai tre inneschi che hanno fatto divampare le fiamme. L’uomo lavorava come volontario nella diocesi e la sera prima dell’incendio aveva il compito di chiudere la cattedrale.

“Il mio cliente sta collaborando. Si pente amaramente dei fatti ed averli confessati per lui è una liberazione”. E’ quanto ha dichiarato Quentin Chabert, l’avvocato del 39enne. “E’ afflitto dai rimorsi e sopraffatto dalla magnitudine degli eventi”, ha aggiunto il legale dell’uomo che ieri sera è stato arrestato ed ora rischia una condanna a 10 anni di carcere ed una pena pecuniaria di 150mila euro.

Texas, spari durante le proteste: un morto

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Un uomo è rimasto ucciso la notte scorsa ad Austin dopo che sono stati esplosi dei colpi durante una manifestazione di protesta nella capitale del Texas. Secondo quanto riporta la stampa locale, un portavoce della polizia ha detto che gli agenti stavano controllando la manifestazione quando, circa alle 22 ore locale, la vittima si sarebbe avvicinata ad un auto, forse con un’arma in mano.

E’ stato il conducente dell’auto ad aprire il fuoco e colpire l’uomo che poi è morto in ospedale per le ferite riportate. Il sospetto è stato arrestato e sta collaborando con gli inquirenti, ha detto ancora il portavoce. Ma una testimone presente alla scena ha detto alla radio locale Kut che l’uomo alla guida dell’auto aveva quasi colpito un gruppo di manifestanti prima della sparatoria. “Tutti hanno iniziato a colpire l’auto cercando di farlo rallentare – ha detto ancora la testimone – allora lui ha abbassato il finestrino ed ha sparato tre colpi. A freddo, senza dire niente, poi ha alzato il finestrino ed è volato via”.

Berlino, auto contro folla: 7 feriti

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Ha perso il controllo dell’auto il 24enne che era alla guida della macchina che questa notte è finita tra la folla in quartiere di Berlino. Lo ha detto un portavoce della polizia tedesca escludendo quindi che l’incidente, in cui sono rimaste ferite sette persone, tre i modo grave, possa essere stato un attacco terroristico. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’uomo stava guidando troppo veloce in curva ed ha perso il controllo dell’auto. Il conducente è stato arrestato sul posto.

Addio a Olivia de Havilland, l’ultima leggenda di Via col Vento

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(Paolo Martini)- Olivia de Havilland era diventata una celebrità poco più che ventenne e per oltre 80 anni è stata una leggenda vivente della cinematografia, ultima delle grandi dive dell’epoca d’oro di Hollywood e soprattutto l’ultima sopravvissuta del cast principale di “Via col Vento” (1939), il memorabile capolavoro di Victor Fleming in cui vestì i panni di Melania Wilkes, rivale in amore della protagonista Rossella O’ Hara (Vivien Leigh), conquistando una nomination come miglior attrice non protagonista ma non l’Oscar che andò invece all’attrice Hattie McDaniel (la nera Mamie).

Da interprete di figure femminili dotate di abnegazione e spirito di sacrificio per l’uomo amato, disponibili all’infelicità personale pur di non ostacolare le ambizioni maschili (nei primi film del regista Michael Curtiz), Olivia de Havilland, sondate (nelle opere di Robert Siodmak) le proprie zone d’ombra per costruire personaggi pervasi dalla profonda e segreta frustrazione di non essere compresi e amati, arrivò (con William Wyler) a ricoprire il ruolo di donna impassibile, impietosa e crudele, perdendo la sua aria perennemente smarrita, languida, da educanda.

Le sue interpretazioni come protagonista le valsero due premi Oscar: nel 1947 per “A ciascuno il suo destino” di Mitchell Leisen e nel 1950 per “L’ereditiera” di Wyler. Oltre che per le cronache cinematografiche, Olivia de Havilland è famosa anche per i continui gossip che hanno a lungo circondato la sua carriera per la rivalità con la sorella Joan Fontaine (1917-2013), star della Hollywood degli anni ’40 e ’50 che peraltro vinse prima di lei l’Oscar alla miglior attrice protagonista per la sua interpretazione nel film di Alfred Hitchcock “Il sospetto” (1941), con Cary Grant.

Cittadina inglese, naturalizzata statunitense nel 1941, era nata il 1° luglio 1916 a Tokyo da Walter Augustus de Havilland, avvocato inglese con studio nella capitale giapponese, specializzato in materia di brevetti, e Lilian Augusta Ruse, attrice nota con il nome d’arte di Lilian Fontaine. Poco dopo la nascita della sorella minore Joan, più piccola di 13 mesi, i loro genitori divorziarono quando Olivia Mary aveva tre anni e con la madre lasciò Tokyo per Los Angeles. Iscrittasi al Mills College di Oakland, ebbe modo di esibirsi come attrice partecipando all’allestimento scolastico della commedia “Sogno di una notte di mezz’estate” di William Shakespeare e facendosi notare dal regista Max Reinhardt che nel 1934 la scelse per la sua versione dello spettacolo e l’anno successivo per la celebre, innovativa e visionaria trasposizione cinematografica da lui diretta con William Dieterle.

