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Scuola,sabato in classe,turni differenziati per rientro(Altre News)

Scuola, sabato in classe e turni differenziati per il rientro

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Frequenza scolastica in “turni differenziati”, “riconfigurazione della classe in più gruppi di apprendimento”, “articolazione modulare di gruppi di alunni provenienti dalla stessa o da diverse classi o da diversi anni di corso”; estensione del tempo scuola settimanale alla giornata di sabato, ove non già prevista, su delibera degli organi collegiali competenti. L’attività didattica a distanza resterà ma solo in misura marginale e solo per gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado, dove “le opportunità tecnologiche, l’età e le competenze degli studenti lo consentono”. Sono alcune delle indicazioni, contenute in una bozza del Piano scuola 2020-2021, che indica le linee guida per la ripresa dell’attività scolastica a settembre.

In ogni scuola è necessario prevedere attività di funzionale organizzazione degli spazi esterni e interni, per evitare raggruppamenti o assembramenti e garantire ingressi, uscite, deflussi e distanziamenti adeguati in ogni fase della giornata scolastica, per alunni, famiglie, personale scolastico e non scolastico. Le istituzioni scolastiche, se interessate da un servizio di trasporto appositamente erogato per la mobilità verso la scuola, dovranno comunicare singolarmente o in forma aggregata all’Ente competente, anche per il tramite dell’Ufficio di ambito territoriale, gli orari di inizio e fine delle attività scolastiche, tenendo a riferimento costante l’esigenza che l’arrivo a scuola degli alunni possa essere differito e scaglionato in maniera da evitare assembramenti nelle aree esterne e nei deflussi verso l’interno. La specifica tematica potrà essere oggetto di disamina nei Tavoli regionali o territoriali di coordinamento attivati per contrastare l’emergenza, prevedendo il coinvolgimento delle aziende del Trasporto pubblico locale. Durante gli ingressi e le uscite, nonché durante gli spostamenti da limitare comunque alle effettive esigenze, tutto il personale e gli alunni dovranno attenersi alle prescrizioni di sicurezza indicate.

NIENTE MASCHERINE PER I MINORI DI 6 ANNI – L’uso di mascherine, si legge nella indicazioni della bozza, non è previsto per i minori di sei anni e i dispositivi di protezione per gli adulti (per i quali sono raccomandabili l’utilizzo di visierine ’leggere’ e, quando opportuno, dei guanti di nitrile) non devono far venir meno la possibilità di essere riconosciuti e di mantenere un contatto ravvicinato con i bambini piccoli e tra i bambini stessi. Il Miur rimarca: l’empatia e l’arte di incoraggiare sono tra le attitudini fondamentali di chi esercita il ruolo di educatore e di insegnante, tanto più importanti in occasione di situazioni di emergenza come quelle che stiamo vivendo, ove alla scuola viene richiesto di esercitare un ruolo di rassicurazione e di costruzione di fiducia.

FORMAZIONE – “Cura alla formazione dei docenti, come deliberata dagli Organi collegiali, e del personale Ata – si legge nella bozza -, anche attraverso webinar organizzati a livello territoriale, attraverso le reti di ambito per la formazione ed integrando i temi formativi già declinati con appositi approfondimenti sugli strumenti per la didattica digitale, modalità e procedure della valutazione ’a distanza’, salute e sicurezza sul lavoro per il personale e per gli studenti in Dad”. Per i Dirigenti scolastici potranno essere organizzati specifici momenti formativi su Privacy e sicurezza nella Didattica digitale integrata, gestione dello stato emergenziale, gestione delle riunioni e degli scrutini a distanza.

INGRESSO INFANZIA IN FASCIA APERTA – Già ora l’ingresso dei bambini avviene in una fascia temporale “aperta” (che spesso raggiunge i 90 minuti: dalle 7,30 alle 9,00), fascia che potrà essere adeguata alle nuove condizioni, programmata e concordata con i genitori. Le attività educative dovranno consentire la libera manifestazione del gioco del bambino, l’osservazione e l’esplorazione dell’ambiente naturale all’esterno, l’utilizzo di giocattoli, materiali, costruzioni, oggetti (non portati da casa e frequentemente igienizzati), nelle diverse forme già in uso presso la scuola dell’infanzia. Se le condizioni atmosferiche lo consentono, l’esperienza educativa potrà svolgersi anche all’aperto, in spazi delimitati, protetti e privi di elementi di pericolo, con la eventuale disponibilità di tensostrutture temporanee o ambienti protetti.