Fu per questa interpretazione che la Warner Bros offrì a Olivia un contratto di sette anni. Ebbe così modo di interpretare “Alibi Ike” (1935) di Ray Enright, “Colpo proibito” (1935) di Lloyd Bacon e soprattutto “Capitan Blood” (1935), con il quale iniziò il felice sodalizio artistico con il regista Michael Curtiz e l’attore Errol Flynn, che proseguì con “La carica dei 600” (1936), “La leggenda di Robin Hood” (1938) codiretto da William Keighley, “La quadriglia dell’illusione” (1938), “Gli avventurieri” (1939), “Il conte di Essex” (1939) e “I pascoli dell’odio” (1940). Diretta da Curtiz, la giovane attrice diede vita a un personaggio la cui delicata presenza poteva a tratti passare inosservata, proprio perché funzionale alla progressione avventurosa del racconto, caratterizzato da un afflato eroico ed edificante in chiave virile, romantica e patriottica. Sempre in coppia con Errol Flynn, ma con la regia di Raoul Walsh, in “La storia del generale Custer” (1942) Olivia de Havilland definì meglio l’edulcorata tipologia di sposa ideale, pronta per amore a sacrificarsi, essendosi nel frattempo temprata grazie all’interpretazione dell’impeccabile e virtuosa eroina sudista Melania nel magniloquente “Via col vento” (1939) di Victor Fleming, per la quale le venne attribuita la sua prima nomination come migliore attrice non protagonista.

L’attrice nel 1942, venne di nuovo candidata all’Oscar, stavolta come protagonista, per “La porta d’oro” di Mitchell Leisen (il premio andò curiosamente alla sorella Joan Fontaine, per “Il sospetto” di Hitchcock).

Nello stesso anno del melodrammatico “A ciascuno il suo destino” (1946) di Leisen ricoprì un indimenticabile duplice ruolo nel noir “Lo specchio scuro” di Robert Siodmak: il film permise all’attrice di scindersi in modo radicale, rendendo oltremodo riconoscibili e polarizzate le due gemelle interpretate, ciascuna corrispondente agli opposti aspetti di una personalità schizofrenica: la prima, Ruth, con gli occhi sempre bassi, la voce morbidamente querula e i lineamenti mobili da vittima affranta, sintesi della personalità cinematografica delineata in precedenza dalla de Havilland; la seconda, Terry, con il tono deciso e stentoreo della voce, il volto e il corpo rigidi, riflesso di un’immobilità sprezzante, prefigurante invece i futuri personaggi.

Dopo la straordinaria interpretazione, ancora in un ruolo di donna malata di amnesia depressiva, nel crudo dramma “La fossa dei serpenti” (1948) di Anatole Litvak, sua terza nomination, in “L’ereditiera” (1949) di William Wyler fu di nuovo una donna illusa, corteggiata soltanto per bieco interesse. Tuttavia qualcosa era cambiato nella fanciulla delle sintomatiche parabole militariste di Curtiz o di Walsh, ovvero nella dama austera, rinunciataria e consenziente, sorridente suo malgrado, ottocentesca incarnazione di un solido puritanesimo, fisiologicamente e serenamente tradizionalista, spesso caratterizzata da una spiccata vocazione per il vincolo matrimoniale, cui è costretta ad aspirare da potenziale zitella. Come se la mediocre, accomodante e opaca Melania di “Via col vento” si fosse a un tratto evoluta, per istinto o per reazione, in una più implacabile e tragica Rossella, in “L’ereditiera” la de Havilland scioglie, infatti, nel giro di una sequenza la tensione accumulata, abbandona lo sguardo triste, l’espressione tirata e con uno scatto di dignità e di orgoglio manifesta un’insospettabile perfidia, scevra da condizionamenti maschili e legati all’ambiente sociale.

Da quel momento, lasciati emergere gli aspetti più inquietanti e inconfessabili del suo personaggio, l’attrice diradò le apparizioni sullo schermo, trasferendosi a Parigi nel 1955 e sposando il giornalista e scrittore francese Pierre Galante, da cui divorzierà nel 1979 (dal 1946 al ’53 fu sposata con lo scrittore e attore statunitense Marcus Goodrich).

Tra le interpretazioni successive sono da ricordare: “Mia cugina Rachele” (1952) di Henry Koster, il superlativo e autoironico “Un giorno di terrore” (1964) di Walter Grauman e, al fianco di Bette Davis, il morboso “Piano… piano, dolce Carlotta” (1964) di Robert Aldrich. Tra le ultime apparizioni sul grande schermo “Airport ’77” (1977) e “Swarm” (1978).

Nel 1962 pubblicò l’autobiografia “Every Frenchman has one” (Random House), resoconto spensierato dei tentativi spesso divertenti della diva di comprendere e adattarsi alla vita, alle buone maniere e ai costumi francesi. Nel 2017, per il suo 101º compleanno, la regina Elisabetta le conferì l’onorificenza di Dama dell’Impero Britannico.

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27 Luglio 2020