GRUPPI STABILI PER L’INFANZIA – Nella riprogettazione degli spazi e degli ambienti educativi, dedicati alla scuola dell’infanzia, vanno seguite alcune accortezze così riassumibili:i bambini frequentano per il tempo previsto di presenza, con gli stessi insegnanti e collaboratori di riferimento in gruppi stabili; a ogni gruppo di bambini va garantito uno spazio interno ad uso esclusivo, con i suoi rispettivi arredi e giochi che saranno opportunamente sanificati. Tutti gli spazi disponibili (sezioni, antisezioni, saloni, atrii, laboratori, atelier) dovranno essere ’riconvertiti’ in spazi distinti e separati per accogliere stabilmente gruppi di apprendimento, relazione e gioco. Si potranno variare gli spazi solo dopo attenta igienizzazione. Raccomandata una continua aerazione degli ambienti; la colazione o la merenda andranno consumati nello stesso spazio di esperienza dedicato al gruppo dei bambini; il pasto completo, comprensivo di primo, secondo, contorno, acqua e frutta sarà consumato negli spazi adibiti alla refezione scolastica, adeguatamente organizzati, oppure secondo i suggerimenti di carattere generale più avanti impartiti. Per quanto riguarda l’esterno, la suddivisione andrà effettuata con segnaletica mobile, degli eventuali spazi disponibili per i diversi gruppi di bambini presenti nella scuola, con utilizzo da parte di ogni gruppo di un’area dedicata con i propri giochi, anche in tempi alternati, previa pulizia delle strutture.

MISURE IN CASO DI NUOVA EMERGENZA – Qualora l’andamento epidemiologico dovesse configurare nuove situazioni emergenziali a livello nazionale o locale, sulla base di un tempestivo provvedimento normativo, potrebbe essere disposta nuovamente la sospensione della didattica in presenza e la ripresa dell’attività a distanza, attraverso la modalità di didattica digitale integrata. Pertanto ogni istituzione scolastica integra il Ptof con il Piano scolastico per la Didattica digitale integrata, che tiene conto delle potenzialità digitali della comunità scolastica emerse nel corso della sospensione delle attività in presenza nel 2020. Ogni scuola individua le modalità per riprogettare l’attività didattica, con particolare riguardo alle necessità specifiche degli alunni con bisogni educativi speciali. Si dovranno necessariamente e preliminarmente individuare le modalità e le strategie operative per garantire a tutti gli studenti le stesse possibilità, in termini di accesso agli strumenti necessari per una piena partecipazione.

L’EDUCAZIONE CIVICA – Il Ministero dell’Istruzione ha inviato, inoltre, a tutte le scuole le Linee guida per l’insegnamento dell’Educazione civica. A partire dal prossimo anno scolastico, il 2020/2021, questo insegnamento, trasversale alle altre materie, sarà infatti obbligatorio in tutti i gradi dell’istruzione, a partire dalle scuole dell’infanzia. Le linee guida rappresentano un documento agile e di facile consultazione, attraverso il quale i dirigenti scolastici e gli insegnanti potranno dare seguito alle regole che entreranno in vigore a settembre. Secondo quanto previsto dalla legge 92 del 2019, infatti, l’insegnamento di Educazione civica avrà, dal prossimo anno scolastico, un proprio voto, con almeno 33 ore all’anno dedicate. Tre gli assi attorno a cui ruoterà l’Educazione civica: lo studio della Costituzione, lo sviluppo sostenibile, la cittadinanza digitale.

La Costituzione. Studentesse e studenti approfondiranno lo studio della nostra Carta costituzionale e delle principali leggi nazionali e internazionali. L’obiettivo sarà quello di fornire loro gli strumenti per conoscere i propri diritti e doveri, di formare cittadini responsabili e attivi che partecipino pienamente e con consapevolezza alla vita civica, culturale e sociale della loro comunità.

Lo sviluppo sostenibile. Alunne e alunni saranno formati su educazione ambientale, conoscenza e tutela del patrimonio e del territorio, tenendo conto degli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’Onu. Rientreranno in questo asse anche l’educazione alla salute, la tutela dei beni comuni, principi di protezione civile. La sostenibilità entrerà, così, negli obiettivi di apprendimento.

Cittadinanza digitale. A studentesse e studenti saranno dati gli strumenti per utilizzare consapevolmente e responsabilmente i nuovi mezzi di comunicazione e gli strumenti digitali. In un’ottica di sviluppo del pensiero critico, sensibilizzazione rispetto ai possibili rischi connessi all’uso dei social media e alla navigazione in rete, contrasto del linguaggio dell’odio. Nella scuola dell’infanzia, si dovrà prevedere, attraverso il gioco e le attività educative e didattiche, la sensibilizzazione delle bambine e dei bambini a concetti di base come la conoscenza e il rispetto delle differenze proprie e altrui, la consapevolezza delle affinità, il concetto di salute e di benessere. Ci saranno apposite misure di accompagnamento e supporto per docenti e dirigenti scolastici.

“In questi giorni – ricorda la Ministra Lucia Azzolina – stiamo lavorando senza sosta alle Linee guida per la riapertura delle scuole nel prossimo mese di settembre, un lavoro complesso che stiamo portando avanti con gli stakeholder della scuola, con le Regioni e gli Enti locali e che chiuderemo questa settimana. So che sono molto attese. Stiamo tutti collaborando per il bene dei nostri studenti. Ma la riapertura – sottolinea – non è fatta solo di misure di sicurezza e di prevenzione del contagio. Stiamo guardando anche oltre. Dal prossimo settembre, troverà applicazione la legge sull’Educazione Civica. Vogliamo che le scuole siano preparate”. L’obiettivo, prosegue, è fare in modo che “le ragazze e i ragazzi, fin da piccoli, possano imparare principi come il rispetto dell’altro e dell’ambiente che li circonda, utilizzino linguaggi e comportamenti appropriati quando sono sui social media o navigano in rete. Realizzare questo documento e inviarlo alle scuole è un atto non solo amministrativo, ma anche profondamente simbolico. Ci dice che l’avvio del nuovo anno scolastico sarà non solo il momento del ritorno in classe, ma anche l’inizio di un nuovo cammino per portare la scuola nel futuro, rendendola più moderna, sostenibile, ancora più inclusiva. Essenziale sarà anche la formazione degli insegnanti, sarà quindi una delle priorità su cui lavoreremo per l’avvio del nuovo anno scolastico – aggiunge la Ministra -. Solo così le difficoltà che stiamo affrontando a causa della pandemia saranno non solo un ostacolo da superare, ma un’occasione di miglioramento, uno stimolo a guardare avanti, per tutti” conclude.

Palamara: “Mai stato animato da sete di potere personale”

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“Mi sento un uomo delle istituzioni, so che devo difendere me stesso non farò una sorta di chiamata in correità collettiva dovrò raccontare fatti e vicende che riguardano la mia attività politico associativa”. A ribadirlo l’ex presidente dell’Anm Luca Palamara, espulso dall’Associazione nazionale magistrati, intervenuto a Radio Uno In viva voce.

“Il lavoro del leader rappresentativo non è uguale a chi va in udienza ogni giorno ma è un lavoro che si svolge in una sfera diversa dove si hanno rapporti con la politica, con le istituzioni e si risponde a numerosissime istanze che provengono da tanti colleghi nessuno escluso, o meglio purtroppo spesso sono esclusi quelli che sono fuori dal sistema delle correnti. Dovrò spiegare le mie condotte, avendo chiaro che non sono mai stato animato da sete di potere personale”, ha chiarito Palamara.

“In questo momento sono io ad essere accusato e incolpato quindi devo avere la possibilità di difendermi, e difendendomi parlare chiaramente di come è stato caratterizzato questo sistema delle nomine – ha detto ancora Palamara – che presuppongono accordi estenuanti tra i vari gruppi con la componente laica del Csm, e ci sono anche incontri con altri esponenti ella politica, il che non significa minare l’autonomia della scelta del Consiglio superiore della magistratura”. Questo sistema “non l’ho inventato io, e io non ero che una delle interfacce. Negare questo – ha concluso – significa negare l’evidenza della realtà”.

’Funerali’ della giustizia, avvocati in piazza a Roma

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Si sono radunati davanti alla scalinata del Palazzo di Giustizia, in piazza Cavour a Roma, per celebrare un triste ’funerale’ della giustizia, con tanto di riproduzione di una bara, e protestare contro le misure del governo durante il lockdown e in vista della ripresa dell’1 luglio. “Si è spenta la giustizia”, “non ti posso difendere”, sono stati alcuni tra i messaggi scritti su cartelli e striscioni che gli avvocati hanno mostrato durante la manifestazione, durata circa due ore e organizzata dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma. All’iniziativa, oltre al presidente del Consiglio dell’Ordine romano, Antonino Galletti, e il coordinatore dell’Organismo congressuale forense, Giovanni Malinconico, hanno partecipato anche i rappresentanti degli avvocati di tutto il Lazio.

“La giustizia si è spenta e la colpa è del governo per la sua mancanza di attenzione verso questo settore che resta una cenerentola tra le amministrazioni in ripartenza”, ha detto Galletti all’AdnKronos. “La giustizia vede troppo tempo per la celebrazione dei processi – ha aggiunto – le udienze vengono rinviate di mesi, se non di anni, e le risorse non sono adeguate: nel solo Tribunale di Roma, su 1200 unità di personale ne mancano 400. Non si può pensare al lavoro agile in queste condizioni, bisogna mettere mano al portafoglio e acquisire risorse per soddisfare le esigenze di giustizia dei cittadini perché i diritti e le libertà non vanno in quarantena”.

“Il problema serio non è solo per questo mese – ha aggiunto Malinconico -: si utilizzi il periodo estivo, quando cioè il virus ha allentato i suoi effetti, per mettere davvero in sicurezza i tribunali. Se perdiamo questa occasione, il rischio è che a settembre la giustizia sia definitivamente morta e per noi avvocati è totalmente inaccettabile. C’è bisogno che attorno alla giustizia si crei un piano straordinario di risorse e di attenzione”.

Gli avvocati chiedono anche direttive anti-Covid uniformi negli uffici e puntano il dito contro lo smart working nelle cancellerie. “Con 500 protocolli diversi sul territorio nazionale è pressoché impossibile lavorare – ha detto all’AdnKronos Luca Conti, presidente dell’Unione degli ordini forensi del Lazio -: in ogni ufficio ci sono norme diverse sugli accessi e questo non ci permette di lavorare adeguatamente. Chiediamo al governo direttive generali e uniformi, che la ripartenza sia effettiva. Che sia superato il ’paravento’ dello smart working che nel settore giustizia non può funzionare visto che i registri di cancelleria non sono accessibili dall’esterno per i cancellieri. Se sono tornati in ufficio i dipendenti di tutti i settori produttivi, possono farlo in sicurezza anche i cancellieri”.

Per Gianluca Giannichedda, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Cassino, “c’è una confusione totale per l’accesso alle cancellerie. La situazione poi peggiora di giorno in giorno per quanto riguarda i rinvii: si stanno rinviando i processi che non si riescono a trattare a metà del 2021. Non basta riaprire i tribunali, ma bisogna collegare tutto questo all’assunzione di personale amministrativo e magistrati: se non si fanno i processi è perché manca personale, non perché gli avvocati si sottraggono. A questo si collega la situazione di grave sofferenza economica che riguarda la nostra categoria, soprattutto i colleghi più giovani e in età intermedia”.

“Gli avvocati devono tornare nelle aule di giustizia perché rappresentano anche un presidio di legalità. Non è pensabile che il settore sia ancora nella fase 1 quando il resto del Paese è ormai nella fase 3. Così i diritti dei cittadini non sono tutelati”, ha concluso Attilio Francesco Ferri, presidente del Consiglio dell’Ordine di Rieti.

Rocca di Papa, mamma del sindaco: “Orgogliosa di mio figlio”

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“Sono sempre stata orgogliosa di Emanuele, anche se purtroppo non gliel’ho mai detto. Era sempre per tutti”. Così all’Adnkronos Vanda Ferii, mamma del sindaco di Rocca di Papa, Emanuele Crestini, ricordato oggi nel centro di accoglienza Mondo Migliore a un anno della sua morte. “Maria Regina è piccola – continua riferendosi alla nipote, figlia del primo cittadino eroe – ha compiuto 10 anni il 13 aprile scorso ma è una bambina molto intelligente, ha capito subito. Quando è successo l’incidente le abbiamo detto che dormiva, non riposava mai, era sempre stanco. Così le abbiamo detto che facendo questo gesto si è addormentato”.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha voluto rivolgersi proprio alla madre e alla figlia del sindaco di Rocca di Papa Emanuele Crestini, ai familiari è stata consegnata una foto ricordo dell’evento. “Vi è una responsabilità individuale che si inserisce in quella collettiva; una responsabilità che nella sua funzione di sindaco, Crestini ha sempre avvertito e praticato – ha detto il presidente della Repubblica -. Per questo gli siamo riconoscenti con grande intensità e non dimenticabile ricordo”. Si è poi intrattenuto con i piccoli ospiti del centro di accoglienza Mondo Migliore dove si è svolta la cerimonia e che lo hanno salutato sventolando piccoli tricolori.

“Oggi è la commemorazione di un grande uomo, Emanuele Crestini, sindaco della nostra città fin quando non è stato travolto nell’incidente dello scorso anno” ha detto Veronica Cimino vicesindaco Rocca di Papa. “Un uomo incredibile, con un forte senso del dovere, di appartenenza, con voglia di giustizia e fautore di una rivoluzione di pensiero nella nostra città”. “Un esempio coi suoi comportamenti – ha detto il primo cittadino reggente – mai abituato ai piccoli privilegi della figura di sindaco. Di fronte a noi si erge la figura di un eroe senza retorica, sempre parte integrante della vita cittadina, con una innata propensione all’ascolto, un rapporto diretto e senza filtri con chiunque: amatissimo per questo, considerava importanti anche le singole istanze del Paese e il suo era un rapporto personale, quasi viscerale, col territorio. Ascoltava in silenzio, si informava e quando necessario faceva sentire la sua voce certo di avere sempre dietro di sé i cittadini. Nell’estate 2016, appena insediato sindaco, si misurò con l’apertura di questo centro, un evento senza precedenti per la nostra città, considerato il numero di immigranti accolti. L’attenzione di tutto il Paese venne concentrata su Rocca di Papa e sulla sua amministrazione, eppure anche lì seppe tenere l’equilibrio e con semplicità rispose a tono alla politica più facinorosa, schierandosi dalla parte dell’umanità. Sempre al centro delle persone, prima della paura dell’altro, le scelte di Emanuele” ha concluso il vicesindaco esprimendo cordoglio alla mamma di Emanuele Crestini, Vanda, e alla figlia Maria Regina.

“Il sindaco Emanuele Crestini esempio di quell’”Italia nobile fatta di altruismo e dovere” ha detto il presidente della Cei Gualtiero Bassetti rendendo omaggio al primo cittadino di Rocca di Papa. “Un uomo delle istituzioni, un rappresentante del popolo, un laico, che nell’esercizio delle sue funzioni ha saputo mostrare all’Italia intera cosa significa servire il proprio Paese con senso di lealtà, di sacrificio totale e di amore verso l’altro. Lealtà, sacrificio e amore: tre parole che non si riferiscono a bandiere consunte del passato ma a valori e virtù che rappresentano, oggi più di ieri, il cuore pulsante del nostro stare insieme, della nostra comunità”, l’omaggio di Bassetti. “Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ricordando la figura del sindaco di Rocca di Papa ha giustamente detto che Emanuele Crestini ha saputo incarnare il volto “nobile” dell’Italia, il volto dell’altruismo e del dovere. Un dovere e un altruismo che – sottolinea -rappresentano oggi una grandissima testimonianza per il nostro Paese”.

Cyberbullismo, insultata perché “obesa”: 12enne ricoverata

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Insultata in chat private su Instagram e con post pubblici anche da profili falsi creati ad hoc per il suo aspetto fisico. Vittima di questi episodi di cyberbullismo una ragazzina di 12 anni di Napoli che, a causa degli atti persecutori, è diventata inappetente e ha accusato un malore tanto da essere costretta a recarsi in ospedale. La madre della ragazzina, anche lei vittima di insulti e minacce dopo il suo intervento per difendere la figlia, ha deciso di denunciare il tutto ai carabinieri tramite l’avvocato Sergio Pisani.

Il rapporto tra la vittima e i cyberbulli, individuati in un 14enne e una 13enne, era nato come un rapporto d’amicizia pochi mesi prima, ma ben presto i due hanno iniziato a insultarla sui social, attraverso messaggi privati, video e pubblicazioni di foto della 12enne apostrofata in quanto “obesa”. La ragazzina ha trovato la forza di raccontare tutto alla madre, nei cui confronti i due giovanissimi non hanno risparmiato insulti, sempre attraverso profili falsi, con tanto di minacce di azioni violente. L’avvocato Pisani ha raccolto gli screenshot dei messaggi ricevuti dalla ragazzina su Instagram, allegandoli alla denuncia ai carabinieri assieme al referto dell’ospedale.

Falco (Corecom): “Cyberbullismo, servono strategie su misura”

“Ennesimo episodio di cyberbullismo. E’ ora di fare sul serio, bisogna intervenire con metodo con strategie su misura per arrivare ai giovani e guarire la loro necessità di comunicare attraverso l’umiliazione e la prevaricazione dell’altro”. Lo dichiara Domenico Falco, presidente del Comitato per le comunicazioni della Campania, commentando il caso della 12enne “bersaglio di insulti e offese nel Napoletano da due conoscenti appena più grandi che non hanno esitato a minacciare anche la madre della ragazzina oggetto di scherno, scesa in campo per difendere la figlia”.

Secondo Falco “bisogna dire no all’utilizzo dei social come strumenti di violenza e aggressività. E’ necessario guidare gli adolescenti a un uso corretto e costruttivo del web. Se c’è da correre ai ripari rispetto a quanti fanno del web un uso distorto, una nota positiva arriva da Benevento, dove un maturando dell’Istituto tecnico industriale ’Bosco Lucarelli’, durante la prova d’esame, ha presentato un’app per supportare ragazzi e ragazze vittime di bullismo. Sono queste le menti sane a cui dobbiamo chiedere aiuto e collaborazione per arrivare a chi sceglie strade devianti”.

Il Corecom Campania, ricorda Falco, “proseguirà con la campagna ’@scuolasenzabulli’, l’iniziativa che da anni permette di incontrare gli studenti della nostra regione, di ogni ordine e grado, e fornire loro una serie di informazioni e soluzioni utili per chiedere aiuto e sostenere chi è vittima dei bulli, attraverso incontri e seminari, grazie alla collaborazione di figure professionali, istituzioni e forze dell’ordine”.

Emilio Fede: “Mio arresto per evasione? Una cosa terrorizzante”

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“Il mio arresto? E’ stata una cosa terrorizzante. Compivo gli anni e da Milano, con i domiciliari finiti, sono partito per trascorrere due giorni con mia moglie. Siamo andati al ristorante a mangiare una pizza io e lei, e lì sono arrivati i carabinieri, notificandomi gli arresti per il reato di evasione”. Questo il racconto all’Adnkronos del giornalista Emilio Fede dell’arresto a Napoli per evasione dai domiciliari.

“Mi viene contestato di essere partito da Milano quando non c’era ancora la firma sui servizi sociali. Sono stato accompagnato in albergo e ora non posso nemmeno affacciarmi alla finestra – dice ancora Fede – Io sono claustrofobico, sono stato operato alle vertebre e non posso camminare da solo, devo essere accompagnato e con il bastone. E’ stato un arresto davanti a tutti, sono terrorizzato, che si possa prendere un essere umano, non Emilio Fede, e arrestarlo così”.

UDIENZA – Si terrà domani l’udienza per la convalida dell’arresto. Il giornalista, condannato in via definitiva a 4 anni e 7 mesi nell’ambito del processo Ruby Bis, si trovava in un ristorante di via Partenope, a poca distanza da Castel dell’Ovo e dall’hotel nel quale Fede aveva deciso di soggiornare, in compagnia della moglie.

Due carabinieri si erano recati nella casa napoletana di quest’ultima, non trovando nessuno, mentre altri due militari, in borghese, hanno rintracciato la coppia al ristorante. Uno dei due, un ufficiale, si è avvicinato a Fede e lo ha informato dell’arresto per evasione dai domiciliari, che il giornalista sta ancora scontando.

Fede è stato quindi accompagnato con un’auto civile priva della livrea dei carabinieri fino all’hotel nel quale si trova nuovamente ai domiciliari, secondo quanto disposto dal magistrato di turno, e in attesa dell’udienza di convalida che si terrà nella giornata di domani.

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24 Giugno 2020